Cucina e gastronomia in Italia
Proviamo adesso attraverso
la letteratura da me conosciuta e con un pizzico di ricerca a fare un sunto
sulla storia della cucina e gastronomia
in Italia, cercando di farvi volare con il pensiero per portare in voi immagini
di tempi ormai molto lontani e rivivere piccole scoperte che utilizziamo ancora
ai giorni nostri per il nostro uso quotidiano. Iniziamo il nostro viaggio da
molto molto lontano, non abbiamo dati certi, ma i primi ritrovamenti di cibo e
utensili per cucinare sono da attribuirsi in Italia nella zona centro
meridionale e risalgono al periodo dell’omo erectus, ma parliamo di nutrizione
dal punto di vista della sopravvivenza, di vera e propria cucina e gastronomia
in Italia si può cominciare a parlare con l’arrivo del Neolitico, il periodo
che va dal 5000 al 4000 a.C. L’uomo attraverso l’addomesticamento degli animali
e la scoperta dell’agricoltura, giunse a un’economia e produzione del cibo
passando da una vita nomade a una forma di vita stanziale. Nacquero
l’agricoltura e l’allevamento del bestiame, portando così alla comparsa dei
latticini e dei cereali, come l’avena, l’orzo, miglio, farro e frumento.
Attraverso la frantumazione dei cereali iniziò la preparazione di primitive
focacce cotte su pietre riscaldate. La scoperta della terracotta poi consentì
la costruzione dei primi contenitori in grado di resistere alla fiamma viva. Il
passaggio poi alla cottura di alimenti nell’acqua fu veloce, da qui la nascita delle
prime “zuppe”, brodi a base di cereali, carni, legumi ecc…Il clima favorevole e
la possibilità di dare vita a scambi commerciali fece comparire sulle sponde
del mediterraneo le prime tribù con un tessuto sociale organizzato, agli inizi
furono gli Etruschi, durante questo periodo le abitudini alimentari delle prime
popolazioni italiche si modificarono profondamente, passando da una dieta
povera ed essenziale trasformandosi poi in cucina ricercata e ricca di sapori.
Le carni erano considerate cibo per i ricchi e venivano cotte essenzialmente
alla brace o su spiedi gli ortaggi e i legumi venivano preparati sotto forma di
puree insaporiti da erbe e semi aromatici. Il condimento era lo stesso grasso animale.
Altro ruolo veniva dato ai
pesci e alle verdure, che erano per lo più destinati ai
contadini. Parlando poi della coltivazione della vite, c’è da dire che era
praticata in molte parti della penisola, dove venivano prodotti dei vini che
raggiungevano anche i 18°. Normalmente venivano allungati con acqua e alle
volte aromatizzati con erbe o profumi. Questi primi rudimenti della cucina e
della gastronomia in genere furono solo l’inizio di una grande era con la
cucina romana, e per meglio descriverla,cerchiamo di dividerla in due momenti.
Il primo è quello della Roma dei Re, quindi si può definire il più antico, che
va dal 750 a.C. fino al 27 d.C. Il secondo invece scorre lungo tutto il periodo
imperiale fino alla caduta dell’Impero romano quindi dal 27 al 395 d.C.
Partiamo allora dalla Roma repubblicana dove troviamo abitudini alimentari più
simili a quelle odierne partendo già dalla prima colazione, a base di pane e
vino accompagnato da uova o formaggio e frutta, così come per il pranzo che si
differenziava perché era anche composto da pietanze calde, così come la cena.
La cena appunto era preparata nei triclini (triclinia), stanze così chiamate
perché di solito ammobiliate con tre divani, su ciascuno dei quali si accomodavano, sdraiate, tre
persone.
Al centro era posta la tavola con le vivande.
