I GRASSI
ALIMENTARI
Premessa:
Con
il nome di grassi alimentari andremo ad indicare degli alimenti che in qual
modo sono presenti in tutti i nostri piatti. Li possiamo trovare all’interno
dell’alimento stesso, nella salsa di accompagnamento per una determinata
cottura oppure solamente per ammorbidire e insaporire preziosamente tutti i nostri
piatti. Nella nostra storia del cucinare bene e nel modo adeguato, questi
grassi alimentari li incontreremo praticamente tutti, dagli oli più pregiati a
quelli ricavati da alimenti sia vegetali che animali. Come quelli ottenuti
anche per mezzo di procedimenti chimici che sono certamente meno usati nella
cucina italiana, al contrario della cucina esotica di cui un giorno parleremo,
che utilizza per condire o cuocere, grassi di origini molto lontane da quelle dalla
nostra cucina mediterranea.
Abbiamo voluto dividere questi nostri alimenti in tre
grandi categorie: i grassi animali, quelli di origine vegetale e gli oli di
oliva che proprio nel nostro caso sono e restano la base della cucina
mediterraneo Italiana. Ci soffermeremo inoltre su quelli idrogenati perché, in fondo, in cucina un po’ di
chimica non fa mai male!
Ovviamente tali alimenti saranno utilizzati,
diversificandoli tra loro, a seconda dei cibi che ci apprestiamo a
manipolare, preparare o cuocere.
Sicuramente troverete molto utile e importante la
piccola tabella in allegato che vi spiega già una differenza molto
importante: quali sono e a che gradazione si raggiungono i punti di fumo.
Ovvero quando i nostri grassi o i nostri oli utilizzati per la cottura
degli alimenti non resistono più al calore del fuoco e bruciano.

I GRASSI DI
ORIGINE ANIMALE

Iniziamo a parlare
dei grassi di origine animale, ovvero di tutti quelli che hanno una loro
origine da animale o che provengano da alimenti prodotti dagli animali stessi e
che in seguito vengono trattati dall’uomo per ottenere la tipologia di grasso
desiderato. Il re di tutti i grassi alimentari di origine animale è sicuramente
il burro, che noi utilizzeremo in
una moltitudine di piatti e/o in diverse fasi nella creazione dei nostri
piatti.
Il
burro europeo è il grasso
alimentare che viene ottenuto dalla lavorazione delle creme di latte di mucca,
per separazione del latticello. Secondo la legislazione italiana, la
denominazione "burro", è riservata solo al prodotto ottenuto dalla
crema dal latte di mucca e le percentuali possono variare anche se,
attualmente, i parametri sono dettati dalla Comunità Economica Europea. Infatti,
il burro prodotto nei vari paesi della CEE è quasi tutto con le stesse
percentuali di materiale grasso e di acqua, mentre alcuni anni addietro il
burro prodotto in Italia (escluso l’Alto Adige) aveva una percentuale minore di
grasso rispetto a quello prodotto in Austria, Germania e Olanda. Il burro di
buona qualità ha aspetto compatto, lucido ed omogeneo; la distribuzione
dell'acqua deve essere uniforme ed al taglio non devono comparire goccioline.
Il colore può variare secondo il periodo di produzione, in funzione della
diversa alimentazione delle mucche, più bianco d'inverno e più giallo d'estate
quando le mucche sono allevate con foraggio fresco. Gli odori ed i sapori sono
particolari, gradevoli ma lievi e delicati,
ha un apporto calorico elevato, essendo costituito per più dell'80% da
(grassi).
Sotto il profilo
nutritivo è da rilevare che l'apporto calorico del burro, pur essendo elevato,
risulta inferiore a quello degli oli; inoltre la sua composizione acida lo
rende più facilmente digeribile. In cucina viene diversamente utilizzato. Dai
fritti all’arricchimento di determinati piatti o salse, dalla cottura e
doratura della carne, alla preparazione dei fondi di cottura o per la
decorazione e l’accompagnamento di piatti freddi. Esistono Chef che sono dei
veri maestri nell’utilizzo del burro e a volte generano vere e proprie sculture
e opere d’arte.
