martedì 19 febbraio 2019   
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CONFRONTI E SCONTRI SUL PROBLEMA IMMIGRATI A MODENA

Tutto è cominciato dal messaggio diffuso dal Comitato Quartiere Braida di Sassuolo, qui di seguito pubblicato, che non ha lasciato indifferente il nostro Boris. La sua risposta, come volevasi dimostrare, ha richiamato ulteriori interventi e sottolineature.

Extracomunitari.jpg

Dato questo interesse, abbiamo deciso di allargare questo confronto INVITANDOVI A PARTECIPARE ED A ESPRIMERE UN VOSTRO GIUDIZIO IN MERITO.

IL MESSAGGIO “SCATENANTE”

Comitato quartiere BRAIDA Sassuolo - Modena

La considerazione di quanto sta avvenendo nel nostro Stato e nelle nostre città, evincendo dai quotidiani, le sentenze emesse nei confronti dei cittadini extracomunitari che, clandestini spesso pregiudicati, continuano a delinquere;

Considerata la loro possibilità di poter continuare ad usufruire di tutti i servizi (salute, csa,scuola ecc…) con anzi una corsia preferenziale per il loro ottenimento;

Considerata la possibilità per queste persone di compiere attività illegali ad avere comportamenti illeciti senza mai dover rendere conto alle leggi di questo Stato e tanto meno alla comunità;

Considerato che NON contribuiscono al mantenimento dell’apparato sociale di questo stato in nessun modo;

CHIEDO

Che mi venga tolta la cittadinanza italiana e di essere considerato a tutti gli effetti un immigrato clandestino e come tale essere trattato e giudicato.

In attesa dell’ottenimento di quanto richiesto provvederò ad un comportamento consono al mio nuovo status, ed in particolare:

Sospensione dei pagamenti di tute le tasse locali, statali, sociali,:

Occupazione abusiva di locali dove poter vivere indisturbato;

Svolgimento di attività più o meno lecite per il mio sostentamento (furto, rapina, spaccio, lavoro nero, ecc….)

Sospensione RC auto, revisione automezzo e patente;

Richiesta di sussidio di mantenimento con il sostegno delle organizzazioni sindacali, politiche e sociali proposte al mio inserimento sociale, culturale, lavorativo.

Certo che questa mia richiesta venga presto esaudita, nel convincimento che “la legge è uguale per tutti”, ritengo doveroso che, le sentenze applicate fino ad ora, saranno le stesse che verranno applicate nei miei confronti.


QUELLO STRANO CONCETTO DI CITTADINANZA
di Boris

Cari Colleghi, Amici, Compagni, Camerati e “Uomini della strada”,

vi confido che è un po’ che meditavo se rispondere in merito o evitare e far finta di non aver visto quel comunicato. A volte, mi dicevo, alcuni fenomeni forse è meglio lasciarli stare e non commentarli ma, mi sbagliavo. Non bisogna mai lasciar perdere nulla. La storia purtroppo continua ad insegnarcelo. La guerra è tornata e pochi di voi si meraviglia o indigna e il problema sono i lavavetri e i nomadi. Pertanto ora che sono stanco, annoiato e nauseato dal populismo “Grilliano” dilagante e dalla totale incapacità della nostra classe politica sia di destra che di sinistra di affrontare i problemi reali di questo paese, ho deciso di rispondere.

Quel comunicato non può essere classificato come uno “scherzoso scherno”. E’ qualcosa di più.

La rappresentazione senz’altro di un malessere sociale che in verità, nasconde falsità e strumentalizzazioni assai gravi. Funzionali proprio a chi, questo paese lo governa veramente: le classi economiche. Quelle stesse classi che da sempre ci fanno credere di essere liberi mentre in realtà condizionano costantemente i nostri costumi e soprattutto i nostri consumi. Quella classe economica che non crea lavoro durevole ma speculazioni finanziarie e che sta trasformando la nostra democrazia in “democrazia economica autoritaria”. Basti vedere la poca differenza politica tra entrambi i governi o quello che scriveva già Pier Paolo Pasolini nel 1974, come editorialista del Corriere della Sera.

