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Visti per Voi » La grande bellezza  
LA GRANDE BELLEZZA
di Enrico Gatti


Regia: Paolo Sorrentino
Italia, Francia, 2013
Voto: 5


Quale cornice migliore di Roma, per mostrare il lusso e la decadenza della bella vita? Una città senza tempo, come un’umanità senza tempo, racchiusa in scrigni dorati e schiava di cerimonie sontuose, di destini senza futuro, dove allusioni di ipocrisia si perdono in un mare di vuota apparenza. L’uomo che vi abita non può tuttavia rifuggire dal suo status, perché il popolo lo ha eletto, e lo ha eletto per godere di ogni piacere, lo ha innalzato oltre il ‘comune’, perché lui deve diventare quello che tutti vorrebbero essere, quello che gli altri invidiano; un’eventuale abiura non potrebbe che rimanere un inconfessabile segreto.
Il film, altro non è che l’odissea di un uomo trascinato dalla corrente della mondanità sulle rive dei salotti e dei giardini romani. E qui li incontrerà, una folla di ‘altri’ che, come lui, vagano perduti alla ricerca della grande bellezza. La morale qui è una sola e, fra tutte, è sicuramente la più scontata. E scontato, è anche Sorrentino che, oltre a ripetersi, riesce a deludere.
Lo stile rimane sorrentiniano in tutto e per tutto, le immagini bellissime, i colori eccessivi, le inquadrature calibrate e talvolta manierate, ma questa volta l’insieme appare piuttosto lezioso. Non forse tanto per la forma, quanto piuttosto per la sostanza. Sembra infatti che La grande bellezza voglia essere un libro più che un film, profondo e filosofico quasi in senso letterario, ma appare evidente l’incapacità che ha di tradursi e, soprattutto, di tradurre tutta la sua ‘profondità’, a patto che ce ne sia una. Per di più, l’aver rinunciato ad una narrazione cinematograficamente coinvolgente, lungi dall’essere una scelta stilistica funzionale, ha messo soltanto in mostra le lacune della storia, oltre che la vacuità delle possibili riflessioni estraibili dalla pochezza del contesto.
L’assenza di una vera trama rende il film un agglomerato clastico di situazioni in cui si avvicendano personaggi, caricaturali ed eccessivamente ingenui, che poco o nulla hanno da dire e che poco, o nulla, aggiungono al teatrino precedente.
E’ anche l’ironia a risentire di tutto questo ensemble. Le eccentricità che facevano sorridere nei film precedenti sono qui inserite a forza ed esibite senza ragione, o forse troppo amalgamate al contesto per essere davvero fuori luogo. Tutto quello che vediamo, lo abbiamo in fondo sempre immaginato, non è in grado perciò di stupirci, tantomeno di interessarci.
Purtroppo La grande bellezza la vediamo, ma non la sentiamo, ci lascia solo indifferenti e, sicuramente, non ci convince.

 



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