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La “Statale” di Milano gremita contro la criminalità organizzata


Don Ciotti e Mario Draghi: le mafie frenano lo sviluppo civico ed economico


di Ermanno Bugamelli


La “Statale” di Milano contro l’avanzata delle mafie 
L’avanzata delle mafie nel Nord è oggi un fenomeno conclamato e inconfutabile, certificato dai fatti. Le operazioni di polizia e magistratura hanno subito una accelerazione senza precedenti negli ultimi anni. Solo dal luglio 2010 ai giorni scorsi, sono centinaia gli arresti operati dalle forze dell’ordine in Lombardia, Liguria, Piemonte, con ramificazioni d’inchiesta che hanno raggiunto Calabria, Sicilia, Campania, per propagarsi, all’inseguimento dell’onda di un crimine globale capace di azzerare le distanze, sino all’Australia, al Canada e al Sud America.
L’11 marzo scorso, l’Università Statale di Milano è stata teatro di un incontro organizzato dall’associazione “Libera contro le Mafie”, centrato sull’espansione mafiosa nel settentrione d’Italia. Si è trattato di un appuntamento al culmine di un percorso interuniversitario che ha coinvolto tutti e sette gli atenei del capoluogo lombardo. Un progetto teso ad elaborare una formazione sociale e scientifica atta a fornire un contrasto al fenomeno criminale in espansione. La risposta del pubblico è andata oltre ogni rosea previsione, e l’aula magna dell’ateneo era gremita in ogni angolo da un migliaio di convenuti. Nelle vesti di “padrone di casa”, il presidente di Libera Don Luigi Ciotti. Significativa la partecipazione al convegno di Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia.
I due relatori hanno dato vita ad un intenso dialogo a distanza.

 

 
 


Da Don Ciotti un appello all’impegno collettivo
Don Ciotti centra i suoi interventi sull’importanza della risposta civile che deve sopraggiungere da una società oggi troppo spesso passiva ed inerte al cospetto del manifesto dilagare di criminalità e corruzione. Partendo dal ricordare le parole di Paolo Borsellino che si appellava a tutte le forze sane del paese affinché non cadessero vittima di “perniciose illusioni”, nell’allentare la tensione e l’attenzione verso la lotta alla criminalità organizzata, ritenendo sconfitto il cancro sociale mafioso, il presidente di Libera affonda i colpi riportando passaggi della relazione della DNA (Direzione Nazionale Antimafia). Riferendosi alla Lombardia l’organismo si è pronunciato in termini di una autentica “colonizzazione” che il territorio sta subendo da parte delle forze criminali. Un attacco denunciato da molti anni da associazioni come Libera e da altri osservatori. Denunce non sempre accolte con l’adeguata attenzione da parte di istituzioni politiche a volte propense ad adagiarsi sugli allori di arresti celebri, e poco volenterose ad affondare lo sguardo sotto la luccicante superficie di un tessuto economico e sociale in realtà profondamente malato. Le impietose cifre riportate dalla Corte dei Conti che stima in circa 60 miliardi di euro l’ammontare annuo sottratto al circuito economico legale dalla corruzione a tutti i suoi stadi, sommate ai 130 miliardi (fonte “SOS Impresa”) della Mafia SPA nel suo insieme, costituiscono un fardello pesantissimo che grava sulle spalle del paese. I segnali importanti come quelli provenienti da Modena, dove si è stipulato un accordo da tutti gli ordini professionali che vigilerà sul regolare svolgimento delle professioni sul piano etico e legale, vanno replicati e rafforzati. La pena per coloro che lo infrangeranno, macchiandosi di collusione mafiosa o attività illecite, sarà l’espulsione dall’ordine di appartenenza.
Il peso delle decine di miliardi sottratti all’economia legale, viene secondo Don Ciotti accentuato in forma oramai insostenibile dalla lacerante presa d’atto di un folto corredo d’ingiustizie che tanti cittadini onesti devono sopportare ogni giorno. Lo Stato non può più rinviare una reale ed efficace opposizione morale e legislativa alla corruzione pubblica e al malaffare. La zona grigia denunciata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini inoltre, attorno alla quale si allineano e annidano imprenditori e politici collusi alla mafia, innalza una barriera di omertà diffusa che intralcia le inchieste, opprime la libera concorrenza nelle attività di ogni settore, scoraggia e deprime il bisogno di speranza quotidiano delle persone perbene.
Ed è a loro che si rivolge Don Ciotti nel suo appello conclusivo che invoca un risveglio collettivo delle coscienze: “Vogliamo più giustizia, vogliamo più trasparenza, vogliamo più libertà per tutti, ma noi dobbiamo fare la nostra parte. Vogliamo essere una spina propositiva. Il cambiamento ha bisogno di più da parte di ciascuno di noi. Questa è la speranza”. 

