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Medio Oriente » Attacco a Gaza 2012 -  

 


 

GAZA: TREGUA DALLE ORE 20,00 DEL 21/11/2012

I dettagli dell'accordo tra Israele e Hamas:

- Israele fermerà l'operazione militare contro Gaza e tutti gli attacchi da terra, mare e cielo comprese le incursioni ai confini e omicidi mirati;

- Le fazioni palestinesi fermeranno le aggressioni da Gaza, inclusi lancio di razzi e attacchi ai confini;

- Tutti i valichi saranno aperti da 24 ore dopo il cessate il fuoco, riducendo le limitazioni nel passaggio di beni e persone da e per Gaza:

- L'Egitto sarà garante del rispetto dei termini del cessate il fuoco.

(traduzione di Nena NewsAgency)


 

OPERAZIONE “PILLAR OF CLOUDS”
(COLONNA DI NUVOLE)
GAZA SOTTO ASSEDIO


di Mirca Garuti

Sta succedendo di nuovo! Gaza è di nuovo sotto assedio. L’incubo di “Piombo Fuso” è alle porte.
Sembra impossibile, ma è tutto vero. Come al solito, i titoli dei giornali e le televisioni riportano il dolore, la paura, lo sdegno della popolazione israeliana colpita dai razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. Arriva solo la notizia dell’uccisione di tre civili israeliani, due giovani donne ed un uomo,  a Kyriat Malachi, 25 chilometri a nord di Gaza. Il missile che ha centrato la casa è stato lanciato dopo che un missile israeliano, con una perfetta operazione mirata, aveva ucciso il capo militare di Hamas Ahmed Al-Jabari,  mentre guidava la sua automobile in una strada di Gaza.

Sul quotidiano “Libero” di oggi, 16 novembre, è apparso un articolo di Maria Giovanna Maglie con il titolo “Israele è sotto attacco: fa benissimo a sparare”, nel quale afferma che Israele ha risposto  “dopo che per settimane e settimane i missili di Gaza sono caduti sui suoi cittadini a centinaia”. Continua così: “Immaginatevi di abitare al confine con la Svizzera, a Como, e che da oltre confine vi bombardino ogni giorno. Non reagite, continuate a subire, non proteggete gli abitanti?... Israele è un piccolo Stato e un grande Paese, vive circondato e assediato, è il nostro avamposto occidentale in terra ostile, ha un esercito e una intelligence adeguati alla bisogna e al rischio che corre…”

Strano modo di commentare i fatti, ad essere assediati e costretti a vivere in una prigione a cielo aperto, sono i palestinesi, non gli israeliani! E’ il popolo palestinese che si trova sotto occupazione e che ha il Diritto di difendersi e di ribellarsi all’occupante israeliano.

I Gazawi non possiedono le stesse armi degli israeliani, hanno solo i razzi e le pietre. Non possiedono i bunker per proteggersi, mentre la popolazione israeliana ha un rifugio in ogni casa. Eppure è Israele che si deve proteggere e tutti lo gridano e chiedono la fine delle incursioni da Gaza verso Israele e non il contrario.
Il Ministro italiano degli Esteri Giulio Terzi si dice molto preoccupato per “questo contesto di forte tensione” generato dal lancio di “missili qassam con seri rischi per la popolazione”, quella israeliana,  s’intende! La diplomazia italiana si affida al ruolo moderatore dell’Egitto. La reazione di Terzi è la prima reazione ufficiale del governo italiano, dopotutto la “sicurezza di Israele” è una delle priorità dell’agenda Monti.

Israele non ha risposto solo ora al lancio dei missili da Gaza, ma lo fa di continuo, anche senza scusanti. Non ne ha bisogno perché il mondo occidentale lo assolve sempre.
Se prendiamo le varie notizie, a partire per esempio dal mese di giugno 2012, relative ai movimenti israeliani verso la Striscia di Gaza, possiamo ben comprendere la terribile situazione in cui vive Gaza, un milione e mezzo di persone assoggettate ad un selvaggio terrore continuo. Gli accordi di Oslo nel 1993 hanno decretato Gaza e la Cisgiordania due singole entità territoriali e, da allora, Israele e gli Stati Uniti hanno iniziato il loro programma per separarli completamente.

