mercoledì 13 novembre 2019   
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Notizie Modena » Antimafia del Popolo Viola Modena  

L’ANTIMAFIA DEL POPOLO VIOLA DI MODENA
di Elena Ferrari


Modena, sabato 23 ottobre, ore 20.00: piazza Pomposa è strapiena.
Quattro locali affollatissimi non solo di giovani che sorseggiano birra e un piccolo banchetto viola nel cuore della piazza. Intorno forse una trentina di persone. E’ chiaro che la gente preferisca trascorrere una gioiosa serata piuttosto che ottenebrarsi la mente con i cancri che attanagliano la società ma, non appena iniziano i saluti e le presentazioni, ecco che qualche incuriosito passante comincia ad avvicinarsi.

Una sorpresa per i presenti, scoprire che questa “Notte contro le mafie” non è stata una brillante trovata del Popolo Viola modenese, ma un'iniziativa allargata a tutto il territorio nazionale e forse si sarà anche un po’ vergognato, a pensare che le piazze di Bari, Roma, Napoli, Pisa e Reggio Emilia saranno state senz' altro più ricettive della nostra.

Chi era presente ha imparato dal Pubblico Ministero Marco Imperato che la criminalità organizzata non agisce soltanto nelle soleggiate regioni del sud, ma che si innesta e cresce anche nel settentrione; che il mafioso non è solo il personaggio-stereotipo da fiction con la coppola, il sigaro in mano e l'accento siciliano, ma può anche essere quel distinto imprenditore che vive nella villetta a fianco a noi. L'Emilia Romagna è sempre stato territorio fertile per le organizzazioni mafiose: qui il racket, il traffico di stupefacenti, il riciclaggio del denaro, la manipolazione degli appalti, non sono reati così isolati come siamo soliti pensare. E’ infatti, così che le nostre province diventano isole economiche felici in cui ripulire il denaro proveniente da traffici illeciti. In particolare attraverso l'apertura di esercizi commerciali che hanno la mera funzione di copertura fiscale, o di nuove aziende che, riescono ad agire fuori dalle regole del mercato. Con lo scopo di creare altri utili, offrono servizi a prezzi iperconcorrenziali, sfruttando soprattutto le condizioni dei lavoratori e prodotti di bassa qualità.  

Chi era presente si è reso conto dell’assenza degli enti locali che non sembrano più molto vigili su questo fenomeno. Dalle testimonianze degli esperti manca qualsiasi tipo di collaborazione che conduca l'ente a segnalare le sospette illegalità ai pubblici ministeri che di fatto non hanno ne tempo ne modo di reperire informazioni così settoriali. In misura maggiore lo Stato e le sue leggi, non fanno altro che limitare la libertà di indagini della magistratura; abolendo il reato di falso in bilancio, quello di abuso d'ufficio, bloccando le intercettazioni, limitando la tracciabilità degli appalti, ostacolano di fatto, tutto il lavoro d’indagine svolto lungo le piste più feconde e rivelatrici. Per non parlare poi di provvedimenti deleteri come il prossimo possibile federalismo fiscale che nelle regioni più economicamente arretrate e criminalmente colpite, potrebbe significare la chiusura e la messa all'asta di strutture per la pubblica sicurezza, e il loro conseguente acquisto da parte delle organizzazioni criminali permettendo così che le piccole caserme di provincia divengano, senza poca probabilità, futuri presidi di illegalità; o come il curioso tentativo di estirpare alcuni clan, confinando i boss nelle carceri del nord (con il solo risultato di allargare a più zone d'Italia la loro rete di azione).

Chi era presente ha potuto ascoltare la testimonianza di Gaetano Alessi, il giornalista antimafia e antifascista di Articolo 21 emigrato da Raffadali (AG) e stabilitosi a Bologna che ci confida come la sua attività lo abbia portato ad essere oggetto di isolamento e minacce; di come sia facile in Sicilia divenire personaggi scomodi, pericolosi per se stessi. Ci rivela inoltre che il 5% delle attività in Emilia Romagna appartengono ad organizzazioni malavitose e che nella nostra regione sono presenti ben 63 cosche, di cui: 37 di Ndrangheta, 12 di Cosa Nostra, 1 di Sacra Corona Unita e le restanti di Camorra. Organizzazioni che vivono grazie al racket e alla gestione dei subappalti. A dimostrazione di questo basti pensare che Solo entro le mura di Bologna sono avvenute nove confische di beni appartenenti ad organizzazioni criminali la cui presenza è radicata da lungo tempo.

Chi era presente ha conosciuto Marco Bertelli e il movimento di Agende Rosse fondato da Salvatore Borsellino (fratello di Paolo Borsellino) che dalla strage di via d'Amelio del '92 ad oggi lotta in difesa dei magistrati che si occupano di mafia: sono purtroppo sempre più diffusi i provvedimenti disciplinari falsi e pilotati che decretano il trasferimento dei giudici da una città all’altra, costringendoli così ad abbandonare tutto il lavoro di indagine costruito negli anni.

Chi era presente si è reso conto di quanto le mafie siano una realtà sempre più presenti e minacciose anche nei nostri territori, e di quanto d'altra parte siano un problema sottovalutato o addirittura non percepito... per tutti gli altri, buon happy hour!


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