mercoledì 12 dicembre 2018   
  Cerca  
 
wwwalkemia.gif
  Login  
Medio Oriente » Onu ostaggio USA Israele  

ONU OSTAGGIO DELL’AMERICA E D’ISRAELE
IL TRADIMENTO DI ABU MAZEN

di  Mirca  Garuti


Rabbia, sconforto, dolore, sdegno sono i sentimenti provati da tutti i palestinesi e le varie organizzazioni palestinesi in Europa, alla notizia della decisione presa dall’Anp (la scorsa settimana a Ginevra) di accettare il rinvio a marzo 2010, deciso dal Consiglio Onu per i Diritti Umani, sulla discussione ed il voto del Rapporto Goldstone.

Il Consiglio per i Diritti Umani (Unhrc) nato nel 2006, ha sede a Ginevra ed è formato dai delegati di 47 stati membri delle Nazioni Unite, a rotazione per un periodo di tre anni. Il suo compito è quello di “supervisionare il rispetto e le violazioni dei diritti umani in tutti gli stati aderenti all’Onu ed informare l’opinione pubblica mondiale dello stato dei diritti umani nel mondo”. Il Consiglio ha quindi l’autorità per poter istituire “procedure speciali” di verifica, nel caso in cui riconoscesse violazioni di diritti umani in un paese. L’Unhrc può analizzare anche i comportamenti degli stati che non hanno aderito al trattato istitutivo, come Israele e Stati Uniti.
Il Consiglio aveva già condannato Israele a giugno 2006, sempre per violazione dei diritti umani contro la popolazione civile palestinese, provocando forti polemiche ed anche la condanna, da parte di Kofi Annan, all’operato del Consiglio. Da quel momento il Consiglio ha tenuto le distanze da Israele, ma, l’operazione “Piombo fuso” è stata troppo scandalosa, violenta per far finta di niente.

L’Onu, quindi, aveva affidato in aprile al giudice Richard Goldstone, ex giudice della Corte costituzionale sudafricana ed ex procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda, l’incarico di indagare sui crimini ed abusi subiti dalla popolazione civile di Gaza durante l’ultimo attacco degli israeliani (operazione “Piombo Fuso” 27/12/08 – 18/01/09).
 
 

L’inchiesta, decisa a gennaio scorso a Ginevra da una risoluzione Onu per i diritti umani, è stata anche condotta da Christine Chinkin, specialista di diritto internazionale, Hina Jilani, giudice della Corte suprema del Pakistan ed esperta per i diritti umani e Desmond Treves, colonnello irlandese in pensione. Goldstone, riferisce il Jerusalem Post, rimase “scioccato” da questa nomina, in quanto ebreo e membro del consiglio dei governatori dell’Università ebraica di Gerusalemme.
“Seguo con grande interesse ciò che avviene in Israele – ha dichiarato – e credo che potrò svolgere questo incarico con imparzialità – precisando che il suo team “indagherà su tutte le violazioni del diritto umanitario internazionale”.
Dopo cinque mesi di indagini, Richard Goldstone, dichiara nel suo rapporto, sia Israele che Hamas responsabili di avere commesso crimini di guerra, ma, con un distinguo: Israele è accusata di crimini contro l’umanità, Hamas, invece, di crimini di guerra per aver lanciato razzi contro i territori israeliani.
Secondo il rapporto, durante le tre settimane del conflitto, Israele ha “deliberatamente fatto un uso della forza sproporzionato”. La commissione afferma di avere delle prove che “indicano che Israele, a Gaza, ha commesso gravi violazioni del diritto internazionale e della legislazione sui diritti umani”.