I Gazawi sono stati oggetto di una punizione crudele. Israele e gli Stati Uniti hanno deciso di punirli, come sostiene Noam Chomsky, in un suo documento redatto dopo aver visitato Gaza dal 25 al 30 ottobre scorso, per aver votato “nel modo sbagliato” per Hamas nel 2006 alle prime elezioni del mondo arabo. Puniti per aver fermato, un anno dopo, il colpo di stato preparato dagli Stati Uniti per instaurare l’ordine e la sicurezza d’Israele. Questo però ha portato all’intensificazione degli attacchi militari israeliani, raggiungendo l’apice a fine dicembre 2008 e gennaio 2009, con l’operazione “Piombo Fuso”. Da allora si continua  con la chiusura dei confini, un estenuante embargo e bloccando tutti i tentativi da parte di molti attivisti internazionali di arrivare a Gaza per tentare di rompere questo lungo ed illegale assedio. (vedi Alkemia alla Gaza Freedom March).

La cronaca di guerra “omessa” a Gaza di questi ultimi mesi:
03- 04 giugno 2012  – l’aviazione israeliana ha colpito diverse aeree nella Striscia: una casa abitata nel campo profughi di Nuseirat (7 persone ferite fra cui 4 bambini), tre aree disabitate, una fattoria a Khan Younis e a Beit Lahia, una fattoria che produce formaggi nell’area di Zaitoun.
Gli  israeliani hanno comunicato di aver colpito obiettivi militari. Molti media internazionali hanno riportato questa dichiarazione. La verità è un’altra. La verità è fatta di case civili ridotte in macerie, di soffitti crollati di notte, di famiglie ridotte in povertà, di bambini spaventati e feriti.

23 giugno 2012  – sesto giorno di attacchi israeliani su Gaza, sale a 16 il numero dei morti, fra cui un bimbo Ali Moutaz Al Shawaf  di 5 anni e mezzo, e più di 60 sono i feriti.

27-28 agosto 2012  – attacco israeliano su Gaza: l’aviazione ha bombardato diversi siti di Hamas e della resistenza palestinese ed inoltre carri armati hanno fatto irruzione nel campo di Al Burej. Israele ha dichiarato di aver colpito questi siti in risposta ad alcuni missili lanciati qualche giorno prima da Gaza verso il sud di Israele. Questi missili non provocano danni e, in questo caso, sono stati lanciati da gruppi di salafiti . Il bollettino degli attacchi: 7 feriti.

19-20 settembre 2012 - l’aviazione israeliana ha attaccato il sud di Gaza, nella zona ad est di Rafah: due cittadini sono morti ed un terzo è clinicamente morto. Le vittime sono l’ufficiale Ashraf Saleh Abu Marana, 33 anni e l’assistente Anis Abu Enein, 36 anni , entrambi lavoravano per il Ministero degli Interni e della Sicurezza al confine di Rafah. Il terzo Nedal Nasrallah è ricoverato all’ospedale. Successivamente all’attacco, i droni hanno continuato a sorvolare durante la notte su tutta la Striscia di Gaza.

30 settembre 2012 – la resistenza palestinese risponde alle aggressioni. Le Brigate del martire Abu Ali Mustafa hanno dichiarato di aver attaccato una torre militare israeliana sul confine a nord-est di Beit Lahia con un ordigno esplosivo. Le brigate rivendicano il diritto alla resistenza contro l’occupazione. La resistenza ha colpito una delle torri da cui gli israeliani hanno fatto irruzione in territorio palestinese due giorni prima, sparando sui pescatori ed uccidendo il giovane pescatore Fahmy Abu Ryash di 23 anni con proiettili “ad espansione” o “dum dum” (proiettile che, in una convenzione internazionale, ritenendolo troppo barbaro, ne era stato limitato il suo uso nelle guerre, ad eccezione dell’impiego verso le bestie e nei movimenti coloniali)
07-08 ottobre 2012 – raid aereo israeliano sul campo profughi “Brazil” a sud di Gaza: 1 morto e 9 persone ferite, di cui 5 bambini, una madre Sabrin Hussein Al Magossi di 23 anni con una figlia di un mese e un figlio di 2 anni e mezzo.
Sono state anche colpite due moschee. Il 07 ottobre,  4 pescatori sono stati arrestati dalla marina militare israeliana mentre si trovavano a circa 2,5 miglia dalle coste di Beit Lahia a nord di Gaza.
I pescatori sono stati rilasciati ma non hanno riavuto la barca.
Israele ha imposto un limite illegale di 3 miglia entro cui i pescatori di Gaza possono pescare. Gli accordi israelo-palestinesi di Jericho del 1994 concedevano loro 20 miglia nautiche dalla costa. La stessa Marina Militare non rispetta questo limite che Israele ha imposto illegalmente, arrivando anche a poche centinaia di metri dalla costa, impedendo del tutto ai pescatori di pescare.

