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Medio Oriente » Basta embargo  


BASTA EMBARGO CONTRO GAZA!
di Mirca Garuti


Modena, sabato 5 giugno  è stata attraversata da una manifestazione di massa in solidarietà con la Palestina, per il diritto all’autodeterminazione, per la liberazione dei pacifisti e per la fine dell’ignobile embargo contro Gaza.
                                                      

  

 

   


L’azione contro la Freedom Flotilla, svolta in acque internazionali, ha causato, ufficialmente, la morte di 9 persone ed il ferimento di altre 45, tra cui alcuni in modo molto grave. Le otto navi della flotta che trasportavano materiali di costruzione, scolastici, generatori, impianti fotovoltaici, medicinali e beni di prima necessità, sono stati sequestrati ed i 750 attivisti, arrestati.
La notizia dell’attacco è stata immediata, come la reazione nei territori occupati, nelle regioni dei paesi arabi, in Europa e nel resto del mondo. Le Tv, i siti web, i giornali hanno riempito spazi, prime pagine con il racconto di quanto accaduto cercando, con le prime analisi dei fatti, di capire cosa, come e il perché di tutto questo.
Ci troviamo di fronte  all’ennesimo atto di terrorismo del governo israeliano.
Israele, come sua prima risposta,  giustifica l’accaduto come “legittima difesa”e così, i pacifisti, messi sotto accusa, sono diventati “Provocatori” e la flotta “la nave del terrore e dell’odio”.
La reazione dell’Onu è stata molto cauta. Dopo una riunione durata più di dieci ore, ha rilasciato solo una dichiarazione formale con la quale condanna gli atti sfociati nella perdita di vite umane, chiede il rilascio dei civili e l’apertura di un’indagine “rapida, imparziale, credibile e trasparente”(ma non internazionale).  Anche, però, tutta l’indignazione mostrata in questi giorni da parte dei governi occidentali e di quelli arabi non si è tradotta, alla fine,  in nulla di concreto. Nessuno propone di rompere gli accordi di cooperazione economica o militare con il governo Netanyahu. È un’indignazione volta a calmare le rispettive opinioni pubbliche e nella quale l’Italia, nonostante la presenza di suoi sei cittadini coinvolti nella Flotilla, assieme agli Stati Uniti e Olanda, ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che chiedeva di “inviare una missione internazionale per indagare su violazioni delle leggi internazionali”. Il Ministro degli Affari Esteri italiano Franco Frattini ha spiegato questo NO affermando che “Israele è uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un’inchiesta credibile e indipendente”.
In Italia, come nel resto del mondo, soltanto la crescita di una mobilitazione di massa potrà aiutare il popolo palestinese.
Così è stato: tantissime persone, spontaneamente, sono scese in piazza in tante città, paesi, per protestare contro l’impunità in cui si avvolge Israele! Manifestazioni che, a volte, sono state attraversate da violenze da parte di polizia o da semplici cittadini al grido di “Viva Israele!”.
 

    


E’ successo a Qalandiya, posto di blocco che divide Ramallah da Gerusalemme, una giovane artista americana, Emily Henochowicz, durante la manifestazione, subito dopo l’attacco israeliano alla Freedom Flotilla, è stata colpita in pieno volto da un candelotto di gas lacrimogeno sparato dalla polizia israeliana. Ha subito l’asportazione del bulbo oculare ed altre fratture al viso.
L’indagine interna (sempre e solo quella!) ha accertato che è stato solo un incidente: il candelotto ha colpito prima il muro e, poi di rimbalzo, il viso di Emily.
Sembra, invece, che la guardia di frontiera israeliana abbia sparato in successione tre candelotti ad alta velocità mirando ai manifestanti, Emily era solo ad una quindicina di metri di distanza dalla polizia, quindi, l’impatto è stato molto forte. Un attivista israeliano ha dichiarato che, in questi casi, il gas lacrimogeno dovrebbe essere sparato con una traiettoria di 60 gradi, ma, spesso non succede e, l’esercito spara sui dimostranti a distanza ravvicinata.