Esistono all’estero,
altre tipologie di alimenti con la definizione di burro. Negli Stati Uniti,
paesi islamici e dell’estremo oriente, per esempio vi è quello di Capra, di
Yiak o il più famoso di Noccioline (arachidi). Gassi questi che sono certamente
poco usati in Europa, luogo dove con questo termine intendiamo solo ed
esclusivamente il prodotto dal nostro latte di Mucca,
La margarina di origine
animale, invece non è altro che una mescolanza
ottenuta emulsionando acidi grassi od oli commestibili vegetali e animali con
acqua. Può contenere quali ulteriori ingredienti, latte, grasso di latte o
prodotti di latte (eventualmente acidificati con batteri acidolattici),
ovoprodotti, proteine, amido, sale commestibile, zucchero o sorte di zuccheri.
Nel nostro paese questo tipo di margarina non è molto usata, specialmente per
uso quotidiano, al contrario della grande ristorazione dove invece, questo tipo
di grasso animale è molto utilizzato. Per questi tre motivi:
il primo, la bassa
deperibilità che sicuramente è molto importante in cucina. Questi elementi
infatti vengono recuperati anche per diverse stagioni;
il secondo, largo uso
in pasticceria in sostituzione del burro. Vi garantisco che il gusto di certe
paste dolci preparate con questo tipo di margarina è praticamente identico;
il terzo, che e forse
il motivo principale: il costo, che rimane in particolare per la grande
distribuzione, di gran lunga inferiore al burro.
Continuando a parlare
di grassi animali non si può fare a meno di citare un alimento che sicuramente
nella cucina del Nord Europa ha un certo peso, la pancetta di maiale e il lardo. In Italia il più famoso è quello di Colonnata.
Il
lardo di collonnata si ottiene dallo
strato grasso della schiena del maiale. Dopo averla separata della parte
spugnosa, viene tagliata lateralmente fino alla pancetta, rifilato ed infine
lavorato secondo una antica tradizione. I pezzi così ottenuti vengono messi in
una conca di marmo subito dopo la macellazione. La conca, prima di collocarvici
il lardo, viene vigorosamente strofinata con aglio e aromi formando la
cosiddetta "camicia". Si stende inoltre sul fondo uno strato di
spezie. Si alterneranno quindi uno strato di lardo e uno di spezie fino a
riempire la conca e coprendo poi il tutto con una leggera lastra di marmo. A
questo punto non resterà che aspettare almeno sei mesi perchè il lardo sia
pronto.
Abbiamo parlato del
lardo più famoso in Italia, teniamo conto però che questo tipo di grasso
animale viene prodotto in tutta Europa
e soprattutto nei paesi anglosassoni e Nord America, dove sotto forma di
pancetta affumicata “bacon” è un componente molto importante della colazione
del mattino.
L’utilizzo in cucina
è infinito sia del lardo che della pancetta stesa, affumicata o arrotolata che
è sempre proveniente dalla schiena del maiale. Solo che per ottenerla viene
tagliata anche la prima parte di carne come a volte anche la cotenna del
maiale.
Come dicevamo questo
grasso animale è utilizzato per una miriade di piatti sia per la preparazione
come fondi di cottura, ingentilire il gusto di un arrosto, legare un involtino
o come elemento di spicco del piatto stesso. Come la salsa all’amatriciana,
carbonara o saltimbocca alla romana. Nella tradizione Emiliana è molto usato
addizionato con aglio e rosmarino come pesto per accompagnare piatti di pane
non lievitato o frittelle salate.
Per ultimo ma non
meno importante nei grassi di origine animale rimane lo strutto. Un grasso ottenuto attraverso la fusione del grasso
addominale interno del maiale e una successiva decolorazione, chiarificazione e
filtrazione su filtro-pressa. E' un grasso prevalentemente saturo che tuttavia
contiene quantità di acido linoleico e un contenuto di colesterolo intorno ai
100 mg. ogni 100 gr. di prodotto. Lo strutto è costituito pressoché
esclusivamente da grassi. Il contenuto in calorie è di circa 900 mg. per 100
gr. di prodotto. Viene generalmente utilizzato come condimento, ma anche per
friggere. Ha infatti, un punto di fumo molto alto circa 170°C. pari quasi
all’olio di oliva. Tra tutti i grassi alimentari di origine animale per l’uso
quotidiano è sicuramente il meno usato.
