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Approvata la fusione tra HERA e ACEGAS

In data 8 Ottobre il Consiglio Comunale di Modena città ha approvato la fusione tra Hera ed Acegas con 20 voti favorevoli, quattro astenuti (tutti PD) e 16 contrari.
In una nota, l’amministrazione comunale aveva spiegato: «La nuova multiutility sarà il primo operatore in Italia per rifiuti trattati (3,7 milioni di tonnellate all’anno), il secondo per volumi di acqua venduti (300 milioni di metri cubi all’anno), il terzo nella distribuzione di gas (oltre 1,5 milioni di punti di fornitura e 2,8 miliardi di metri cubi venduti) e l’ottavo operatore nella vendita di energia elettrica a clienti finali (11 Terawattora, TWh, di energia elettrica venduta e oltre 650 mila clienti). E la società sarà tra le prime 30 in Italia per capitalizzazione».
L’operazione di fusione tra le due multiservizi è un modo per ingigantire la scala degli affari da realizzare su acqua, gas, smaltimento dei rifiuti ed energia elettrica. I manager di Hera hanno proposto inoltre una modifica all’art. 7 dello Statuto di HSST-Mo, che contiene le partecipazioni azionarie dei Comuni modenesi,  in base alla quale il 51% della proprietà di HERA Spa POTRà NON essere più in mano ai soli Enti Locali. L’operazione permetterà l’acquisizione di una consistente fetta di azioni da parte del Fondo Strategico Italiano (FSI). Il FSI è una holding di partecipazioni il cui azionista strategico è la Cassa Depositi e Prestiti, la più grande Banca Pubblica Italiana (70% Ministero dell’Economia e delle Finanze, 30% Fondazioni di origine bancaria), trasformata nel 2003 in una Spa con capitale pubblico che da allora finanzia gli Enti Pubblici a tassi di mercato, così come fa una normale banca d’affari privata. Sembrerebbe proprio un altro passo nella direzione della subordinazione dei servizi pubblici ai profitti del capitale.



Lo statuto di HERA Spa non va cambiato!

Comitato Modenese per l'Acqua Pubblica
acquabenecomune.mo@gmail.com

Lidia Castagnoli 339 4140222
Mauro Solmi 340 6703188


Evitiamo l’ennesimo colpo mortale al ruolo degli Enti Locali. Hera Spa ha avviato molti mesi fa le procedure di fusione con la veneta ACEGAS-APS. Un’operazione che si inscrive nella corsa messa in atto da questo come da altri gruppi economico-finanziari presenti nelle multiutility, per ridurre definitivamente il ruolo dei territori nella gestione dei Servizi Pubblici Locali e per consegnarne il patrimonio gestionale, organizzativo e infrastrutturale ad un sistema finanziario di dimensione nazionale e internazionale che nulla ha a che vedere con una gestione pubblica locale.
I Comitati emiliano romagnoli per l’Acqua Pubblica hanno più volte manifestato la loro forte opposizione a questa fusione, motivandola con le ragioni sopra citate e con i rischi finanziari di un’operazione che porterà ad un ulteriore indebitamento di HERA colmato solo dall’ingresso di nuovi soci (in questo caso il Fondo Strategico Italiano), che nulla ha a che vedere con il rafforzamento del ruolo pubblico sancito invece dai cittadini con il voto referendario del 2011.
Ma il management di HERA Spa ha fatto di più: ha confezionato e consegnato ai Consigli Comunali una proposta di delibera relativa alla modifica dello Statuto del gruppo che sancisce di fatto la parificazione del Fondo Strategico Italiano agli Enti Locali nel Patto di Sindacato di Hera, preparandone così l’ingresso al posto dei Comuni stessi in una delle prossime vendite di quote azionarie a cui i Comuni saranno “obbligati” dalle difficoltà finanziarie.
La modifica dello statuto prevede infatti all’art. 7 che il 51% della proprietà di HERA Spa NON debba più essere saldamente in mano SOLO agli Enti Locali (Comuni, Province o Consorzi di essi) ma veda anche la presenza di “altri Enti o Autorità Pubbliche”. Un modo per anticipare l’entrata futura del FSI addirittura nel capitale azionario soggetto al Patto di Sindacato, ovvero nella quota vincolata al possesso da parte del Pubblico del 51%.
Ma il Fondo Strategico Italiano NON può essere parificato ad un Ente Locale. NON ha alcun legame con le Istituzioni locali, NON è espressione della volontà dei cittadini di cui quelle Istituzioni sono garanti, NON ha alcun legame con il territorio.
Il Fondo Strategico Italiano è una holding di partecipazioni il cui azionista strategico è la Cassa Depositi e Prestiti, la più grande Banca Pubblica Italiana (70% Ministero dell’Economia e delle Finanze, 30% Fondazioni di origine bancaria) nata a metà ’800 per finanziare gli investimenti pubblici a tassi agevolati grazie alle ingenti disponibilità provenienti dalla raccolta del risparmio postale, ma - guarda caso - trasformata nel 2003 in una Spa pubblica che da allora finanzia gli Enti Pubblici a tassi di mercato, così come fa una normale banca privata.
Non è un caso che il Fondo Strategico abbia come obiettivo dichiarato il “raggiungimento di rendimenti di mercato, tramite la combinazione di dividendi e aumento di valore dell'investimento”. E per questo possiamo prevedere che le sue future strategie all’interno di HERA si combineranno perfettamente con quelle del management finanziario della società, certamente non con la volontà di governo pubblico che gli Enti Locali dichiarano di voler mantenere.
Ci appelliamo quindi al Sindaco Pighi e ai Consiglieri del Comune di Modena che discuteranno la proposta di delibera martedì 2 ottobre in Commissione, così come a tutti i Consiglieri degli altri Comuni della provincia, affinché non sottovalutino il futuro impoverimento del ruolo del pubblico determinato da questa modifica statutaria, né tantomeno mistifichino il loro consenso con la falsa affermazione che essendo il Fondo Strategico di proprietà del Tesoro, la sua natura è pubblica.
Il “Pubblico” si definisce tale in funzione alle finalità perseguite, non solo alla mera proprietà delle risorse che utilizza. Altrimenti non si spiegherebbe l’uso improprio di risorse pubbliche di cui siamo scandalosamente vittima ogni giorno.


