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Mondo lavoro » TESTO ACCORDO QUADRO SUI CONTRATTI gen.2009  
IL TESTO  DELL’ACCORDO QUADRO SIGLATO
DAL GOVERNO E PARTI SOCIALI

(eccetto Cgil, Abi, Ania e Lega delle cooperative)

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Il governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l'obiettivo dello sviluppo economico e della crescita occupazionale fondata sull'aumento della produttività, l'efficiente dinamica retributiva e il miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni, convengono di realizzare - con carattere sperimentale e per la durata di quattro anni - un accordo sulle regole e le procedure della negoziazione e della gestione della contrattazione collettiva, in sostituzione del regime vigente.

Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche modalità, criteri, tempi e condizioni con cui dare attuazione ai principi, di seguito indicati, per un modello contrattuale comune nel settore pubblico e nel settore privato:

1. l'assetto della contrattazione collettiva è confermato su due livelli: il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese;

2. il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria: avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa; avrà la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale; per la dinamica degli effetti economici si individuerà un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'Ipca (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.

L'elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo; si procederà alla verifica circa eventuali scostamenti tra l'inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata, considerando i due indici sempre al netto dei prodotti energetici importanti. "La verifica circa la significatività degli eventuali scostamenti registratisi - prosegue l'accordo quadro - sarà effettuata in sede paritetica a livello interconfederale, sede che opera con finalità di monitoraggio, analisi e raccordo sistematico della funzionalità del nuovo accordo, il recupero degli eventuali scostamenti sarà effettuato entro la vigenza di ciascun contratto nazionale, il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese; nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai Ministeri competenti, previa concertazione con le Organizzazioni sindacali, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l'indice (Ipca), effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati, quale parametro di riferimento per l'individuazione dell'indice previsionale, il quale viene applicato ad una base di calcolo costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio di programmazione; nel settore del lavoro pubblico, la verifica degli eventuali scostamenti sarà effettuata alla scadenza del triennio contrattuale, previo confronto con le parti sociali, ai fini dell'eventuale recupero nell'ambito del successivo triennio, tenendo conto dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell'intero settore.

3. la contrattazione collettiva nazionale di categoria o confederale regola il sistema di relazioni industriali a livello nazionale, territoriale e aziendale o di pubblica amministrazione;

4. la contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare;

5. per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l'avvio e lo svolgimento delle trattative stesse;

6. al rispetto dei tempi e delle procedure definite è condizionata la previsione di un meccanismo che, dalla data di scadenza del contratto precedente, riconosca una copertura economica, che sarà stabilita nei singoli contratti collettivi, a favore dei lavoratori in servizio alla data di raggiungimento dell'accordo.

7. nei casi di crisi del negoziato le specifiche intese possono prevedere anche l'interessamento del livello interconfederale, 8. saranno definite le modalità per garantire l'effettività del periodo di "tregua sindacale" utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato;

9. per il secondo livello di contrattazione come definito dalle specifiche intese - parimenti a vigenza triennale - le parti confermano la necessità che vengano incrementate, rese strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare, in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo livello che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitività nonchè ai risultati legati all'andamento economico delle imprese, concordati fra le parti;

10. nel settore del lavoro pubblico l'incentivo fiscale-contributivo sarà concesso, gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ai premi legati al conseguimento di obiettivi quantificati di miglioramento della produttività e qualità dei servizi offerti, tenendo conto degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica;

11. salvo quanto espressamente previsto per il comparto artigiano, la contrattazione di secondo livello si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto nazionale o dalla legge e deve riguardare materie ed istituti che non siano già stati negoziati in altri livelli di contrattazione;

12. eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall'autonomia collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato;

13. la contrattazione di secondo livello di cui al punto 9, deve avere caratteristiche tali da consentire l'applicazione degli sgravi di legge;

14. per la diffusione della contrattazione di secondo livello nelle Pmi, con le incentivazioni previste dalla legge, gli specifici accordi possono prevedere, in ragione delle caratteristiche dimensionali, apposite modalità e condizioni".

15. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, ai fini della effettività della diffusione della contrattazione di secondo livello, i successivi accordi potranno individuare le soluzioni più idonee non esclusa l'adozione di elementi economici di garanzia o forme analoghe, nella misura ed alle condizioni concordate nei contratti nazionali con particolare riguardo per le situazioni di difficoltà economico-produttiva;

16. per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda, situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria;

17. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, i successivi accordi dovranno definire, entro 3 mesi, nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, ivi compresa la certificazione all'Inps dei dati di iscrizione sindacale;

18. le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello nelle aziende di servizi pubblici locali, l'insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita;

19. le parti convengono sull'obiettivo di semplificare e ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro nei diversi comparti. Le parti - si legge infine nel testo dell'accordo - confermano che obiettivo dell'intesa è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l'aumento della produttività, anche attraverso il rafforzamento dell'indicazione condivisa da Governo, imprese e sindacati per una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell'ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica.

23/01/09



ACCORDO QUADRO SUI CONTRATTI:
CISL E UIL FIRMANO BEFFANDO LA CGIL

Mirto Bassoli*

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L’accordo separato firmato giovedì sera a Palazzo Chigi rappresenta non solo un fatto gravissimo, ma rischia di costituire uno spartiacque dal quale può essere molto difficile tornare indietro.
Sono tante le ragioni che portano a valutare sbagliata la strada che è stata intrapresa. La prima è data dalla crisi economica. In un paese nel quale si profila la possibile perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, un ridimensionamento del nostro apparato produttivo, un arretramento della ricchezza prodotta che non ha paragoni negli ultimi decenni, l’unica cosa che è venuta in mente a coloro che hanno sottoscritto quel documento è stata agire sul modello di contrattazione, riducendo in prospettiva diritti, condizioni salariali e agibilità sindacali per il mondo del lavoro.
Sul modo nel quale la crisi economica è stata sin qui affrontata in Italia si è già detto molto, per mettere in evidenza una chiarissima anomalia: mentre negli altri paesi, a partire dalle principali potenze europee, sono state messe in atto manovre anticicliche molto consistenti, finalizzate a sostenere il lavoro e le imprese, in Italia si persiste a non investire le risorse necessarie per far ripartire l’economia, e si punta chiaramente a far pagare i costi della crisi alla parte socialmente più debole.
Allora si capiscono le ragioni della riapertura del dibattito sul sistema previdenziale, quando solo un anno e mezzo fa abbiamo concordato una riforma che è stata votata, con un referendum, da oltre cinque milioni di persone. Si capiscono le ragioni di un accordo sul modello contrattuale che peggiorerà le condizioni salariali nel breve e nel lungo periodo, contribuendo ad ampliare le disuguaglianze di reddito già fortemente presenti nel nostro paese. Si capiscono le ragioni della totale assenza di risposte alla crisi, con misure finalizzate a sostenere gli ammortizzatori sociali e a ridistribuire fiscalmente reddito, come sarebbe necessario e come la Cgil ha chiesto con gli scioperi di novembre e dicembre, e continuerà a chiedere nelle settimane a venire.
C’è poi un secondo punto, che rimanda al merito del documento che la Cgil ha ritenuto di non sottoscrivere. E’ ormai evidente che si vuole utilizzare la crisi per ridisegnare l’assetto delle relazioni sindacali e dello stesso sistema di protezione sociale nel nostro paese.
Se i contenuti del protocollo dovessero trovare attuazione, non solo si comprometterebbe irrimediabilmente la funzione dei contratti nazionali di lavoro, ma lo stesso esercizio dei diritti sindacali e di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, sarà molto più difficile.
Il disegno è chiaro: serve un sindacato che contratti molto meno, che metta da parte lo strumento dello sciopero, che si impegni a gestire attraverso gli enti bilaterali la sanità, il collocamento e gli ammortizzatori sociali.
La parte più arretrata e conservatrice del mondo imprenditoriale realizza il disegno di sempre: quello di poter decidere sulla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori senza dover render conto a nessuno.
La maggioranza di centro destra realizza la vecchia strategia che ha sostenuto fin dalla precedente legislatura del Governo Berlusconi, con l’allora “libro bianco sul lavoro”.
Ma le altre forze sindacali? Qual è il vantaggio che possono conseguire se il movimento dei lavoratori diventa sempre più debole e privo degli strumenti per contrastare scelte che ledono i diritti di coloro che sono chiamati a rappresentare? Per stare ai fatti di casa nostra, qualcuno pensa che la vicenda IRIS, per citare un esempio, avremmo potuto provare a ribaltarli, contrastando evidenti scelte sbagliate dell’imprenditore, affidandoci al cosiddetto “sindacato collaborativo” di cui si è fatto paladino il ministro Sacconi? Non credo, davvero, che questa sia la prospettiva alla quale dobbiamo guardare.
E l’opposizione politica nel nostro paese? La chiusura del cerchio rispetto al disegno di cui si è fatto promotore e regista il Governo, cercando e trovando non disinteressate alleanze, dipende dalla posizione che assumerà il centro sinistra, sia quello che siede in Parlamento, sia quello che ne è rimasto escluso.
Penso alle parole del Presidente Napolitano nel discorso di fine anno: “dalla crisi è necessario uscire  producendo più giustizia sociale, non meno”. Penso alla necessità di rimettere il tema della lotta contro le disuguaglianze al centro delle iniziative delle forze di ispirazione democratica e progressista. Penso a come queste stesse forze dovrebbero vedere con grande preoccupazione, come ad un pericolo stesso per la tenuta della democrazia, una strategia improntata a dividere il sindacato e a ridurre diritti e agibilità sindacali nei luoghi di lavoro.
Intanto la Cgil farà la sua parte, ad iniziare dalle mobilitazioni che verranno messe in campo a partire dai prossimi giorni e dalle iniziative finalizzate a garantire un pronunciamento democratico di tutte le lavoratrici ed i lavoratori sull’accordo separato, come è necessario per una intesa che ambirebbe ad assumere il carattere di accordo generale.

