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Controinformazione » 8 settembre 2007 V-DAY Bologna  
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8 Settembre 2007 V-DAY

 

 LA VOCE DELLA PIAZZA
 

 dalla viva voce di chi era a Bologna l'8 settembre 2007.

I loro pensieri, le aspettative e le critiche dei passanti.

 
 

Beppe Grillo tra la sua gente al V-DAY
di  Ermanno Bugamelli
 
 
  Quando alle 17 e 10 Beppe Grillo sale sul palco in Piazza Maggiore a Bologna, eletta ad epicentro del “V-Day”, la folla lo accoglie con un boato e un applauso caldissimo e interminabile, da brividi, perché è tangibile nell’aria il profondo senso di gratitudine che tutte queste persone provano per il lavoro di questo uomo e di tutti i suoi collaboratori.
 
 
Applaude chi da ore ha gremito una piazza che da anni non si vedeva tanto stracolma, applaude chi è in fila ai banchetti di raccolta delle firme, applaude chi è in passeggio nelle strade adiacenti raggiunto dall’energia della voce del comico genovese che visibilmente emozionato guardando quasi incredulo la marea umana dinanzi ai propri occhi esordisce:” Cosa abbiamo fatto!!??”.
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Sono solo le prime parole tese ad omaggiare la tanta gente comune che ha scelto di raggiungerlo qui a Bologna, nell’appuntamento di punta di un evento totalmente organizzato da una rete di associazioni civili e di volontariato che spaziano e toccano trasversalmente ogni area sociale e geografica del paese. Un tam tam mediatico che, interamente privato dell’appoggio delle televisioni e dei mezzi d’informazione di massa di casa nostra, ha dovuto sostenersi attraverso il web, il passaparola e la collaborazione di qualche emittente radiofonica.

 L’evento è stato trasmesso unicamente da EcoTV, l’emittente satellitare dei  Verdi Italiani di Pecoraro Scanio, uno dei pochissimi personaggi politici che, insieme ad Antonio Di Pietro, ha fornito una tangibile collaborazione e sostegno al progetto. Assenti: i tg Rai e le testate Mediaste, al contrario della CNN americana e della BBC inglese.
 
 

La protesta inizia e le prime parole pronunciate sono un lungo e quasi aggressivo attacco verso le assurdità e le illegalità che completano la vita politica, sociale ed economica della nazione. La “V” dello slogan, che in forma più ufficiale equivale a “Vendetta”, fuso con il “D-DAY” dello sbarco in Normandia, lascia spazio all’interpretazione popolare antica e diretta: “Vaffanculo”.

Lo stesso “Vaffanculo”, urlato all’unisono con la sua gente, che Beppe Grillo scandisce i passaggi dei suoi interventi. Dalla lista dei 25 parlamentari con sentenza definitiva di colpevolezza per reati di varia natura, "da cacciare da Camera e Senato", all’invocare un paese più pulito, dove la politica "deve tornare in mano ai cittadini e non ai segretari di partito". E’ giunto il momento di "aprire il tombino e fare uscire la puzza" per costruire una nazione che creda nella ricerca di energie compatibili e soprattutto, all'abolizione dei privilegi della classe politica.

Neanche le primarie del Partito Democratico, gli sfuggono e con una gag delle sue esclama: "Ho portato a Prodi il contributo di migliaia di persone che dicono cosa si aspettano da queste primarie. E lui mi ha sorriso chiudendo gli occhi...".

Il bersaglio si sposta su alcuni ministri come Amato, "Dove eri quando facevi il cassiere del partito socialista e parlavi di legalità, quando eri presidente dell'antitrust e intanto ci sfuggivano di mano il caso Parmalat e i bond argentini ?". Di Veltroni? "dice tutto e il contrario di tutto" mentre, Clemente Mastella, oltre ad essere bersagliato duramente per la paternità della legge sull’Indulto, viene colpito da un aneddoto del comico: “Ogni mattina legge il mio blog e mi scrive una risposta. Vi rendete conto - aggiunge Grillo - il ministro di giustizia che dialoga con un comico. Ma ce lo vedi Brown in Inghilterra che parla con Mister Bean tutti i giorni?".

Oltre agli attacchi la promessa che tutto questo non si fermerà qui: "Questa è una nuova Woodstock", ed è un "evento straordinario".

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Il ministro Giulio Santagata dice:” Sta organizzando, Grillo, un suo partito, una sua lista?”, gli risponde Grillo diretto: "Non hanno capito niente. I partiti sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia". Seguiranno gli interventi del comico bolognese Francesco Bergonzoni ( “ Occorre ragionare, rimanere svegli e stare attenti ai mezzi di distrazione di massa, quali reality e calcio), dei giovani calabresi dell’associazione “Ammazzateci Tutti” ( “il popolo calabro è composto da una maggioranza di persone oneste”,  e a seguire denunciano oltre il 60% di consiglieri regionali e comunali inquisiti).

