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Home1 » I valori della Resistenza » Giorni lunghi come la nostra storia  

25 APRILE - 1 MAGGIO

GIORNI LUNGHI COME LA NOSTRA STORIA

di Novara Flavio, Ermanno Bugamelli e Alessandro Fontanesi

Nonostante il 25 aprile, festa della Liberazione del popolo italiano, in questi ultimi anni venga portato alla ribalta della cronaca più per le polemiche pretestuose e rivisitazioni infami, piuttosto che per il suo autentico valore storico, morale e politico, il dovere ci impone di mantenere intatta e viva la memoria di tutti i caduti, di tutti quei  martiri della Resistenza che lottando riuscirono a riscattare la nostra nazione dalla servitù domestica fascista e straniera.

Purtroppo oggi non sono pochi gli immemori, gli ingrati, che nel ricordare il 25 aprile leggono in questo la vergogna ed il disonore. Per quanto quei giorni di aprile di 67 anni fa possano sembrare così lontani e per quanto si voglia seppellire la Resistenza sotto il grigiore dell'oblio e dell'uniformità, la grandezza di quei valori hanno ancora oggi un significato autentico. Le tante ingiustizie di oggi, il continuo attacco allo stato sociale, un continuo e progressivo tentativo di smantellamento dei diritti dei lavoratori, rendono quei giorni a noi assai vicini.

Circa mezzo secolo fa, introducendo "Storia della Resistenza Reggiana" di Guerrino Franzini e nel testimoniare ciò che fu la Resistenza, Pietro Secchia così scriveva: "ci si batteva per liberare l'uomo dal bisogno perchè non può esserci vera libertà senza pane, giustizia senza lavoro, non può esserci libertà e giustizia senza lavoro per tutti". Le conquiste che si erano prefigurate con la Resistenza, tradotte in legge nella Costituzione del 1948, che nel suo primo articolo porta perentorio il riferimento al lavoro, dopo 67 anni non solo non trovano attuazione, ma sono palesemente disattese. Il modo con cui il governo sta riformando il lavoro infatti, sostenuto dalla quasi totalità del Parlamento senza distinzione di bandiera, ci riporta drammaticamente ai motivi che spinsero gli italiani a combattere una lotta di liberazione.

In un Paese dove la disoccupazione è una sorta di emorragia ben lungi da attenuarsi, sostenere che tornerà il lavoro comprimendo i diritti e consentendo ai datori di lavoro di licenziare in totale libertà, è una follia. Soprattutto senza neanche cancellare una delle 46 vergognose forme di lavoro precario che affliggono i lavoratori. Questa è una restaurazione in piena regola e un attentato alla Costituzione, altro che riforma del lavoro.

Non è affatto terminato il 25 aprile 1945 ed è facile usare retoriche le parole Costituzione, diritti e libertà in questi giorni in cui si ricorda la Liberazione, un po’ meno quando è ora di mettere in pratica questi valori. Per essere partigiani non basta cantare Bella Ciao su un palco, magari col fazzoletto al collo, essere degni di questa storia significa difendere il popolo o i cittadini ogni giorno, proprio come loro e come quelli che non si sono lasciati attrarre dalle facili scorciatoie. La democrazia va difesa ogni giorno.

E' infatti, dalle vive parole del partigiano Romano Termanini detto “Veloce” della Brigata Scarabelli (Partito d'Azione) che riusciamo a comprendere dai suoi dettagliati racconti non solo la forza che lo ha sorretto in quei giorni ma i valori e i sogni di libertà che hanno animato la scelta di tanti giovanissimi.

Quando abbiamo incontrato quest'uomo nella sua casa non abbiamo avuto per nulla la sensazione di rivolgersi a un vecchio partigiano che vive all'ombra dei ricordi delle sue azioni ma ad un uomo dalla mente vivace, attento e ancora oggi curioso di capire e continuare a lottare per gli stessi valori di quei giorni. Se pensavamo di portargli conforto nell'ascoltarlo alla fine abbiamo compreso che era lui a confortarci, trasferendoci quel vigore necessario ad ogni combattente, ad ogni resistente.

Sopratutto quell'uomo ci ha insegnato a non avvilirci e a non perdere ogni speranza per  il futuro. Del resto, dal Po all'alto crinale dell'Appennino, sulle porte di ogni casolare, sui cippi lungo le strade e nei cimiteri grandi o piccoli che siano, sono scolpiti i nomi e la memoria di quei coraggiosi combattenti per la libertà. A noi il dovere di ricordarli, ogni giorno con la difesa di quei diritti conquistati al prezzo della loro vita.

 

ROMANO TERMANINI racconta:

Audio 1: La sua storia, la militanza attiva e il padre antifascista. Ermanno Gorrieri e Amelio Tassoni. Le azioni clandestine. Il comandante Marcello Castellani, Il comandante Nello. La nascita della rep.ca di Montefiorino e la battaglia che ne ha concluso l’esperienza.

 

Audio 2: Lo stupro di una ragazzina da parte dei fascisti e il suo passaggio alla clandestinità.  Il ruolo dei commissari politici. I partigiani come uomini e cittadini. Arrivo dalla pianura dei SAP.

 

Audio 3: La liberazione di Serramazzoni e la cattura del delatore fascista. La liberazione di Modena. Il salvataggio di due soldati inglesi e di cittadini ebrei dalla deportazione. Azioni di guerra. L’attentato al comandante Armando, il trattamento ai traditori e la Corriera fantasma del dopoguerra.

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