martedì 19 febbraio 2019   
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STANNO UCCIDENDO I DELFINI!
di Luca Biondi

 

Non vivo in riva al mare,
non ho navigato sugli oceani,

non ho mai nuotato insieme ai delfini,

non ne ho mai toccato uno,

non sono io che ho scoperto questa grave e inaccettabile ingiustizia,

ma sono io, come potreste essere tutti voi,

a diffondere e ad amplificare questo messaggio tra le genti del mondo:

DOBBIAMO PROTEGGERE LE BALENE E I DELFINI, ORA!

Alcune sere fa ero seduto sul divano intento a guardare la televisione con la mia famiglia, mentre sull’altro canale stava per cominciare un documentario sulla situazione dei delfini e delle balene. Questo documentario s’intitolava “The Cove” ed è uno dei più completi e commuoventi reportages dedicati alla denuncia delle crudeltà dell’Uomo perpetrate sugli animali. Erano le nove e stava per iniziare il documentario, ma nessuno aveva il coraggio di cambiare canale. Dopo aver visto solo alcune scene del promo, pur non confessandolo, sapevo che avremmo dovuto assistere non solo alle barbarie di alcuni pescatori intenti ad uccidere degli innocui e inermi delfini ma provare anche un profondo disgusto per gli orribili crimini che la specie umana sta infliggendo alla natura. Ignorare il problema non cambierà certo le cose e per questo è necessario che guardiate il documentario. Questa è la storia dei delfini, gli animali più intelligenti del mondo, secondi solo agli uomini, dai quali però si distinguono per il fatto di non essere in grado di compiere cattiverie.

Chi di noi almeno una volta nella propria vita non ha assistito, dal vivo o in televisione, ad uno spettacolo con i delfini? In molte località turistiche esistono dei delfinari in cui confluiscono migliaia di spettatori per vedere le acrobazie e i stupendi giochi d’acqua di questi grandi nuotatori. Durante gli spettacoli sembra proprio che gli animali siano a loro agio, che si divertano e, per quanto riguarda i delfini, addirittura che “sorridano”. Ebbene, ciò è falso! Anche se i delfini stanno al gioco, in realtà sono stressati, affaticati e infelici. Spesso, alla fine degli spettacoli, molti esemplari muoiono per complicazioni cardiocircolatorie: sono infatti sottoposti a stress e ad affaticamenti eccessivi. Inoltre, avendo loro un delicato e sensibilissimo apparato uditivo, durante gli spettacoli, sono letteralmente assordati dagli schiamazzi degli spettatori e degli altoparlanti che li incitano a compiere le prodezze che li hanno resi famosi. Devono continuare ad accettare tutto questo per evitare rimbrotti o punizioni. Più che di punizioni corporali si tratta di un rapporto con l’uomo non equilibrato. Gli addestratori infatti utilizzano una tecnica di ammaestramento tutta basata sull’imposizione di regole attraverso un linguaggio gestuale estraneo alla natura dei delfini. Essi usano la vista solo in parte, mentre il loro senso più sviluppato è l’udito. Dal momento della cattura in mare, alla loro eventuale liberazione, si devono piegare al volere degli umani e accettare le loro imposizioni affinché si possa trarne vantaggi economici nei delfinari di tutto il mondo. Abbiamo la presunzione di insegnare a questi delfini giochetti, mentre la loro intelligenza auspicherebbe che fossimo pronti a “ricevere” da loro. Noi non solo non capiamo cosa dicono, ma neppure ci sforziamo minimamente per comprenderli!
Come possiamo dimenticare che molti salvataggi in mare sono stati effettuati proprio da loro? I delfini infatti sono gli unici animali che comprendono le situazioni di pericolo e quando sono presenti, intervengono per portare soccorso. Molti marinai in difficoltà raccontano di essere stati trascinati verso riva dai delfini, e un surfista accerchiato da uno squalo racconta di essere stato salvato da un delfino che ha messo in fuga il suo aggressore. Dobbiamo iniziare a chiederci cosa  pensano anche gli altri abitanti della Terra. Noi, abbiamo l’intelligenza per farlo, ci manca solo la sensibilità.

Il primo a chiederselo è stato Richard O’Barry, l’addestratore di Flipper, un delfino (in realtà quattro esemplari diversi) che ha fatto storia comparendo più volte in televisione nell’omonimo telefilm. Questo signore di circa sessanta anni è stato uno dei più bravi addestratori di delfini e ha contribuito al notevole successo che hanno avuto negli anni i delfinari. Nel documentario egli confessa che quando era più giovane la sua preoccupazione principale era quella di comprare auto sportive e diventare ricco, ma che dopo aver visto morire un delfino tra le sue braccia ha cominciato a porsi delle domande e ha cambiato pensiero su quello che stava facendo, sia pur in buona fede. Ma le ingiustizie che stiamo commettendo nei delfinari sono nulla rispetto a quello che sta succedendo in Giappone, più precisamente nella baia di Taiji. Qui c’è una piccola città di villeggiatura tutta dedicata ai delfini e alle balene. Ma c’è un problema: non solo esistono diversi delfinari, ma la il delfino viene venduto e mangiato da abitanti e turisti negli stessi delfinari, dopo aver assistito agli spettacoli!