Il numero ideale dei commensali era quindi di nove e multipli di
nove, fino a trentasei. Le donne saranno ammesse ai pranzi con invitati solo in
età imperiale. I ragazzi stavano seduti su degli scranni. Gli schiavi di
fiducia, quand'erano autorizzati a partecipare al pranzo (soprattutto per
servire il padrone e riaccompagnarlo a casa in stato di ubriachezza), sedevano
per terra, ai piedi del divano. Un'altra caratteristica in epoca imperiale fu
la ricerca dello sfarzo e del raro tanto che, oltre ai classici capretti,
agnelli, pollame, cacciagione, comparvero sulla tavola animali come pavoni,
pappagalli, fenicotteri, gru… un fatto strano è che la carne bovina veniva
considerata di qualità scadente ed era destinata alle mense più povere e
plebee. Sempre importante era il pesce, che rappresentava il cibo più ricercato
così come le verdure condite con salse raffinate. Gli ortaggi coltivati erano
le rape, le cipolle, le carote, le bietole, i cetrioli, le zucchine, le zucche,
i cavoli, le lattughe, i porri, i carciofi e l’aglio. Un condimento importante
era il garum, usato in moltissime preparazioni, ottenuto per macerazione di
avanzi di pesce assieme a sale e vino, che potrebbe essere considerato come un
esaltatore di sapidità. Il de Re Coquinaria, in cui Gavio Apicio descrive la
cucina della Roma imperiale come un arte raffinata, è uno dei primi libri sulla
cucina. Venivano altresì descritte delle combinazioni alimentari dolce-acido,
aromatico-salato, sembra che già allora si parlasse di aceti balsamici. Altra
caratteristica della cucina della Roma imperiale consisteva nella triturazione
e sminuzzamento in poltiglia degli alimenti. Questo dava origine alla
preparazione di polpette, involtini, galantine, salamelle ecc… Infine nella
Roma imperiale al tempo di Plinio, si conoscevano circa 80 vitigni e più di 200
tipi di vino.
Con le invasioni barbariche
termina di prepotenza il periodo romano per entrare in una delle parti più buie
della storia d’Italia il medioevo, questo portò a modificare anche il modo di
mangiare. Scomparvero le coltivazioni di vite e di ulivo e quelle cerealicole.
Gli abitanti delle città dell’Impero romano impauriti per i saccheggi fuggirono
nelle campagne e tutta l’economia subì una rapida involuzione. Scomparve quasi
completamente la moneta e si tornò al baratto. Sparirono le spezie, le salse e
conseguentemente anche la figura del cuoco essendoci a disposizione pochissime
varietà di prodotti. Gli unici veri posti dove era ancora possibile trovare
coltivazioni agricole erano i monasteri e le abbazie dove i contadini potevano
svolgere il loro lavoro con tranquillità.Vennero poi gli arabi intorno al 700
che portarono alcune novità nel campo alimentare: dall’oriente furono
introdotti lo zucchero, il riso e molte varietà di agrumi, la palma e molte varietà
di spezie scomparse dopo la caduta dell’Impero Romano. Dopo l’anno 1000 si ebbe
in tutta Europa un vero risveglio dell’agricoltura. Si introdusse la rotazione
delle colture che consentì di sfruttare in modo più razionale i terreni
ottenendo così una produzione migliore e diversificata di vegetali.
