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Documenti di approfondimento » Un taxi per tutti?  

NUOVE LIBERALIZZAZIONI: UN TAXI PER TUTTI?
di F.N.

 

Sono ormai passati diversi giorni dall’approvazione del decreto Monti sulle nuove e tanto attese liberalizzazioni. Un pacchetto di proposte sovversive e provocatorie illustrate dal premier a denti stretti per evitare che i diretti interessati chiedessero vendetta.

Il decreto legge presenta un pacchetto di riforme strutturali definiti “per la crescita”.
“Le riforme – sempre secondo il decreto - mirano a rimuovere due grandi vincoli che hanno compresso per decenni il potenziale di crescita dell’Italia: l’insufficiente concorrenza dei mercati e l’inadeguatezza delle infrastrutture”.
Una serie di riforme che produrrebbero una crescita significativa della produttività totale oltre 10 punti percentuali e un aumento del prodotto dell’11%; il consumo privato e l’occupazione crescerebbero fino all’8%, gli investimenti del 18%; i salari reali di quasi il 12%.

Questa crescita economica sarebbe stimolata anzitutto con l’eliminazione dei vincoli
burocratici (nulla osta, autorizzazioni, licenze) che oggi ostacolano l’avvio delle attività
d’impresa. Taxi non esclusi.

Ad osservare bene nel dettaglio questo pacchetto di liberalizzazioni, verrebbe da subito la voglia, soprattutto per alcune di esse,  di chiamarle “privatizzazioni”.  Anche perchè è comprensibile e non è da oggi che lo denunciamo, che sarebbe auspicabile una seria riforma del nostro paese in molteplici settori, ma non si riesce a comprendere in che modo queste prime proposte gioverebbero ai cittadini comuni.
Comprendiamo la necessità di liberalizzare le tariffe minime degli avvocati per aiutare gli utenti ma non comprendiamo come questo possa essere realizzato attraverso l'abolizione degli ordini professionali o senza introdurre maggiori tutele e veri percorsi formativi ai giovani tirocinanti che già per anni sono costretti a lavorare praticamente gratis e che da domani, dovranno fronteggiare anche uno scontro all'ultimo processo, con giovani colleghi neo laureati. Come l'annunciare la nomina di nuovi 1000 notai in TUTTA Italia, come antidoto a parcelle troppo salate o rilanciare il trasporto ferroviario consentendo per legge, di poter andare in deroga al contratto nazionale di categoria. Un progetto mi sembra di società che invece di gettare le basi di un serio rilancio del nostro paese, miri solo a “liberalizzare” la possibilità di giocare la partita futura “tutti contro tutti”.

Prendiamo per esempio la questione dei tassisti e della liberalizzazione della loro professione. Una categoria che appare presa più a campione come specchio mediatico che realmente incisivo per il rilancio economico del nostro paese. Certamente il loro atteggiamento, da nord a sud del paese,  spesso arrogante e strafottente nei confronti sia delle problematiche della loro categoria che nei confronti del servizio reso ai clienti, non li ha certamente aiutati però basta analizzare i punti fondamentali della prima proposta di riforma “trapelata”, per comprendere l’inquietudine per alcuni di essi.

  1. Eliminazione della territorialità
  2. Immissione immediata del medesimo numero di licenze attuali.
  3. Eliminazione dell'impossibilità di cumulo di licenze per ogni singolo
  4. Libertà agli enti locali di rilasciare un numero imprecisato di licenze, anche a pagamento o come possibile indennizzo ai tassisti già in opera.
  5. Gestione delle licenze tolta agli enti locali e affidate ad una commissione anti-trust di Roma.
  6. Nessun vincolo di turno
  7. Possibilità di assumere come dipendenti gli autisti di taxi.

