martedì 25 luglio 2017   
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COMITATO UNITI PER TITTI

Contro il Femminicidio e per una riforma sulla Carcerazione Preventiva


Il Comitato “UNITI PER TITTI” nasce in ricordo di Tiziana Olivieri uccisa dal suo compagno che in attesa di giudizio, sta scandalosamente usufruendo della libertà a causa di un disguido burocratico.

Ivan Forte la notte tra il 19 e il 20 aprile 2012 strangolò la compagna di 39 anni e inscenò un incendio nella loro stanza da letto. Le indagini dei carabinieri però smontarono la ricostruzione e il giovane alla fine confessò il delitto.
In particolare dopo il suo arresto, a seguito della confessione dell'omicidio di Tiziana, il gip Antonella Pini Bentivoglio manda la richiesta formale di giudizio immediato al giudice Cristina Beretti che avrebbe dovuto emettere il decreto definendo anche con la data dell’udienza. Purtroppo il giudice Bentivoglio anziché scrivere sulla sua agenda “inoltrata domanda”, annota “emesso il decreto di giudizio immediato". Questo provoca, al termine di un anno di carcerazione preventiva, il 4 maggio 2013 la liberazione di Ivan Forte per scadenza dei termini di detenzione preventiva per un errore, “Una fatalità, un errore umano – come lo definisce il Presidente del tribunale Francesco Caruso – qualcosa non ha funzionato nel passaggio fra le due cancellerie penali.”
Emblematica la dichiarazione del legale dell'assassino, l’avvocato Fabio Lombardi di Rimini, che commenta: «La scarcerazione? Una cosa normale».

Attualmente Ivan Forte è solo sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora con il dovere di andare a firmare in caserma a Castrovillari in provincia di Cosenza, tre volte al giorno:
alle 8.00 – 12.00 – 20.00 e obbligo di non uscire la notte e di frequentare determinate persone.

Lo scandalo di quanto successo è ancor più evidente perchè avviene proprio in un momento in cui anche le più alte cariche dello Stato si sono espresse contro la violenza alle donne e per un impegno a prendere provvedimenti in merito.

Ciò che sta accadendo, infatti, in questi ultimi giorni a Reggio Emilia, dove un uomo, reo confesso di avere ucciso la compagna circa un anno fa è già tornato in libertà a causa di un, rappresenta l'ultima inadempienza compiuta in tema di giustizia.

Quante Tiziane esistono in questo paese e quante Tiziane quotidianamente subiscono o possono subire quello che tragicamente la nostra Tiziana ha patito?

Per questo motivo il Comitato si prefigge l'obiettivo di consentire che questo gravissimo episodio possa servire almeno a migliorare ciò che oggi si può già fare per contrastare un fenomeno che ormai registra nuovi atti violenti quasi ogni giorno. E non ci riferiamo “solo” alla violenza, ma agli omicidi, o forse sarebbe meglio dire femminicidi.

Qui non è in gioco solo il diritto di avere giustizia dell'ennesimo grave caso di violenza, qui è urgente e necessario impedire che questo possa ancora succedere.

Innanzi tutto il caso di Reggio Emilia ci dice che deve esserci CERTEZZA DELLA PENA!
Se si lasciano accadere episodi come questo senza intervenire, senza scandalizzarsi, senza sollevare proteste anche istituzionali, il rischio è di contribuire ad assecondare quella cultura che alimenta la violenza sui più deboli (donne e bambini) e il pericolo di reazione auto-giustizialiste dei suoi cittadini.

Non è, infatti, un desiderio di vendetta che ci ha indotti a dar vita a questo Comitato ma la volontà come liberi cittadini di pretendere che le Istituzioni intervengano sul caso di Reggio Emilia, contribuendo contemporaneamente con leggi adeguate, che questo non possa mai più accadere.

Vogliamo non solo che le attuali leggi siano applicate senza sconti ma che sia approvata nel più breve tempo possibile una norma che impedisca la scarcerazione per decorrenza dei termini di chi “omicida reo” confesso o colto in flagranza di reato. Un obiettivo che ci prefiggiamo di portare a compimento con tutti i mezzi democratici a nostra disposizione.

E' necessario intervenire al più presto anche su una “diversa attenzione” da parte delle Forze dell’Ordine nei confronti delle denunce di stalking. Non è compito loro valutare l’attendibilità di chi denuncia (esiste la Magistratura per perseguire eventuali abusi), ma è loro compito porre in essere tutte le azioni necessarie perché dal maltrattamento non si arrivi all’omicidio.

Perché dopo, purtroppo, è troppo tardi.

Per Tiziana, e per le altre decine di donne uccise in Italia dopo di lei, è già TROPPO TARDI.
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