I
GRASSI – OLI DI ORIGINE VEGETALE E GRASSI IDROGENATI

Bisogna fare molta
attenzione a distinguere un olio grasso vegetale, anche se dovrebbe essere a
tutti chiaro che il termine "olio" indica un liquido mentre
"grasso" un solido. La situazione è complicata da due processi:
l'idrogenazione con cui chimicamente si rende solido un prodotto liquido; il
frazionamento con cui si estrae la parte solida da un liquido. Ovvio che quello che conta è il prodotto
finale, ma è importante giudicare anche il prodotto di partenza e il processo
di lavorazione.
La dieta mediterranea italiana condanna l'uso di grassi vegetali
idrogenati (e quindi di margarine di origine vegetale) ma il giudizio sugli oli
e sui grassi vegetali è molto più complesso. Partiremo con il parlarvi dei più
comuni oli di origine vegetale, dall’olio di semi di girasole,
ricco di acido linoleico e vitamina E,
è uno dei più comuni, insieme all' olio di semi di mais, dalla
composizione molto simile ma tuttavia meno deperibile.
Questi oli vegetali
sono quelli che più comunemente utilizzeremo per la composizione di determinati
piatti. Vengono generalmente utilizzati per fritture e per condire insalate e
piatti freddi in genere ma personalmente ne preferisco altri tipi. Per friggere uno degli oli più resistenti è
sicuramente quello di arachidi , poco usato nella nostra cucina mediterranea
che adopera per uso quotidiano altri tipi di grassi. Abbiamo poi grassi vegetali
e oli particolari. Caso a parte è rappresentato dall'olio di semi di
lino, ricchissimo di acidi
grassi Omega 3 e in particolare di acido linolenico. Pensate
che una piccola quantità di questo olio (soltanto 6 grammi), soddisfa il
fabbisogno giornaliero di un adulto.
L'olio di
semi di soia è considerato “completo” anche perché contiene tutti e
due gli acidi essenziali: linoleico (50% circa) e linolenico (8% circa). Ne bastano 20 grammi per soddisfare il
fabbisogno proteico giornaliero.
Da evitare l'olio
di semi di colza, dato che presenta una notevole quantità di acido erucico, una sostanza dannosa
per l'organismo. Anche se il suo contenuto può essere per legge solo il 5% del
totale si tratta pur sempre di un componente nocivo.
Tipico della cucina
orientale, invece, è l'olio di semi di sesamo. Ha un buon
contenuto di acido oleico e linoleico, ed emana aromi
molto caratteristici. Consigliato a chi ama i sapori della Cucina Cinese.
Fatta questa
carrellata sui poteri benefici e non degli oli di origine vegetale, va
sottolineato il fatto che questi, generalmente li useremo per condire gli
alimenti o per friggere e non sono di certo utilizzati come base di piatti
specifici. Al contrario invece dei grassi vegetali.
Dato che abbiamo
accennato alla frittura non possiamo esimerci dal citare altri due tipi di grassi vegetali specificatamente
utilizzati per questo scopo: l’olio di
palma e l’olio di cocco. Il primo è la spremitura del frutto della palma
(da non confondersi con il cocco), un olio molto pieno che di base è ricco di
vitamine e di grassi polinsaturi. Purtroppo in molti casi e anche nel nostro
paese, viene sottoposto a processo di idrogenazione, rendendolo solido.
E’ usato e
distribuito in tutto il mondo per la frittura specialmente nelle grandi distribuzioni
di catene alimentari e nelle cucine degli alberghi. La stessa cosa accade per
il frutto del cocco che dapprima spremuto (frazionato) poi sottoposto a
processo di idrogenizzazione,
perde molte delle sue proprietà nutritive e viene usato generalmente in Europa
per lo stesso utilizzo dell’olio di palma, sia per la durata in tempo di
frittura sia per il punto di fumo che può arrivare ad una gradazione altissima.