In realtà il  DL 24 gennaio 2012, n. 1 nel documento approvato (Titolo I – CONCORRENZA - Capo VII – Trasporti – Art. 36 “Regolazione indipendente in materia di trasporti” (vedi decreto) è contenuto:

8) con particolare riferimento al servizio taxi, ad adeguare i livelli di offerta del servizio taxi, delle tariffe e della qualità delle prestazioni alle esigenze dei diversi contesti urbani, secondo i criteri di ragionevolezza e proporzionalità, allo scopo di garantire il diritto di mobilità degli utenti nel rispetto dei seguenti principi:
a) l'incremento del numero delle licenze, ove ritenuto necessario anche in base a un'analisi per confronto nell'ambito di realtà comunitarie comparabili, a seguito di istruttoria sui costi-benefici anche ambientali e sentiti i sindaci, e' accompagnato da adeguate compensazioni da corrispondere una tantum a favore di coloro che già sono titolari di licenza o utilizzando gli introiti derivanti dalla messa all'asta delle nuove licenze, oppure attribuendole a chi già le detiene, con facoltà di vendita o affitto, in un termine congruo oppure attraverso altre adeguate modalità;
b) consentire ai titolari di licenza la possibilità di essere sostituiti alla guida da chiunque abbia i requisiti di professionalità e moralità richiesti dalla normativa vigente;
c) prevedere la possibilità di rilasciare licenze part- time e di consentire ai titolari di licenza una maggiore flessibilità nella determinazione degli orari di lavoro, salvo l'obbligo di garanzia di un servizio minimo per ciascuna ora del giorno;
d) consentire ai possessori di licenza di esercitare la propria attività anche al di fuori dell'area per la quale sono state originariamente rilasciate previo assenso dei sindaci interessati e a seguito dell'istruttoria di cui alla lettera a);
e) consentire una maggiore libertà nell'organizzazione del servizio così da poter sviluppare nuovi servizi integrativi come, a esempio, il taxi a uso collettivo o altre forme;
f) consentire una maggiore libertà nella fissazione delle tariffe, la possibilità di una loro corretta e trasparente pubblicizzazione, fermo restando la determinazione autoritativa di
quelle massime a tutela dei consumatori";


Si è stabilito, inoltre, di "affidare l'analisi dei fabbisogni all'Autorità dei Trasporti che dovrà svolgere un’attenta istruttoria città per città, sentiti i Sindaci, per capire se è necessario aumentare il numero delle licenze".

Tutto ancora una volta finito in nulla? Gran movimento per non muovere quasi nulla?
Pare in fondo di no perché, e non a caso proprio i tassisti di quelle città hanno inscenato plateali scioperi e cortei, a Roma come a Napoli il modello proposto sarebbe lo stesso attualmente in vigore a Milano. Quindi forse un po’ più d’ordine rispetto a prima ma non uno stravolgimento dello stato attuale delle cose.

Chiare sono anche le parole pronunciate nel sito officiale dell’ URITAXI dal suo Presidente Loreno Bittarelli che con una lettera pubblicata il 25 gennaio e indirizzato ai suoi iscritti dichiara:

“Il testo del decreto è rimasto identico a quello entrato in CDM, ossia con le sole due variazioni che ci erano state promesse in sede d’incontro col Governo relative alla territorialità, che adesso è maggiormente garantita rispetto a prima perché diventa vincolante il parere dei sindaci e l’eliminazione della possibilità in capo a un medesimo soggetto di avere intestate più licenze. Permangono ancora molte perplessità sui seguenti argomenti:
 -  I poteri dell'Autority non possono prevaricare le competenze amministrative costituzionalmente assegnate ai comuni. Va quindi rafforzato il ruolo di quest'ultimi;
-  Va poi ben chiarito cosa significa la competenza di questa Autority (che comunque secondo me non si farà mai, almeno speriamo), sulle tratte portuali, aeroportuali e ferroviarie, perché non vorremmo che si venissero a creare una specie di "zone franche" dove chiunque può svolgere il nostro lavoro.
-  Non vanno bene le cosiddette licenze compensative perché questo concetto è iniquo ed inapplicabile, ad eccezione dei casi di raddoppio del numero delle licenze, cosa chiaramente da noi non condivisa in nessun comune d'Italia.
-  Non vanno bene le licenze part-time, abbiamo proposto di mettere a disposizione il nostro veicolo per eventuali orari extra, nei casi e periodi in cui ce ne sia bisogno.”


In questa vicenda, rimane comunque un mistero: in che modo questi punti consentirebbero di ottenere la riduzione delle tariffe? Come si riuscirebbe ad ottenere una giusta riforma fiscale in questo settore che obbligherebbe questi professionisti a pagare le tasse, senza pregiudizi e nel rispetto del loro lavoro?