A Roma, invece, al termine della manifestazione di venerdì 4 giugno, un ragazzo ed una ragazza,  mentre tornavano a casa, hanno subito un’aggressione, un pestaggio in piena regola,  da quattro ragazzini in motorino. Dieci secondi di terrore, di rabbia, e poi, con il grido “Forza Israele”, tutto finito! Aspettano di colpire due persone isolate, tranquille, non vanno dentro il corteo a confrontarsi con gli organizzatori o con i militanti, no, sarebbe troppo difficile!

Anche le notizie apparse sui giornali sono state, a volte, molto pesanti e molto lontane dalla verità.

 


Il titolo migliore va al “Giornale” con il commento di Vittorio Feltri “Israele ha fatto bene a sparare, Dieci morti tra gli amici dei terroristi”, oppure l’articolo che porta la firma di Fiamma Nirenstein : "Dieci morti per una verità capovolta" All’articolo della Nirenstein risponde Miriam Marino, scrittrice ed attivista per i diritti umani:
“Rovesciamento della verità , bugie, sono tutti strumenti usati dalla Nirestein in modo eccellente nella sua fervente propaganda per una causa persa. Gli argomenti sono quelli del ladro incallito che accusa gli altri di rubare. Secondo lei a Jenin non fu fatta strage, il piccolo Mohamed Al Dura si sarebbe assassinato da solo e i pacifisti turchi avrebbero provocato le teste di cuoio che hanno fatto l'arrembaggio piratesco in acque internazionali. I civili per lei sono “guerrieri di prima fila”e perciò è giusto ucciderli. La serie di vomitevoli stupidaggini che elenca l'articolo è tale da richiedere un rotolo di scottex, mi soffermerò su alcune perle: siccome la striscia di Gaza è dominata da Hamas che a suo dire perseguita i cristiani, (i quali sono andati via per sfuggire alla vita impossibile sotto occupazione e non ad Hamas) e che condanna a morte tutti gli ebrei (ma pare che non abbia eseguito la condanna visto che gli ebrei ci sono ancora) che usa bambini, edifici allo scopo di combattere l'occidente intero (siamo ancora all'aberrante dottrina dello “scontro di civiltà”) e così abbiamo anche giustificato il crimine di “Piombo fuso” si sa, a Gaza case, scuole, ospedali,bambini, non esistono di per se, ma per essere usati da Hamas di modo che Israele li bombardi. Il piccolo particolare che a Gaza c'è un milione e mezzo di persone, la metà  bambini e minori, oltre Hamas, non sfiora la mente dell'illuminata articolista.
Da tempo sono disgustata dagli articoli della Nirestein fin dagli anni della seconda Intifada, quando occupava la prima pagina di “Shalom” il giornale nazionale ebraico con articoli pieni di ipocrite e velenose menzogne. Come  donna e come ebrea non posso accettare e tollerare un simile disprezzo per la verità , per ogni criterio di legalità e di giustizia.”


Nell’agosto 2005 il governo israeliano inizia il ritiro dei coloni israeliani dalla Striscia di Gaza. Le scene che ritraggono le forze militari mobilitate per smantellare gli insediamenti illegali fanno il giro del mondo. Viene solo sottolineata la sofferenza ed il sacrificio dei coloni costretti ad andarsene. In realtà questo “ritiro” non è altro che un trasferimento da Gaza alla  Cisgiordania in alloggi aggiuntivi o in nuovi insediamenti, ma soprattutto, è che i Palestinesi non hanno, in realtà,  nessuna sovranità nella Striscia. Israele mantiene, infatti, il controllo su tutti gli accessi via mare, terra e cielo. Gaza era ed è una prigione isolata e violata. Questo “ritiro” è stata una mossa vincente per Israele, per vari motivi: mantenere quelle colonie era diventato troppo oneroso, attaccare, ora, la Striscia diventava più facile, in quanto non esistevano più ostacoli ed infine il premier israeliano Sharon aveva ottenuto il plauso della comunità internazionale per la sua umanità.
A fine gennaio 2006 a Gaza, come in Cisgiordania e Gerusalemme Est, ci sono le elezioni politiche.
Hamas vince a Gaza. “Il popolo palestinese è stanco dell’incompetenza di Fatah e della corruzione endemica che lo corrode. Se la corruzione esisteva fin dai tempi di Arafat, questa era controbilanciata, per così dire, dall’esistenza di una linea politica pressappoco coerente. Con la morte del presidente dell’Olp e dell’Autorità Palestinese, di Fatah  non resta che la corruzione, o quasi.”(Michel Warschawskj in Programmare il Disastro, genn.2009).
Gaza è attaccata ripetutamente: estate 2006(“Pioggia Estiva”febbraio 2008 (“Inverno Caldo”) ed infine  dicembre 2008/gennaio 2009 (“Piombo Fuso”).