 

La guerra, va ricordato, ha causato 1.366 morti (430 bambini e 111 donne, 6 giornalisti, 6 medici, 2 operatori Onu), 5360 feriti (1870 bambini e 800 donne), 16 strutture ospedaliere colpite (tra cui l'ospedale al-Quds distrutto). Sono state distrutte 3 scuole dell'Unrwa, 19 moschee, 215 cliniche, 28 ambulanze, 20 mila edifici e campi e serre.
Durante i 22 giorni di attacchi di cielo, terra e mare, Israele ha utilizzato 1 milione di kg di bombe (di cui il 5% ancora inesplose), di cui ADM (armi di distruzione di massa), e DIME (Dense inert metal explosion).

 
 
 

Sempre secondo il rapporto, le operazioni militari israeliane “sono state pianificate con attenzione in tutte le loro fasi, come attacchi deliberatamente sproporzionati e volti a punire, umiliare e terrorizzare la popolazione civile”. Ricorda, inoltre, che lo stato sionista si era rifiutato di cooperare con gli investigatori dell’Onu.
Il documento Onu, condannando anche Hamas, spiega che “lanciando missili e sparando colpi di mortaio sul sud di Israele, i gruppi armati palestinesi non hanno fatto distinzioni fra gli obiettivi militari e la popolazione civile e, senza un obiettivo militare, essi costituiscono un deliberato attacco contro la popolazione civile”.
Sia Israele che Hamas hanno quindi criticato il rapporto Goldstone: lo Stato ebraico ha accusato il giudice di avere “scritto un capitolo vergognoso nella storia del diritto internazionale e del diritto dei popoli all’autodifesa” e definito il rapporto “scandaloso, estremista e del tutto sganciato dalla realtà”; Hamas, invece ha parlato di”un rapporto politico, parziale e disonesto, perché mette sullo stesso piano coloro che commettono crimini di guerra e coloro che resistono”.

Goldstone, durante la conferenza per la presentazione del rapporto, ha chiesto, inoltre, al pubblico ministero del tribunale dell’Aja, che il dossier venga esaminato “il più rapidamente possibile”.
Robbie Sabel, esperto di legge internazionale, ha precisato che dal momento che sia Israele che Palestina non fanno parte della Corte per i crimini internazionali (Cci), gli ufficiali israeliani non possono essere accusati di crimini di guerra. Le possibilità di affrontare queste accuse rimarranno molto basse, finché Israele non diventi membro ufficiale del Cci o finché l’Anp non si costituisca come Stato e s’iscriva alla Corte. Il rapporto, comunque, potrebbe, nei paesi la cui legge permetta di citare in giudizio altri paesi, far sporgere denuncia contro lo stato d’Israele. Ma anche questa possibilità ha il profumo di una semplice utopia, se, infatti, si rammentano tutti i tentativi di processare, da parte della Corte Suprema belga, Ariel Sharon, per il massacro di Sabra e Chatila del 1982, sulla denuncia di 23 superstiti.

 
 


Il rapporto Onu, comunque, composto da 575 pagine basate su 188 interviste, oltre 10mila pagine di documenti e 1200 fotografie, risulta essere la testimonianza più approfondita sul massacro di Gaza.
Israele, oltre ad attaccare Richard Goldstone, non ha mai cercato di affrontare i contenuti del report. Supportata dal silenzio della comunità internazionale, ha cominciato una massiccia campagna contro la sottoscrizione del documento, cercando di far credere che la sua approvazione potrebbe limitare la capacità di combattere la guerra al terrorismo.
Il quotidiano israeliano Haaretz cita alcune dichiarazioni rilasciate da Goldstone, in un’intervista televisiva “Alcuni assassinii sono stati certamente intenzionali..Non vi sono stati errori nel bombardamento di fabbriche. L’intelligence israeliana disponeva di informazioni precise”.

 

Nonostante tutto questo, il Presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas) ha acconsentito al rinvio della discussione, al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, del rapporto Goldstone.