Credo che le dichiarazioni rilasciate nella nostra intervista, (Ascolta) prima della presentazione del decreto, da Giovanni Maggiolo del FILT CGIL di Milano, dove “girano” ben 5000 taxi, non siano esaustive nell'affrontare il problema ma ci consentano almeno di non sottovalutare alcuni aspetti importanti ignorati o volutamente omessi dalla maggior parte dei mass-media nazionali.

Maggiolo afferma per esempio che: “Il taxista è uno che se guadagna qualcosa di più è perché lavora almeno 65 ore alla settimana, non ha una pensione, non prende tredicesima o quattordicesima, non ha ferie ne malattie pagate”.

Esiste allora davvero un problema del numero dei taxi disponibili e le tariffe applicate sono realmente, non solo in Europa, le più alte (vedi “tariffe Taxi”)? I dati presentati da ricerche indipendenti, qui pubblicate, non sembrano andare in questa direzione (vedi relazione “Test dei taxi in Europa”).
Sulle tariffe, per esempio nelle tabelle pubblicate anche da importanti giornali come La Repubblica o il Corriere della Sera, spesso non si è tenuto conto che in paesi come la Spagna, la tariffa è più bassa ma si paga una maggiorazione se si parte dalla stazione dei treni e in più va versato una quota per ogni bagaglio caricato. O, per esempio, che in paesi dove si è liberalizzato le tariffe sono nei primi posti per le tariffe più alte. A New York, tanto citato ad esempio, il monopolio dei grandi proprietari di taxi e la saturazione delle licenze ha portato il valore delle stesse a 1 milione di dollari. (vedi “Licenze taxi New York)
Come ben spiegato da Maggiolo, “Se allora il problema non è veramente questo ma fiscale, perchè non vi è nulla in questo senso nelle proposte del governo? Perchè non ci obbligano ad installare un tassametro calibrato e fiscale? Noi siamo disposti a farlo però ci consentano anche di poter scaricare l'IVA perchè attualmente non è possibile. Neanche della vettura acquistata per lavorare”.


Se però allora la questione non è principalmente fiscale, di che cosa si sta veramente parlando? I tassisti stanno davvero dando un pessimo servizio ai cittadini? E quanti sono veramente questi cittadini che utilizzano o utilizzerebbero il Taxi?  

L'impressione è che questa riforma sia più indirizzata non a migliorare il settore ma a consentire a grandi investitori di monopolizzare questo segmento produttivo attraverso la concentrazione di molte licenze in un unica proprietà, dipendenti autisti senza giusti turni di riposo e con retribuzioni minime.
Voci nel settore affermano che qualcosa certamente si sta già muovendo in questa direzione. Basti pensare a un operazione organizzata da uno dei “bellini d'Italia”, come piace chiamarli il comico Crozza. Lo stesso che ha fondato una società, la NTV con un capitale sociale di un milione di euro per rilanciare il nuovo trasporto ferroviario ad Alta Velocità “per soli ricchi. Il possibile progetto comprenderebbe la vendita di un servizio “da casa, alla stazione, all’albergo e ritorno”. Per fare questo serve una flotta di auto che però possa utilizzare le corsie preferenziali. Auto adeguatamente coperte da pubblicità di alberghi con cui potrebbe stringere accordi per pacchetti “tutto compreso”.

Anche se la partita potrebbe apparire chiusa, in realtà non lo è affatto. Pasti pensare che sempre nella sua lettera ai tassisti affiliati, Bittarelli dichiara:
“Occorre poi capire quali risposte intende dare il Governo alle precise richieste da noi avanzate, al fine di contenere i costi per l'utenza e per migliorare la qualità del servizio e i diritti di chi lavora, e più precisamente:
• L'abbattimento dell'IVA alla fonte sull'acquisto dei beni strumentali;
• La possibilità di acquisto del carburante a prezzi professionali;
• Il riconoscimento di mestiere usurante.
Ci auguriamo si possano sistemare anche queste questioni, rimaste ancora irrisolte.
Altrimenti non ci rimarrà altro che ritornare in piazza e riattivare le forme di lotta in tutta Italia, insieme a tutte le altre categorie che hanno problemi simili ai nostri e con le quali siamo già in contatto”.


INTERVISTA A GIOVANNI MAGGIOLO del FILT CGIL di MILANO 


18/02/12
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