Estratti dal Consiglio Comunale

Sulla modifica allo statuto di Hsst-Mo, la holding nella quale gli enti locali modenesi hanno conferito le loro azioni di Hera, approvata lunedì 8 ottobre dal Consiglio comunale di Modena, con  il voto favorevole di Pd e Udc, contrario di Pdl e Sinistra per Modena e con l’astensione di Giulia Morini del Pd, sono intervenuti in Aula Davide Torrini dell’Udc, Giuliana Urbelli del Pd e Federico Ricci di Sinistra per Modena.

Giuliana Urbelli, Pd
“si deve fare tutto il possibile per limitare la cessione delle azioni Hera del Comune. La preoccupazione deriva dalla vendita di una quota ingente di patrimonio estremamente remunerativo per far fronte a esigenze di bilancio contingenti, proprio nel momento in cui un’operazione di fusione accrescerà il valore del capitale. L’operazione attraverso Hsst – precisa Urbelli – consente però di non modificare il diritto di rappresentanza dei territori modenesi in Hera ed è inoltre previsto un limite alla vendita delle azioni”.


Davide Torrini, UDC
ha definito “condivisibile” l’operazione: “Il Comune deve procedere con la vendita di queste azioni per le contingenze di bilancio e per il Patto di stabilità. Con la delibera si riesce ad alienare patrimonio riconducibile ad Hera senza diluire il peso del nostro territorio dentro la multiutility. Inoltre – ha aggiunto il consigliere - facendo entrare in Hsst dei privati si potrebbe iniziare a ragionare su sinergie industriali a livello territoriale senza la mediazione di Hera”.


Federico Ricci, Sinistra per Modena
ha ricordato la propria astensione in sede di bilancio previsionale e di variazione di bilancio: “Una delle motivazioni forti della mia astensione era proprio questa operazione di vendita di azioni. Al contrario, mi ero espresso a favore della mozione del Pd che proponeva di limitare fino ad azzerare questa operazione. Conseguentemente – ha concluso – il mio voto di oggi sarà contrario”.

Michele Barcaiuolo, Pdl
ha affermato che “il sistema misto racchiude in sé tutto il peggio del pubblico e del privato: l’alternativa è tornare alle municipalizzate o liberalizzare realmente il mercato, mentre Hera opera da privato in regimi di esclusivo monopolio, creando una serie di evidenti svantaggi per i cittadini”. Il consigliere ha anche lamentato la mancata informazione preventiva sulla scelta di fusione.

Sandra Poppi, Modena5stelle
si tratta “di un’operazione finanziaria”. La fusione “contraddice la volontà degli italiani espressa con il referendum dello scorso anno sull’acqua. Dimostra infatti la volontà di gestire i servizi pubblici locali secondo la logica privatistica del mercato”. La consigliera ha inoltre criticato “le modalità di decisione su questi temi senza alcuna consultazione dei cittadini, né dei consiglieri”.






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