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Medio Oriente » Ultima lettera dall'Afghanistan  
ULTIMA LETTERA DALL'AFGHANISTAN
di Mirca Garuti


Perché la guerra in Afghanistan? A chi interessa continuare questo massacro? Terrorismo? Interesse economico? Potere militare?  Quante domande per cercare di capire questo enorme conflitto……
Afghanistan un paese povero con la sola colpa di trovarsi in una posizione altamente strategica nell’Asia centro meridionale confinante con Cina, Iran, Pakistan, India, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. La Rivoluzione d’aprile (27/04/1978) diede vita alla Repubblica Democratica Afgana guidata dal leader del partito democratico, Nur Mohammad Taraki che portò una serie di riforme di carattere socialista nel paese, come la riforma agraria, la laicizzazione della società con l’obbligo per gli uomini di radersi la barba e per le donne con il riconoscimento del diritto di voto, dell’istruzione obbligatoria ed il divieto di indossare il burqa e di essere oggetto di scambio nei matrimoni combinati. Queste riforme però si scontrarono presto con le autorità religiose del paese e, nel mese di settembre 1979 Taraki fu ucciso su ordine di H. Amin, suo vice primo ministro che immediatamente lo sostituì. L’Armata Rossa il 27 dicembre 1979 invase così il paese. La guerra contro i mujaheddin, finanziati dagli Stati Uniti, fu lunga e violenta e cessò con la ritirata dei sovietici nel febbraio 1989.  La guerra continua dal 1989 al 1996 tra le varie fazioni di mujahedin (tagiki, uzbeki, hazari, pashtun) e dal 1996 al 2002 tra talebani al governo (sostenuti da Pakistan ed Arabia Saudita) ed Alleanza del Nord o Fronte Islamico Unito per la Salvezza dell'Afghanistan  (sostenuta da Russia, India, Iran, Tajikistan ed Uzbekistan). Tutto questo ha causato la morte di un milione e mezzo di afgani, due terzi dei quali civili.

Il 7 ottobre 2001 inizia l'invasione dell'Aghanistan da parte delle forze della Coalizione a guida Usa con la motivazione di una rappresaglia collettiva per l'attacco del 11 settembre, in base al fatto che il regime talebano di Kabul ospitava Osama Bin Laden ed i campi di addestramento di Al Qaeda.

In realtà l'intervento militare americano era stato pianificato mesi prima dell'attacco alle Torri Gemelle, ma sempre, secondo  fonti ufficiali,  con l’obiettivo di distruggere solo le basi di Al Qaeda. In base invece a varie interpretazioni geopolitiche, le motivazioni vere si possono riscontrare sia nella necessità, da parte del governo americano, di dover  stabilire una sua presenza militare duratura in un’area molto strategica  legata ai gasdotti, ai corridoi commerciali ed alla recente scoperta di immensi giacimenti di uranio e sia nel dover riavviare la produzione di oppio, vietata nel 2000 dal Mullah Omar per accattivarsi un riconoscimento internazionale. All’inizio degli anni ottanta, nei territori controllati dai mujaheddin antisovietici, armati dalla CIA, ci fu il grande sviluppo della coltivazione dei papaveri da oppio, unica vera ricchezza di questo paese. Il culmine si raggiunse invece  negli anni novanta sotto il dominio dei talebani sostenuto da Usa e Pakistan. Dopo l’invasione americana del 2001, la produzione ed il traffico di oppio afgano tornò a crescere ad alti livelli superando addirittura quelli del periodo talebano. Non bisogna dimenticare che il governo Usa e la Nato non si sono mai impegnati veramente nella lotta al narcotraffico, sostenendo spesso i “signori della droga” come il fratello del Presidente afgano Hamid Karzai, Ahmed Wali, risultato poi essere sul libro paga della CIA.

Dal 2001 ad oggi le truppe Nato (missione Isaf a comando Usa) insieme a quelle governative del governo di Hamid Karzai e milizie paramilitari locali contro i guerriglieri della resistenza afgana (talebani, miliziani, combattenti del ‘Hezb-i Islami e bande armate locali) hanno causato oltre 50.000 morti (quasi 2 mila soldati Nato, almeno 27 mila guerriglieri, 14 mila civili e 7 mila militari afgani).

