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Home1 » I valori della Resistenza » PRIEBKE: ASSASSINO E BUGIARDO  

PRIEBKE: ASSASSINO E BUGIARDO
di Alessandro Fontanesi

Di tutto il baccano assurdo e indegno conseguito con la morte del boia delle Ardeatine Priebke, di tutte le volgari dichiarazioni e la mancanza di rispetto per chi è morto per le precise volontà e finalità politiche del tempo, fra tutte la negazione della storia asserita dal prete lefebvriano che ne avrebbe celebrato le esequie e le insopportabili ipocrite reprimende dell'avvocato difensore, ma soprattutto dopo il suo video auto-assolutorio, sorprende che in tutta questa vicenda non sia stata data voce a chi è stato vittima di un assassino mai pentito. Nessuno ha fatto parlare i partigiani che ancora ci sono, nessuno ha chiesto il sentimento che può aver suscitato nell'animo di chi ha avuto un padre, o un fratello, o un marito trucidato alle Fosse Ardeatine, proprio da quell'uomo che in un testamento video, a distanza di quasi 70 anni, continua a provocare, con la stessa spocchia e la stessa supponenza di allora tipica dei nazisti e dei fascisti.
Non c'è morale in tutto questo, non c'è rispetto, non c'è conoscenza storica, non c'è "pacificazione" di comodo, solo le dichiarazioni insulse di un nazista orgoglioso, che non ha mai rinnegato la sua fede e la sua storia, altro che "tragedia intima" come ha detto in quell'intervista. Priebke è un assassino conclamato, poteva non obbedire agli ordini se davvero provava tanto dolore per la tragedia che i suoi gesti avrebbero contribuito a fomentare. Priebke è un assassino consapevole, perchè a via Tasso non si è mai sottratto a torturare e a seviziare i partigiani e gli antifascisti, avesse avuto rimorsi di coscienza, da uomo, non avrebbe mai partecipato ad un massacro di cui fu innegabilmente responsabile, perchè non serviva un tribunale a confermarlo, la conferma l'ha data la storia. Priebke è un assassino e anche bugiardo, perchè a distanza di 70 anni pretende di scaricare le responsabilità sue e dei suoi camerati, sui partigiani, sui partigiani comunisti di cui ancora oggi prova lo stesso odio sterminatore. La storia dei volantini affissi per Roma, prima e dopo, la storia che i partigiani sapevano della rappresaglia e che per giunta essi avrebbero voluto, la storia degli inermi militari italiani vittime di un attentato partigiano, ma tuttavia che consapevolmente fecero giuramento alle Ss, sono tutte menzogne che la storia smentisce, che i testimoni smentiscono, che i partigiani come Bentivegna hanno dovuto smentire nelle aule dei tribunali, avendo ogni volta ragione.
I nazisti temevano l'insurrezione popolare e si guardarono bene dal rendere pubblico un fatto tanto ignobile e provarono in tutti i modi ad occultare le prove.
Quello dei partigiani fu legittimo atto di guerra, perchè c'era la guerra, la guerra voluta da quelli come Priebke e a cui non si sottrassero in alcun modo, tra tutte le dichiarazioni di questi giorni, questo è un "particolare" macroscopico di cui nessuno pare tener conto, della guerra del nazismo e del fascismo, la guerra che non vollero i partigiani, ma che si trovarono a combattere loro malgrado, forse sapendo che settant'anni dopo ci sarebbe anche stato chi li avrebbe accusati.
Ben altra storia quella della Resistenza, rispetto a quella di chi con un “dubbio” testamento ha continuato a disseminare lo stesso odio di allora, suscitando indignazione e raccapriccio, trovando e neanche tanto, solo la compassione di chi crede che la storia sia un passato ormai chiuso, ma che a ben vedere è ancora tanto presente.

22/10/13
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