Salgono sul palco i genitori di Federico Aldrovandi, ucciso mesi fa a Bologna da un pestaggio ad opera di agenti di polizia nel corso di un “fermo”. Il 19 ottobre sarà aperto il processo che vede coinvolti alcuni funzionari di P.S. accusati di aver occultato e inquinato prove. Un processo dove i genitori di Federico sperano che la giustizia riesca ad illuminare il buio della loro solitudine confortata ormai solo dalla rete di Beppe Grillo.

Poi ancora tanti ospiti, come i docenti universitari in legge ed economia, a denunciare la grave malattia in cui versa la giustizia strangolata dal potere politico e dalla burocrazia, e gli influssi negativi delle varie riforme legislative nel mondo del lavoro, fino alla Legge 30, colpevole di aver assecondato gli industriali a tal punto da creare una generazione di precari in senso assoluto, concependo il precariato nelle aziende unicamente come un mezzo per abbassare il costo del lavoro.

Infine il capitolo informazione, con Sabina Guzzanti, Marco Travaglio,  Ferruccio Sansa, Massimo Fini. Un quadro desolante dove i fatti vengono allontanati dai cittadini, occultati,  per essere sostituiti dalle opinioni condizionate dagli interessi di partito, dove la connivenza di organi di stampa e testate giornalistiche silenti, collabora alla stesura di un menù informativo quotidiano piatto ed uniforme con rari impulsi vitali di vera inchiesta.

Osannato Marco Travaglio capace di unire le qualità del grande giornalista e scrittore, ad una capacità oratoria che gli consente di raccontare buie verità con l’accattivante arma dell’ironia pungente. Colpisce l’inchiesta di Ferruccio Sansa sulla evasione fiscale da parte di aziende quotate in borsa che hanno in mano la concessione delle slot machine: 98 miliardi di euro sottratti al fisco. Uno stato che attua la strategia del muro di gomma, che si rifiuta di rispondere davanti a quesiti basati su atti pubblici di Commissioni d’Inchiesta e Corte dei Conti. Le aziende in questione, con esponenti nei consigli di amministrazione legati a Cosa Nostra stanno cercando di ottenere una “forfettizzazione” della multa e addirittura il “Condono Tombale”.

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“Dobbiamo insistere fino a fiaccarli - denuncia Sansa - e noi lo faremo”, tra gli applausi del pubblico. Uno speciale applauso viene riservato anche ai giornalisti scrittori Lirio Abbate e Roberto Saviano, obbligati a vivere sotto protezione a seguito dei loro libri su Mafia e Camorra. A distanziare gli interventi d’impegno civico, pause musicali con vari gruppi che culminano con la chiusura di dj set di alcuni componenti dei Negrita.

L’oramai non solo più comico Grillo, è riuscito in un impresa su cui nessuno avrebbe scommesso quando poco più di due mesi fa, il 26 giugno a Bruxelles davanti al Parlamento Europeo, lanciava l’iniziativa per un “Parlamento Italiano Pulito”. Sono oltre 300 mila le firme già raccolte per appoggiare una riforma legislativa che prevede come primo punto l’esclusione da cariche parlamentari di deputati e senatori condannati in via definitiva, includendo i reati prescritti e patteggiati. A completare la proposta di riforma, il limite del mandato parlamentare a sole due legislature e l’elezione nominale diretta dei parlamentari da parte degli elettori.

Il V-DAY è stato l’appuntamento culminante di questa fase, ma la raccolta delle adesioni di sostegno è destinata a proseguire e il fiume di firme ad ingrossarsi.

 

Una serata importante…ma la strada è ancora lunga
di  E.B.
 

L’8 settembre a Bologna abbiamo assistito ad un successo popolare già di per sé straordinario che assume le proporzioni di un trionfo oltre ogni previsione, se esaminiamo il contesto mediatico su cui si è appoggiato.

Una vittoria della gente, che ha individuato in Grillo e in tutti suoi compagni di viaggio, i catalizzatori e i punti di riferimento per elevare la propria voce stanca e insoddisfatta di una classe politica non più solo lontana dai suoi bisogni, ma oramai in preda ad una continua ostentazione della propria  impunità e arroganza verso il rispetto della legge, delle regole del buon senso oltre ogni misura e dell’uso giudizioso del denaro pubblico.

Una folla colorata, gioiosa,ordinata, pacifica, ma assolutamente determinata, composta soprattutto da giovani e famiglie, che non si è lasciata andare a momenti di tensione o di eccessi sopra le righe. Completamente assenti gli stemmi di partito (ammainata dopo la richiesta di Grillo persino una bandiera del Che), ma spazio a cartelloni quali:"Vaffanculo”, “Ignorateci Adesso”, "Class Action", e “Clementina Forleo, siamo con te"( è il giudice di Milano che ha trasmesso al Parlamento il testo delle intercettazioni telefoniche dove i leader della sinistra parlano delle scalate alla Bnl).

