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Notizie Modena » Suicidi al CPT  

NUOVI SUICIDI NEI CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA: IL CASO MODENA

La notte del 15 ottobre 2007 presso il centro di permanenza temporanea di Modena si toglie la vita un giovane tunesino di 23 anni, impiccandosi con le lenzuola al letto. Due giorni dopo il 17 ottobre un altro giovane magrebino di 25 anni, compie il medesimo gesto.

La città risponde, queste le dichiarazioni dei singoli cittadini, forze politiche, associazioni di riferimento.

Gli interventi:

Informativa urgente del Governo sui decessi verificatisi di recente nel Centro di permanenza temporanea di Modena e sulle problematiche relative a tali strutture (ore 10,15). arrow_animate.gif

 CPT, IL DIBATTITO CONSILIARE SUI 6 ORDINI DEL GIORNO arrow_animate.gif

"Una telefonata dal CPT, poi...silenzio" di Mirca Garuti
" E’ TEMPO DI POLITICHE NUOVE SULL’IMMIGRAZIONE" - ARCI Modena
CPT Uccidersi in gabbia” di Flavio Novara
La tristezza del suicidio” di Mirca Garuti
CPT ancora suicidi” - Forum Sociale di Modena
La tragedia del CPT di Modena” – Associazione Studi giuridici sull’Immigrazione
Morte annunciata” - Mofid Ghnaim Ass.Immigrazione del Comune di Formigine (Modena)
Senza sapere perché” – Romina Bretoni PRC Modena
CPT Modena storia di un fallimento annunciato” – Verdi Modena
I parlamentari modenesi interrogano Amato” – Interrogazione del Senatore Barbolini, e degli onorevoli Ghizzoni e Miglioli.
CPT servono interventi urgenti” – Lettera del Sindaco Pighi al viceministro Minniti

link4.gif Altri articoli sul CPT arrow_animate.gif


UNA TELEFONATA DAL CPT, POI……. SILENZIO
Mirka Garuti

Giovedì 18 ottobre i giornali locali di Modena riportavano la notizia di aver ricevuto una telefonata direttamente dal Cpt. Era stato usato un telefono a scheda, in dotazione ai detenuti, per comunicare con l’esterno. E’ stata una voce che voleva solo chiedere di essere ascoltata per sentirsi viva, presente, e non solo “un caso qualsiasi”. E’ stata una voce di accusa, di denuncia. Edjel, una ragazza boliviana di 27 anni, voleva, prima di tutto, spiegare i motivi della protesta che era in atto all’interno del Cpt. “ Non mangeremo più e prenderemo solo acqua, fino a quando qualcuno non ci starà a sentire. Abbiamo fatto casino, spaccato tutto, perché volevamo che dei giornalisti venissero qui a vedere la nostra situazione.” Il racconto continua, facendo presente che, anche se le autorità sono a conoscenza delle loro generalità e del luogo di provenienza, “l’ospite” deve rimanere all’interno della struttura per sessanta giorni. “ Perché non ci fanno tornare subito nel nostro paese? Vivere qui dentro è un incubo. Ci trattano male, ci danno da mangiare cose non buone. Le giornate qui non passano mai. Per vedere la televisione dobbiamo suonare il campanello e non sempre il personale addetto alla sorveglianza risponde subito. Non facciamo niente tutto il giorno. Ci viene la depressione:”

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Edjel viveva a Bergamo, dove ha lasciato il figlio presso una parrocchia. Durante un controllo alla stazione è stata fermata, non aveva il permesso di soggiorno e, senza nessuna spiegazione, è stata condotta al Cpt di Modena. Si trova qui da un mese, non le permettono neppure di parlare con un avvocato! Aveva un lavoro a Bergamo come badante, ma la sua padrona non poteva ancora regolare la sua posizione per la legge Bossi-Fini, così si era adattata a fare le pulizie in un’altra casa, ma sempre senza permesso. Edjel ha però pagato questa sua ribellione, questo suo tentativo di fare conoscere questa realtà che, volutamente, vuole essere tenuta nascosta e che nessuno vuole sapere. Venerdì mattina alle cinque è stata trasferita, non si sa, dove.

Questa è la fotografia del Cpt. Persone che vorrebbero lavorare con un normale contratto di lavoro, ma che noi cittadini del mondo così detto “civile”, non siamo in grado di mettere in pratica, causando così, la loro detenzione dentro i centri di accoglienza temporanea.


E’ TEMPO DI POLITICHE NUOVE SULL’IMMIGRAZIONE

Due suicidi in pochi giorni e diverse rivolte succedutesi negli anni al Centro di Permanenza Temporanea per immigrati clandestini di Modena, ci sembrano francamente molti, troppi per continuare a sostenere ancora che si tratti di un luogo in cui le libertà e i diritti individuali sono rispettati.
Se anche sinora non si era giunti a casi gravi come ai recenti gravissimi fatti, altri indicatori gravissimi di una situazione intollerabile di vita all’interno dei centri, altrettanto preoccupanti, erano stati i 20 casi accertati di autolesionismo degli ospiti.

