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Alla Tenda di Modena l’ultima inchiesta di Giovanni Tizian

Perché l’Emilia Romagna non sia terra “Senza Regole”(Mp3)

Di Ermanno Bugamelli.

 


Il 12 dicembre scorso La Tenda di Modena ha ospitato la presentazione del video-inchiesta “Senza Regole. L’avanzata criminale, economica e culturale nell’Emilia Romagna che resiste”, firmato da Giovanni Tizian cronista sotto scorta dal novembre del 2011, e dai colleghi Laura Galesi e Federico Lacche. Un lavoro prodotto da Coop. Voli Group e Libera Radio Voci contro le mafie e patrocinata da Legacoop Bologna e dalla Camera di Commercio sempre del capoluogo emiliano. Alla serata oltre agli autori Tizian e Lacche, ha partecipato Marco Imperato, Procuratore della Repubblica di Modena. L’iniziativa verrà replicata il 20 dicembre a San Cesario sul Panaro, e l’8 e 31 gennaio a Bomporto e Nonantola.


Suddivisa in sei episodi, l’indagine affronta l’impatto della criminalità organizzata sulla società emiliana. Magistrati, uomini delle forze dell’ordine, imprenditori, esponenti delle istituzioni, raccontano la quotidiana azione di contrasto ad un fenomeno che ha già compiuto il salto di qualità temuto. Le infiltrazioni segnalate da anni oggi sono mutate in vero radicamento. I clan si insediano nel tessuto sociale, operano in molti settori dell’economia, stringono contatti con politici locali come nel caso Serramazzoni, drogano le regole del mercato iniettando i sistemi violenti dell’usura e del racket.


Ma ancora più pericolose sono le società ed imprese che indossando l’abito dell’apparente legalità s’infiltrano sia negli appalti di opere ed edilizia pubblici con invitanti offerte al ribasso, o come testimoniato dalla vicenda del boss Ventrici a San Marino di Bentivoglio in provincia di Bologna, nel settore immobiliare privato; aggrediscono la ricostruzione post terremoto dove il numero di società entrate nella black list è salito già a 25; monopolizzano fette di mercato nel trasporto di merci su gomma in un paese dove l’80% della movimentazione nazionale corre su asfalto; conquistano spazi sempre più ampi nella distribuzione agroalimentare e nella ristorazione; attraverso l’alterazione software delle slot machine mirano ad accaparrarsi una ghiotta porzione di quei 100 miliardi annui che rendono il gioco d’azzardo legale la terza economia del paese, tanto da definire città come Reggio Emilia, Modena, Bologna, Rimini, distretti della Las Vegas Emiliana.


Clan dei Casalesi, ‘Ndrangheta, Mafia siciliana, nessun protagonista della criminalità organizzata nazionale manca all’appello. Tutti impegnati a trasformare il nostro territorio in una frontiera senza regole. E dove morde la crisi economica, le montagne di contante illecito a pronto uso di cui dispongono, divengono magli d’acciaio con cui sfondare le fragili mura di una cultura della legalità collettiva mai come ora stremata da decenni di esempi pubblici indecenti. E se lo Stato molla la presa in un simile contesto economico, il lavoro smarrisce il costituzionale valore di diritto acquisito, e in tanti cadono vittima di aziende in mano all’economia illegale.


L’Emilia Romagna sta resistendo, lo narrano i protagonisti, lo confermano le inchieste e gli strumenti messi in atto. Ma oltre le leggi e lo sforzo degli inquirenti, il dna di una terra antimafia necessita di una genetica avversione verso chiunque propone la strada più breve operando senza regole. Una cultura che si costruisce con l’educazione, con gli esempi positivi, risvegliando coscienze ed attenzione quotidiana, perché anche nella nostra regione oggi, i mafiosi o la loro cultura, possiamo incontrarli ovunque, sul lavoro, nella nostra banca di fiducia, nel negozio sotto casa, quali vicini della porta accanto.

AUDIO DELLA SERATA


Alkemia, 14 dicembre 2013


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