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EUROPA: VIA LIBERA ALLA PATATA OGM

di Enrico Gatti

Tra scienza ed opinione pubblica

AMFLORA, LA PATATA GENETICAMENTE MODIFICATA
Dopo un lungo procedimento durato 13 anni, la Commissione europea approva l’immissione in commercio della patata transgenica Amflora.
La richiesta di autorizzazione fu presentata, per la prima volta, nel mese di Agosto del 1996 dalla ditta tedesca BASF, ma con la moratoria sui prodotti geneticamente modificati (1998/2004) nessuna omologazione per le piante OGM venne concessa nell’UE in quegli anni. Il fascicolo ripresentato dalla  BASF nel 2003 conteneva le modifiche previste dalle nuove norme europee, e nel 2006 la commissione scientifica dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) dichiarò che la patata Amflora è sicura per l’uomo, gli animali e l’ambiente alla pari delle specie normalmente coltivate.
Dopo un lungo iter giuridico e la pubblicazione nel 2009 dell’ulteriore documento che conferma il parere favorevole dell’EFSA, la Commissione europea consente quest’anno la coltivazione della patata transgenica in tutta Europa.

COS’E’ LA PATATA AMFLORA
L’Amflora, scientificamente chiamata EH92-527-1, è una patata geneticamente modificata per la produzione di amilopectina pura. Derivata dalla cultivar Prevalent, la patata Amflora non è destinata al diretto consumo umano; la maggior presenza di amilopectina la rende infatti particolarmente adatta agli usi tecnici come, ad esempio, la fabbricazione della carta. Una parte dei sottoprodotti derivanti dall’estrazione dell’amido potranno essere utilizzati per la produzione di mangimi per animali. Gli scienziati dell’EFSA non escludono tuttavia il possibile sicuro utilizzo per l’alimentazione umana.

L’amido, normalmente presente nelle patate, è composto al 20 % da amilosio ed all’80% da amilopectina. Entrambe le molecole sono polimeri del glucosio, con la differenza che l’amilosio forma catene lineari mentre l’amilopectina ha una struttura ramificata.
Nella patata EH92-527-1 la produzione di amilosio è stata praticamente azzerata grazie all’introduzione di una copia invertita del gene codificante per l’enzima, già presente nelle specie attuali, che regola la sintesi dell’amilosio. Questa forma ‘ribaltata’ non funzionante del gene impedisce al vegetale di sintetizzare l’amilosio e garantisce l’aumento del rapporto amilopectina/amilosio.

Nello specifico, la tecnica Agrobacterium-mediated ha permesso l’inserimento del T-DNA derivante dal plasmide pHoxwG e contenente un frammento antisenso del gene gbss che codifica per la l’amido-sintasi. La trascrizione del costrutto antisenso non funzionante riduce i naturali livelli di amilosio contenuti nell’amido, alzando di conseguenza quelli dell’amilopectina. Il gene nptII presente nel T-DNA permette di selezionare le cellule fogliari trasformate conferendo la resistenza alla kanamicina.

INDAGINE DELL'E.F.S.A. SUI RISCHI DI AMFLORA
Quando si autorizzano prodotti vegetali transgenici, si devono sempre considerare tutti i rischi collegati alla coltivazione e al consumo derivanti dal loro utilizzo. Nella valutazione del rischio per la patata Amflora, l’EFSA (European Food Safety Authority) fa riferimento alla direttiva 2001/18/CE e al regolamento (EC) No 1829/2003. Le ricerche condotte hanno preso in esame: la natura molecolare del DNA inserito e la sua stabilità, l’eventuale presenza di nuove proteine che potrebbero agire da tossici o allergeni, la possibilità di trasferimento genico ad altri organismi (piante, batteri ecc.), le interazioni con l’ambiente attraverso un piano di monitoraggio.
Studi hanno dimostrato che fra le sequenze di DNA inserito, nessuna codifica per tossine o allergeni. L’unico gene completamente trascritto è l’nptII, ma i livelli della proteina rilevati nei tessuti sono molto bassi, con percentuali che si aggirano attorno allo 0,00082% nella polpa e allo 0,0006% nel tubero. Nell’amido la presenza di tale molecola è ancora inferiore, e non sufficiente per una rilevazione quantitativa. In aggiunta, il rischio associato alla proteina è considerato nullo in quanto viene rapidamente degradata dai succhi gastrici e non presenta effetti di tossicità orale (sia a breve che a lungo termine).
La stabilità dell’inserto è stata analizzata mediante propagazione vegetativa (per un periodo di tre anni); i cloni hanno mostrato tutti un’alta produzione di amilopectina e la non modificazione della sequenza inserita (stessi frammenti sono stati ottenuti mediante digestione con quattro enzimi di restrizione).
La patata Amflora è stata inoltre confrontata con la cultivar Prevalent: non sono state notate differenze morfologiche (fenotipiche) e di suscettibilità a erbicidi, parassiti, freddo ecc.
Chimicamente la patata OGM non presenta rilevanti differenze con la sua parente cultivar; gli unici cambiamenti segnalati riguardano un incremento dei livelli di zucchero (1,7g /100g in OGM contro i 1,2g/100g in cultivar) e vitamina C (67mg/100g in OGM vs 49mg/100g in cultivar).
L’EFSA ritiene estremamente basso il potenziale rischio di trasferimento genico, in particolare per il gene nptII e il frammento gbss, fra EH92-527-1 e le altre patate, anche selvatiche (con le quali si è esclusa la possibilità di incrocio).
Evento ancora più improbabile sarebbe il trasferimento orizzontale di geni in batteri; se anche questo avvenisse, non ci sarebbero comunque rischi effettivi per l’uomo.
Infine il monitoraggio in campo, è importante per osservare il comportamento della pianta durante la coltivazione, in particolare per valutare la stabilità dell’inserto e delle caratteristiche fenotipiche. In altre parole è usato per identificare, se presenti, effetti avversi che potrebbero non essere emersi durante la caratterizzazione del rischio. Le prove non hanno fornito nuovi dati e hanno confermato la sicurezza della patata.

07/04/10

 

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