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Visti per Voi » Cloud Atlas  
CLOUD ATLAS
di Enrico Gatti

Regia: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski.
USA, Germania, Singapore, Hong Kong, 2012
Voto: 7 ½


1849, 1936, 1973, 2012, 2144, 2321. Sei epoche, per sei storie, per tre registi, per 9 attori co-protagonisti. Un’opera mastodontica, forse la più grande produzione indipendente di sempre, che mischia tecniche, generi e stili in un vero e proprio labirinto cinematografico. I Wachowski scoprirono Cloud Atlas, l’omonimo romanzo di David Mitchell, nel 2005 sul set di V per vendetta. L’attrice protagonista di quel film, Natalie Portman, lo stava leggendo e lo lasciò immediatamente ai due fratelli una volta finito. Da quel momento, sempre più coinvolti dalla storia, provarono a scrivere una bozza di sceneggiatura e finirono, poco dopo, per chiedere aiuto al regista e compositore tedesco Tom Tykwer che entrò entusiasta nel progetto. E così, dopo 7 anni di lavoro, due troupe impegnate contemporaneamente nelle riprese (una in Germania agli ordini dei Wachowski e una in Scozia diretta da Tykwer), circa 100 milioni di dollari spesi, due direttori della fotografia e un cast stellare, possiamo finalmente entrare nelle sale e goderci i 172 minuti di quello che i Wachowski non esitano a definire la loro 2001: Odissea nello spazio.*
Cloud Atlas è un film complesso, strutturalmente articolato, che si diverte a giocare col tempo, umano e narrativo. Le storie iniziano indipendenti e cominciano, come prevedibile, a galoppare all’unisono grazie a piccoli (e meno piccoli) riferimenti sparsi qua è là come indizi, verso un crescendo che porterà, e questo è l’aspetto più potente ed originale del film, ad una vera e propria fusione delle storie stesse. Brevissime scene, di pochi secondi, prese dalle diverse epoche rimbalzeranno, nel punto di massima complessità, fra i dialoghi di una sceneggiatura ormai comune completando ognuna le parole dell’altra.
Inutile dire che anche gli effetti speciali sono incredibili. E in tutto questo, fortunatamente, non rimane spazio per la noia, che nonostante le quasi tre ore di film non accenna a farsi sentire.
Immagini, trame, suoni, ma anche tanta filosofia, in pieno stile Wachowski. Tanta?
Questa volta non proprio. E dispiace dire che, proprio un film del genere, possa risultare alla fine un tantino banale, ma questa è la verità. Non che Matrix riprendesse concetti particolarmente sconosciuti; fu però in grado di rielaborarli in chiave moderna e accattivante. Qui il gioco a incastro è sicuramente divertente, specie se uno prova a ricostruire tutti i collegamenti uscito dalla sala, il problema è la complessità dei contenuti, totalmente incapace di avvicinarsi a quella della tecnica.
Così, quando ci ritroviamo a riflettere sul messaggio finale, speriamo che qualcosa ci sia sfuggito e ripensiamo nuovamente al gioco delle scatole cinesi.
“Cos’è l’oceano se non un mare di gocce.” Ad essere onesti potremmo trovarlo scritto sulle cartine dei cioccolatini.
Nulla toglie che certe intuizioni siano più forti di altre, come ad esempio la scena in cui viene svelato l’ingrediente segreto del ‘sapone’ e la dinamica per cui le persone ‘artificiali’ si alimentano attraverso loro stesse. Raccapricciante, però potente. Sicuramente più dello sdolcinato messaggio d’amore cosmico (niente a che vedere ad esempio con l’epicità dell’amore umano vista in V per vendetta). La commistione dei generi (commedia, fantascienza, romantico, con tocchi di splatter) è molto interessante e veramente ben riuscita. Chi pensava che i Wachowski non avessero un lato comico, compreso il sottoscritto, dovrà ricredersi. Splendida la storia che vede Broadbent protagonista ambientata in un ospizio in cui tiranneggia un(a) Hugo Weaving con la parrucca più brutta e ridicola che abbia mai indossato (ancora più improponibile di quella indossata per il ruolo di Elrond, e questo la dice lunga).
Un film che farà storia per diritto. Cinema allo stato puro, senza pensare troppo.