Sono molteplici le violazioni del diritto internazionale che Israele ha commesso nell’ultima operazione “Piombo Fuso” denunciate da varie indagini indipendenti e dal rapporto Onu “Goldstone”. Prima di tutto c’è l’embargo, un piano di isolamento economico e politico imposto da Istraele alla Striscia di Gaza, da molto tempo: limitazione di beni che possono entrare a Gaza, il taglio al rifornimento di energia elettrica ed acqua e la chiusura dei confini per persone e cose. Israele, vincolato dalla Quarta Convenzione di Ginevra, dovrebbe assicurare una adeguata distribuzione di cibo ed attrezzature sanitarie per andare incontro ai bisogni della popolazione.
L’esercito israeliano ha poi deliberatamente attaccato la popolazione civile,  rifiutando, spesso, anche il legittimo permesso di evacuare i feriti o l’accesso alle ambulanze. Ha usato armi improprie, come il fosforo bianco ed i missili flechettes. Ha distrutto infrastrutture industriali, fabbriche alimentari, impianti idrici, sistema fognario ed abitazioni ( es. attacco al Mulino “Al Bader”, l’unico funzionante all’interno della Striscia, all’azienda di allevamento polli, che forniva più del 10% del mercato di uova, al complesso”Namar Wells di Jabalya” composto da due pozzi, sistema di pompaggio, generatore e deposito carburante).  Tutti questi non erano obiettivi militari, ma, erano indispensabili per il sostentamento della popolazione, così come per le abitazioni. E’ stato dunque violato il diritto, per le famiglie colpite dalle distruzione, ad una residenza adeguata. E continua il divieto assoluto di introdurre cemento per la ricostruzione, in quanto, Israele teme che possa servire alla costruzione di nuovi bunker usati da Hamas. Inoltre, civili palestinesi  sono stati usati come scudo umano, sono stati incarcerati, per un lungo periodo, senza aver commesso nessun reato e sono stati oggetto di  rappresaglie. Secondo le dichiarazioni rilasciate dai leader israeliani, la distruzione di beni civili sarebbe motivata da una risposta al lancio dei razzi (“distruggere 100 case per ogni razzo lanciato”), si tratta, dunque, di rappresaglia contro civili, contrarie al diritto umanitario internazionale. Il sistema sanitario è stato messo a dura prova, anche perché, gli ospedali e le ambulanze erano diventati un obiettivo degli attacchi israeliani. Non sono quantificabili i numeri delle persone che hanno  riportato disabilità permanenti, così come, la previsione relativa al numero di individui con problemi e disturbi mentali, è molto alta. Sono state compiute violazioni delle specifiche disposizioni relative alla protezione dei diritti umani dei bambini, particolarmente di quelli che sono vittime di conflitti armati, ma anche di disabili e donne.
Israele ha violato obblighi specifici in qualità di Potere Occupante, come chiaramente illustrato nella Quarta Convenzione di Ginevra, quali l’obbligo a mantenere in attività centri medici e ospedalieri e fornire i servizi correlati nonché a concordare programmi d soccorso, nel caso in cui i territori occupati non siano adeguatamente forniti.
Ma, alla fine, Israele, si considera sempre “l’unica vera democrazia del Medio Oriente”!
Per fortuna, non tutti sono d’accordo su questa affermazione e, la lotta per chiedere “Diritti” per il popolo palestinese continua …
Lo dimostra il fatto che stanno arrivando sempre più notizie relative alla possibilità di tentare di arrivare a Gaza da altri convogli o da rappresentanti di altri paesi: la “Barca Ebraica”, il “Viva Palestina”di George Galloway, la Mezzaluna Rossa iraniana, il Segretario generale della Lega Araba, Amr Musa.