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Una moltitudine che ha sopportato con serena pazienza l’attesa per le lunghe file ai banchetti di raccolta delle firme: sin dal mattino e per tutta la giornata, fino a tarda sera. I tempi hanno raggiunto e superato anche le 2 ore. Anche quando dopo le 22 la soglia delle 50 mila firme, indispensabili per sostenere la proposta di legge, era largamente superata, erano in tantissimi ad accodarsi ai tavoli per lasciare il segno e la prova della loro presenza, per contribuire con il proprio nome ad una pretesa di cambiamento.

Risulta sempre molto difficile valutare lo spessore della sostanza che rimane al netto dell’emotività e del desiderio di aggregazione all’indomani di una manifestazione popolare come questa, ma la percezione di quanto è avvenuto in Piazza Maggiore, lascia sul terreno importanti motivi di riflessione che credo non si possano ignorare o fingere di non vedere.

Il grido elevatosi nel giorno del “V-DAY” da oltre 220 piazze italiane e 30 nel resto del mondo (tra cui New York, Perth, Rio de Janeiro, Auckland, Barcellona, Amsterdam, Calgary…), assume toni che per forma, intensità e consistenza, lasciano intravedere una spinta destinata a proseguire. In una serata che vedeva in contemporanea la “Notte Bianca” di Roma, la partita di calcio Italia-Francia in diretta Rai e la Festa Nazionale dell’Unità nello stesso capoluogo emiliano, senza dimenticare l’ultimo saluto a Luciano Pavarotti nella vicina Modena,  la scelta di essere con Grillo ha un peso specifico importante, ben superiore alla solita danza sulle cifre che riferite all’appuntamento bolognese, oscillano dai 30 mila della questura ai 100 mila degli organizzatori.

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Beppe Grillo può lasciare perplessi quando scade in un eccessivo populismo, quando scivola sul qualunquismo del “tutti ladri”, quando demonizza la politica in assoluto, quando utopisticamente arriva a chiederne il controllo totale da parte dei cittadini.

Sono peccati non veniali, che contribuiscono a dar voce ai suoi detrattori, ad alimentare le strumentalizzazioni, ma va anche sottolineato quanto l’artista genovese sia consapevole di potersi permettere tutto questo proprio per la sua natura di uomo completamente fuori dal coro, e al contempo terribilmente concreto nei gesti e nelle azioni. Ne sono una dimostrazione l’organizzazione del suo Blog divenuto il sito più visitato del paese, 13° al mondo, l’istituzione di una rete di movimenti indipendenti ma solidali, efficienti, funzionali, dinamici. Non dimentichiamo la “scalata” alla Telecom con la raccolta di oltre 175 mila deleghe di piccoli risparmiatori, che gli consentiranno forse di creare un problema alla prossima assemblea degli azionisti.

Il vero problema è che può apparire normale quanto le persone comuni, troppo banalmente definite “della strada” ma vera struttura portante di una democrazia, siano attratte dalla schiettezza, amino chi si dimostri capace di ascoltare, apprezzino chi manifesta concretezza nei gesti; ma è terribilmente grave e preoccupante che debbano riversare in un uomo di spettacolo queste attese e speranze a causa di una manifesta incapacità dei politici di mestiere nel fare loro questo ruolo. E’ altrettanto vero che non è qualunquista dire che ognuno ha ciò che si merita e quindi è divenuto un obbligo non più derogabile l’acquisizione da parte di ogni cittadino di una consapevolezza matura, di uno spirito critico, della capacità di analisi e della responsabilità a non delegare alla leggera il compito di scegliere a chi affidare la guida del paese in cui si vive.

Non possiamo dimenticare che la politica, quella vera e sana, condotta da uomini non necessariamente da santificare ma perlomeno coerenti, seri ed efficienti, preoccupati almeno anche all’interesse del paese oltre che al proprio, è indispensabile per lo sviluppo democratico di un paese.

Evviva il Beppe Grillo scardinatore quindi, istrionico trascinatore di un risveglio civico e di una vendetta pacifica, o se preferite di un “Vaffanculo” liberatorio, ma da parte di politici e cittadini, serve molto altro per costruire quello “Stato” di cui tutti noi “della strada” sentiamo la mancanza. Il mio timore in questo senso è che la via ancora da percorrere sia lunghissima e  lui è il primo ad esserne consapevole.

Rispondendo ai cronisti che gli domandavano: “E ora cosa succederà?”, Grillo ha risposto congedandosi da Bologna: "Devo decantare un po' e anche se questa legge non verrà mai approvata l'iter che ci aspetta è tremendo. Ci vuole una gran organizzazione ma io per fortuna ce l'ho".


 

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