Per
ultima ma meno importante, parliamo della margarina
di origine vegetale la regina dei
grassi idrogenati ma non troppo. Si trova in commercio in tante versioni e
tanti gusti dalla LIGHT a quella AL TARTUFO. Noi la utilizzeremo con fiducia
come alternativa vegetale al burro in tutti i piatti che generalmente lo
prevedono. Bisogna però andare molto cauti ad usare questo grasso di origine
vegetale, spesso l’apparenza inganna e i nostri piatti alla fine non avranno di
certo lo stesso sapore.
Nella
preparazione della margarina viene
effettuata una parziale idrogenazione, che è pur sempre un processo chimico. Il
fatto è che sull'etichetta troveremo solo scritto "margarina"
consentendo così a chi non conosce il processo produttivo, di pensare
addirittura che sia migliore del burro ("la margarina è vegetale" è
il ragionamento semplicistico!). In realtà meglio il sano burro che la
margarina. Pensate che sono più salutari 50 gr. di burro, sebbene può essere
più ricco di colesterolo e composto da grassi animali, che 70 gr. di margarina,
buona e san genuina, come riportato sull’etichetta della confezione.
GLI
OLI DI OLIVA

Iniziamo adesso a
parlare degli oli di oliva, sicuramente uno dei fondamenti base della cucina
mediterranea e della nostra cucina italiana. Per iniziare non possiamo che fare
alcuni cenni storici di questo prezioso elemento che ci accompagna dalla notte
dei tempi e che è utilizzato per cucinare ma non solo.
L'olivo è stato
sempre ritenuto un albero sacro e l'olio estratto dai suoi frutti veniva
utilizzato non solo come alimento ma anche a scopo religioso e rituale: gli
Egizi lo consideravano un dono degli dei, i Fenici lo diffusero con il loro
commercio, definendolo "oro liquido", i Greci e i Romani lo usavano
per scopi medicamentosi e come combustibile nelle lampade votive, gli Ebrei lo
adoperavano per "ungere" il loro Re, i Cristiani da sempre lo
impiegano nei riti più significativi. In Italia lo troviamo dai primi
insediamenti preistorici dell’età del bronzo passando dal Medio Evo fino ai
giorni nostri.
L'olio d'oliva
rappresenta per tradizione alimentare, uno dei prodotti fondamentali
dell'agricoltura mediterranea, di indiscusso valore nutrizionale per la
composizione chimica e le caratteristiche organolettiche esaltate dal suo
impiego come condimento.
Identificare l’olio
definendolo come il liquido ottenuto
dalla spremitura a freddo del frutto della pianta dell’ulivo, sarebbe troppo semplicistico. Infatti non
dobbiamo dimenticare che dell’oliva, come per il maiale, non si butta via
niente! Infatti attraverso la progressiva lavorazione della spremitura è
ottenere ben quattro tipi di oli alimentari, definiti olio di oliva. Secondo le
leggi vigenti gli oli di oliva presenti sul mercato, in relazione alle
tecnologie di produzione e a determinate caratteristiche chimiche, prima fra
tutte l'acidità libera (espressa in grammi di acido oleico per 100 grammi di
olio), sono distinti nelle seguenti categorie merceologiche:

"Olio extra vergine di oliva": estratto per semplice
molitura delle olive e avente un'acidità massima dell'1%. È la prima spremitura
a freddo. Il prodotto qualitativamente migliore e considerato il re della cucina mediterranea; lo
utilizzeremo in cucina soprattutto per condimenti o salse fredde, lo gusteremo
crudo sul pane o nelle zuppe, ci mantecheremo e ci cucineremo piatti di pesce e
perché no, anche per friggere. Saranno fritture ad alto livello che lasceranno
ai nostri cibi aromi e profumi ineguagliabili.
