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Controinformazione » Annullare il debito di Haiti!  

Annullare il debito di Haiti!
Subito e senza condizioni
Paolo Gilardi*

Non è nel quadro di un’unità di crisi umanitaria che il presidente degli Stati Uniti ha preso i provvedimenti riguardo a Haiti.
È al termine di un gabinetto di guerra presieduto da Obama che il capo interforze Mike Mullen ha annunciato l’invio di un contingente di 10.000 uomini in armi e il dispiegamento al largo delle coste haitiane di due navi lancia missili e tre navi equipaggiate di mezzi anfibi da sbarco.
Magnanimo, il governo ha anche annunciato la sospensione, temporanea, del rimpatrio degli haitiani privi di documenti presenti negli USA.

Ci sono e ci resto

Con il pretesto della disorganizzazione che regna sull’isola, le truppe USA hanno rimesso piede a Haiti, riprendendo una lunga tradizione segnata dall’occupazione diretta, dal 1915 al 1934 e da interventi successivi negli anni ’90 e nel 2001.
Per permettere il rapido dispiegamento dei soldati le autorità militari statunitensi hanno preso il controllo dell’aeroporto – durante il week-end l’atterraggio dei voli con gli aiuti umanitari è stato ridotto. Alcuni di questi sono stati dirottati verso gli aeroporti della Repubblica dominicana, mentre la popolazione soffre penuria d’acqua e di cibo.
A prima vista il ricorso all’esercito potrebbe sembrare razionale data la disorganizzazione totale del Paese. Salvo che, quando l’ONU ha proposto che i compiti della forza internazionale presente a Haiti sotto suo mandato dal 2004 fossero estesi alle attività civili, essi vi sono opposti sistematicamente. Oggi giustificano l’invio delle truppe con l’incapacità di far fronte [alla situazione] di quelle stesse forze dell’ONU.
Dopo il pieno sostegno offerto dagli Stati Uniti alla dittatura dei Duvalier dal 1957 al 1986, dopo i successivi interventi, la presenza militare statunitense non era più possibile a causa del sentimento antiyankee della schiacciante maggioranza della popolazione. Questa è stata sostituita dalla forza internazionale sotto comando brasiliano.
Con il terremoto, eccoli di ritorno. E per restarci, come ha confermato Hillary Clinton durante la sua visita del 16 gennaio. Ci sono e ci resto, come l’esercito indonesiano intervenuto cinque anni fa nelle zone colpite dallo tsunami e che è ancora lì.

FMI generoso ?

Da parte sua, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn annuncia un aiuto straordinario di 100 milioni non sotto forma di dono, ma di prestito…«a delle condizioni favorevoli». Questi 100 milioni si aggiungono a un debito estero che raggiungeva i 1885 milioni di dollari nel 2008 e per il quale il Paese paga un interesse di 430 milioni di dollari.
Proprio quel debito che ha messo il Paese nelle mani del FMI. Grazie alle sue imposizioni l’agricoltura e l’industria leggera del Paese sono state trasformate nel corso degli ultimi decenni. Prodotti agricoli e manifatturieri  a buon mercato che vengono prodotti per industrie nordamericane dell’agro-alimentare e del tessile.
Oltre all’estrema povertà – l’80% degli haitiani vive con meno di due dollari al giorno – questo ha provocato un enorme esodo rurale. Nel 1950 Port au Prince contava 50.000 abitanti. Oggi le stime variano tra i due e tre milioni di persone. Queste sono andate ad ammassarsi in bidonvilles sovrappopolate, in abitazioni a poco prezzo che non hanno retto alle micidiali scosse che si susseguono dal 12 gennaio.


La vera misura umanitaria

Lo stesso discorso vale per le infrastrutture. Per fare un paragone, la tempesta tropicale che ha colpito i Carabi nel 2008 ha provocato a Haiti un migliaio di vittime. Qualche centinaio di chilometri più in là, a Cuba, l’isola che non si è piegata ai piani del FMI ed ha conservato e sviluppato le proprie infrastrutture, la stessa tempesta ha ucciso solo quattro persone.
Perciò, la prima vera misura umanitaria urgente sarà il completo, immediato e senza condizioni annullamento del debito estero haitiano. Questo è quello che la Svizzera, che sostiene di far parte del FMI per far valere i diritti dei deboli, dovrebbe esigere…

Paolo Gilardi

(Tratto da L’anticapitaliste, Ginevra, 17 gennaio 2010)


* Paolo Gilardi è membro della Gauche Anticapitaliste un’organizzazione svizzera e redattore de L’Anticapitaliste. È autore di diversi articoli, in particolare si occupa di America Latina. L’articolo che qui proponiamo si chiude con un appello al governo svizzero.

21/01/10

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