*fonte: Ciak, n°1  anno 2013


CLOUD ATLAS: Storia e Filosofia di un film
di Camilla Casolari


Il film è costituito dall'intreccio di sei differenti storie, ambientate in sei differenti epoche, che hanno come estremi gli anni 1849 e 2321 e denunciano sei differenti temi. In poche parole non sembrano avere apparentemente nessun elemento comune. Cronologicamente parlando, ci si imbatte inizialmente (1849) nel tema della discriminazione razziale in cui il signor Ewing sposa la causa dell'abolizione della schiavitù in seguito all'amicizia nata, in un iniziale contatto visivo,  tra lui e lo schiavo nero Autua mentre quest’ultimo viene frustato violentemente. La vicenda è narrata attraverso il diario di viaggio di Ewing. Il secondo tema è quello dell'omofobia nella società del 1936 e viene raccontato attraverso le lettere del musicista Frobisher inviate all'amico/amante Sixsmith. Quest'ultimo personaggio è anche il protagonista della storia successiva che vede una giornalista di nome Luisa Rey imbattersi nel tema dell'energia/centrali nucleari. Ovviamente, essendo ambientato nel 1972, il Sixsmith che si incontra è ormai anziano. Il tema ambientato nel 2012 è azzeccato e giustamente attuale. Si occupa, infatti, di denunciare il completo disinteresse della società nei confronti della parte più anziana che viene, per la stragrande maggioranza, rinchiusa in strutture specializzate. Il protagonista è Timothy Cavendish che viene confinato in una casa di riposo proprio dal fratello. Il penultimo tema (2144) è più una previsione, e una paura, che un'attualizzazione. Si parla,infatti, di problemi legati alla crescita esponenziale della popolazione con riferimenti alle multinazionali. Sonmi-451 da schiava qual era riesce ad evadere e denunciare il sistema, riconducibile a quello totalitario. La stessa Sonmi nel 2321 rappresenta la dea del popolo primitivo sopravvissuto alla Caduta. Zachry, un pastore del popolo, grazie a Meronym, donna appartenente ad una civiltà più avanzata, comprende che in realtà Sonmi non è una dea ma una semplice ragazza che anni indietro diede inizio ad una importante ribellione. Il tema è quello delle credenze e, quindi, della religione. Il film si conclude con un Zachry ormai vecchio che indica ad uno dei suoi nipoti la posizione della Terra nel cielo.
Le scene iniziali del film sono apparentemente scollegate tra di loro ma, addentrandosi nella storia, lo stacco tra episodio ed episodio diventa sempre più impercettibile fino a disegnare un confine molto sottile tra tutte e sei le vicende. Uno dei messaggi principali del film è che tutti gli errori sono destinati a ripetersi sotto diverse forme e attraverso diverse epoche. In tutto questo, gli unici valori positivi sono l'amore/amicizia (l'amicizia tra Ewing e Autua; l'amore tra Frobisher e Sixsmith; il legame tra Luisa Rey e Sixsmith che si incontrano per caso in un ascensore; l'amicizia tra un gruppetto di anziani nella casa di riposo che insieme escogitano un piano per fuggire; l'amore tra Sonmi e un purosangue rivoluzionario; l'amore tra Zachry, Meronym e la figlia di Zachry) e la fede, ovvero la necessità di credere in qualcosa, che nel film assume diverse forme: Ewing vuole abolire la schiavitù, Frobischer crede di poter diventare un famoso musicista, Luisa Rey si immischia in affari più grandi di lei sperando di cambiare il presente, Cavendish è determinato a scappare per poter vivere una vita vera e Sonmi che si sacrifica per un mondo migliore.

 

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