E’ tempo di superare i centri di permanenza temporanea, fino a chiuderli, e di affrontare da subito il fenomeno migratorio con misure positive quali l’introduzione del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, il diritto di cittadinanza legato alla nascita su suolo italiano (così come recita la Dichiarazione Universale dei diritti umani ), la riduzione dei tempi per il rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno e una durata maggiore, una risposta tempestiva ai ricongiungimenti familiari finalizzata ad una reale integrazione.

E’ giusto a questo proposito ricordare che nel rapporto della Commissione De Mistura, presentato il 31 gennaio 2007, il Centro di Permanenza Temporanea di Modena era stato segnalato tra quelli da riconvertire per le condizioni logistiche a cui sono costretti gli ospiti, ritenute così alienanti da spiegare l’esasperazione che ha portato ad atti violenti contro altri e contro se stessi.
Ricordiamo che clandestino non è equivalente a delinquente, e che spesso nei Cpt convivono casi umani e sociali eterogenei, accomunati dalla condizione di persone che, pur illegittimamente entrate nel nostro paese, fuggono da situazioni di povertà e senza futuro, e cercano qui un lavoro e una vita migliore. Una convivenza forzata che spesso genera situazioni drammatiche, ponendo il problema della reale funzione dei Cpt.
Quello che avviene e che è avvenuto dentro il CPT di Modena riguarda tutta la città, le sue istituzioni e le formazioni sociali intermedie. La gravità dei recenti eventi chiama tutti in causa e chiede a Modena una risposta umana, solidale e innovativa.
Ecco perché chiediamo con forza che da subito e di concerto con le istituzioni locali siano potenziati all’interno del Cpt di Modena i presidi di ascolto, tutela legale e sanitaria e assistenza come pure le attività di socializzazione (anche attraverso una riqualificazione del personale interno), vigilando affinché siamo assicurati e tutelati diritti e dignitose condizioni di vita di persone private della libertà.
I pochi sporadici correttivi introdotti per tamponare gli effetti deleteri della Bossi-Fini, ancora in vigore non bastano; l'approvazione del disegno di legge Amato-Ferrero può permettere al nostro Paese e alle comunità locali di impostare in modo strutturalmente diverso la gestione dei flussi migratori.

Il superamento della Legge Bossi – Fini non è più rinviabile! E’ la Bossi Fini che con la sua impostazione ha finito per determinare l’aumento della clandestinità in Italia e in questo quadro anche i Cpt si sono rivelati luoghi impropri di detenzione e inefficaci – anche in rapporto agli esorbitanti costi gestionali e ai risultati ottenuti.

A sostegno di questa denuncia, le associazioni promotrici annunciano la volontà di partecipare al prossimo consiglio comunale (25 ottobre 2007) in cui si discuterà del centro di permanenza temporanea e annunciano una iniziativa pubblica sulle tematiche dell’immigrazione per coinvolgere e confrontarsi con la città.

I firmatari
ACLI - Modena ,ARCI - Modena, ASS. CARCERE E CITTA’ – Modena, ASSOCIAZIONE PER LA PACE –Modena, CASA PER LA PACE – Modena, CGIL- Modena, LIBERA – Nomi e numeri contro le mafie, UDI – Unione Donne in Italia -Modena, UISP Modena


CPT: UCCIDERSI IN GABBIA
CARO SINDACO LE SCRIVO QUESTA MIA …
Novara Flavio

Caro Sindaco

le scrivo questa mia, perché ancora una volta, sono venuto a conoscenza di quanto è avvenuto all’interno del Centro di Permanenza Temporanea (CPT) della sua città.

Due giovani immigrati hanno deciso di togliersi la vita proprio in questo bellissimo capoluogo, dominata della Ghirlandina e spesso attraversata dalle rosse Ferrari. Una città che ostentando la propria efficienza, pretende e promuove il proprio benessere, quasi sempre con la presunzione da “prima della classe”. Ma è davvero così? In cosa si misura realmente la “grandezza” di una città?

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Ho apprezzato la sua lettera redatta in occasione dell’arresto dei lavavetri a Firenze, per mano di un suo collega. In quella lettera ha spiegato come anche a Modena, si sia riusciti ad aiutare e non ad eliminare, questi cittadini. A rendere loro una dignità vilipesa dal racket dei semafori o dalla clandestinità. E’ proprio in virtù di questa esperienza che ho deciso, caro Sindaco, di scriverle.