Potrei soffermarmi anche sul concetto di “Italiano” tanto citato, ma ve lo risparmio anche se ritengo che, per appartenere ad una nazione, non sia necessario esserci nato, ne sventolare un tricolore, durante i mondiali di calcio. Viene, invece considerato, del tutto naturale e normale, trasferire la propria residenza, per esempio a Montecarlo; Si evade e ci si lamenta per i scarsi servizi e si truffa, liberamente, stando comodamente seduti dietro uno sportello bancario.

extra.jpg

E’ questo il punto. Vedere il problema degli extra, chiamati così come piace a qualcuno di voi, come un problema di ordine e sicurezza, è allucinante. Basti guardare il livello complessivo dei reati, dove solo il 21% è da loro commesso. Questo non significa che sono tutti buoni, come dicono alcuni pseudo comunisti e cattolici dell’ultima ora, ma il non tener conto della situazione che queste persone devono affrontare nel nostro paese, è spaventoso. Come il non tener conto che questi poveracci sono costretti, e sottolineo costretti, a nascondersi, diventando facili prede e manovalanza delle numerose nostre mafie locali. Vi ricordo che un muratore, quando lo chiamano, impiegato in nero, dopo 10 ore, guadagna 40 euro al giorno.

Con questo non voglio difendere gli indifendibili, i delinquenti di ogni provenienza devono andare in galera. Altro che indulto! Non dobbiamo, però, dimenticare, che queste persone vengono qui in cerca di “cittadinanza”, con la speranza di trovare quella parte importante di democrazia che non esiste nei loro paesi, dove spesso sono mantenuti in quelle condizioni, proprio da persone pagate dai nostri governi per “garantirsi/ci” un tenore di vita che ci sta progressivamente avvelenando. Quella cittadinanza che dovrebbe essere il principio fondante del vivere in comunità per il bene comune. Concetto ormai per noi da tempo dimenticato.

Quali sarebbero veramente i privilegi di questi extracomunitari? Quello di vivere in un paese dove vogliono lavorare, ma per farlo devono stare intere notti al freddo davanti alle prefetture per avere uno straccio di permesso? Quello di un futuro per certo fatto di lavoro nero voluto, come afferma il comunicato, ma obbligato?

La realtà è che queste persone sono funzionali ad un sistema economico nazionale ed internazionale che vuole solo che lavorino in nero, per arricchire, esentasse, i nostri padroni e usarli, come ricatto nei nostri confronti, per costringerci a lavorare a minor prezzo.

E la nostra reazione qual è? Che vadano a casa! Cosa impossibile, che vi piaccia o no, proprio perché è la fame che li porta qui!

Cosa cambierebbe invece, se tutti questi lavoratori (la maggior parte) e non delinquenti (pochi) fossero regolarizzati e i loro padroni pagassero le tasse? Lo stato recupererebbe più soldi da destinare alla nostra assistenza, pensione ecc. e si saprebbe “chi sono e quanti sono”. Cosa oggi praticamente impossibile a causa di una legge repressiva ed espulsiva. Una legge che li vuole “non persone” costrette a nascondersi “in luoghi non luoghi”. Luoghi, dove per la maggior parte, a causa delle precarie condizioni igienico sanitarie ed alimentari, prendono malattie come la TBC, assenti nel loro paese d’origine. Altro che “infetti” o raccolta delle impronte digitali!!

Per non parlare poi dei privilegi, rispetto all’assegnazione delle case o all’asilo ecc. E’ vero, avviene questo, ma non perché sono extra, ma perché le regole di accesso a tali servizi sono talmente basse che a LORO SPETTA quel diritto. Un diritto elargito solo se sono lavoratori regolari e come tali pagano le tasse a volte molto più di noi. Ovvero, udite udite, contribuiscono attivamente alla nostra ricchezza.

Allora il vero problema non è “perché a loro” ma “perché non a noi!”. La nostra battaglia dovrebbe essere quella di alzare tali parametri, ma nessuna forza politica lo fa perché dicono che non ci sono i soldi e “troppe” sarebbero poi le persone che ne avrebbero il diritto. La povertà per non farla esistere basta non monitorarla. Questo è il punto. Se vogliamo garantirci un futuro dignitoso per noi e per i nostri figli, il vero problema, non sono quelli che stanno peggio di noi, ma quelli che stanno meglio e non hanno nessuna intenzione di dividere quello che guadagnano, anche con il nostro lavoro, o rubano dai nostri risparmi.

