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Controinformazione » Diritto del suolo italiano  

DIRITTO DEL SUOLO ITALIANO
di Mirca Garuti


Cosa significa diventare cittadino italiano?  Che cos’è la cittadinanza?
La cittadinanza è la condizione di una persona fisica alla quale l’ordinamento giuridico di uno stato riconosce pieni diritti civili e politici. E’ lo status del cittadino.
Domande ritornate alla cronaca in queste ultime settimane, dopo l'affermazione della necessità di riconoscere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Naturalmente la sua dichiarazione nel definire gli immigrati “una grande fonte di speranza”, che contribuiscono "a darci l'energia vitale di cui abbiamo bisogno", che senza questa forza "il nostro Paese sarebbe più vecchio e avrebbe meno possibilità" e che è arrivato il momento di "riconoscere come cittadini italiani i bambini nati in Italia da genitori stranieri", ha suscitato numerose polemiche e discussioni.  Da una parte, quelli favorevoli: il presidente della Camera Gianfranco Fini per “una questione di civiltà”, Pier Ferdinando Casini, L’Italia dei valori e il Pd che vorrebbero una legge subito, entro l’anno 2011 e dall’altra, la destra, la Lega e Pdl che sostengono che tutto questo sarebbe una vera follia che porterebbe solo ad uno stravolgimento della nostra costituzione. Ma come, ora la Costituzione diventa importante e bisogna proteggerla?
Roberto Maroni, durante un’intervista radiofonica a Radio Padana Libera, il 22 novembre scorso, ha espresso la sua piena contrarietà verso la modifica della legge sulla cittadinanza, dichiarando che “L'idea di dare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia è uno stravolgimento dei principi contenuti nella costituzione, la Lega - ha aggiunto - è radicalmente e totalmente contraria perché vorrebbe dire che alla prossima ondata immigratoria che arriverà dal nord Africa tutti coloro che arrivano e nascono qui diventano di colpo cittadini italiani. Vuol dire decine e centinaia di migliaia di nuovi cittadini italiani solo perchè nati qua. Sarebbe una calamità”.
Il problema legato al diritto di cittadinanza non è un problema di oggi, ma è oggetto di dibattito, ormai da molto tempo, da quando il numero degli immigrati nel nostro paese è diventato considerevole. Il contrasto nasce dalla scelta di accettare lo “jus sanguinis” (diritto di sangue – concessione oggettiva) o lo “jus soli” (diritto del suolo - modello francese – concessione soggettiva).

A questo proposito il regista italiano Fred Knwornu, di padre ghanese e madre toscana, nato a Bologna (oggi vive a Roma) ha realizzato un film “18 Ius/Soli” diventato un po’ il simbolo di questa controversia. Gli immigrati di seconda generazione nati in Italia (c.a. 530mila) sentono di appartenere a questa cultura e comunità ma, vivono, da una parte, il disagio di non essere riconosciuti come italiani e dall’altra, di essere costretti dallo stato in cui risiedono di avere la patria dei propri genitori. (v. il diritto di essere italiani)

 

  


Oggi noi tutti stiamo vivendo una situazione di crisi economica-finanziaria e l’unica voce che si sente sempre forte e chiara è solo la parola “Debito” o “Recessione”. Il nostro futuro è incerto, le grandi potenze del mercato ci chiedono sacrifici per salvare i nostri stessi stati. Ma non sorge forse spontanea una domanda? Ma che tipo di stato dobbiamo salvare? Non di certo quelli attuali per il semplice motivo che sono stati proprio loro a portarci nella situazione in cui ci troviamo oggi. Viviamo in stati dove non c’è rispetto per l’essere umano, dove si crede che l’occidente sia superiore ai così detti “paesi del terzo mondo”, dove la paura regna sovrana su ogni cosa costringendoci ad innalzare barriere di separazione e dove la violenza, la guerra sembrano essere ormai solo l’unica arma di difesa. Piano piano stanno sparendo tutti i nostri diritti, e noi dovremmo salvare questo paese? I fatti degli ultimi giorni, il rogo "per errore" del campo Rom di Torino e l’uccisione senza motivo dei due senegalesi a Firenze, sono i sintomi del forte disagio che stiamo vivendo. Questi non sono fatti isolati, non sono compiuti da persone che improvvisamente sono impazzite, ma sono semplicemente messi in atto da persone che hanno assimilato la coniugazione Rom uguale ladro o violentatore e Uomo nero come uno scarafaggio, una bestia da eliminare. E’ l’ambiente che ci circonda, quindi, il maggior responsabile di tutto questo. Un ambiente fatto d’odio, di razzismo e di violenza. Questa, quindi non è la strada giusta da percorrere, perciò è nostro preciso dovere fermarci a riflettere ed imparare ad ascoltare l’altro, il nostro futuro è quello della convivenza in una realtà multietnica, dove solo la conoscenza e l’accoglienza dell’altro potranno abbattere le barriere di divisione e di paura. (v.peacereporter.net)


Per questo motivo è sorto un movimento d’opinione ed una campagna per i diritti di cittadinanza “L’Italia sono anch’io” promosso dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio insieme a 19 organizzazioni della società civile.  Il primo obiettivo è quello di avviare un confronto e un dibattito sul tema “cittadinanza”, diritti e doveri nelle città e di presentare una riforma del diritto di cittadinanza e che permette il diritto elettorale amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni. Per raggiungere questi obiettivi occorre raccogliere, entro la fine del prossimo mese di febbraio, 50mila firme.
L’acquisizione della cittadinanza italiana dovrebbe essere prevista per tutti i bambini nati in Italia da genitori regolari, per i minori arrivati in Italia entro il 10° anno d’età, i minori che frequentano un ciclo di studi e gli stranieri adulti dopo 5 anni di soggiorno regolare in Italia. La cittadinanza, inoltre dovrebbe essere proposta al Presidente della Repubblica direttamente dal Sindaco del comune di residenza e, non più dal Ministero degli Interni.
Questa richiesta di modifica alla legge attuale non è solo motivata da un’azione di carattere di giustizia sociale e morale ma diventa importante anche da un punta di vista economico, perché i paesi che sono in grado di accogliere diverse e nuove forze sono in grado di diversificare i loro prodotti e di conseguenza hanno più possibilità di crescere.

15/12/2011




 


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