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Medio Oriente » Ricordando la Nakba - 1948-2014  

RICORDANDO LA NAKBA
1948-2014

di Mirca Garuti

 

Il 16 maggio a Modena, abbiamo voluto ricordare i 66 anni della Nakba Palestinese.
La Catastrofe. L’espulsione del popolo palestinese, dalla sua terra, dalle sue case, dai suoi villaggi. Espulsione eseguita dall’esercito israeliano per cercare di raggiungere l’obiettivo del movimento politico europeo, chiamato sionismo, che puntava alla colonizzazione della Palestina. Il conflitto israele-palestinese è un conflitto politico tra un movimento coloniale ed un movimento di liberazione nazionale, non è un conflitto religioso. Israele è l’occupante di una terra che non gli appartiene.

La Nakba è stata ricordata anche in tantissime altre città italiane, come Roma-Firenze-Bologna-Milano-Monza-Cagliari-Salerno, con tante iniziative diverse, ma tutte, con un unico scopo: quello di RICORDARE E NON DIMENTICARE.

Ci sono alcuni momenti storici molto significativi da dover ricordare per capire quello che è successo.

Dichiarazione Balfour, 2 novembre 1917 - Il ministro degli esteri Lord Balfour trasmette una lettera per conto del governo inglese al vice presidente dell’organizzazione sionista: "Caro Lord Rothschild, sono lieto di trasmetterle, a nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni ebraico-sioniste, esaminata e approvata dal gabinetto. Il governo di Sua Maestà vede con favore la creazione in Palestina di una “sede nazionale” per il popolo ebraico e intende fare tutti i suoi sforzi per favorire la realizzazione di questo obiettivo, essendo chiaramente inteso che nulla sarà fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, o i diritti e lo status politico goduti dagli ebrei in ogni altro paese”
In quel momento il popolo ebraico era composto di 50.000 immigrati, mentre le comunità non ebraiche erano 750.000.
In questa dichiarazione i palestinesi, diventano i “non ebrei”. I palestinesi così “non esistono”, questa è la politica sionista. Da una parte, quindi, la popolazione palestinese (araba musulmana e cristiana) che non intende farsi spogliare dei suoi diritti, e dall’altra un gruppo di ebrei sionisti che, contro anche il parere della maggioranza degli ebrei del mondo, vuole impadronirsi della Palestina per creare uno Stato ebraico, dal quale sarebbe rimasto escluso, per definizione, chi non fosse stato ebreo.

Il 29/11/1947, l’Assemblea Generale dell’ONU con la Risoluzione 181, raccomanda la spartizione della Palestina in due stati: uno, arabo-palestinese e l’altro ebraico ed una zona internazionale di Gerusalemme sotto la giurisdizione dell’Onu. La parte araba con 1.250.000 arabi-palestinesi occuperà solo il 42,88% del territorio, mentre quella ebraica con 600.000 ebrei il 56,47%. Già da questi numeri si capisce dove si vuole arrivare.

Gli ebrei erano considerati gli “immigrati europei”. Molti di questi immigrati, giunti negli anni ’30, erano tedeschi in fuga dal nazismo e, quasi tutti, erano istruiti, colti, appartenevano ad una alta classe borghese.

Il 15 maggio 1948, decaduto il Mandato britannico sulla Palestina, le forze sioniste guidate da Ben Gurion autoproclamarono la costituzione dello Stato d’Israele ed iniziò l’espulsione senza tregua della popolazione palestinese. Le milizie delle organizzazioni terroristiche sioniste ebraiche, l’Haganà, l’Irgun, la Banda Stern, assalirono città e villaggi palestinesi, massacrando gli abitanti, distruggendo le abitazioni, costringendoli alla fuga incalzandoli verso i confini degli stati limitrofi.

Una leggenda sionista di questo periodo, sostiene che, in realtà, si è trattato di un “esodo spontaneo” dei palestinesi. E’ vero solo nel senso che, quando abbandonarono le loro abitazioni, specie negli anni 1947-48, lo hanno fatto solo perché sollecitati in modo molto pesante e con la promessa di un ritorno, da parte dalle autorità britanniche, o ingannati, negli anni successivi, dalle promesse di un esercito della salvezza giordano.

La Nakba fu una catastrofe di massa.

A seguito della Nakba, le Nazioni Unite approvarono la Risoluzione 194 che sanciva il Diritto al Ritorno dei profughi palestinesi ai luoghi d’origine, e/o il risarcimento dei danni materiali e fisici subiti. Diritto che poi fu riconfermato nelle successive Risoluzioni n. 242 – 237 del 1967 e 338 del 1973.