Una volta tanto, fate una cosa davvero importante: provate quando è necessario ad essere forti con i forti, se ne avete il coraggio.


UN BISOGNO DI SICUREZZA, ALTRO CHE RAZZISMO!
di G.G.

Anch'io vorrei esprimere la mia opinione sul comunicato del Comitato Braida di Sassuolo, gli stranieri e la sicurezza in generale.

Nelle righe che seguono cercherò pertanto di attenermi a questo argomento, la sicurezza, evitando se possibile di scivolare nella polemica politica e nella lotta di classe, che sinceramente pensavo fosse finita da un pezzo.

I lavoratori stranieri sono necessari al nostro Paese, visto che noi Italiani non vogliamo più svolgere alcune attività come ad esempio stare in fonderia, nei caseifici o, nella fattispecie, ai forni delle ceramiche (cito volutamente attività regolarmente retribuite).

Questo accade, sebbene il tasso di disoccupazione di alcune nostre Regioni abbia assunto livelli agghiaccianti e non accenni a diminuire (capìs mia).

Quindi per farla breve, o ritorniamo a fare i lavori umili e faticosi o accettiamo gli stranieri. Mi sà che ci terremo gli stranieri.

La società multietnica è pertanto un dato di fatto e un Paese di emigranti come il nostro, dovrebbe accogliere o perlomeno accettare di buon grado chiunque voglia entrare nel nostro Paese, purchè dotato di buona volontà.

Il punto è tutto qui, la buona volontà.

Esiste brava gente ed esistono mele marce. Anche noi abbiamo esportato gente come Al Capone e Lucky Luciano, insieme ad altri cinquanta milioni di Italiani perbene.

E le mele marce vanno allontanate, punto e basta.

Chi spaccia droga, chi sevizia ed ammazza i due anziani di Treviso, chi uccide la figlia perchè vuole sposare un ragazzo non mussulmano, chi ubriaco fradicio investe ed uccide una ragazzina all'uscita della discoteca, chi fa tutto ciò non va tollerato, a prescindere dal passaporto e dalla cultura.

In uno stato di diritto, la legge va rispettata e fatta rispettare, nell'interesse di cittadini e stranieri.

Non è lecito scandalizzarsi dell'esasperazione di chi come al Braida, o in alcune zone di Padova, è costretto a vivere a continuo contatto con spacciatori, siano essi extra-comunitari o nativi. Chi lavora onestamente ha diritto alla sicurezza, che non è una cosa nè di destra nè di sinistra. E la sicurezza oggi è un'emergenza. Lo avverte bene chi come noi, fino a pochi anni fa era abituato a vivere in un'isola felice.

Isola felice che non c'è più.

Esempio: se avete una figlia, una moglie o una fidanzata, provate a farle percorrere certe vie di Reggio Emilia da sola dopo il tramonto. Io non mi fiderei.

Non mi fido perchè vedo chi c'è in giro: puttane, ubriachi e spacciatori. Tutte cose sempre esistite, per carità, ma mai ai livelli di oggi. Quindi il problema è tangibile ed in continuo peggioramento, questa è la mia opinione.

Vorrei poi dedicare due paroline alla questione zingari, molto attuale in questi giorni.

La Costituzione Italiana recita: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Quindi, "no lavoro, no party".

Però gli zingari, per cultura tradizione, bla bla, bla, non hanno mai lavorato. In compenso, mandano mogli e figli a mendicare scalzi a Novembre (visti io, anche se la Caritas ha gli scaffali pieni di scarpe...) e a rubare. Sì, ho scritto proprio così, gli zingari rubano. Sarò razzista, però rubano eccome!!!

OK, ruberanno per necessità; Berlusconi ruberà molto di più; però non mi interessa. E' una questione di principio, oltre che religiosa: lavorare, non rubare!

Allo stesso tempo, i cari rom vogliono luce, gas e acqua, ovviamente gratis. No bello, prima lavori e poi ti do i servizi.