 

LA "NAVE DEGLI EBREI" (JEWISH BOAT) PER GAZA PARTIRÀ PRESTO

In un porto del mediterraneo (e non diciamo per ora quale) un piccolo vascello aspetta una missione speciale: partirà per Gaza. Per evitare sabotaggi, data e nome esatto del porto di partenza verranno annunciati solo poco prima della partenza.
"Il nostro obiettivo è chiedere la fine dell'assedio di Gaza, di questa illegale punizione  collettiva della intera popolazione civile. La nostra barca è piccola, per questo quello che portiamo può solo essere simbolico: portiamo borse per la scuola, piene di regali degli studenti delle scuole in Germania, strumenti musicali e materiali artistici. Per i servizi medici portiamo medicine essenziali e piccole attrezzature mediche e per i pescatori portiamo reti e attrezzature. Siamo in collegamento con i servizi medici, educativi e mentali a Gaza."
''Attaccando la flotta della libertà Israele ha dimostrato, ancora una volta, a tutto il mondo la sua odiosa brutalità. Ma io so che ci sono moltissimi israeliani impegnati nella campagna per una pace giusta con passione e coraggio. Dal momento che sulla nostra barca ci saranno importanti giornalisti dei canali radiotelevisivi, Israele avrà una grande occasione per mostrare al mondo che c'è un'altra strada, una strada di coraggio e non di paura, una strada di speranza e non di odio'',dice Edith Lutz, una degli organizzatori e passeggeri della “nave degli ebrei”.
La ''Jüdische Stimme'' (Voce ebraica per una pace giusta in medio oriente), insieme ai suoi amici della rete “Ebrei europei per una pace giusta in Medio oriente” e “Ebrei per la giustizia per i palestinesi (UK)” inviano un appello ai leaders del mondo perché aiutino Israele a tornare alla ragione, al senso di umanità, alla vita senza paura.
Le “voci ebraiche” si aspettano che i leader di Israele e del mondo garantiscano un passaggio sicuro verso Gaza per la piccola nave e in tal modo aiutino a realizzare un ponte verso la pace.
 
Edith Lutz, Ejjp-Germany
Kate Leiterer, Ejjp-Germany
Glyn Secker, Jews for Justice For Palestinians (UK)


Mentre questi ultimi avvenimenti sono ancora alla ribalta delle tv e giornali, un’altra vicenda rimane, invece, in sordina. Si tratta della costruzione della barriera egiziana di acciaio di circa 10km., a prova di bomba, che sta avanzando lungo il confine tra Egitto e Gaza. L’opera del “Muro della vergogna”, tempo un anno, sarà conclusa. Il suo intento è quello di bloccare tutti i tunnel sotterranei, ma invece, costringerà, in realtà, i palestinesi solo a scavare più in profondità. L’embargo illegale imposto da Israele costringe la popolazione di Gaza ad inventarsi sistemi per avere quei beni di prima necessità negati dal governo occupante. Il governo di Mubarak è riuscito a rimanere in silenzio di fronte alle proteste del mondo arabo, anzi, più volte la polizia egiziana ha minacciato i suoi residenti sul confine di Rafah di non parlare con la stampa. Se da una parte l’Egitto dichiara che “Chiuderemo tutti i tunnel, e’ un nostro diritto costruire questa  barriera, ed e’ anche legittimo”, dall’altra, con la sua posizione molta ambigua, vuole dimostrare, ora, la sua vicinanza alla popolazione di Gaza aprendo, a tempo indeterminato, il valico di Rafah, però con la condizione “fino a quando non ci saranno violazioni dall’altra parte”.


09/06/2010



 

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