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Mondo lavoro » Un miliardo agli straordinari  
Un miliardo agli straordinari
di Giorgio Pogliotti
 


20 MAGGIO 2008

 

Un'aliquota secca del 10% per tutte le parti variabili del salario legate alla produttività, con un "tetto" di 3mila euro per gli importi complessivamente soggetti a detassazione per i lavoratori con un reddito lordo 2007 fino a 35mila euro. La misura, che sarà applicata in via sperimentale per sei mesi, da giugno a dicembre, costerà 1 miliardo.

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Sono questi i caposaldi del testo che – salvo modifiche dell'ultim'ora il Governo presenterà alle parti sociali per l'incontro odierno a Palazzo Chigi, alla vigilia del consiglio dei ministri di domani. Il principio è quello di sottrarre alla progressività del prelievo fiscale tutte le parti variabili del salario collegate al lavoro straordinario, ai risultati e alla produttività. Ieri per tutto il giorno vi sono stati incontri tra i tecnici del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – autore nella scorsa legislatura del progetto ispiratore – dell'Economia, Giulio Tremonti, e della Ragioneria dello Stato. In serata doveva ancora essere sciolto il nodo dei dipendenti pubblici, anche se l'orientamento prevalente sembra essere quello della loro esclusione,con l'eccezione delle forze di polizia che avrebbero di un alleggerimento fiscale delle indennità, con un vantaggio anche per le donne ( che fanno meno straordinario dei colleghi uomini). La parola finale spetta al ministro dell'Economia, preoccupato di assicurare la copertura del provvedimento, tanto che si è ipotizzato anche un abbassamento della soglia a 30mila euro.

Con il nuovo meccanismo un operaio metalmeccanico che guadagna 1.300 euro lordi, se effettuasse il tetto massimo degli straordinari previsto per le aziende medio-piccole (250 ore) con la tassazione attuale avrebbe 1.594 euro l'anno in più, che con la cedolare secca al 10% diventerebbero 1.965 euro. Con il tetto di 3mila euro, potrà beneficiare della tassazione al 10% per ulteriori entrate (premio di produzione, liberalità aziendali) pari a 1.035 euro. La parte eccedente sarà tassata con l'aliquota di riferimento (27%).

La tassazione separata avrebbe un ulteriore vantaggio: gli importi corrisposti a titolo di straordinario o di premio di risultato non entreranno nella determinazione dell'imponibile fiscale per il calcolo dell'addizionale regionale e comunale. Verrebbe superato l'attuale meccanismo che rende poco "appetibili" gli straordinari, soprattutto per i redditi che sono al confine tra un'aliquota Irpef e l'altra che per non far scattare l'aliquota successiva, spesso si fanno pagare in "nero" le ore extra di lavoro.

Soddisfazione da Confindustria: per Federica Guidi, presidente dei giovani industriali «sono senz'altro misure necessarie », ma «lo considero un primo passo». Critica la Cgil perchè dalla detassazione dello straordinario verrebbero penalizzate le donne e il beneficio, non essendo legato alla contrattazione aziendale, rischia di indebolirla.

Raffaele Bonanni (Cisl) sollecita il governo a non fermarsi ad una misura "una tantum", ma a promuovere un patto per nuove relazioni industriali: «La necessaria riduzione delle tasse sui salari ostiene deve diventare funzionale ad un accordo tra imprese e sindacati sul secondo livello contrattuale e sulla partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali». Dubbioso Luigi Angeletti (Uil), che ieri ha incontrato il ministro Sacconi: «può essere utile detassare lo straordinario per i lavoratori che lo fanno dice e può far emergere una parte del lavoro nero, ma per l'aumento della produttivitá, che resta il nostro problema principale, sará di pochissimo aiuto». L'Ugl, infine, teme l'effetto boomerang sulle nuove assunzioni.

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