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Medio Oriente » Tunisia 14 gennaio 2012  

Tunisia 14 gennaio 2012
UN ANNO DOPO LA RIVOLUZIONE
Viaggio in un paese libero

di Mirca Garuti e Flavio Novara


Il 17 dicembre 2010 inizia la rivolta del popolo tunisino contro il suo dittatore, una sommossa popolare conclusasi il 14 gennaio 2011 con la cacciata del vecchio presidente Zine el-Abidine Ben Ali dal palazzo del potere.
L'effetto scatenante di una situazione già da tempo insostenibile, la morte di Mohamed Bouaziz. Un giovane laureato che per vivere faceva l'ambulante abusivo a Sidi Bouzid e che per protestare contro la polizia comunale che gli aveva sequestrato la merce, moriva dandosi fuoco nella piazza principale del suo paese.
Una serie di manifestazioni di piazza del tutto spontanee scuotono molte città  del centro sud della Tunisia. La paura che, fino a questo momento,  aveva immobilizzato il popolo, ha trovato la forza e l'energia di trasformarsi, dissolvendosi in un onda  travolgente contro la frustrazione per la disoccupazione, la corruzione dei poteri, l'indifferenza delle autorità  e per la mancanza di libertà d'espressione e di stampa. La reazione della polizia è molto dura. L'8 ed il 9 gennaio rappresentano la fase più nera: 25 morti, ma la forte repressione non ferma i dimostranti, anzi la protesta si amplifica e si diffonde nelle altre città  arrivando fino a Tunisi.
“Dégage!” (vattene!) urla la gente dal sud al nord della Tunisia.

La maggior parte sono giovani che chiedono democrazia e libertà. Gli stessi, per lo più laureati senza uno sbocco per il futuro e condannati già  ad una sicura immigrazione, che hanno deciso, attraverso Facebook e la rete dei blogger, di dare nuova speranza a tutti i popoli arabi oppressi.
Dégage  la parola d'ordine della rivolta: dall'Egitto, ancora non conclusa e dai continui scontri e martiri, all'Algeria, al Marocco, alla Libia ed alla Siria.
Tutte diverse tra loro e tutte non spurie dall'ingerenza straniera, sia essa islamica, come Arabia Saudita e Qatar o laico-judaico-cristiana come Francia, Regno Unito, Usa e Israele.

Dalla conclusione dei movimenti di quei giorni, poco si è saputo e il silenzio mediatico ha impedito di comprendere senza strumentalizzazioni cos'è stata la rivolta tunisina di quei giorni e cos'è oggi la nuova Tunisia liberata. A metà luglio 2011 a Tunisi c'è stata infatti una nuova ondata di manifestazioni, fermata in modo violento dalla polizia. Qualcuno ancora chiede perché continuano a scendere in piazza dal momento che la dittatura è  finita. La libertà senza una vera giustizia sociale non può essere considerata una vera libertà .

A che punto è quindi ora, il processo di democratizzazione e come si sta evolvendo la questione della laicità dello stato? E la questione immigrazione, come è stata risolta dal governo italiano? Quanta responsabilità ricade sulle spalle dell’Italia?
Per questo ancora una volta, la redazione di Alkemia ha deciso di provare a dare una testimonianza diretta di ciò che sta avvenendo in quel paese del dopo elezioni, per la prima volta democratiche, e che ha visto uscire trionfante il partito En-Nahdha di ispirazione islamica.
Un viaggio non solo tra i partiti, movimenti politici e di opinione per sentire i loro progetti e programmi, ma sopratutto con il popolo della capitale Tunisi, o di Regueb, nel cuore contadino del paese. Unica voce mancante il Sindacato, impegnato in un importante congresso, che con la tattica e sciopero generale come sviluppo e continuità  del movimento, ha consentito e contribuito a dare corpo e azione ad una mobilitazione spontanea e senza un vero progetto politico.
 