Non le sembra assurdo che in una città che ha costruito la sua ricchezza sulla solidarietà e la collaborazione, due giovani immigrati decidano di suicidarsi? Compiere il più atroce dei gesti, che solo un’estrema e profonda disperazione può in parte giustificare, non richiede ora e subito un nuovo intervento serio e non coercitivo?

Vede, sig. Sindaco come fa una città come la nostra a dormire sonni tranquilli sapendo che una struttura appositamente costruita nel suo comune, trattiene in prigionia, cittadini del mondo che per la maggior parte sono alla ricerca di un lavoro?

Provi per un momento a pensare alla logica delle cose e a non soffocare la sua intelligenza dietro la volontà di alcuni ceti medi, di far apparire tutti quelli che sono stranieri, come persone atte a delinquere. Ho sempre ritenuto importante per una democrazia che i delinquenti vadano rinchiusi nelle galere e non nei CPT. Ma se così fosse, chi è veramente rinchiuso li dentro?

Mi rendo conto che è necessario rispondere all’opinione pubblica che l’ha votato, in modo forte e deciso ma, non erano sufficienti i manganelli alla polizia urbana per rispondere a tutto questo?

E allora, per una volta, facciamo davvero qualcosa da “primo della classe”, dica la verità ai suoi cittadini. Nel CPT la maggior parte delle persone sono clandestini che vorrebbero solo avere un luogo dove vivere e lavorare liberi e che da quando è stata realizzata quella struttura non è ne migliorata ne peggiorata la vivibilità della nostra città; che il CPT è uno strumento per togliere dalla circolazione tutti quei diversi che “non fanno nulla e potrebbero venire a derubarmi in casa” e che in fondo hanno essenzialmente il compito di far credere alla gente che sono davvero più sicuri.

Entrambi sappiamo che i delinquenti dovrebbero stare nelle carceri e non nei CPT ma purtroppo con l’indulto, non se lo dimentichi, li avete liberati.

Non è paradossale tutto questo? I “piccoli” ladri in libertà e i senza documenti in galera.

Si, in galera, sig. Sindaco e i suicidi ne sono la conferma.

Una vera democrazia, sig. Sindaco non si esibisce solo consentendo a tutti di pronunciare il proprio parere votando ma, si deve esprimere soprattutto con il rispetto dei diritti e della libertà individuale.

Per una volta, sig. Sindaco, contribuisca come vero primo cittadino e non solo come politico a lanciare un messaggio culturale di pace e di convivenza alla sua città: annunci la chiusura prossima futura del CPT di Modena.


LA TRISTEZZA DEL SUICIDIO
Una cittadina al suo Sindaco
di Mirca Garuti

Spettabile Sindaco

è una semplice cittadina che Le scrive, per esprimere tutta l’angoscia, la tristezza di quello che sta succedendo, in questi ultimi giorni, proprio nella nostra città. I due suicidi, avvenuti nel famoso “albergo” a cinque stelle, mi hanno provocato solo una grande rabbia e preoccupazione. E’ un fatto grave che deve far riflettere sul modo in cui è sempre stato concepito il Cpt.

La paura si è impossessata della maggior parte della gente, il concetto di “guerra permanente” è considerato ormai “naturale” e tutti gli extracomunitari sono classificati terroristi, spacciatori, delinquenti e stupratori. Le generalizzazioni sono sempre pericolose perché nascondono altre verità.

Modena non può rispondere a questa emergenza con una chiusura totale. Non sono certo venticinque poliziotti in più a risolvere il problema!! Sono anche in totale disaccordo con quanto ha affermato, oggi sulla Gazzetta, la vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Isabella Bertolini : “l’invasione di immigrati,favorita dal buonismo della sinistra al governo, ha trasformato il nostro paese in un far west”. Il flusso immigratorio non si può fermare, è un dato di fatto. La fame e le guerre spingono le persone alla ricerca di una vita migliore, di una vita “umana” , senza soprusi.

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Chi è veramente recluso dentro il Cpt? Vengono rispettate le semplici regole di diritto? Il Forum sociale di Modena che, da anni visita regolarmente il Cpt, ha prodotto l’anno scorso un rapporto dettagliato dei dati riguardanti la struttura. Dati, forniti dalla Prefettura di Modena, che riguardano il numero totale degli stranieri trattenuti, la loro nazionalità, quelli accompagnati alla frontiera, quelli dimessi o allontanati, quelli ricoverati in ospedale, il numero di atti di autolesionismo ed infine i costi relativi per mantenere il Cpt. Signor Sindaco, questo rapporto l’ha preso in visione? Ha avuto l’opportunità di leggerlo? Non credo, vista la situazione attuale. Le persone non arrivano al suicidio così facilmente ed io non credo neppure al fatto che, come invece molti sostengano, l’avrebbero fatto comunque e dovunque, perché malati. Malato è il sistema, non le persone. La giustizia non funziona, le ingiustizie sono sotto gli occhi di tutti, chi è veramente colpevole, riesce spesso ad avere delle attenuanti, mentre spesso invece “il poveraccio” paga. Tutto questo determina sfiducia, rabbia e chiusura totale verso l’altro. Le leggi le abbiamo fatte noi, ma si possono cambiare. Non chiudiamo gli occhi !!!

