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Visti per Voi » Diaz  
DIAZ
di Andrea Pradella

Regia: Daniele Vicari
Francia, Italia, Romania, 2012
Voto: 6 (“politico”)


G8, Genova – luglio 2001. Una brutta pagina di storia. Forse una delle vicende di cronaca che hanno maggiormente segnato, in negativo, l’immagine del nostro paese agli occhi del mondo negli ultimi decenni. Giuliani è già stato ucciso. Il summit è alle battute finali. Il film si apre con una scena di guerra. Genova, messa a ferro e fuoco, non regge lo scontro. Impossibile riconoscere l’Italia. La violenza, unico e solo vero protagonista della pellicola, avvolge ogni fotogramma, dal primo all’ultimo, tanto che lo spettatore si trova ad essere addirittura impreparato nel gestire una situazione tanto “al limite”. L’esplosione dei fatti è immediata. Un ordigno che esplode senza preavviso. Gli occhi di chi osserva devono reggere l’impatto. La regia (s)preme ogni scena “l’una addosso l’altra” in maniera frenetica, impulsiva, quasi incontrollata. I volti delle persone che riempiono le immagini sono coperti, nascosti, insanguinati, persi. È la sera del 21 luglio 2001. Il VI reparto mobile di Genova della Polizia di Stato  compie l’irruzione nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, divenute centro del coordinamento del Genoa Social Forum. La “macelleria messicana” percuote senza sconti. Penetrano acute soglie di “fastidio” quando ci si sforza nel mantenere l’occhio rivolto allo schermo sotto lo strazio dei colpi e del sangue degli attivisti rimasti inermi di fronte allo scalpo. Si percepisce anche troppo chiaramente il nonsense nella perdita di ogni umana ragione. L’uomo che non riconosce più l’uomo. Diventa quindi lampante la denuncia ad una “struttura” scricchiolante, tesa e instabile, destinata a cedere. L’ente preposto a mantenere ordine e giustizia crolla abbandonato, e autoalimentato dalla mera istintività. Uno straziante abuso di potere (fisico) che si conclude con 61 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. Sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra.
Convince l’interpretazione di Claudio Santamaria nei panni di Max (vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma comandante del VII nucleo), che si afferma come una delle figure recitative maggiormente duttili dell’attuale panorama cinematografico italiano. Convince meno l’opera del regista, sospinto forse troppo dal bisogno di inscenare (ora che sono trascorsi dieci anni dall’ accaduto) una vicenda volutamente e sbrigativamente messa a tacere. Manca però totalmente l’interesse all’approfondimento degli aspetti che possono aver condotto a tanta esasperazione le forze dell’ordine, almeno per giustificarne un ruolo che, per quanto condannabile, ha ragione di esistere.
Film ad alto potenziale. Molto (troppo) irruento nella rappresentazione dei fatti a scapito di una più marcata denuncia che poteva avvenire con strumenti più “neutri” e meno immediati del manganello.


 

 

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