Con la Nakba si ebbe l’espulsione di 815.000 palestinesi su un totale di 1.400.000
Si può parlare di “Pulizia etnica della Palestina”, in quanto le vittime sono persone che sono fuggite per paura.
I palestinesi del ’48 furono le vittime di una politica sistematica di espulsione in massa, attuata dalle forze ebraiche con la violenza, con il terrorismo e massacri contro civili.
L’idea della pulizia etnica è presente nell’ideologia dominante del movimento coloniale sionista fin dalle sue origini.
L’obiettivo dei sionisti era: il massimo di terra con il minimo possibile di arabi. Senza l’espulsione di 800.000 palestinesi, lo Stato ebraico non si sarebbe potuto creare.

L’occupazione della Palestina è stata paragonata ad uno stupro, da una giornalista israeliana, corrispondente del quotidiano Ha’aretz, Amira Hass.

Il diritto al ritorno è un diritto nazionale e inalienabile.
Il diritto al ritorno dei Rifugiati palestinesi è il nucleo della causa palestinese.
Israele nega il diritto al ritorno alle case d'origine per 7,4 milioni di rifugiati palestinesi e persone sfollate. Nel frattempo, Israele si adopera per il reinsediamento dei rifugiati palestinesi in esilio e la sua leadership sempre più chiede il riconoscimento internazionale dello Stato di Israele, come stato ebraico esclusivo.
I palestinesi vivono sotto controllo militare in Cisgiordania, sotto assedio nella Striscia di Gaza, sotto discriminazione istituzionale all'interno di Gerusalemme ed in condizioni strazianti in esilio.
I palestinesi, che in passato avevano trovato rifugio in Siria, stanno vivendo una seconda catastrofe. Stanno subendo la guerra e la distruzione della loro vita a Yarmouk, Nierab, Sit Sainab, Khan Al Shiekh, Dar'a ed altri luoghi in tutta la Siria, dove risiedevano i rifugiati palestinesi. I palestinesi, sfollati per la seconda volta in paesi come il Libano, Giordania, Turchia ed Egitto, sono costretti ad affrontare ulteriori umiliazioni e condizioni insopportabili che portano a tentare una
fuga, via mare, come atto disperato ed estremo. Fuga che spesso finisce con la morte di centinaia di profughi palestinesi senza nessun riconoscimento pubblico.
Il 66 per cento del popolo palestinese è rifugiato in altri paesi o sfollato all’interno del suo stesso paese.  Il diritto al ritorno è dunque una condizione necessaria per raggiungere l'autodeterminazione del popolo palestinese frammentato ed esiliato.
Il Diritto internazionale conferisce ai rifugiati palestinesi il diritto al ritorno volontario alle loro case, al restauro delle loro proprietà e al risarcimento. Questo diritto inalienabile non può essere oggetto di negoziazione o baratto.
La Risoluzione delle Nazioni Unite 181 (1947 ) che ha determinato la divisione della Palestina in due stati, ha portato allo spostamento tra 750.000 e 900.000 palestinesi. La Comunità internazionale ha definito la sua responsabilità per la protezione e l'assistenza umanitaria ed ha sancito il diritto al ritorno nelle case d’origine di tutti i rifugiati e profughi palestinesi, con le Risoluzione dell'Assemblea Generale 194 (1948) e la Risoluzione del Consiglio, 237 (1967).
 
La repressione militare dell’esercito israeliano d’occupazione, continua. L’ininterrotta espropriazione di terre palestinesi, la costruzione del muro dell’apartheid, l’edificazione delle colonie ebraiche, l’ebraicizzazione di Gerusalemme Est, le infinite azioni di punizione collettiva con le quali si martirizza la popolazione civile palestinese, hanno tutte lo scopo dichiarato di continuare la pulizia etnica dei Territori Occupati. Tutto questo, naturalmente, avviene con il silenzio dei governi europei che preferiscono firmare accordi di cooperazione nel campo militare e della ricerca con Israele, stabilendo rapporti privilegiati economici e culturali, piuttosto che denunciare ed impedire la morte, la violenza, i soprusi, la strage del popolo palestinese.
20/05/2014

Contributi:

link per vedere le foto della giornata del 16 maggio a Modena: https://www.flickr.com/photos/48807279@N03/sets/

video : http://bambuser.com/v/4622417

racconti:  Ayn Al-Zaytun  

       Deir Yassin - 9 aprile 1948

                  El Ramle

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