Anche la Commissione De Mistura, incaricata dal Ministero dell’Interno, stese un rapporto con una valutazione del tutto negativa sui Cpt, suggerendo anche di arrivare al loro superamento, potenziando, nel frattempo, i servizi legali e garantendo anche una totale comunicazione del trattenuto con il suo legale. Perché improvvisamente solo ora si torna a parlare di questa Commissione? Come mai solo ora i parlamentari di Modena, con una interrogazione ad Amato, chiedono l’approvazione dei provvedimenti normativi che ridefiniscono i centri di permanenza temporanea sulle indicazioni della Commissione De Mistura? Siamo un po’ in ritardo, non trova Sindaco?

Avete dovuto aspettare due morti per rendervene conto?
Tutto questo succede solo e unicamente in nome di una squallida propaganda politica?
Vorrei sperare di no, ma non so.


CPT ANCORA SUICIDI
Non è la prima volta.

A Bologna nel cpt di Via Mattei, nel dicembre 2006 muore un tunisino di 36 anni, per over dose di eroina. Nel cpt di Lamezia Terme, nel dicembre 2006, muore suicida, impiccato, un uomo di 40 anni di cittadinanza bulgara. Nel marzo 2007 un ragazzo nigeriano rinchiuso al cpt di Gradisca ingerisce tossici; viene salvato. A Lecce nel 2003 si registrano 4 tentativi di suicidio solo in 15 giorni. Difficile avere il numero preciso dei tentativi di suicidio che hanno avuto luogo in Italia dall’apertura dei centri di permanenza, data l’assenza di trasparenza e di informazioni. Quasi quaranta, se seguiamo le cronache. Sono numeri, in effetti, che si avvicinano alla casistica delle carceri, ai luoghi di privazione della libertà personale e non luoghi caratterizzati da “una condizione molto vicina alla libertà” come il dott. D. Giovanardi ama sostenere.

Un giorno, durante un ingresso nel Centro per monitorarne il funzionamento abbiamo notato un cappio di lenzuola ancora attaccato ad una grata di uno dei cortili interni su cui si affacciano i blocchi dei trattenuti. Alcuni trattenuti ci hanno raccontato che, la sera prima, uno di loro aveva tentato di suicidarsi, ma era stato fermato in tempo. La cosa non fu registrata nelle statistiche sul Centro che regolarmente richiediamo alla Prefettura. Ma quanti sono stati, a Modena, i casi di tentato suicidio?

Apprendiamo in questo momento di un nuovo suicidio, e di una nuova rivolta all’interno del Centro. La città, che ha voluto ed ospita il Centro, dovrebbe sentirsene responsabile e controllare in quale modo sia amministrato, non dimenticandolo nelle mani del gestore, in particolare dopo un periodo di avvicendamenti ed assestamenti nella conduzione. L’Amministrazione comunale già due anni fa si era impegnata ad istituire un osservatorio cittadino sul cpt: stiamo ancora aspettando.

Ma ora l’interrogativo è un altro. Questa città ha ancora intenzione di ingannare se stessa con la sua illusoria idea di sicurezza, è in grado di assumersi la responsabilità di altre vite spezzate, oppure, finalmente, si dirà tutti che questi Centri vanno chiusi definitivamente e si aprirà la mente ad un’idea di democrazia e di rispetto un po’ più inclusiva?

Forum Sociale di Modena
Gruppo Immigrazione


17 OTTOBRE 2007 – LA TRAGEDIA DEL CPT DI MODENA

L'ASGI esprime il proprio sconcerto per quanto avvenuto in questi giorni presso il CPT di Modena, struttura nella quale due stranieri si sono tolti la vita. Ricondurre questi episodi a una tragica ed imprevedibile fatalità costituirebbe una lettura dei fatti ispirata ad un semplicismo non accettabile.

