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TAMARA DE LEMPICKA, MUSA DELL’ART DECÒ
di Mariam F. De Leaford

Gli spazi sono angusti. Netti contrasti di luci ed ombre incorniciano i volti indimenticabili di donne ricche, eleganti, emancipate, teatrali; aristocratiche muse incastonate nella loro esistenziale algida e solitaria malinconia. Tamara De Lempicka, bellezza altera e sofisticata, si fa musa dell’ Art Decò. Icona dei “ ruggenti “ anni ’20, autrice di successo internazionale di ritratti dalla sensualità cristallizzata, intensamente glaciali, potentemente scultorei, racchiusi in tratti di matrice cubista, impreziositi da raffinato decorativismo.

La tecnica prevalente è quella dell’olio su tela. I colori sono freddi ma abbaglianti, forti e decisi. I rossi, sprazzi di fuoco appassionato, unici!
Attraverso una selezione accurata di 80 opere inconfondibili dell’artista e pregiate fotografie storiche, la mostra  dedicata a Tamara de Lempicka – dal 19 marzo al  30 agosto 2015 a Torino in Palazzo Chiablese e in seguito a Budapest all’Hungarian National Gallery – offre un’ affascinante ricostruzione tematica dell’intera vicenda umana, artistica e critica di Tamara. Un percorso che si snoda dai primi disegni estrapolati da un suo diario dell’adolescenza, ai luoghi in cui ha vissuto; dal rapporto, strettissimo, con la moda del tempo, allo studio del nudo e della natura morta, fino ai mitici ritratti. Un viaggio articolato, approfondito, ammaliante e suggestivo che permette al pubblico di conoscere le opere più iconiche e note della Lempicka, ma anche nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico.

L'esposizione di Torino
Il percorso della mostra, si apre con la sezione “I mondi di Tamara de Lempicka”: un’esplorazione, attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo con Tadeusz Lempicki, un nobile avvocato e l’anno della morte a Cuernavaca. I luoghi sono messi in relazione alla sua evoluzione artistica.
La seconda sezione, “Madame la Baroness, Modern medievalist", prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parlava del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte, primo genere in cui l’artista si cimenta fin dall’età adolescenziale e che raggiunge livelli eccelsi negli anni Quaranta. Nella stessa sezione si trovano i primissimi disegni di Tamara ancora adolescente, prevalentemente motivi floreali.

“The Artist’s Daughter”, terza sezione della mostra,  presenta dei dipinti dedicati alla figlia Kizette che le portarono i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone e La comunicanda.
Nella quarta sezione, “Sacre visioni”, dove scopriamo nella donna, dalla natura ambivalente e dalla condotta trasgressiva, una sospettabile attenzione per la pittura “devozionale”. Madonne e santi, infatti, sono i dipinti riuniti in questa sezione dove sono sono esposte Sacre visioni: dalla Vergine col Bambino (1931), alla Vergine blu (1934).
In “Dandy déco", quinta sezione, si racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda. Qui si trovano molte delle sue più note icone: da Le confidenze (1928), alla Sciarpa blu (1930), allo straordinario Ritratto di Madame Perrot con calle (1931-1932), l’amante di Tamara.
Nella sesta sezione, non a caso intitolata “Scandalosa Tamara”, si affronta il tema della Coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, una versione ad acquerello prestata dalla Veneranda biblioteca ambrosiana di Milano, messa a confronto con un d’après della Lempicka, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca. Campeggia in questa sezione il dipinto La prospettiva (1923), prestito del Petit Palais di Ginevra, primo quadro apprezzato e citato dalla critica del tempo.

In “Le visioni amorose” si racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico Nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafaëla, Nudo con edifici, Nudo con vele.
Per la prima volta si espone anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino.
Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.
La mostra dedicata a Tamara De Lempicka è in sintesi un omaggio non soltanto all’artista entrata nel mito e nell’immaginario iconografico, ma a quell’epoca di cui è simbolo, un’ epoca piena di glamour ma  densa di sinistri presagi e impregnata di un disperato ed estremo senso del vivere che prelude all’imminente tragedia della guerra.


