lunedì 23 ottobre 2017   
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Documenti di approfondimento » Perversione nel corpo sociale  

Perversione nel corpo sociale
L'odio razziale nei fatti di Firenze, la lettura analitica

di Maurizio Montanari

 
Un amico di quei poveri disgraziati uccisi  nel centro di Firenze ad opera di  Casseri  grida alle telecamere: “non era matto. Se no, avrebbe sparato anche ai bianchi”.
In questa tragedia apparentemente senza motivo, questa frase assume un valore particolare. L'obbiettivo di quell'uomo erano i 'neri', oggetto di odio, il Migrante nella sua interezza, colpito uccidendo alcuni dei componenti della comunità senegalese.
Si tratta di una follia pianificata, o dell'obbedienza ad un Ordine di appartenenza al quale si sentiva indissolubilmente legato? La prospettiva analitica può orientare.
Le reazioni all'omicidio che si leggono sul sito estremista 'Stormfront', non sono dissimili dalle dichiarazione di intenti tipiche di questi gruppi, quali ad esempio il Ku KLux Klan, il cui referente italiano venne arrestato anni fa a Modena, mentre era intento a reclutare adepti attraverso la rete promuovendo la campagna “salva la stirpe bianca”.
 
Possiamo parlare di paranoia portata sino all'estremo passaggio all'atto?
 
L’odio è un sentimento abbastanza normale e diffuso, che trova il brodo di coltura nel clima di paura che ciclicamente le società si trovano ad attraversare. Ne è un esempio il nostro paese.  
Con odio si intende un  sentimento di forte ostilità e avversità nei confronti di qualcuno di cui si desidera il male. Senso di vivissima ripugnanza, di profonda contrarietà e di totale intolleranza nei
confronti di qualcosa. L’odio che non è un sintomo, ma una passione umana, uno stato dell’essere, scivola sovente nella sua declinazione peggiore, quella paranoica, sopratutto quando il momento culturale ne favorisce la crescita.  La Paranoia  è un meccanismo psicologico, che si può trovare sia nella nevrosi che nella psicosi. Nel primo caso parliamo di stile paranoico, atteggiamento sospettoso, diffidente. Tendenza a pensare che qualcuno trami alle nostre spalle. Perdita di senso di segnali che vanno tutti nella stessa direzione. La caratteristica di persone e gruppi di  tal fatta è l’aggressività, la chiusura , la autoreclusione dentro ad un bunker dal quale lanciare invettive, colpire, attaccare il bersaglio eletto a causa dei mali.
Il nemico diviene la ragione di vita di questo tipo di personalità la quale, priva di nemico, è a rischio scompenso. La vita di soggetti e gruppi di questo tipo è    dedicata ad alimentare una solitaria Guerra, a detrimento delle normali attività della vita quotidiana.
L'odio immotivato è il cemento di un unione altrimenti destinata a sfaldarsi, lasciando i singoli appartenenti al loro difficile incedere nel mondo. Nel suo stato grave, che prende appunto il nome di psicosi par anoica, abbiamo che fare con deliri, l’assurgere di  queste convinzioni a verità uniche e non confutabili. A seguito di ciò il soggetto modella la propria vita in base a queste convinzioni.   Ecco allora la presentificazione del nemico, il reclutare adepti convinti tra chi condivide il medesimo substrato patologico. La Proiezione è l’operazione con al quale il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro , persona o cosa, delle qualità, dei sentimenti, dei desideri e perfino degli oggetti che egli non riconosce o rifiuta in sé. La negazione consiste invece nella cancellazione  di sentimenti, desideri o pulsioni proprie del soggetto. Negazione della realtà, disconsimento del dato reale oggettivo, dei dati, delle verità storiche. (Olocausto). La scissione è infine l’operazione con la
quale una parte parte della personalità, inconsapevole al soggetto stesso, si “ distacca“ e compie azioni o pensa cose che il soggetto non riconosce più  come proprie.
Quando queste caratteristiche divengono costanti e si radicalizzano, parliamo di odio che diventa patologico. E tanto più la società ( o il nucleo sociale)  del momento offre una sponda a queste torsioni, più avviene una strutturazione paranoica che trasforma il diverso nel il ricettacolo di ogni male, tramutandolo nel   bersaglio sul quale si esercita la violenza , la segregazione e la eliminazione. Questa atmosfera si respira bene nell'eccellente film “La caduta”, dove il bunker di Hitler degli ultimi giorni assume i tratti dell'ambiente paranoico.
 