Quanto accaduto va ricondotto alla generale grave situazione in cui versano i centri di detenzione amministrativa per gli stranieri. L'ASGI, che per tramite un componente del direttivo nazionale ha fatto parte della stessa “Commissione De Mistura” incaricata dal Ministero dell'Interno ricorda che la Commissione stese un rapporto nel quale si dava una valutazione complessivamente del tutto negativa sui CPT e propose alle Autorità un preciso percorso di superamento delle strutture stesse procedendo ad un loro rapido

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“svuotamento”. L'ASGI ricorda nello specifico che la Commissione evidenziò “ la presenza, all'interno dei CPTA, di situazioni diversissime tra loro sia sotto il profilo giuridico che sotto quello dell'ordine pubblico nonché della condizione umana e sociale delle persone trattenute. Tale mescolanza... penalizza in particolare gli stranieri a cui carico sussistono solo provvedimenti di allontanamento conseguenti alla perdita di regolarità di soggiorno, nonché di persone più deboli e vulnerabili che sono esposte ad un clima di costante tensione e potenziale intimidazione interna ai centri” . La commissione rilevò inoltre che “mancano spazi di manovra sufficienti per interventi sociali realmente efficaci” e che “ i numeri e le situazioni in essere non consentono un servizio di assistenza psicologica propriamente definita”

Consapevole che il superamento dei centri passa attraverso una complessiva modifica normativa, la Commissione ritenne di suggerire l'attuazione di misure amministrative urgenti finalizzate a:

− potenziare i servizi di assistenza legale “ove possibile attraverso una diversificazione dei servizi”

− garantire la piena corrispondenza anche telefonica del trattenuto con il difensore e la possibilità di “mantenere contatti con la propria rete famigliare ed amicale”

− la necessità di “rendere effettivo ed agevole il diritto di visita” ai centri di difensori, famigliari, esponenti delle associazioni, “con orario diurno ampio senza che siano previste formalità particolari nel meccanismo della comunicazione”

Sul CPTA di Modena la Commissione aveva rilevato evidenti criticità segnalate alle autorità competenti.

L'ASGI apprezza il fatto che il Governo abbia emanato un disegno di legge delega che, riprendendo le conclusioni della Commissione, punta ad un completo superamento dei CPTA, ed esprime altresì il proprio apprezzamento per il fatto che alcuni interventi migliorativi siano stati assunti in via amministrativa e che alcuni dei centri che presentavano le situazioni critiche più vistose siano stati chiusi.

Tuttavia quanto fatto risulta assai poco e la situazione rimane grave. Complessivamente la

condizione dei CPTA non si è infatti di molto modificata. Tali strutture, la cui gestione è altresì assai costosa, continuano ad essere luoghi di costante tensione e di negazione dei diritti fondamentali delle persone trattenute. Continua e si riproduce in particolare quel “circolo vizioso” ben evidenziato dalla Commissione, derivante dalla “spirale di provvedimenti espulsivi” sostanzialmente ineseguibili

Ad avviso dell'ASGI non è possibile attendere il completamento del lungo iter della riforma

normativa sull'immigrazione lasciando che la situazione rimanga quella attuale, ma è necessario intervenire con provvedimenti immediati da assumere da parte dell'Esecutivo finalizzati da un lato a ridurre drasticamente i casi di invio degli stranieri ai CPTA e dall'altro a strutturare i servizi di tutela legale e psicosociale nei centri in maniera completamente rinnovata nelle logiche e nelle forme. In particolare sarà necessario accelerare il processo, oggi di fatto ostacolato da troppo freni, di apertura dei centri al territorio, strutturando i rapporti con enti locali ed associazioni e supportando la creazione di “osservatori” locali sulla situazione dei centri stessi.

L'ASGI, nel richiedere che sia fatta piena chiarezza sugli eventi accaduti nel CPTA di Modena attraverso un approfondita indagine da parte del Ministero dell'Interno, ritiene che il centro debba essere chiuso al più presto.

Associazione studi giuridici sull’immigrazione


MORTE ANNUNCIATA

“Quello che accade all’interno del Cpt di Modena non è così incredibile ed imprevedibile come si vuol far credere. Due morti e i successivi disordini non possono più tenere nascosta la situazione drammatica e disumana a cui sono costretti quelli che, con eufemismo, sono definiti “ospiti” ma che in realtà sono persone recluse a cui si è tolto il rispetto e la dignità personale.

Le spiegazioni e i motivi della violenza di questi giorni, di questi gesti di estrema disperazione e ribellione, non vanno ricercate nelle caratteristiche dei singoli autori e non possono essere ricondotte alla fatalità, ma sono da considerarsi frutto diretto della violenza del sistema. Oltre alle criticità affiorate sulla gestione del centro di Modena, dobbiamo tenere presente che le cronache locali non sono che una replica di quanto già accaduto in altre città, come Torino, Bologna e Gradisca, dove la disperazione si era già drammaticamente manifestata.

La Bossi-Fini è ancora in vigore, l’attuale governo di centro-sinistra non mantiene le promesse e non approva una riforma della cittadinanza e di una nuova regolamentazione del processo di immigrazione. I progetti e i disegni di Legge languono in Parlamento e le relative discussioni sono in continuo slittamento.

