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Medio Oriente » Sabra e Shatila - Il silenzio e l'ingiustizia  

Da Sabra e Shatila
17 settembre 2012 ore 17,58 Gabriella

In questi   ricordi  accurati  di giorni passati all’inferno,
tornano  a sanguinare  puntuali le mie tempeste .
Senza rimarginarsi mai  tornano spedite,
come la mia testa che non smette di scappare.
Eri una bimba sempre in gioco
con quella voglia di bianchi  baci  di sole.
Uccisa come fossi un verme.
Ti hanno strappata da me,  dal mio petto,
mentre il mondo  mi martella sulla testa
quelle urla nella notte, grido, gridi  il  nome  mio ,il mio nome ,
e insieme  stridono   siluri  diretti per uccidere,
un lacerante vuoto mi ha fermato la vita.
Uccisa e gettata via come fossi un pezzo di carne,
eri una bambina che rideva di niente.
Ora tutto è morto, il sole  come il giorno
In quei giorni di lucida follia, sono morta anch’ io,
mi hanno uccisa lasciandomi viva.
Oggi dall’inferno  torno ad essere madre,
una madre che  con povere parole cura il  tuo  ricordo,
mostro il tuo viso a  gente  che arriva dal mondo ,
e scoprono che esistevi figlia mia
e scoprono che  l’inferno  vive.

 

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SABRA E SHATILA
IL SILENZIO E L’INGIUSTIZIA NON CANCELLERA’ IL RICORDO DI QUEL MASSACRO

di Mirca Garuti


Alkemia si sta preparando a ritornare a Beirut con il Comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”. Sono trascorsi 30 anni da quei due giorni terribili. Giorni in cui la belva umana ha dato il meglio di sé. Non si tratta di morti in battaglia o durante un conflitto armato, ma si tratta di migliaia di donne, bambini, uomini, vecchi, torturati, violentati, calpestati, trucidati nel più totale silenzio. Nessuno ha ancora pagato per quel crimine. Nessun governo vuole ricordare.

Igor Man, dieci anni dopo la strage, scriveva "L'assedio di Beirut, Sabra e Chatila: di là dalla nebbia del tempo resiste la memoria di quell’insulto alla vita. Un incubo, le fitte che dà una vecchia ferita quando si fa sera e di colpo piove e t’accorgi che è finita l’estate. E allora pensi ai vivi e ami i morti rimasti laggiù. A Beirut”.

Non tutti però restano in silenzio! E’ bello scoprire che ci sono giovani scrittori sensibili alla causa del popolo palestinese che vogliono capire. Spesso ci troviamo a parlare di questo eterno e sofferto conflitto solo tra militanti. Ragionare sulla questione palestinese è molto difficile. La prima reazione è quella di essere sempre accusati d'antisemitismo e di voler cancellare Israele e, quindi di essere considerati  terroristi, come i palestinesi. Così quando si legge sulle pagine di un importante giornale, come il Corriere della Sera, nell’inserto culturale della domenica “La Lettura”, il coinvolgente reportage di Paolo GiordanoUna notte di 40 ore”, si accende una piccola luce di speranza. “Nel settembre del 1982 ero ancora immerso nel tepore del liquido amniotico, dentro il ventre di mia madre”, scrive Paolo nel suo articolo, mentre, i bambini di Sabra e Chatila, sia quelli nati e sia quelli non nati,  non sono stati altrettanto fortunati. Paolo, con le sue parole, riproduce anche una fotografia della società italiana degli anni ’80 –’90, specialmente quella dei giovani liceali e del loro modo di porsi di fronte ad una questione così complessa e lontana dal loro mondo.
Forse non c’era una profonda conoscenza del problema, ma non c’era indifferenza verso la situazione disastrosa dei palestinesi, e questo ha contribuito a far crescere, dentro l’anima di Paolo, questo piccolo seme che l’ha portato poi, in età adulta, a mettere piede a Chatila. Occorre vivere Chatila per comprenderla, è necessario camminare tra i suoi vicoli stretti e bui, guardare dove e come vivono i suoi abitanti, annusare l’aria che si respira, sorridere, stringere le mani, abbracciare ed accarezzare i volti di tutte quelle persone che, giorno dopo giorno, da più di 60anni, sopravvivono nei campi senza mai perdere la speranza di poter ritornare nelle loro case d’origine.

Leggendo il racconto di Paolo si capisce che non conosce Stefano Chiarini ed il suo impegno nella causa palestinese. Paolo parla che “il solo luogo di memoria del massacro si trova in un garage”, ma non è così. Prontamente, Michele Giorgio, giornalista del “ Manifesto”, riprende, sul sito di Nena News, quanto riportato da Paolo e chiarisce l’equivoco. La guida di Paolo, evidentemente, non è stata molto chiara e non ha condotto il suo gruppo al memoriale fatto costruire proprio da Stefano. Le sue parole: “La più grande e nota delle fosse comuni, situata all’ingresso del campo di Chatila, a pochi passi dall’ambasciata del Kuwait, è ridotta ad uno squallido campo polveroso nel quale vengono gettate le immondizie di un vicino mercato e detriti di ogni genere. Non una lapide, un segno che ricordi la presenza delle fosse comuni che inviti al loro rispetto.” (anno 2000) Per questo motivo nasce poi in Italia il “Comitato Per non dimenticare” e Stefano riuscirà nel suo intento, trasformando quell’area in un luogo di ricordo e di dignità per tutte quelle vittime. Un luogo che, a settembre di tutti gli anni, è diventato la meta delle nostre visite. Una grande manifestazione, alla quale partecipano la popolazione di Chatila, le rappresentanze dei vari campi, le varie forze politiche e le delegazioni straniere, dà inizio alla cerimonia di commemorazione della strage.

Ora Stefano non c’è più, ma il lavoro del Comitato continua e la sua presenza nei giorni in cui si ricorda il massacro è molto importante perché si fa portavoce, verso tutte le forze politiche del Libano, dei diritti dei rifugiati palestinesi che continuano a chiedere giustizia, migliori condizioni di vita ed il riconoscimento del diritto al ritorno alla loro terra:

“Se tutti accettano come normale che gli ebrei “tornino” in Palestina dopo 2000 anni – e il diritto al ritorno è il fondamento dello Stato d’Israele  - perché un palestinese , con ancora in mano le chiavi della sua casa e il certificato di proprietà della vigna, è considerato un pericoloso estremista, o un potenziale terrorista, se sogna, chiede e lotta per “tornarvi” dopo qualche decina d’anni?”  (Stefano Chiarini, da Il Manifesto 16/09/2003)

I rifugiati chiedono di non essere dimenticati dalla comunità internazionale. L’impegno del Comitato e di tutti i numerosi partecipanti alle sue iniziative è proprio quello di creare una rete  d’informazione su tutto il territorio che può contribuire a ricordare, a dialogare, a capire e a pensare.

11/09/2012

http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LastoriadiSabraeChatila/tabid/756/Default.aspx

http://lettura.corriere.it/una-notte-di-40-ore/

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=33655


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