 
 

Le mafie frenano lo sviluppo e minano la democrazia
Le parole con cui Mario Draghi apre il suo intervento non lasciano spazio ad interpretazioni: “Contrastare le mafie, la presa che esse conservano al Sud, l'infiltrazione che tentano al Nord, serve a rinsaldare la fibra sociale del paese ma anche a togliere uno dei freni che rallentano il cammino della nostra economia”. Prendendo ad esempio la situazione di regioni come Puglia e Basilicata, territori fortemente colpiti dalla criminalità organizzata, ma in misura minore di altre realtà del Sud, Draghi evidenzia come il loro PIL avrebbe subito una decurtazione di circa 20 punti percentuali in trenta anni a causa del minor investimento da parte di privati. Non si contano gli imprenditori che scoraggiati dall’estorsione criminale o costretti alla fuga per l’assenza di una libera concorrenza, hanno deciso di investire altrove. La mafia dove regna conduce anche questo. Pur non uccidendo fisicamente, strangola l’economia di un territorio, privando i cittadini di opportunità di lavoro e sviluppo legali.
La crisi ancora in atto a distanza di tre anni accentua un attacco al sistema economico da parte dei gruppi mafiosi. Il settentrione d’Italia storicamente più ricco di aziende prospere che oggi come non mai accusano difficoltà per carenza di denaro contante, sente il peso di un fenomeno avviatosi da decenni da parte dei gruppi mafiosi.
Il Governatore della Banca d’Italia, supporta questo concetto riportando cifre relative a statistiche che certificano come l’estensione delle mafie al Nord cresca in misura esponenziale anno dopo anno cristallizzandosi in precise aree. Tra il 2004 ed il 2009, quattro su cinque denunce per reati collegati all’associazione mafiosa nel Nord del paese provengono dalle province di Milano, Bergamo e Brescia. La Lombardia costituisce quindi una autentica emergenza, ma è l’intero sistema democratico ad essere secondo Draghi, fortemente minacciato dalla combinazione di mafia e corruzione.
Il sistema finanziario sembra allinearsi ad una maggiore disciplina sul fronte dell’antiriciclaggio: se nel 2007 le segnalazioni di infrazione erano state 12.500, ben 37.000 sono giunte nel 2010. Meno scrupolosi appaiono al riguardo invece i liberi professionisti. Il bacino di possibili denunzianti tra notai, avvocati, commercialisti è nell’ordine di svariate centinaia di migliaia, ma nel 2010 sono giunte da questo fronte solo 233 denunce.
La distribuzione territoriale delle segnalazioni di operazioni sospette è in linea con le aree di reddito. Dalla Lombardia, regione da cui proviene il 20% del PIL del paese, giunge una pressoché identica percentuale di informazioni relative a criticità o infrazioni. Diversa è la situazione che emerge mutando l’angolo di osservazione: da regioni storicamente feudo delle associazioni criminali come Sicilia, Campania e Calabria, da cui provengono rispettivamente il 33, 27 e 16%  delle denunce per associazione mafiosa, giungono solo il 6, 12, e 2% delle notifiche antiriciclaggio. Risulta evidente come la morsa mafiosa su quelle aree, condizioni il flusso delle transazioni finanziarie e la libertà di scelta degli operatori.
L’impegno della Banca d’Italia al sostegno del mondo economico conclude Draghi, deve essere continuo e presente in ogni angolo del paese, affinché i clienti in difficoltà non cadano vittime dell’usura e dell’estorsione criminale, e vengano esortati a denunciare i comportamenti illeciti.

Alkemia, 24 marzo 2011

 

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