L’integrazione e la convivenza sono tematiche all’ordine del giorno dell’agenda politica, ma i finanziamenti del Governo per l’area immigrazione finiscono nelle solite, infruttuose mani.

A Roma, dopo la ‘guerra umanitaria’ e i ‘rimpatri volontari’, da tempo parlono di “umanizzazione dei Cpt”.

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In realtà le lungaggini e i percorsi di inserimento legale sembrano ostacolati da leggi e cavilli, da costi e ritardi burocratici che portano i migranti alla completa disperazione mentre i Cpt continuano ad essere una forma di detenzione per chi ha commesso reati di tipo amministrativo. Sui reclusi abbandonati, privati di tutele giuridiche e sostegno psicosociale, si esercita una precarizzazione dell’esistenza. Queste strutture vanno chiuse o riconvertite, altrimenti continueremo a porci come paladini della democrazia, pretendendo il titolo di tutori dei diritti umani a livello globale, chiudendo gli occhi davanti alle ingiustizie del nostro territorio”.

Mofid Ghnaim
Assessore all’Immigrazione del Comune di Formigine (Modena)


SENZA SAPERE PERCHE’

In questi giorni due uomini rinchiusi nel Centro di permanenza temporanea di Modena si sono tolti la vita.

Un fatto grave, un richiamo urgente ad una situazione che ha evidentemente bisogno di atti estremi per raccogliere l’attenzione dell’opinione pubblica

Là dentro, vicino a noi, vivono uomini e donne intrappolati in una dimensione kafkiana di colpa non commessa, ma punita.

Senza sapere perché, obbligati a vestire i panni di non persone, abbruttiti da una condizione di a-temporalità, gravati da una pena da scontare priva di un reato che la giustifichi. Testimoni inconsapevoli di un vulnus nella nostra modalità europea di intendere le libertà personali.

Togliersi la vita è, in estrema e disperata sintesi, un messaggio rivolto al mondo esterno, un tentativo di riscatto da una situazione angosciante ritenuta non più riscattabile. Un nome che non viene conosciuto è destinato a diventare un numero. Una storia che non può essere raccontata, condivisa, degenera in lingua morta.

Per chi è senza nome, impossibilitato a rivendicare diritti che non ha mai acquisito, resta il corpo, il corpo ucciso, nella sua orrenda evidenza.

Messaggio disperato di chi non ha potuto testimoniare in altro modo la folle attraversata in quei non luoghi definiti di permanenza temporanea.

Questi due ragazzi ci consegnano dunque la loro morte, e con essa l’enigma di una inspiegabile trappola nella quale si va a finire e morire, senza sapere il perché. Ci ricordano che ammazzarsi è un estremo segnale di vita, di chi non cede alla condizione di corpo in ostaggio.

Sta a noi, che per dirla con Primo Levi ‘viviamo sicuri nelle nostre tiepide case’, non lasciar cadere nel vuoto questo ultimo disperato appello.

Spetta a noi raccontare quelle storie che non sono mai state dette, pronunciare quei nomi che non sono mai stati chiamati nel consesso sociale.

Sta a noi disturbare l’opinione pubblica sul fatto che strutture che privano della libertà in nome di un non reato non devono esistere.

Romina Bertoni
Responsabile Immigrazione e diritti
Federazione di Modena PRC-Sinistra Europea


CPTA DI MODENA. CHIUDERE SUBITO LA STRUTTURA
STORIA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO.

I drammatici fatti di questi giorni, due suicidi, rivolte, proteste, devono fare riflettere a fondo e portare a decisioni immediate. Crediamo che se di responsabilità politica occorre parlare, essa vada cercata tra chi il CPT lo ha voluto e sostenuto a tutti i costi nonostante i tanti segnali ed episodi di un malessere crescente.

Persino troppo facile per noi dire “l’avevamo detto” ed è oggi inevitabile ricordare come nel report consegnato dal Forum Sociale di Modena alla commissione parlamentare nei mesi scorsi emerga con nettezza l’inutilità pratica ed il costo sociale ed economico assurdo di una struttura inaccettabile anche dal punto di vista del diritto.

Prostitute, manodopera in nero, “prelievi” da altri territori, irregolari amministrativi: questi i profili principali degli internati; il 2,7% appena quelli effettivamente ritenuti socialmente pericolosi o che, avendo commesso reati, dovrebbero stare a Sant’Anna e non al CPT. Ripetute violazioni dei più elementari diritti umani, come i colloqui familiari e l’assistenza legale quasi impossibile da garantire nei CPT. Numeri chiari e fatti crudi che conclamano l’inefficacia e lo spregio del diritto di questi centri di detenzione etnica. Che dovrebbero spiegare il clima interno emotivamente invivibile anche a chi crede, o finge di credere, che sia sufficiente una coperta pulita, un pasto mangiabile o una doccia in più a ridurre la sofferenza di chi viene rispedito verso la fame, la guerra,l’assenza di diritti.