12-13 ottobre 2012 – raids aerei israeliani: sono stati colpiti spazi disabitati nei campi profughi di Al Bureij e Nuseirat e un sito della resistenza a nord di Gaza city. E’ stato danneggiato l’asilo di Um Al-Nasser. Un’esplosione ha ucciso due uomini in motocicletta in Massoud Street in Jabalia, a nord di Gaza. Il primo uomo è morto sul colpo, Ashraf Sabbaa, arrivato senza testa all’ospedale. Il secondo Hesham Ali Su’eidani è morto successivamente all’ospedale.

22 ottobre 2012 – raid aerei a nord della Striscia: 2 morti della resistenza palestinese e 4  feriti.

08-11 novembre 2012 – nuova offensiva militare israeliana: l’esercito ha bombardato con colpi di artiglieria pesante molti punti della Striscia: 7 persone uccise, tra cui 3 bambini, ed almeno 50 feriti, tra cui donne e una decina di ragazzi e bambini. Giovedì 8 novembre, un proiettile ha colpito all’addome, uccidendolo un bambino di 13 anni, Ahmed Younis Abu Daqqa. E’ stato ucciso da colpi sparati da mezzi corazzati israeliani durante un’incursione nel villaggio di Abassan, a sud della Striscia. Ahmed stava giocando con i suoi amici a pallone vicino alla sua abitazione. Ahmed era tifoso del Real Madrid ed ora la maglietta dei Galacticos madrileni sporca di sangue giace sul suo lettino vuoto. Sabato 10 novembre l’esercito ha sparato colpendo alcuni bambini palestinesi che giocavano a pallone in Shijaia, quartiere est di Gaza city. Due ragazzi sono stati uccisi: Mohammed Ussama Hassan Harara di 16 e Ahmed Mustafa Khaled Harara di 17 anni. L’esercito ha poi sparato altri colpi, uccidendo altre due persone: Ahmed Kamel Ad-Dirdissawi  di 18 e Matar Emad Abdul Rahman di 19 anni.

Domenica 11 novembre, aerei israeliani hanno colpito ed ucciso due membri della resistenza palestinese, Mohammed Obaid, 20 anni, il cui corpo è arrivato in pezzi all’ospedale e Mohammed Said Shkoukani, 18 anni.  Lo Shifa hospital ha ricevuto in tutto circa 40 feriti.
E’ stata una giornata di scontri, una delle più cruenti degli ultimi mesi al confine tra Gaza e Israele. Israele afferma di aver centrato obiettivi di Hamas e di aver reagito al lancio di un razzo contro una jeep militare.
L’aumento delle violenze giunge vicino alla preparazione delle elezioni israeliane del 22 gennaio prossimo. Il premier Netanyahu, alla riunione domenicale del Consiglio dei ministri, ha dichiarato: “Il mondo deve capire che Israele non starà senza far nulla mentre cercano di attaccarci. Siamo preparati ad ampliare la nostra risposta”.

14 novembre 2012 – “Operazione Pillar of Clouds” : missili al centro della città, è stato ucciso Ahmed Jaabari, comandante militare di Hamas. Un inferno di esplosioni, di urla, di terrore.
I dati dello Shifa hospital: 50 feriti, la maggior parte donne, bambini e persone anziane, 5 persone morte, tra cui un bambino di 11 mesi, una bambina di 7 anni ed una ragazza di 19.
Gli attacchi aerei continuano minuto dopo minuto. Israele andrà avanti fino a quando Hamas non capirà. Il numero dei morti palestinesi è salito a 46 e siamo al quarto giorno di bombardamenti sulla Striscia di Gaza.

Una parte della società civile europea ed internazionale si sta muovendo con manifestazioni e dichiarazioni per cercare di fermare questo ulteriore atto criminale nei confronti del popolo palestinese, con la speranza di riuscire a togliere quella benda sugli occhi che rende molti occidentali ciechi di fronte alla verità.

(Fonte: blog di Oliva di Rosa Schiano, corrispondente da Gaza)

Sotto le bombe: La voce di Rosa Schiano (da:youmedia.fanpage.it)

 

Intervista a Michele Giorgio a Radio 24


Per approfondimenti:

“Diretta da Gaza” da Nena news

Blog di Oliva

Ennesima aggressione a Gaza di Cinzia Nachira

Dichiarazione di Gilad Sharon

Manifestazione a Modena con foto – VIDEO - volantino

Comunicato Mezzaluna Rossa Palestinese

Documento di Noam Chomscky

Mail della volontaria Adriana presente a Gaza

Cloud Pillar su Gaza? di Pax Christi Italia

Con i Palestinesi, contro l'indifferenza e le complicità di M. Musolino

Bombardamenti su Gaza  di Alessandro Fontanesi

Report e VIDEO dei cooperanti italiani a Gaza

Testimonianza di un parrocco italiano 


 

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