giovedì 18 luglio 2019   
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Visti per Voi » Giorni e nuvole  
Il legame dei sentimenti veri alla base dell’esistenza

Giorni e Nuvole – voto : 6,5

Genova ed il suo cielo popolato da nuvole spesso cupe, sono il teatro dell’ultimo film di Silvio Soldini.

Nel capoluogo ligure, il regista milanese sceglie di raccontare una storia di sofferenza umana, lasciandosi alle spalle le atmosfere surreali e leggere che avevano caratterizzato i suoi lavori più importanti.

Questo “ Giorni e Nuvole “ si rivela molto distante sia da “Pane e Tulipani “ ( 2000 ), che da “ Agata e la tempesta “ ( 2004 ), entrambi film che hanno reso celebre il regista sia in Italia che all’estero, per quella ironia mai condita di banalità con la quale ha tinto le sue commedie.

Ad allineare le pellicole è il legame che tutte le trame hanno con il loro presente relativo, elevando le condizioni sociali ed ambientali dettate dal tempo in cui si vive, come elementi in grado di subordinare le scelte degli esseri umani e influenzare sentimenti e relazioni.

Elsa e Michele, interpretati da Margherita Buy e Antonio Albanese, sono una coppia di ultra quarantenni con una figlia già adulta.

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Elsa si è appena laureata in Storia dell’Arte e lavora da tempo nel recupero di un affresco che si ritiene del Boniforti, mentre Michele è il titolare di un impresa insieme ad alcuni “ soci amici “. La loro figliola Alba ( Alba Caterina Rohrwacher ), viene spesso criticata dal padre per la sua marcata indipendenza, che la porta a scelte sentimentali e professionali ritenute troppo umili e non in linea con le aspettative del genitore.

La loro vita scorre serena ed economicamente agiata: i giorni e le ore che rimangono libere dal lavoro e dagli impegni, sono scanditi dalle serate trascorse con gli amici nella loro bella casa o in costosi ristoranti, dai viaggi in luoghi esotici e lontani e dalle gite con la barca di proprietà.

Gli equilibri sono destinati a infrangersi quando Michele rivelerà ad Elsa di essere stato estromesso dalla società da lui creata. Gli amici di un tempo lo silurano perché troppo ancorato a valori morali non in sintonia con le scelte imprenditoriali che la sopravvivenza dell’azienda impone.

La coppia reagisce in modo differente a questa una nuova realtà economica che imporrà un radicale e riduttivo mutamento del tenore di vita.

Entrambi si ritroveranno precari a oltre quaranta anni, ma mentre Elsa si adatterà a vari lavori disposta a trascurare le sue passioni, Michele si troverà smarrito e perderà quei punti di riferimento esistenziali sui quali aveva costruito la vita, come il ruolo d’imprenditore e di uomo in grado di provvedere alla famiglia.

I giorni scorrono e si susseguono sempre più uguali, tutti oscurati da un cielo carico delle nuvole dell’inquietudine che non lascia trasparire raggi di sole in grado di illuminare il futuro.

Una perdita d’identità che finirà per insinuarsi nel rapporto di coppia, logorandolo fino all’estremo e mettendo in evidenza la fragilità umana nel conservare una reciproca fedeltà nei ruoli.

Un film per nulla leggero, ma gradevole e apprezzabile per il lucido realismo con il quale Soldini fotografa una realtà sociale. La flessibilità non è richiesta solo in ambito lavorativo, ma è dolorosamente necessaria quale componente del nostro dna. Dobbiamo gioco forza essere pronti ad adattarci ai cambiamenti improvvisi, a reagire dinanzi alla presa di coscienza di un “ prima “ che non c’è più, e accettare un presente quale teatro ombroso e complesso per un futuro sempre più incerto. Valori come il lavoro con l’identità personale che si rafforza nel ruolo ad esso legato, emblemi simbolicamente maschili, finiscono per essere frantumati davanti ad un sistema che non premia la lealtà, la competenza e l’esperienza.

In primo piano si eleva chi è in grado di riciclarsi secondo le regole del mercato, bravo ad annusare la direzione in cui spira il vento, spesso in barba ai principi della coerenza e per nulla legato a temi che si ispirano alla solidarietà umana.

Dinanzi a questo Soldini innalza a vera struttura portante l’amore fatto di sentimenti autentici, a volte da riscoprire attraverso percorsi di sofferenza profonda, Elsa e Michele per salvarsi, dovranno se ne saranno capaci, abbandonare i viaggi attorno al mondo per compierne uno fermi sul posto e a simbolo di questo ne è un esempio la bellissima sequenza finale.

Una coppia d’attori eterogenea dalle estrazioni artistiche molto diverse. E’ sempre complicato stilare una graduatoria di meriti, ma si può misurare sulla pelle le emozioni che le interpretazioni regalano. Su questo territorio la prova della Buy supera quella di un Albanese comunque in crescita artistica in ambito cinematografico. L’attrice romana è una delle più brave del panorama italiano ed europeo e la sua Elsa racchiude tutta la forza e la fragilità di una donna davanti ad una situazione simile. Donne da sempre abituate a doversi improvvisare, a rimboccarsi le maniche per conquistarsi ogni traguardo e meno soggette al panico dettato dagli stravolgimenti improvvisi.

Antonio Albanese è un attore straordinario nel portare in scena personaggi macchietta del nostro tempo: una recitazione che ottiene il massimo effetto in ambito teatrale e televisivo e che si fonda sull’uso della mimica facciale, vocale e corporea. Un artista completo capace su quegli scenari di ballare, recitare e cantare. Sul grande schermo sta crescendo ma ancora fatica a raggiungere la stessa intensità dei colleghi nati nel cinema. Il personaggio di Michele è figlio di una interpretazione importante anche se a volte la sua disperata lotta per non perdersi viene illuminata per luce riflessa dalla prova della sua compagna di cast.

Michele è un uomo che non riesce a trovare un suo posto in questo mondo ribaltato, dove finiranno per essere i figli a volte, a farsi carico del disadattamento dei padri, ma anche qui come per Elsa, il filo della propria vita è riconquistabile solo ricucendo tutti i fili che lo legano agli affetti profondi.

A completare il cast ricordiamo Giuseppe Battiston nei panni di Vito, un altro precario non più giovane con il quale Michele solidarizza e condivide i giorni bui. Una nuova prova di rilievo per l’attore friulano, divenuto da anni un punto di riferimento del panorama cinematografico italiano, grazie alla versatilità e bravura nel dar vita a personaggi di ogni regione ed estrazione sociale del nostro paese.

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