Occorre oggi discutere nel merito, senza nascondersi dietro a problemi d’organico (organici che servono in ben più utili funzioni) e inutili tecnicismi. I VERDI ribadiscono la richiesta di una immediata chiusura del CPT di Modena, la necessità dell’impegno di tutta l’Unione per la chiusura di tutti i CPT e per l’abrogazione della Bossi Fini

VERDI MODENA


CPT I PARLAMENTARI MODENESI INTERROGANO AMATO

“Ormai improrogabile l’approvazione di provvedimenti normativi che ridefiniscano il profilo dei centri di permanenza temporanea sulle linee delle indicazioni della Commissione De Mistura”

  A seguito dei due suicidi avvenuti in poche ore all’interno del Centro di permanenza temporanea di Modena il senatore Giuliano Barbolini e gli onorevoli Manuela Ghizzoni e Ivano Miglioli hanno presentato, sia al Senato che alla Camera, un’interrogazione urgente al ministro degli Interni Giuliano Amato.

Ecco di seguito il testo integrale 

Premesso che

Nella notte tra lunedì 15 e martedì 16 ottobre un giovane tunisino di 23 anni si è tolto la vita nel Centro di permanenza temporanea di Modena dove era trattenuto per accertamenti; che, non appena si è diffusa la notizia è scoppiata una rivolta  all’interno della struttura; che la scorsa notte, a poche ore di distanza, un altro giovane di 25 anni, di origine marocchina, anch’egli ospite del Cpt di Modena, si è tolto la vita e che, anche in questo caso, alla notizia è seguita la reazione violenta di un gruppo di ospiti della struttura.

Considerato che

La morte di due persone nel giro di poche ore all’interno della stessa struttura ripropone in maniera drammatica gli interrogativi sulla natura, sul funzionamento e sull’efficacia dei Centri di permanenza temporanea la cui funzione, in questi ultimi anni, è mutata nei fatti anche per effetto di un quadro legislativo modificato per la legge Bossi-Fini, e per questo appare oggi molto cambiata rispetto alle finalità che ne avevano motivato l’istituzione.

Rilevato che

contrariamente agli impegni a suo tempo assunti nei confronti della comunità locale, negli anni si è registrata una sistematica sottodotazione delle risorse professionali assegnate alla sorveglianza della struttura, che ha fatto gravare sulle locali forze dell'ordine un peso aggiuntivo di prestazioni oltremodo impegnative e assorbenti, al contempo sottraendole al presidio del territorio. 

Appurato che

è cambiata profondamente la tipologia delle persone ospitate nei Centri di permanenza temporanea e quindi, di conseguenza, è aumentata la complessità dei problemi che gli addetti alle strutture e le forze dell’ordine si trovano a fronteggiare quotidianamente; oltretutto, mentre in passato il problema principale era probabilmente quello di evitare le fughe, oggi l’esigenza prevalente è quella di gestire e presidiare l’interno delle strutture, anche con gli idonei profili di capacità professionali necessarie rispetto alle criticità e degenerazioni che possono manifestarsi: compiti per i quali il personale addetto non ha  né le competenze né le attrezzature e risorse adeguate.

Ricordato che

già in occasione del percorso di confronto attivato per la firma del Patto per Modena Sicura è stata ribadita l'assoluta necessità di dare seguito ad un rafforzamento delle dotazioni organiche e strumentali da destinare al territorio modenese, e richiamato che già il disegno di legge Amato-Ferrero prevede, proprio relativamente alla gestione dei CPT “una congrua riduzione del periodo di permanenza nonché la specifica regolamentazione dei diritti fondamentali della persona trattenuta”.

Interroga
 
per sapere se non sia ormai improrogabile, alla luce dei sempre più frequenti episodi di violenza e alle recenti morti cruente all’interno dei Cpt, l’approvazione di provvedimenti normativi che ridefiniscano il profilo dei centri di permanenza temporanea sulle linee delle indicazioni della Commissione De Mistura e nell’ambito di una nuova regolamentazione dei flussi migratori, radicalmente diversa, per logica e impostazione, dalla legge Bossi-Fini che, tra le tante conseguenze negative, ha avuto anche quella di incentivare l’immigrazione clandestina: modifiche peraltro già proposte dal Governo nel ddl Amato-Ferrero;

se, a questo scopo, non sia necessario intervenire con un provvedimento stralcio urgente per governare l’emergenza, per dotare le attuali strutture del personale qualificato e delle attrezzature necessarie per garantire le nuove finalità individuate dal Ddl Amato Ferrero e garantire condizioni di sicurezza sia agli ospiti che a tutto il personale di servizio.