 

 

Immediatamente la protesta. Alcune centinaia di persone hanno dato il via ad un corteo nel centro di Ramallah, scandendo slogan molto duri, dichiarando il rinvio come un “insulto al sangue dei martiri”. Lo sgomento è forte. Per la maggior parte dei palestinesi e delle varie organizzazioni per la Palestina si tratta di una “capitolazione” verso le pressioni statunitensi, in particolare del Segretario di Stato Hilary Clinton, basate sulla minaccia che l’approvazione del rapporto avrebbe spinto Israele ad abbandonare ogni possibilità di negoziato. Ma quale negoziato, se Israele continua a rifiutare di sospendere le costruzioni di nuovi insediamenti coloniali in Cisgiordania e le incursioni, quasi quotidiane, nella Striscia di Gaza?
La decisione del rinvio di Abu Mazen compromette anche l’accordo di pacificazione con Hamas che doveva essere firmato al Cairo il prossimo 18 ottobre. Il premier di Hamas, Haniyeh ha, infatti, dichiarato “La decisione presa dall’Anp di accettare il rinvio delle conclusioni del Consiglio sul rapporto Goldstone è irresponsabile e avventata. Questa decisione offende il sangue versato dai figli di Gaza durante il conflitto. Come possiamo sederci al tavolo con loro? Come possiamo firmare un accordo con persone che si comportano così?”.

 
 


Fa sorridere, si fa per dire, la decisione di Abbas, per cercare di salvare la faccia, di formare una commissione d’inchiesta sui motivi che hanno portato il suo governo a ritardare l’azione internazionale. Abbas essendo però il presidente dell’Olp non può aprire un’indagine sulle azioni del suo governo, quindi, sta solo cercando di non apparire il responsabile di un provvedimento che, per la sua importanza, può aver dato solo lui.
I motivi che hanno spinto Abbas a questa scelta sono dati principalmente dalle forti pressioni statunitensi, ma possono essere anche ricondotti a motivazioni commerciali o addirittura, sembra, ad un ricatto.

Richard Falk, relatore dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, infatti, ha rivelato che Israele avrebbe rifiutato di assegnare le frequenze alla seconda compagnia di telefonia mobile (il cui presidente è proprio uno dei figli di Abbas) in Cisgiordania, privando così l’Anp di un guadagno di 300milioni di dollari. Israele, inoltre, sempre da indiscrezioni, minacciava anche di congelare i dazi doganali e l’Iva incassata per conto dell’Anp.
Minacce quindi così importanti da considerarle prioritarie sulla memoria delle vittime di Gaza.

Il sito Shahab News riporta, da fonti che sembrano attendibili, la notizia di un presunto ricatto israeliano nei confronti di Abbas. Israele, infatti, avrebbe minacciato di rendere pubblico sia all’Onu che a tutti i media, un video nel quale è stata ripresa un’importante riunione, durante l’operazione “Piombo fuso”. Tre erano le persone presenti: Abbas, il ministro della difesa israeliano Barack ed il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Le immagini mostrano Barack titubante nel continuare l’offensiva, in quanto ha già creato troppi morti ed indignato l’opinione pubblica, ed invece, Abbas che lo incita a continuare per distruggere totalmente Hamas.
Non si sa ancora se questo video possa essere veritiero, ma, si sa che, mentre Israele massacrava Gaza, Abbas mandava i suoi uomini ad arrestare i militanti di Hamas in Cisgiordania.

Quale sia il motivo vero che ha spinto Abu Mazen a ritardare il rapporto Goldstone diventerà evidente nello sviluppo della situazione palestinese dei prossimi giorni o mesi.

 

La Libia, presidente di turno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva richiesto, con l’appoggio di Egitto, Sudan, Lega Araba e Palestina, una seduta straordinaria specifica sul rapporto Goldstone. Il rappresentante Usa ha fatto però sapere che “Washington non sosterrà alcuna decisione presa dal Consiglio di Sicurezza sul rapporto Goldstone e che il luogo appropriato per discutere della relazione è il Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra”.

Ancora una volta, quindi, le legittime aspettative del popolo palestinese sono state tradite, salvando i criminali israeliani.

9/10/2009

DotNetNuke® is copyright 2002-2018 by DotNetNuke Corporation