* Segretario Generale CGIL Reggio Emilia
Reggio Emilia, 24 gennaio 2009


IL PARERE DELLA SEGRETERIA PROVINCIALE  CGIL DI REGGIO EMILIA

La CGIL non ha firmato l’Accordo quadro separato sulla “riforma degli assetti contrattuali” definito il 22 gennaio 2009 dal Governo, CISL, UIL, UGL e dalle Associazioni Imprenditoriali, valutando i contenuti di quell’intesa lesivi dei diritti fondamentali delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro Organizzazioni in materia contrattuale. L’intesa separata costituisce sicuramente un pericoloso passo indietro rispetto al vigente Protocollo del luglio 1993.

Se quell’intesa dovesse diventare operativa si produrrebbe il seguente effetto:
-    i contratti nazionali non salvaguarderebbero più il potere d’acquisto delle retribuzioni, rispetto all’inflazione reale, programmando una riduzione dei salari; sarebbe possibile derogare in peggio, attraverso i contratti di secondo livello, contenuti economici e normativi che dovrebbero garantire l’universalità del diritto per i lavoratori di uno stesso settore;
-    la contrattazione integrativa sarà totalmente vincolata agli andamenti economici delle imprese, subordinata agli incentivi previsti dal Governo e non sarà più possibile consolidare aumenti retributivi in rapporto alla produttività acquisita;
-    si affida alla “bilateralità”, anche in funzione di preesistenti intese definite separatamente con alcune controparti datoriali, attribuzioni del welfare o funzioni che sono proprie della contrattazione collettiva;
-    si limita il diritto di sciopero, che per la Costituzione è un diritto del singolo lavoratore, collegandolo l’esercizio ad una nuova regolamentazione in materia di rappresentanza.

Il danno economico – e non solo – per i lavoratori è evidente. Calcolato con riferimento all’ultimo quadriennio (2004-2008), sulla retribuzione media di un lavoratore, significa una perdita di 45 euro mensili nelle retribuzioni contrattuali. A questo si deve aggiungere l’effetto della riduzione del cosiddetto “valore punto” preso a riferimento per calcolare gli aumenti retributivi, che si attesta ad un – 15%.

Per il Pubblico Impiego l’effetto di tale riduzione è ancora più macroscopico (- 30% della base di calcolo). In questo caso siamo ad un vero e proprio arretramento delle prerogative della contrattazione collettiva, subordinandola ai vincoli di bilancio e di finanza pubblica decisi unilateralmente dal Governo.