CPT: SERVONO INTERVENTI URGENTI

Sindaco e Presidente della Provincia chiedono al Governo un’iniziativa urgente per nuove norme in materia di clandestinità e di accesso al Cpt.

Caro Ministro,
come abbiamo avuto modo di anticipare telefonicamente Ti rappresentiamo una situazione di estrema serietà che i due episodi di suicidio all'interno della struttura del Centro di Permanenza Temporanea di Modena hanno drammaticamente evidenziato.

La sorveglianza del Centro ha, nel corso degli anni, scontato la carenza di organici in dotazione alle forze dell'ordine sul territorio. La presenza del Centro di Permanenza Temporanea a Modena, che tuttavia è a servizio di molte altre Questure, non ha infatti determinato l'assegnazione di un numero aggiuntivo di agenti da destinare a tale esclusiva funzione.

La Questura di Modena ha dovuto dedicare risorse umane e strumentali alla sorveglianza del Centro sottraendole di fatto e a seconda del caso o al controllo del territorio o al controllo adeguato della struttura. In entrambi gli ambiti oggi scontiamo una sensibile carenza, tenuto conto che da circa due anni assistiamo ad un innalzamento dei livelli di problematicità della città e del territorio in ordine a diversi fenomeni di insicurezza oggettiva e percepita.

Già in occasione del percorso di confronto attivato per la firma del Patto per Modena Sicura è stata ribadita la assoluta necessità di dare seguito ad un rafforzamento delle dotazioni organiche e strumentali da destinare al territorio modenese.

Auspichiamo quindi che il Ministero dia al più presto seguito all'impegno, assunto con la sottoscrizione del Patto per Modena Sicura, di assegnare 25 agenti al nostro territorio.

Parallelamente, riteniamo improcrastinabile un impegno del Governo rispetto alla riforma di queste strutture nell'ambito di una nuova normativa sull'immigrazione che riconduca lo strumento del CPT all'interno di un quadro complessivo di governo del fenomeno migratorio ripensandone funzioni e modalità che garantiscano un sostanziale rispetto dei diritti umani.

E' necessario, innanzitutto, snellire decisamente gli strumenti per la stipula del rapporto di lavoro con gli immigrati, evitando lungaggini e difficoltà che finiscono con l'agevolare indirettamente l'immigrazione ed assunzione illegale dei lavoratori extracomunitari.

La nuova normativa deve poi avere cura, sia di escludere della coercizione i clandestini inoffensivi, spesso lavoratori "fuori regola" estranei a comportamenti criminosi, sia di individuare con maggiore precisione i casi in cui si deve procedere all'espulsione coatta o al trattenimento, mettendo il sistema in condizione di rispondere meglio alla doverosa distinzione tra i casi in cui prevale una tragica condizione di debolezza sociale da quelli, più problematici, in cui occorre salvaguardare con la necessaria determinazione, l'ordine pubblico, la sicurezza e la vivibilità urbana.

Per quanto concerne il tema del controllo e dell'organizzazione interna dei Centri di permanenza, i fatti verificatisi negli ultimi giorni, ed in particolare i due suicidi e le violente proteste, evidenziano come la tipologia degli ospiti tenda progressivamente a caratterizzarsi per l'assommarsi di problematicità che rendono il trattenimento più difficile ed esposto a degenerazioni (presenza di soggetti che necessitano di sostegno psichiatrico, di tossicodipendenti, di prostitute, di clandestini non identificati passati più volte dal carcere e dal CPT, ecc).

Sotto tale profilo, si evidenzia la necessità di nuove norme, non solo caratterizzate per una maggiore lungimiranza nell'individuare i criteri selettivi che portano al CPT, ma in grado anche di realizzare nuovi modelli di gestione, più attrezzati ad affrontare il disagio. Le Istituzioni locali infatti, per quanto già fortemente impegnate mediante convenzioni ed accordi con chi detiene la gestione del centro, da sole non possono sopperire alle necessità e alle carenze evidenziate.

Il governo dovrebbe valutare al riguardo l'opportunità di percorsi di costruzione legislativa caratterizzati per la forte rapidità, stante l'urgenza di intervenire su temi che rendono estremamente problematico l'operato delle Forze dell'ordine ed il rapporto con il governo locale e con le stesse comunità territoriali.

Il Sindaco di Modena Il Presidente della Provincia
Giorgio Pighi Emilio Sabattini

Il viceministro Minniti ha assicurato che gli impegni assunti con Modena in materia di organici delle forze dell'ordine verranno rispettati, così come definito nell'ambito del Patto per la sicurezza sottoscritto nei mesi scorsi. Da parte sua, il Presidente Errani ha confermato il pieno sostegno della Regione alle iniziative delle istituzioni locali, sostegno che si tradurrà in un rafforzamento delle forme di collaborazione già in essere.

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