Cosmopolita e poliglotta,Tamara Rosalia Gurwik-Gorska, vera cittadina del Mondo.
Un ammaliante alone di mistero l’avvolge fin dalla nascita: dichiara di essere nata a Varsavia nel 1902, ma i documenti riportano la data 1898 e Mosca come luogo di nascita. Figlia di Malvina Decler, polacca di famiglia di origini francesi e Boris Gurwik-Gorski, agiato ebreo russo, a seguito della prematura scomparsa del padre - scomparsa dovuta al divorzio dalla madre, come Tamara ha sempre dichiarato o da suicidio - Tamara cresce con la madre e i fratelli Stanislaw e Adrienne, sostenuta dalla famiglia materna. Tamara avrà sempre un rapporto fortissimo con l’amata nonna materna, Clementine, che la crescerà con il culto della nobiltà grazie alla loro frequenza nei salotti dell’aristocrazia russa vicina allo Zar ed europea.
Proprio per accompagnare la nonna compie il suo primo viaggio in Italia, nel 1907, nel corso del quale ha modo di visitare le città d’arte italiane per apprendere subito dopo, da un francese di Mentone, i primi fondamenti della pittura. La sua formazione invece, scolastica si collocata tra Losanna e un prestigioso collegio a Rydzyna, in Polonia.
Ne 1917 la famiglia lascia la Russia mentre Tamara rimane con il marito a Pietrogrado, e solo dopo la scarcerazione di questi, probabile spia dello Zar, si ricongiunge con la famiglia a Parigi, dove, nel 1919, su consiglio della sorella si iscrive all’ Académie de la Grande Chaumière. Nel 1920 è all’ Academie Ranson.
Nel 1921 viaggia in Italia dove studia Botticelli e Antonello da Messina. Segue poi i corsi di Andrè Lhote, l’unico che riconoscerà come maestro.
A Parigi vive in modo intenso e sregolato, consuma cocaina, frequenta bordelli e non fa mistero della sua bisessualità. La vita familiare non è tra le sue priorità.
Nel 1922 espone per la prima volta al Salon d’ Automne dove presenta un ritratto, forse Portrait d’une jeune femme en robe bleue, che raffigura l’amante Ira Perrot.
Nel 1924 avviene l’incontro con Marinetti ed il Futurismo. Tra il 1925 e il 1927 torna più volte in Italia a Roma, poi a Firenze dove studia  i Manieristi e il Pontorno, Conosce D’Annunzio.
Nel 1927 a Parigi espone all’Exposition Internationale des Beaux-Arts di Bordeaux, in febbraio esce un articolo sul suo lavoro in Vanity Fair e in novembre pubblicano la sua prima copertina per “Die Dame”.
Ormai è un’ artista mondana e affermata le cui opere hanno un valore riconosciuto e si “ vendono” bene. Nel ‘ 34 sposa in seconde nozze il barone Kuffner. Nel ‘38 si trasferiscono negli Stati Uniti dopo aver soggiornato anche a Cuba.
A new York Tamara diventa una vera e propria icona glamour e trasgressiva, donna elegantissima quanto scandalosa, a Hollywood diventa protagonista della vita mondana tra divi del cinema e artisti.
E’ degli anni ’40 la sua “ossessione” per le mani che divengono le protagoniste assolute di studi e tele.
Tra gli anni ’40 e ’50 viaggia, dipinge, espone, si improvvisa arredatrice.
Alla fine degli anni ‘ 50,, dopo una fase “ astratta”,  in seguito ai soggiorni in Italia, in particolare a Pompei, inizia la fase dei dipinti a spatola, con gli stessi colori dei muri di Pompei, mimandone le pitture.
Del ‘61 sono due mostre personali con esito deludente. Muore il marito.
Solamente nel ’72 a Parigi Tamara tornerà ad esporre; le opere della De Lempicka, inserite nelle mostre sugli anni ’20 e ’30 sono considerate come uno dei documenti più fedeli dell’epoca.
Tamara De Lempicka muore nel 1980

 

L’esposizione è stata curata da Gioia Mori, promossa dal Comune di Torino – Assessorato alla Cultura, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino e prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore e Arthemisia Group.


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