 

 TUNISIA UN PAESE IN MOVIMENTO di Mirca Garuti

TUNISIA: I GIOVANI ASPETTANO ANCORA di Maurizio Musolino

LA TUNISIA UN ANNO DOPO LA RIVOLTA di Gustavo Pasquali

A CHE PUNTO SONO LE RIVOLUZIONI  di Gilbert Achcar 

IL RACCONTO DI QUEI GIORNI

di Fabio Merone

(http://www.facebook.com/itinerari?sk=wall&filter=2)

 

 


IL PARTITO DI MAGGIORANZA ISLAMICO EN-NAHDHA


La differenza che subito si percepisce nell'incontro con i rappresentanti del partito di maggioranza islamico  En-Nahdha rispetto a quelli della sinistra, delle donne democratiche e del popolo tunisino è nel luogo dell'incontro stesso. Non è una cosa irrilevante avere a disposizione un intero edificio di otto piani, nuovo e moderno, con  uno staff di persone adibite all'organizzazione  ed al controllo. E' una dimostrazione di forza e di potere.


Le altre forze, divise e frammentate, hanno accolto la nostra visita in appartamenti in edifici o addirittura presso uno studio professionale messo a nostra disposizione per questo speciale evento.

L'incontro è stato molto interessante e pieno di promesse verso un'evoluzione del potere islamico, attraverso la costruzione di uno “stato di diritto”. Il partito En-Nahdha esite da 40 anni ma è sempre stato  in clandestinità, fortemente represso sotto la dittatura di Ben Ali.

Il grosso punto interrogativo per noi occidentali  è sempre quello legato alla laicità  dello stato. Riuscirà il nuovo governo tunisino ad andare verso una democrazia senza obblighi di religione? Riuscirà la nuova Tunisia a non subire le pressioni di altri stati arabi come il Qatar o l’Arabia Saudita?

A questa domanda risponde, Rached Ajmi Lavorimi Resp. Dipartimento Cultura del partito En-Nadhdha alla presenza anche del loro leader spirituale Rached Ghannouchi.




Rached Ghannouchi - Guida Spirituale del Partito di ispirazione islamica

Rached Ajmi Lavorimi - Resp. Dipartimento Cultura  

 

 


LA VOCE DELLA RIVOLTA: I BLOGGER TUNISINI



Il primo impatto con la società tunisina avviene con l'incontro alla “Casa Sicilia” dei vari blogger che hanno avuto la capacità  di far arrivare la voce della rivolta tunisina fuori dai suoi confini.

Per la prima volta sentiamo anche parlare di problemi legati alla droga. Un fenomeno che ha avuto un'impennata improvvisa poco prima dell'inizio della rivoluzione. Solo un caso?  Si tratta di droghe molto economiche e quindi diffuse nei quartieri poveri: 15 dinari per una dose sufficiente per 4 persone.

Una testimonianza diretta degli avvenimenti di quei primi giorni di rivolta e, nello stesso tempo, una accesa discussione su come deve essere portato avanti questo processo di democrazia.

   1° Parte   

2° Parte 

 

 

LA VOCE DELLA RIVOLTA: I CITTADINI DI REGUEB

Il movimento di rivolta ha avuto il suo epicentro iniziale, in una regione (circoscritta tra Sidi Bouzid, Kesserine e Tahla) dove la crisi si è mostrata dai profili netti: alta disoccupazione e sfruttamento. Un sottosviluppo del comprensorio agrario da anni abbandonato dai grandi finanziamenti destinati alla costa turistica. Una società contadina che pur sviluppando un alto livello di formazione delle giovani generazioni, ha subito solo politiche di gestione repressiva della povertà. Quale sviluppo agrario per queste zone? Quali nuove proposte dal popolo per il rilancio dell’occupazione?

 


LA RIVOLTA CONTADINA di Fabio Merone

 


IL CONVEGNO DI REGUEB

 

 

TAVOLA ROTONDA: QUALE PROGETTO PER UNA NUOVA TUNISIA



LA VOCE DELLE DONNE: ATFD

 In un appartamento addobbato di manifesti di lotta e di diritto delle donne, incontriamo Monia Benjemia, rappresentante de l'Association Tunisienne des Femmes Démocrates che esiste da più di 20anni e lotta per il miglioramento della donna all'interno di un codice di famiglia. In Tunisia non esiste la poligamia ed il ripudio, ma la situazione femminile è molto difficile. Non le troviamo contente, si sentono molto preoccupate per un governo ancora molto conservatore, forse più di prima. Da anni reclamano una legge specifica sulla violenza della donna. Si interrogano sul perchè molte donne hanno iniziato a mettere il velo, anche a bambine piccole. Sotto il regime di Ben Alì il velo era vietato, lo stato dittatore era fortemente laico, oggi,  con il partito En-Nahdha al potere la società maschilista  tunisina si sente autorizzata ad esprimere il proprio sentimento religioso.

