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Home1 » Le mafie » Tizian: Infiltrazioni mafiose nel post terremoto  

Giovanni Tizian a Nonantola
INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL POST TERREMOTO
di Ermanno Bugamelli


Occasione di approfondimento e formazione
Lo scorso 30 Novembre il Teatro Massimo Troisi di Nonantola ha ospitato un incontro con il cronista Giovanni Tizian sul tema “Infiltrazioni mafiose nel post terremoto”. Una serata organizzata con la collaborazione delle associazioni Libera, Pace&Solidarietà e i gruppi scout Agesci e Ranger, unitamente al patrocinio del comune di Nonantola.
Una sala non gremita era impreziosita da una altissima percentuale di giovani e studenti. Un contesto che ha suggerito alla conduttrice della serata, la giornalista di “Nostro Tempo” Mariapia Cavani, di improntare l’evento sia sull’approfondimento del pericolo delle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione, che ad una più larga formazione di base sulle dinamiche della criminalità organizzata e sulla terminologia tecnica utilizzata dagli addetti ai lavori.
Ne è scaturita una serata importante, dove i ragazzi oltre all’informazione sullo stato dell’arte, hanno beneficiato di una lezione sui meccanismi che regolano gli appalti ed i subappalti, sul significato dei termini come “Interdittiva e Certificazione Antimafia”, “White List”, “Chiamata Diretta”, “Carta Etica e Osservatorio sui liberi professionisti”.
Una lezione donata da Giovanni Tizian, tra i più brillanti e preparati professionisti del giornalismo d’inchiesta sulla materia, che da circa un anno vive sotto scorta.
Una occasione di approfondimento e formazione, che il giovane pubblico sembra aver colto in pieno a giudicare dalla lunga lista di domande giunte a Tizian in conclusione di serata.


Assalto criminale da km 0
Le forti preoccupazioni esternate dall’Assessore Regionale dell’Emilia Romagna alle Attività Produttive e all’Edilizia Giancarlo Muzzarelli, trovano conferma nelle parole del Procuratore Capo di Bologna Alfonso nel corso di una intervista del giornalista: “Segnali di gruppi che tentano di entrare nell'affare ci sono. L'esperienza insegna che laddove arrivano soldi pubblici le organizzazioni mafiose tentano di accaparrarsene una fetta. Lanciare l'allarme è necessario per mettere in guardia”. La presenza in regione di imprese nel settore edile e del movimento terra legate alle cosche è oramai ampiamente documentata prosegue Tizian. I finanziamenti stanziati da Governo Italiano e CE per la ricostruzione nei settori pubblico e privato si aggirano sui 6 miliardi di euro, e circa due e mezzo di questi saranno indirizzati alla demolizione, ristrutturazione e ricostruzione di edifici privati e condomini. Il terreno ideale su cui muoversi per le aziende di ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra radicate in zona da oltre un decennio.
Se nel post terremoto dell’Aquila, per impadronirsi gli appalti più ambiti la criminalità organizzata si mosse da Campania, Calabria e Sicilia come da Emilia Romagna e Lombardia, oggi la stessa azione può essere compiuta a km 0.
Realtà come l’asse Gualtieri, Brescello e Reggiolo, quest’ultimo tra i comuni più feriti dal sisma della provincia reggiana, autentico feudo ‘ndranghetista dei Grandi Alacri, così come le modenesi Cavezzo e Mirandola, seconda patria di numerose aziende riconducibili ai Casalesi, offrono un panorama inquietante delle trappole in cui amministrazioni pubbliche e privati possono cadere.
La testimonianza di Sandro Fogli Sindaco di Bastiglia (MO), intervenuto nel corso del dibattito è emblematica. L’efficienza emiliana, le necessità dei cittadini che si uniscono in un coro di “fate presto”, e le scarse disponibilità economiche di molti, inducono gli amministratori a percorrere ogni via per accelerare la ricostruzione e la ripresa economica. Ma la fretta è cattiva consigliera, e apre il fianco alle intrusioni di figure senza scrupoli che offrono servizi rapidi a prezzi stuzzicanti in cambio di nessuna trasparenza. Occorre calma quindi, e una attenta riflessione e analisi delle situazioni caso per caso.
L’Assessore Muzzarelli, denuncia come si siano già verificati numerosi tentativi d’intromissione da parte di sconosciuti personaggi che si presentano ad offrire prestazioni edili e di movimento terra e macerie con ribassi dell’oltre 80% sui prezzi di mercato. Offerte possibili solo grazie all’utilizzo di manodopera in nero e/o soggetta a caporalato.

L’antimafia della coscienza e della conoscenza

Tizian allargando lo sguardo, illustra come gli strumenti legislativi in possesso all’antimafia ci siano, ma necessitano di tempi tecnici lunghi per operare. Le interdittive antimafia e le white list possono costituire un filtro valido, in grado di fornire alle amministrazioni un elenco affidabile di fornitori d’opera a cui rivolgersi, ma per essere validate e utilizzate richiedono troppi mesi per il controllo incrociato dei dati. Operare in sicurezza comporta ritardi e non tutti sono disposti ad aspettare. Attraverso meccanismi come la “Chiamata diretta”, gli enti locali possono per importi bassi contattare direttamente il soggetto esecutore dei lavori, aprendo un canale dove l’azienda mafiosa entra in gioco eludendo le barriere e le certificazioni antimafia.
Se immaginiamo contesti come la Salerno-Reggio Calabria, l’Expo 2015 o una ricostruzione post terremoto, lo scenario si infittisce di una giungla di committenti e prestatori d’opera, che a loro volta si moltiplicano nella genesi dei subappalti. L’esperienza sul passato suggerisce la creazione di gruppi interforze che si occupano di criminalità organizzata, ed è quello che è successo a Bologna dove dopo lunga pressione del Procuratore Alfonso, è stata creata una unità con carabinieri, polizia e guardia di finanza che operano congiunti contro le infiltrazioni nella ricostruzione.
Le procure infatti rischiano spesso di cadere in confusione, in quanto soprattutto al Nord il confine tra legalità e criminalità e spesso sottile, specie quando il ruolo di anelli di giunzione è svolto da rispettati e insospettabili liberi professionisti. Le leggi servono ma la differenza la fanno gli uomini, con la loro onestà e coscienza conclude Tizian. Serve consapevolezza in ogni cittadino che può fare molto contro la criminalità organizzata. Può educare se stesso e quindi gli altri alla cultura della legalità, a non lasciarsi tentare da quotidiane scorciatoie individuali ma riflettere su quale impatto ogni sua scelta può determinare sulla collettività. Serve attribuire molta più importanza al proprio voto, alla scelta del proprio candidato che nella cabina elettorale si delega a determinare il futuro del paese. Occorre informarsi, conoscere, avere una visione ampia del proprio tempo e del contesto territoriale in cui si vive.
Bisogna costruire un paese che investa sulla cultura, sulla educazione, sulla ricerca, per garantire a tutti istruzione e conoscenza e quindi capacità di scelta e con essa la libertà, l’antidoto più efficace verso ogni espressione mafiosa.

 

 Giovanni Tizian  

Le domande del pubblico  

 

 


1 dicembre 2012

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