Se per Italiani e stranieri vale questa regola, perchè per loro no?

Capìs mia....e capìs semper meno!


QUELLO STRANO CONCETTO DI LEGALITA’
di Boris

Leggo ora la tua lettera e voglio innanzitutto ringraziarti per essere intervenuto in risposta alla mia. Anche perchè questo consente di esprimermi ulteriormente sull’argomento.

Per quanto riguarda la battuta sulla “la lotta di classe” mi riservo di intervenire nel proseguo di questo scritto e voglio invece cominciare proprio dal resto della tua risposta.

Dato che ritengo che alle parole dobbiamo tornare a dare un senso e che proprio per questo, prima di esprimermi cerco di pensare a ciò che affermo, alle sue ripercussioni e le sue possibili reazioni, credo, scusami, che quello da te scritto, centri solo in parte a quanto da me elaborato e praticamente nulla riguardo l’appello del Comitato Braida. Mi spiego meglio.

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Quello da te affermato sulla necessità di maggior sicurezza, esempi di violenza subiti ecc., mi vede concorde e credo che il tutto sia stato racchiuso, per ragioni di sintassi, nel periodo da me espresso con “ … non voglio difendere gli indifendibili, i delinquenti di ogni provenienza devono andare in galera. Altro che indulto!” Ma contemporaneamente ritengo che asservire a quella “necessità oggettiva di sicurezza” a una distinzione chiara e netta riferita “alla razza o alla provenienza” sia profondamente razzista. E dato che ad azione corrisponde reazione, il rischio di avviare una spirale di violenza prima verbale e poi fisica, già conosciuta nel 900’, sia alta. L’attacco ai campi nomadi incendiando roulotte con dentro bambini a Roma e Torino ad opera dei militanti fascisti di Forza Nuova ne sia un esempio concreto. Noi non abbiamo bisogno di sicurezza. Abbiamo bisogno di giustizia. La mancanza della ”giusta pena” o “pena certa” è quello che soffoca il nostro senso di sicurezza. Divisa tra “avvertita” e “reale”: la prima, è spesso figlia della mancanza di conoscenza del diverso che conduce all’emarginazione e alla sfida reciproca su “chi è meglio”. Il senso di insicurezza, come si avverte anche dalle tue parole, è alto nonostante che il valore di quella “reale” (numero dei reati commessi), sia in netta diminuzione. Sono dati statistici della questura e non della Caritas.Un esempio sta nella differenza del senso di sicurezza tra chi vive a Milano piuttosto di quello che vive a Modena. Per questo credo proprio che quanto tu abbia scritto non sia sbagliato ma rischi di forviare il problema.

Come mai allora questo avviene? L’estremizzazione del nostro senso d’insicurezza è alimentato dai mass-media e dalle difficoltà oggettive che quotidianamente viviamo. Dalla mancanza di un lavoro futuro per noi e per i nostri figli, al pericolo del terrorismo; dalla perdita progressiva della nostra sicurezza economica data dall’impossibilità oggettiva per chi ha dei figli di risparmiare per il loro futuro, alla totale assenza di rapporti umani degni di essere definiti tali. Una sorta di nuovo “uomo-tecnologico” che non lascia spazio ai sentimenti ma alla sola meccanicistica produttività intellettuale e fisica. (vedi l’attuale disfacimento delle famiglie) Fenomeno sociale ampiamente studiato dai nostri filosofi Umberto Galimberti ed Emanuele Severino. Una insicurezza aumentata proprio, a causa dell’interruzione di quel meccanismo di ridistribuzione delle ricchezze che sino alla fine degli anni 70’ ha consentito il proliferare dell’economia nel nostro paese. Quando parlo di “… classe economica che non crea lavoro durevole ma speculazioni finanziarie che sta trasformando la nostra democrazia in “democrazia economica autoritaria” alludo non alla “lotta di classe” come semplicisticamente hai volutamente liquidato, ma alla profonda differenza che c’è tra chi produce lavoro e chi non lo crea ma lo sfrutta anche attraverso speculazioni borsistiche senza neanche pagare una lira di tasse sugl’utili.