Al merito derivante dai contenuti dell’Accordo separato si aggiunge la gravità dell’atto compiuto. Si è messo mano, escludendo l’organizzazione maggiormente rappresentativa, a quello che G. Giugni definì “l’accordo costituente delle relazioni sindacali del nostro Paese”, e cioè il sistema universale che regolava, in modo necessariamente condiviso da tutti, la contrattazione collettiva.

La costruzione di questa intesa separata, anche per il modo nel quale è stata raggiunta, contiene un’esplicita volontà di esclusione della CGIL. E’ un atto che giudichiamo di responsabilità innanzitutto del Governo, che ha lavorato per costruire un’intesa che dividesse il sindacato e aprisse la strada ad ulteriori passi legislativi di scardinamento del sistema delle relazioni e dei diritti sindacali. Ma non è meno grave l’atteggiamento di chi ha condiviso questa scelta.

Altrettanto negativo è il fatto che si sia scelto di percorrere questa strada, anziché concentrarsi sulle misure – che non a caso abbiamo definito inesistenti – necessarie per contrastare la crisi.

Le previsioni economiche parlano di un possibile incremento della disoccupazione, tra 2009 e 2010, di circa 400.000 unità. Il PIL scenderà del 2% quest’anno e non sarà positivo neppure l’anno prossimo. I dati sulla produzione industriale di gennaio parlano da soli: - 11%.

Di fronte alla gravità della crisi si è scelto di percorrere strade vecchie e sbagliate, le stesse che hanno contribuito a determinare questa gravissima recessione internazionale. La trasformazione in legge del decreto anticrisi conferma che siamo di fronte a misure del tutto insufficienti e che si vuole sfruttare il clamore dell’Accordo separato per approvare, nel più totale silenzio, norme di cui è evidente l’inadeguatezza.

Si agisce sui diritti e sulle condizioni di reddito della parte socialmente più debole, anziché fare politiche di sostegno alla domanda, di rafforzamento dei redditi e di rilancio degli investimenti.

Siamo ancora in assenza di misure sugli ammortizzatori sociali, nonostante la gravità del quadro occupazionale, che viceversa hanno un carattere urgente e richiedono uno sforzo straordinario per far fronte ad una recessione che, anche i dati, confermano avere ricadute pesantissime a livello nazionale, come nel nostro territorio.
In Emilia Romagna, per stare agli ultimi dati elaborati dalla Regione, la cassa integrazione nel 2008 è aumentata di 2 volte e mezzo, e si stima che siano 109.000 i rapporti di lavoro a termine che cesseranno nel 2009, con gravi incognite per la loro prosecuzione.

Tutto questo si assomma ad una condizione di crescita delle disuguaglianze e di sofferenza dei redditi dei lavoratori e dei pensionati che, in misura maggiore nel nostro Paese che altrove, erano già preesistente la crisi.

La CGIL risponderà al gravissimo atto che si è compiuto a Palazzo Chigi il 22 gennaio, innanzitutto con l’obiettivo di annullare gli effetti dell’Accordo separato: se il sistema delle regole non è condiviso da tutti è come se quel sistema non esistesse.

Il 29 e 30 gennaio è convocato l’organismo dirigente nazionale della CGIL per una discussione su quanto avvenuto e per definire le iniziative da assumere, a livello nazionale, nei luoghi di lavoro e nei territori. Alcune mobilitazioni sono già state decise:

-    il 13 febbraio sciopero e manifestazione nazionale della Funzione Pubblica e della FIOM;
-    verrà deciso un pacchetto di ore di sciopero che coinvolgerà tutte le altre categorie;
-    i pensionati della CGIL manifesteranno a Roma il 5 marzo;
-    sempre nel mese di marzo ci sarà lo sciopero della Scuola e dell’Università;
-    per il 4 aprile è prevista una grande manifestazione nazionale a Roma convocata dalla CGIL.

Abbiamo chiesto a CISL e UIL di garantire una consultazione democratica di tutte le lavoratrici e dei lavoratori. Le risposte sono state sin qui negative e, se rimarranno tali, la CGIL lancerà una campagna di consultazione e di raccolta firme, non solo per chiedere la cancellazione di quell’intesa, ma per sostenere le proprie proposte in materia di contrattazione, regole di democrazia e rappresentanza, e le misure necessarie per contrastare la crisi.

Reggio Emilia, 28 gennaio 2009


 


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