Il diritto al divorzio e all'aborto ottenuto nel 1956 e 1967 (prima quindi che in Italia!) non mette le donne tunisine al riparo di una forte discriminazione nella loro vita sociale.

Sono un'associazione di sinistra e finora hanno sempre rifiutato di entrare a far parte di un qualsiasi partito politico.

Ovunque si vada,  la strada per una vera parità di diritti per la donna è sempre molto lunga e tortuosa. All'apparenza sembra sempre che non ci siano problemi, ma la realtà è ben diversa e, queste donne ne sono una precisa testimonianza.


Monia Benjemia - portavoce Ass. delle donne democratiche tunisine

 

 

 

 

INCONTRO CON I PARTITI DELLA SINISTRA TUNISINA

La sinistra tunisina è formata da diversi partiti che alle ultime elezioni del 23 ottobre 2011 si sono presentati divisi e con una campagna elettorale che è servita, oltre a condurli verso la sconfitta, a mettere in evidenza solo le differenze tra le varie correnti politiche lasciando cadere nel vuoto il vero obiettivo che era quello di dare ad un paese per anni sotto dittatura, una base costituzionale e legale.

Oggi dopo quella sconfitta, forse qualcosa sta cambiando. Incontriamo il Pcot (partito comunista dei lavoratori tunisini), El-Ettajdid (partito democratico dei lavoratori), il Watad (movimento patriottico nazionale) e la rete Destourna.



Il Pcot non ha i connotati storici di un partito, nasce infatti solo nel 1986 in clandestinità ed è stato riconosciuto solo dopo la rivoluzione.

Affermano che gli islamisti furono presenti solo nell'ultima fase della rivoluzione.

Quello che è successo è stata una vera rivoluzione perchè ha colpito il potere politico, ma il vecchio sistema è ancora ben presente anche perché non esiste ancora un progetto politico chiaro per questo paese.

Questo partito ha proposto la costruzione dell’Assemblea Costituente ed il suo segretario, analizzando le ultime elezioni, afferma che il Pcot non è in effetti un partito elettorale ma rivoluzionario. Questa è stata un'esperienza unica ed importante, ora il partito si deve preparare per la seconda fase.

 

Hamama Hanmami - segr. generale del PCOT (Partito comunista dei lavoratori in Tunisia)

 

 


 

 


Il Partito democratico dei lavoratori El-Ettajdid è il partito più importante in Tunisia dopo quello islamico En-Nahdha. Dopo la caduta di Ben Ali sono sorti in Tunisia 111 partiti, 81 dei quali hanno partecipato alle elezioni. Si trovano dunque all'opposizione dentro l'assemblea costituente ed il loro obiettivo ora è quello di costruire un largo coordinamento democratico del centrosinistra per potersi  presentare uniti alle nuove elezioni, per parlare di costituzione e per recuperare quel 1.300.000 di elettori rimasti senza rappresentanza. Così inizia il suo discorso il segretario generale del partito storico della sinistra tunisina, Ahmed Ibrahim evidenziando che il partito vincitore, in realtà , rappresenta solo il 25% della popolazione. Il segretario continua la sua esposizione facendo un'analisi sul fallimento delle elezioni per poter creare una  presa di coscienza da sviluppare in questo periodo di transizione, in attesa di nuovi probabili elezioni, dopo una nuova legge elettorale. Elemento fondamentale per questa costruzione è il sindacato, istituzione molto legata ai lavoratori, artigiani e contadini. Altra parte importante è la massa giovanile che si trova coinvolta nelle piazze, nelle manifestazioni, nei presidi ma è assente nelle forme strutturali della vita dei partiti. In fondo i destinatari di questa rivoluzione sono proprio loro, i giovani!

