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FOIBE: UNA QUESTIONE APERTA


Il calendario delle celebrazioni ufficiali della Repubblica Italiana si è arricchito negli ultimi anni di due nuove date: il Giorno della Memoria (27 gennaio) e il Giorno del Ricordo (10 febbraio). Le commemorazioni avvengono in tutto il territorio nazionale con cerimonie ufficiali, dibattiti pubblici, convegni di studio e altre iniziative. Molto frequenti sono i viaggi di scolaresche presso i rispettivi luoghi simbolo. L’impatto delle due ricorrenze sulla collettività è differente: mentre il Giorno della Memoria si svolge, forse troppo artificiosamente, nel commosso ricordo della Shoah, il Giorno del Ricordo è sistematicamente “turbato” da manifestazioni e contestazioni.
Non è solo una questione di destra o sinistra politica di questo paese, come neanche tra fascisti e comunisti reduci da quei tristi giorni. E’ un problema storico revisionista offensivo proprio e soprattutto per quelle vittime e per la nostra democrazia.
Una vicenda che dev’essere affrontata da un punto di vista storico e non politico altrimenti continuerà ad essere solo un capitolo triste e strumentale. La stessa legge n. 32 del 30 marzo 2004 “Istituzione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”, non è altro che la risposta politica alla legge n. 211 del 20 luglio 2000, che aveva istituito il Giorno della Memoria in ricordo “dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Si tratta di due leggi promulgate da governi di segno politico opposto: il Giorno della Memoria dal governo Amato II (centrosinistra – XIII legislatura) quello del Ricordo dal Berlusconi II (centrodestra – XIV legislatura).
Quello che è avvenuto in quelle zone, ma soprattutto la lettura storica di quei giorni, sono ben spiegate nell’articolo di Marco delle Rose pubblicato dal sito “Puntocritico” che qui riportiamo. Da tempo anche noi chiediamo chiarezza e giustizia senza omissioni politico-storiche, (vedi ndr) ciò che invece, l’altra parte non fa, come ammettere tutte le atrocità commesse dai fascisti italiani in Istria e la volontà politica sostenuta dagli anglo-americani di salvare i gerarchi e massacratori fascisti per costruire un fronte anti sovietico.

 

Revisione storiografica e uso politico della questione delle foibe
di Marco Delle Rose**

Nel corso della seconda guerra mondiale, il Carso e altri territori carsici dei Balcani settentrionali sono stati teatro di battaglie tra nazi-fascisti e partigiani, il cui epilogo è riferito dall’attuale storiografia “ufficiale” italiana alla cosiddetta tragedia delle “foibe”. Di pochi episodi bellici relativi a siti ipogei si conserva però una certa memoria. Tra questi, l’acquartieramento di truppe jugoslave nelle grotte bosniache di Drvar e la distruzione di munizioni germaniche nelle grotte slovene di Postojna (Kempe, 1988). Eserciti convenzionali e partigiani, soprattutto questi ultimi, sono ritenuti responsabili di aver trucidato migliaia di nemici negli abissi carsici. In Slovenia, come in Croazia e nella Venezia Giulia, l’immediato dopoguerra fu “particolarmente cruento, giacché vi giunsero molte formazioni militari avversarie del Movimento di Liberazione Nazionale” sospinte dalle avanzate partigiane e senza possibilità di fuga (Ferenc, 2005). (…)

** Consiglio Nazionale delle Ricerche

10/02/2012

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