Quest’abitudine di mangiare carne di delfino per fortuna è limitata solo in certe zone del Giappone, mentre nelle grandi città, come Tokio od Osaka, tutte le persone intervistate si sono indignate e sono ignare di quello che succede nella baia di Taiji.
Se il delfino è un animale amorevole non lo è altrettanto la sua carne. Al contrario è tossica.
Il delfino, un animale di grosse dimensioni, occupa una posizione elevata nella catena alimentare. Si nutre di pesci che a loro volta hanno mangiato pesci più piccoli, fino al plancton, definito anche “filtro vivente”. Proprio per questo, a causa dell’inquinamento del mare e degli oceani, i delfini assumono nella loro dieta enormi quantità di sostanze inquinanti, già presenti nei pesci con cui si alimentano. La quantità di mercurio presente in un delfino è di gran lunga superiore a quella presente in una sardina o in un luccio. Pensare di mangiare un filetto di delfino significa avvelenarsi, in quanto il mercurio, purtroppo presente nell’acqua, provoca gravi e irreversibili danni neurologici. Nelle mense scolastiche di alcune località giapponesi il delfino è servito anche ai bambini, già educati per portare avanti questa malsana tradizione. Alcuni consiglieri comunali di Taiji però, in seguito ai rapporti di autorità mediche indipendenti e dopo aver parlato con lo stesso Richard O’Barry, sono insorti e l'hanno fatto abolire dai menù della scuola elementare. Ma il problema rimane poichè in tutto il Giappone il delfino è proposto nei supermercati con l’etichetta “Carne di balena”, ritenuta accettabile dalla cultura alimentare nipponica. C’è ancora molto da fare prima che questi grandi mammiferi vengano rispettati e compresi. I pescatori di Taiji, intervistati hanno risposto in modo scanzonato: “E voi occidentali non mangiate i maiali e le vacche?”. Ma che esempio è questo? Uccidere dei delfini non ha senso, la loro carne è inquinata e già questo basterebbe. Si dovrebbe invece, cercare di trovare delle cure all’avvelenamento da mercurio o quantomeno dei rimedi per porre fine all’inquinamento dei mari!

Il signor O’Barry, durante le sue indagini in questi ultimi anni, ha scoperto che il Giappone sta cercando di ribaltare importanti decisioni in tema di difesa ambientale cercando nuovi partner tra i piccoli paesi in difficoltà economica. Essendo membro dell’IWC (International Whaling Commission), recluta paesi in bancarotta proponendo aiuti finanziari in cambio di voti favorevoli alle sue assurde proposte, come quella in cui si giustificava la pesca delle balene in quanto  sarebbero responsabili dell’impoverimento dei banchi di pesci negli oceani. Peccato che le balene si nutrono esclusivamente di krill, piccoli crostacei e placton! Però è stata ugualmente votata a favore da Saint Kitts e Nevis, Dominica, Antigua e Barbadua, Saint Lucia e Grenada. Mentre, recentemente, sono stati “assoldati” anche altri altri paesi come: Camerun, Cambogia, Ecuador, Eritrea, Guinea-Bissau, Kiribati, Laos e Isole Marshall.
O’Barry è quindi andato a parlare con i delegati di questi piccoli paesi del terzo mondo e costoro non sapevano dare alcuna motivazione convincente alle loro scelte. Nessuno di loro era un esperto in cetacei.
In quel documentario ho visto centinaia di delfini essere trafitti dalle lance; ho visto piccoli di delfino scappare  terrorizzati per poi annegare e ho visto l’acqua dell’oceano intingersi di rosso, il rosso del sangue. E’ una scena straziante che si ripete ogni anno, da troppi anni e tutto ciò non può essere considerato l’applicazione del libero arbitrio: questo è un olocausto, lo sterminio sistematico dei delfini! Questa è la prova: non siamo degni di autodefinirci la “specie più intelligente” del  pianeta. Siamo piuttosto, la più malvagia!


Se desideri approfondire l'argomento:
Documentario “The Cove” di Richard O’Barry;
www.TakePart.com/TheCove
www.opsociety.org
www.savejapandolphins.org

E non dimenticare: boicotta i delfinari, veri lager per i nostri amici delfini.
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