Termina questa chiacchierata il Sig. Tarek Chaaboune che conosce molto bene la situazione della comunità  tunisina in Italia, la seconda per grandezza all'estero. Comunità  più vittima di tutte le altre, abbandonata dalla  stessa ambasciata, lasciata a se stessa in balia degli eventi nel silenzio più totale. Tra l'Italia e la Tunisia ci sono solo forti interessi economici, occorre recuperare quelli culturali e politici.


Ahmed Ibrahim - segr. generale del El - Ettajdid (Partito Democratico dei lavoratori) e Tarek Chaaboune - resp. esteri del partito

 

 

Il Watad, movimento patriottico nazionale di sinistra democratica, ha come riferimento politico Antonio Gramsci. Sono in Parlamento con un parlamentare.

Parliamo con il Sig. Chokri Belaid.

La crisi attuale mette in evidenza la necessità  di una mobilitazione generale con vari partiti di sinistra nel mondo per creare un fronte unico democratico nel Mediterraneo. Bisogna creare un'alleanza per contrastare l'avanzata della destra religiosa in questo paese. Elenca i tre punti fondamentali che questo partito intende portare avanti, sperando anche con l'aiuto dei sindacati per ottenere così una forza maggiore all'interno dell'assemblea costituente: diritti economici e sociali - civili e donne - sviluppo. Vuole sottolineare che la rivoluzione all'inizio è stata spontanea, ma dopo il 14 gennaio, con l'apporto dei sindacati, tutto è diventato di sinistra, mentre è passato solo il messaggio  che  tutto “era spontaneo” e questo ha indebolito le forze di sinistra a livello elettorale.

Oggi tutto è in trasformazione.


Chokri Belaid -  EL-WATAD (Movimento dei nazionalisti democratici)

 

 

 

 

Incontriamo il leader della Rete Destourna, Jaouhar Ben Mbarek nello studio della sorella avvocato. La situazione odierna si presenta meno gloriosa di un anno fa, è un momento molto difficile da un punto di vista economico e il dibattito che oggi c’è all’interno dell’assemblea costituente non è rivolto alla costruzione di un patto sociale ma alla spartizione del potere politico all’interno del nuovo partito costituito. Continua il suo discorso spiegandoci come è stato ottenuto il risultato elettorale e non nasconde la sua preoccupazione per la legittimità della rivoluzione e per un  suo futuro democratico. Per tutto questo è importante mettere insieme tutte le forze progressiste, avere un vero programma politico condiviso e partire dai comitati locali. La grande frustrazione che avvolge i tunisini non è solo legata al risultato elettorale ma anche al fatto che il partito En-Nahdha è riuscito ad imporre la propria agenda. Il movimento Destourna non vuole far parte delle future alleanze, ma vuole essere una massa critica per evitare gli errori del passato. Occorre una presa di coscienza più profonda e non si può pensare solo di unirsi sotto alcune sigle senza il coinvolgimento delle masse con progetti propositivi. La coalizione strategica dei 3 partiti che presiedono l’assemblea costituente, chiamata del leader della rete Destourna, la troika,  è dominata dal partito islamico En-Nahdha con 89 seggi con il  primo ministro Hamadi Jebali, dal Congresso per la Repubblica (CPR) con 29 seggi e Presidente della Repubblica Moncef Marzouki e dal partito socialdemocratico Attakattol  con 21 seggi ed il capo della costituente Mustafa Ben Jafar.  La troika non ha rispettato i termini del contratto per il quale il popolo della Tunisia è andato a votare: la costituente doveva durare un anno. Questo patto è stato cancellato, ora non c’è più un limite di tempo. Il Destourna non è un partito ma una rete laterale, un movimento volontario, una rete di lavoro ed aggiunge che tutta la sinistra è andata verso il popolo mentre invece doveva andare con il popolo. Qui sta la differenza con il partito islamico.

 

 

Jaouhar Ben Mbarek - portavoce del RETE DESTOURNA (Nuovo Movimento di Sinistra)

 

 

 


 

 

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