Cominciò a diffondersi in
modo massiccio l’utilizzo delle uova sia come piatto in sé che come legante,
addensante, per insaporire ecc…un altro alimento che comparve nel medioevo fu
il burro: si cominciarono a produrre diversi tipi di burro da quello salato,
aromatizzato, così pure come diverse tipologie di formaggi alcuni dei quali
ancora oggi molto apprezzati come i formaggi freschi francesi, il “parmesan”
padano, il precursore del nostro Parmigiano Reggiano. Il formaggio si usava
nella produzione pasticciera veniva consumato arrostito, alla griglia e
insaporito con zucchero e cannella, oppure fuso spalmato su crostini di pane
condito con zucchero e spezie. In questo periodo aumentò in maniera preponderante
il consumo della carne di maiale rispetto a quella di manzo. Il motivo
principale era da attribuirsi al fatto che la carne di manzo non poteva essere
conservata a lungo con il metodo della salatura al contrario quella di maiale
veniva conservata in vari modi dando origine alla preparazione dei salumi,
prosciutti, salsicce. In conclusione le
invasioni barbariche prima e il ripartizione politica dell’Italia poi, non
fecero altro che accentuare le notevoli differenze culturali e politiche delle
diverse regioni nelle quali si svilupparono progressivamente usi e tradizioni
gastronomiche molto differenti tra loro. Nacquero così le prime forme di cucina
regionale. Siamo tra il 1300 e il 1500. Questo periodo si caratterizzò
soprattutto per una notevole trasformazione della cultura europea in
particolare di quella italiana. È un periodo questo dove lo splendore, la
perfezione, la magnificenza il senso edonistico si svilupparono coinvolgendo
anche l’aspetto gastronomico. Pur non avvenendo grandi rivoluzioni in ambito
culinario, gli usi alimentari furono caratterizzati nella ricerca del nuovo e
dello sfarzoso. Sulla tavola comparvero per la prima volta il bicchiere
individuale, la forchetta, gli stuzzicadenti, il tovagliolo e vennero inventati
molti utensili per usi culinari come le rotelle tagliapasta, i setacci e gli
spremiagrumi. Fino alla metà del 1500 in Italia avvenne una notevole
innovazione gastronomica questo grazie al fiorire di una nutrita pubblicazione
di opere scritte da grandi cuochi come Maestro Martino, Cristofaro da Messibugo
e Bartolomeo Scappi, nasce anche la cucina classica capostipite fu senz’altro
il francese Francois Pierre de la Varenne. Varenne compì un deciso passo
avanti: nella sua opera “le Cusinier Francois” parlò per la prima volta dei fondi
o delle basi di cucina, della creazione di nuovi abbinamenti e utilizzò per la
prima volta il classico bouquet garni o mazzetto di odori il nostro moderno
fondo di sedano carota e cipolla. Introdusse l’utilizzo delle carni di animali
nostrani, scegliendo gli animali più giovani, quindi più teneri, e iniziò a
sperimentare la tecnica della steccatura con strisce di lardo e verdure
introdotte nei vari pezzi di carne prima di essere arrostiti. In un secondo
tempo iniziarono ad essere tenute in considerazione alcune varietà di prodotti
ortofrutticoli come cetrioli, cavoli, verze, cicorie, lattughe, piselli. Mentre
la patata e il pomodoro non ebbero grande successo fino alla fine del
Settecento. Anche la pasticceria conobbe un periodo di grande splendore e di innovazione
con la preparazione di sfoglie, amaretti, cialde e petits fours. Vi chiederete
senz’altro cosa sono questi benedetti petits fours. Letteralmente significa
piccoli forni, ma tranquilli, non vi do da mangiare un forno a microonde! Sono
dei biscottini che possono essere secchi o freschi normalmente serviti con il
the. Quelli secchi sono confezionati con pasta di mandorle, albume d’uovo e
zucchero, decorati con una mandorla o una ciliegia. Quelli freschi invece
preparati con pasta di bignè o genovese, sono farciti con creme profumate al
liquore. Ne esistono poi di salati farciti con creme al formaggio, paté di
fegato, purea di salmone ecc…

Ci furono novità anche nel campo delle bevande, la più importante fu la
scoperta sempre in Francia del metodo champenoise che Dom Perignon inventò nel
1688 dando origine alla prima produzione di Champagne. In Italia fu il boom
della gelateria della torrefazione del caffè e della diffusione della
cioccolata. Poi nella cucina popolare portato dalle americhe si diffuse il mais
che diede origine a molte preparazioni per il confezionamento di vari tipi di
polenta e sempre in Italia la comparsa del pomodoro diede origine alla
preparazione di creme e salse per il condimento della pasta. Udite udite in
questo periodo nasce pure la maionese. Non è neppure un fatto irrilevante la
scoperta di nuovi sistemi per la regolazione del fuoco nelle cucine anche
perché questa innovazione tecnica rappresentò un grande passo avanti nella
preparazione delle ricette, poiché permetteva di preparare dei piatti cucinando
più cose separatamente. Il miglioramento delle colture agricole che si sviluppò
in questo periodo creò una maggiore disponibilità di prodotti grazie anche
all’ampliarsi dei mercati e dei trasporti. Siamo nell’ epoca coloniale, la
quale portò all’introduzione e al consumo di nuovi alimenti come il mango, la
soia, l’ananas, le arachidi. Mentre per cacao, caffè e the, conosciuti durante
il Settecento, ci fu un vero boom di consumi tanto che nacquero numerosi
esercizi specializzati nella vendita e nella distribuzione di questi prodotti.