Il numero dei militari italiani morti sul suolo afgano è ad oggi 35. La maggior parte di essi è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece di incidenti e malori ed uno di un suicidio. Facciamo dunque parte di una guerra e non di una missione di pace!
La guerra in Afghanistan non solo ha un alto costo di vite umane ma anche economico. L’Italia nel 2010 per la sua partecipazione all’occupazione ha speso almeno 600 milioni di euro.
La corsa all’aumento progressivo di questo conflitto è sempre in crescita e lo dimostrano le cifre relative alle vittime ed alla spesa sostenuta.
Il costo della guerra: :  nel 2002, 70 milioni di euro; nel 2003, 68 milioni; nel 2004, 109 milioni;  nel 2005, 204 milioni;  nel 2006, 279 milioni;  nel 2007,  336 milioni, nel 2008, 349 milioni e nel  2009,  540 milioni .
Sorge dunque spontanea la domanda: ma quanti altri miliardi dovranno essere buttati via, sottratti  a risorse ben più utili alla collettività,  prima di dire Basta?  Dov’è il movimento contro la guerra?
Purtroppo il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato, durante un incontro con la stampa a Milano la settimana scorsa, di essere pronto ad aumentare la presenza militare italiana in Afghanistan: "A inizio del 2011 ci saranno 4.200 militari in Afghanistan". L'incremento del contingente che a fine dello scorso anno contava circa quattromila uomini sarà possibile "perchè è aumentato il numero degli addestratori".

 


Quindi tutto continua….. anche se, da una attenta lettura dei fatti e situazioni che accadono all’interno dell’amministrazione americana intorno alla guerra afgana, si può facilmente comprendere tutta la sua falsità nelle varie motivazioni che l’hanno spinta a dichiarare guerra all’Afghanistan. Senza dover andare troppo indietro nel tempo, è sufficiente leggere l’articolo pubblicato online il 22 giugno 2010 su rollingstone.com (la versione integrale in italiano: http://www.rollingstonemagazine.it/magazine/articoli/stanley-mccrystal-generale-in-fuga/23286         (dal n. 853/2010 settimanale “Internazionale”)
Il reportage realizzato da Michael Hastings, giornalista freelance, ha sollevato tali polemiche negli Stati Uniti da dover indurre il presidente Obama ad accogliere le dimissioni del generale McChrystal, nominando al suo posto il generale David  Petraeus, capo del comando centrale statunitense responsabile delle missioni militari in Medio Oriente. “Per quanto sia difficile perdere il generale McChrystal, credo che sia la giusta decisione per la nostra sicurezza nazionale - ha detto il presidente, la condotta raffigurata in un articolo di recente pubblicazione non soddisfa gli standard che dovrebbero essere rispettati da un generale al comando". Il 29 giugno McChrystal ha annunciato di voler lasciare l’esercito.
Lo staff del generale – racconta così il reportage di Hastings – è una banda di assassini, spie, geni, patrioti, manovratori politici e pazzi scatenati. Ci sono un ex capo delle forze speciali britanniche, due ex componenti delle forze d’elite dei marines, un soldato delle forze speciali afgane, un avvocato, due piloti di caccia ed almeno una ventina di veterani ed esperti di controinsurrezione. Si sono battezzati scherzosamente Team America, ispirandosi ad un film dissacrante degli autori di South park. Sono orgogliosi del loro atteggiamento positivo e del loro disprezzo per l’autorità. Da quando è arrivato a Kabul nell’estate del 2009, il Team America ha cercato di cambiare la cultura della International security assistance force (Isaf), la missione che opera in Afghanistan sulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite”.L’esempio più lampante – continua ancora Hastings – del peso politico raggiunto da McChrystal è il suo modo di gestire il rapporto con Karzai. E’ McChrystal , e non i diplomatici come Eikenberry o Holbrooke, ad avere il rapporto più stretto con l’uomo su cui gli Stati Uniti contano per guidare l’Afghanistan. La dottrina della controinsurrezione richiede un governo credibile, e dal momento che Karzai non è ritenuto credibile dal suo stesso popolo, McChrystal si è dato molto da fare per rimediare”.
A questo punto sorge spontanea una domanda: ma….  distruggere un popolo, morire per queste persone, Perché?? Non è arrivato forse il momento di dire veramente “BASTA”!?

15/01/2011

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