E come Pasolini allora, faccio i nomi come esempio: Cragnotti, Tanzi, Ciarrapico, Geronzi ecc. Un attacco giusto a quella classe, (ed è giusto chiamarla così, come “casta” per quella dei politici) che opera in modo “legalmente banditesco”. A differenza di altri imprenditori che, come spesso esprimeva l’imprenditore Dott. Olivetti, vede l’impresa non come un modus operandi legato solo ed esclusivamente al profitto ma come meccanismo efficace ed importante al mantenimento della corretta vita sociale di un paese.

Una volta si chiamava neo-imperialismo oggi, liberalizzazione dei mercati;

guerre imperialiste, oggi guerre preventive;

Fronti di liberazione popolare, oggi Terroristi;

Lotta di classe, oggi ricerca di vivere una vita dignitosa.

Sono cambiati i termini ma la sostanza non è cambiata. E’ comunque la lotta dei popoli sfruttati contro chi li vuole e li pretende a loro sottomessi. Altro che guerre di religione! Avrei tanto sperato in un XXI secolo senza queste “lotte” ma mi rendo conto che è impossibile almeno sino a quando l’80% della popolazione mondiale vivrà con meno di un euro al giorno. Basti guardare quello che sta avvenendo in quei paesi dove il nostro neo-liberismo è stato applicato da tempo con sfaceli e fame. Columbia, Venezuela, Bolivia, Honduras ecc. sono nazioni dove il popolo è tornato a fare “la lotta di classe” rispolverando principi socialisti. Un pericolo anche per noi? Non lo so, solo il tempo ce lo dirà certo è che le basi economiche gettate oggi in Europa non sono le migliori. Devo concludere che evidentemente il mio mondo è un po’ più grande di quello scritto in quel comunicato del Braida che propone un pericoloso film già visto e non va altre alla soglia del proprio giardino.

Mons.Romero disse, pochi giorni prima di essere ammazzato dalle squadre nere, mentre celebrava messa nella cattedrale di San Salvador: ”Se io faccio la carità a un povero, vengo considerato un uomo caritatevole, se decido di capire del perché lo sono, vengo accusato di essere un comunista”.

Alla luce di quanto espresso rimane infine, un’amletica domanda:”che fare allora?”, io una soluzione ce l’avrei ma questo è un altro scritto.


PS per chi volesse approfondire vi consiglio di leggere:

L’orda – Quando gli albanesi eravamo noi – di Gian Antonio Stella
Europa vs America - di Will Hutton.
Toghe rotte – di Tinti Bruno
Domani andrà ancora peggio – di Amira Hass
Soldatini di piombo – di Giulio Albanese
Ecocidio – di Ieremy Rifkin
Psiche e Techne – di Umberto Galimberti


PAROLE, PAROLE, PAROLE….
di Maria G.B.

Mi spiace caro Boris ma le tue sono solo e comunque pure disquisizioni.

Prova ad essere una donna (ovviamente non sessantenne....) e dover girare da sola x certe zone di Modena (zone che erano tranquille, non parlo della stazione) tremeresti dalla paura!

Io ho paura anche solo di attraversare la strada, dopo aver parcheggiato, per arrivare casa mia. Ben due volte mi hanno infastidita (una sono scappata via in macchina....) ed erano extra....

Poi a parole siamo tutti antirazzisti, non è il colore della pelle, è come trenta anni fa con i taroni, la gente non ce l'aveva con il luogo di origine ma con i loro comportamenti....

Quella è gente che non ha niente da perdere... Il problema è questo, ci stanno mandando tutta la loro feccia, e dobbiamo essere noi ad integrarli (quando a loro non interessa niente, mi ricordo

una festa organizzata x loro a Sassuolo, di extra neanche l'ombra...). I nostri politici se ne sbattono i maroni sono chiusi nelle loro belle ville con le guardie armate.... Dico solo che ci vuole un limite a fare entrare sta gente e non farli entrare tutti! Così fanno vivere noi nel

terrore e ci abbassano il costo del lavoro, perchè sono convinta che un modenese ci andrebbe a lavorare agli altiforni se fosse pagato 3000 euro al mese, ma non succederà mai perchè c'è gente che lo va fare x 1000!

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