Due piante rivestirono una notevole importanza alimentare: la patata e la
barbabietola da zucchero. Grande beneficio derivò anche dalle nuove pratiche di
sanitizzazione del latte. Grazie a Pasteur si realizzò la pastorizzazione del
latte su larga scala, mettendo a disposizione di molti un prodotto basilare per
l’alimentazione in maniera più sana e sicura. Si svilupparono e si migliorarono
i sistemi di conservazione degli alimenti come la refrigerazione, la
concentrazione e la sterilizzazione. Con l’approfondimento delle scoperte
microbiologiche e la conoscenza delle fermentazioni batteriche iniziate da
Pasteur si ebbe un notevole miglioramento della produzione casearia. Sia per i
grandi mutamenti storici che per il notevole sviluppo tecnologico, il Novecento
ha trasformato profondamente la società. La nascita dell’automobile consentì a
persone e merci di viaggiare e spostarsi più rapidamente. Nel 1900 esce la
prima “Guida Michelin”, una pubblicazione nata in Francia, destinata ai primi
automobilisti gastronomi allo scopo di illustrare le caratteristiche dei
ristoranti di qualità presenti sul territorio. Più limitato rispetto alla
Francia anche in Italia venne a svilupparsi un certo fenomeno gastronomico
testimoniato dalle diverse pubblicazioni di quel periodo.
Nel 1909 si pubblicò la nuova cucina delle specialità regionali
dove per la prima volta si scrissero le ricette delle regioni italiane. Dopo le
due guerre mondiali la cucina europea era distrutta: poco cibo disponibile, per
di più razionato, non consentiva di fare grandi cose tra i fornelli e la
ripresa gastronomica dovette aspettare gli anni ‘60 per riscoprire un forte
dinamismo. Il boom economico che avvenne in seguito portò in ogni casa il frigorifero,
il forno, e gli elettrodomestici. Successivamente l’entrata della donna nel
mondo del lavoro ha innescato un cambiamento nel modo di mangiare. Il tempo
sempre più limitato per cucinare fa sostituire i piatti di lunga preparazione
tipo polenta, legumi, frattaglie, con fettine di bovino e petti di pollo da
cucinare velocemente ai ferri. Dal canto suo anche l’editoria culinaria ha
seguito questo fenomeno proponendo ricettari facili e semplici e per la prima
volta anche con un occhio sempre più attento all’aspetto calorico e dietetico,
ne è l’esempio “il Cucchiaio d’Argento”.
All’inizio degli anni ‘70 ai
giorni nostri non è poi cambiato tanto, diciamo che dal punto di vista
alimentare non abbiamo scoperto più nulla in compenso abbiamo fatto dei passi
da gigante in materia di conservazione e preparazione degli alimenti, abbiamo
applicato un pizzico di tecnologia nella nostra cucina, ma ricordiamoci sempre
che un buon piatto si prepara soprattutto con tanto amore e tanta passione.
Spero vi siate divertiti in questa veloce carrellata nella storia della cucina
e gastronomia in Italia, avrete sicuramente viaggiato anche un po’ di fantasia
ma anche capito da dove arrivano certi alimenti, terminologie e descrizioni che
sovente usiamo nelle nostre ricette o per specificare certe azioni che andiamo
a compiere nel realizzare le ricette di cucina.