 Partiamo dall'analisi di un  testo di Innamorati- Rossi: &nb sp; “La rete dell'odio. Analisi strategica, semiotica e psicologica dell'integralismo, fondamentalismo e razzismo su Internet” ( Dati Editore).  
In una vecchia intervista, l'autore mi condensò la questione dei gruppi estremisti in queste righe:
‘I GPV vanno innanzi tutto distinti tra quelli che usano effettivamente la violenza per perseguire i loro scopi e quelli che sembrano soltanto inclini a usarla ma ancora non sono passati alle vie di fatto, oppure quelli che semplicemente offrono sostegno ideologico a quelli che la vogliono usare (come i siti antisemiti che riportano ancora presunte prove dell'abitudine degli ebrei di intingere le ostie nel sangue dei bambini cristiani etc.). La galassia internet ne è disseminata. E' difficile valutarne la obiettiva diffusione in termini di presenza reale sul territorio di organizzazioni attivamente finalizzate alla violenza. Ma ciò che rende pericolosi questi siti è la loro tendenza a cambiare l'atteggiamento mentale delle persone cosiddette normali attraverso la diffusione di notizie deliranti. Se io non ho motivo di odiare gli ebrei o i neri sarò sconvolto dalla violenza razziale. Ma se qualcuno mi fa capire che in fondo quelli colpiti dalla violenza razziale in realtà ci odiano, vogliono stuprare le nostre donne, vogliono impadronirsi del potere etc. etc., forse a avrò qualche dubbio nel difenderli e lascerò mano libera alla violenza dei gruppi attivi.
 ‘Tranne casi limite gli adepti sono persone "normali" con tendenza alla marginalizzazione. Il ragionamento di base di un potenziale adepto a un GPV è questo: "io non occupo il posto che mi compete, quindi deve essere colpa di qualcuno: questo qualcuno, che odia me e quelli come me, sono quelli che vengono “da fuori” e vogliono sostituire quelli come me" . Il principio è questo: quelli come me (gruppo di appartenenza) non mi farebbero mai questo (tenermi al di fuori del posto che è giusto che occupi nel lavoro e nella società).
Quindi è colpa di altri (gruppo esterno o outgroup). Quando qualcuno arriva con una spiegazione facile (il gruppo esterno sono i terroni, i negri, gli ebrei) scatta l'odio nei confronti degli altri e qualche volta la violenza attiva o il sostegno alla violenza attiva.’
Al contempo Casseri si è fatto volontà dell'Altro, annullandosi come faceva Heicmann, in nome di
di un Altro assoluto, al quale si era totalmente dato e offerto come oggetto. Un obbedienza in nome della quale, insegna Lacan, il perverso si tramuta in mero esecutore di ordini privo di capacità critica, una normale macchina dell'orrore. Si noti quanto l'oscillazione tra paranoia in forma acuta e perversione sia labile nel caso di questa tragedia.
‘Propriamente parlando ( la perversione) è un effetto inverso del fantasma. E’il soggetto che si determina esso stesso come oggetto, nel suo incontro con la divisione della soggettività(..) E in quanto il soggetto si fa oggetto di una volontà altra che non solo si chiude, ma si costituisce la posizione sadomasochista.  ( J.L ' I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi . p 188-189)
Casseri  serviva non a caso la causa della “razza bianca”, in nome della quale ha agito in maniera studiata, precisa, volendo infliggere un colpo alla comunità migrante, (' ora tocca a voi, negri!') , volendo angosciarne gli appartenenti con la sua minaccia immanente.
'Il sadico vuole suscitare l’angoscia nell’altro   ‘ non vie ne cercata tanto la sua sofferenza, quanto la sua angoscia(..) L’Angoscia dell’altro, la sua esistenza essenziale in quanto soggetto in rapporto a tale angoscia, ecco ciò che il desiderio sadico sa far vibrare (JL. Seminario X. P 113). Darsi la morte dopo aver compiuto l'omicidio, significa volersi sottrarre al giudizio di chi non si riconosce come legittimato a ricoprire quel posto.
La giudicabilità non è connaturata alla struttura perversa, come il processo di Norimberga ci insegna.
Qualunque sia la natura del crimine, la leggerezza del corpus politico quando soffia sul fuoco del razzismo o dell'odio per il diverso, non tiene in conto del vaso di Pandora che può scoperchiare.

10/01/12

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