giovedì 18 luglio 2019   
  Cerca  
 
Passa qui con il mouse e quindi clicca sulla toolbar per aggiungere il contenuto
  Login  
Visti per Voi » La storia della principessa splendente  
LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE
di Enrico Gatti


Regia: Isao Takahata
Giappone, 2014
Voto: 8


A pochi mesi dall’uscita del film “Si alza il vento”, ultima creazione del maestro Hayao Miyazaki, lo studio Ghibli presenta, ad un pubblico sempre crescente di appassionati, la sua nuova produzione diretta dal regista Isao Takahata che ha deciso di adattare per il grande schermo un’antica fiaba giapponese.
La storia di Principessa - arrivata dalla luna sulla terra, cresciuta da due attempati contadini dapprima in un piccolo villaggio sperduto sulle montagne ed in seguito in un bellissimo palazzo della caotica capitale - ha il fascino senza tempo delle storie antiche, nelle quali poesia e filosofia si fondono per riflettere sulla natura della condizione umana.
Le gioie e le sofferenze di Principessa rappresentano le stesse gioie e le stesse sofferenze di ogni uomo e di ogni donna; la sua vita, come tutte le altre vite, è governata dalla perenne contrapposizione di elementi positivi e negativi. L’equilibrio, ineluttabilmente precario, di questi elementi scandisce, con le sue fluttuazioni, il tempo di ogni esistenza, lunga o breve che sia.
Dovere e desiderio, paura e coraggio, insicurezza e voglia di riscatto, vengono ritratti nella loro inevitabilità, nel loro essere necessari, ma non sufficienti, per poter chiamare vita una vita.
Durante la sua permanenza sulla terra, Principessa vivrà tutte le contraddizioni della condizione umana. Questa esperienza lascerà in lei un segno profondo che resterà indelebile anche quando, coperta di vesti lunari, dimenticherà tutto ciò che è stato e finirà per abbandonare la terra e far ritorno alla sua dimora celeste; in lei rimarrà solo una strana ed inspiegabile nostalgia, la nostalgia di un ricordo svanito nel nulla, ma custode di quella vita amata e odiata, generosa e crudele, tanto effimera, eppure inspiegabilmente autentica.
Con uno stile particolarissimo, Isao Takahata porta al limite la stilizzazione del disegno, come a voler togliere qualsiasi elemento che possa distrarre dall’essenza della storia. I disegni eterei, quasi immateriali, restituiscono un’immagine purificata, forse una diretta rappresentazione di quell’elegante minimalismo tipico della cultura nipponica. Innovativo nell’essere assolutamente tradizionale, il film recupera la bellezza di un passato idealizzato, quello dell’immaginario popolare, romantico, che forte di una spiccata sensibilità e attenzione verso ciò che è umano prima ancora che tecnologico ed economico, riesce a riflettere su temi che da sempre accompagnano l’uomo e che nessun progresso, nessuna evoluzione, potranno mai valicare o rendere obsoleti.



 

DotNetNuke® is copyright 2002-2019 by DotNetNuke Corporation