"Olio vergine di oliva": anch'esso ottenuto per
semplice molitura delle olive, avente però un'acidità massima del 2%; è la
seconda spremitura delle stesse , ma in maniera più forte. Un modo cruento che
permette di ottenere un olio di oliva più bruno, molto pieno e robusto, al
tatto molto denso e alla vista sicuramente meno trasparente ma di qualità
eccellente. Anche perché questo olio è ancora vergine, cioè non è ancora stato
intaccato, raffinato o addizionato con altri elementi. Lo possiamo utilizzare
come il precedente. Il fritto risulterà un tantino più pesante e sulle nostre
insalate forse lo vedremo meno brillante ma elemento esaltante per i piatti di
un certo valore.
"Olio di oliva": con acidità non eccedente l'1,5%,
ottenuto dalla miscela di "olio di oliva raffinato" e di oli vergini
(extra vergine, vergine, vergine corrente). Questo prodotto è ottenuto,
continuando la molitura, dopo averlo addizionando con altri tipi di oli di
oliva. Impiegato nel campo della grande ristorazione è molto usato soprattutto
per piatti caldi, condimenti, salse e fritture. Tenendo conto che ormai questo olio di oliva è ormai un lontano
parente del nostro extra vergine, sarà lecito utilizzarlo per cucinare “a
caldo”, essendo comunque un alimento sano e di origine vegetale, ma non di certo usarlo crudo perché, non
infondendo ne aromi ne profumi, non esalterebbe i sapori dei vostri piatti.
"Olio di sansa di oliva": ottenuto dalla miscela di
"olio di sansa raffinato" e di oli vergini, anch'esso con acidità non
superiore all'1,5%. E’ prodotto mediante trattamento chimico-fisico dei residui
di lavorazione delle olive (sansa) con solventi chimici. Il risultato è un olio
in cui la sua parte aromatica caratteristica è ormai del tutto compromessa.
Questo olio di oliva viene utilizzato in maggior parte nelle industrie di
produzione e conservazione degli alimenti, come per la scatoletta del tonno
all’olio di oliva del 80%. In realtà si tratta di sansa di oliva. Ovvio sulla
confezione ci sarà soltanto scritto tonno all’olio di oliva, la legge ancora
non obbliga la distinzione. In cucina per correttezza non andrebbe utilizzato. Al
massimo possiamo utilizzarlo per fare dei fondi bianchi per gli arrosti, oppure
per friggere ma vi garantisco non è una gran frittura, meglio invece un buon
olio di semi di girasole.
Si possono ottenere
altri oli ricavati dalle olive, utilizzando sempre vari tipi di solventi
chimici però questi non essendo ammessi al consumo diretto, non andiamo neanche
a menzionali. Non andrebbero neanche bene per la miscela del vostro motorino.
Riassumendo l’olio di oliva è un buon
ingrediente di cottura che serve per condire tutti i tipi di alimenti (carne,
pesce,...): è un ottimo condimento per le insalate, e ingrediente di base per
la maionese. E’ inoltre, molto importante per il nostro organismo anche perché
contiene molte vitamine, la A e la D, e in particolare la E. Questa vitamina,
se è in buon rapporto con acido linoleico e acido polinsaturo, fa sì che
diminuisca il rischio delle trombosi, contrastando l'ossidazione dei grassi
(evitando la formazione di endoperossidi); nell'organismo combatte anche la
formazione di radicali liberi contrastando i processi d'invecchiamento. Oggi
l'olio di oliva è consigliato, a crudo o in cottura, nell'alimentazione per le
sue qualità di condimento completo e dal gusto vario e caratteristico, ed è
inoltre consigliato per la sua azione salutare: a maggior ragione è indicato
l'uso di extravergine.
Da questo se ne
deduce che è molto importante, per meglio tutelare al nostra salute, la scelta
dei grassi alimentari nella cucina Italiana, a partire dalla costruzione di un
buon piatto, la finitura o il condimento. Non via è stato detto “niente grassi”
o “il grasso fa male”, anzi questi rimangono la base di molti dei nostri
piatti. Ne abbiamo parlato in senso molto ampio e merceologico per capire
insieme quali dobbiamo usare ma soprattutto come e dove utilizzarli per
ottenere sempre il risultato migliore in tutti i nostri piatti.