domenica 21 luglio 2019   
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Visti per Voi » Lo scafandro e la farfalla  
Quando l’essenza dell’uomo sopravvive a ogni prova

Lo scafandro e la farfalla – voto : 7++

Jean Dominique Bauby ( interpretato da Mathieu Almaric ), è un giornalista parigino di successo e caporedattore della celebre rivista di moda e costume “ Elle”, quando nel 1995 la sua vita viene stravolta da un ictus. Il malore lo coglie all’improvviso mentre in compagnia del figlio sta viaggiando in automobile, e il drammatico istante in cui il buio avrà il sopravvento, marcherà un confine senza ritorno riservatogli da un impietoso destino. Quella che fino a quel giorno era stata grazie al denaro, alle belle donne e alla popolarità, una vita sognata da tanti, sta per trasformarsi nel peggiore degli incubi.

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Al suo risveglio, alcune settimane più tardi, la sentenza dei medici è asciutta e terribile, senza appelli. Le conseguenze dell’ictus lo hanno condannato ad una rara forma di “ Locked-in Sindrome “. In sostanza Jean Dominique, si scopre in pieno possesso di tutte le sue facoltà mentali e cognitive, ma del tutto incapace di muoversi e parlare, imprigionato nello scafandro di un corpo che non risponde a nessun comando neurologico. Il contatto con il mondo esterno diviene possibile solo grazie all’udito e al movimento delle palpebre del solo occhio sinistro: un battito per il sì, due battiti per il no. Questi semplici, impercettibili e sottovalutati moti del corpo, consentiranno all’anima e alla speranza di librarsi in cielo senza barriere di tempo e di luogo con la leggerezza della farfalla, consentendo a Jean Dominique Bauby di mostrare al mondo quanto sia possibile conservare integra l’essenza di un uomo, anche in un contesto così fisicamente lacerato. Un percorso duro e difficile, dove la presenza femminile di luminosa bellezza, rimarrà come unico denominatore comune al prima e al dopo.

Il celebre pittore americano Julian Schnabel, saltuariamente prestato al cinema solo per opere di grande spessore ( “ Basquiat “ del 1996 e “ Prima che sia notte “ del 2000 ), sceglie di raccontare questo dramma realmente vissuto, prendendo spunto dall’omonimo romanzo autobiografico “ Le scaphandre et le papillon “, che lo stesso Bauby scrisse o meglio dettò, attraverso il battito delle palpebre del suo occhio sinistro. Schnabel conferma il suo essere regista per istinto, incarnando la sensibilità di chi è in grado di raccontare storie ed emozioni senza quella formazione sul set comune a molti colleghi. Il suo progetto ha previsto un lungo periodo trascorso in Francia, la scelta di un cast quasi completamente francese, e la traduzione sempre in francese della sceneggiatura per una maggiore autenticità del racconto. Schnabel ha scelto di imparare la lingua per poter dialogare con il cast e di girare nell’originale ospedale di Berck in Bretagna dove il vero Bauby era ricoverato.

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Il risultato è di un film non semplice, duro e poetico al contempo. Un fulgido esempio di come una regia artisticamente coraggiosa, sia comunque in grado di trasmettere forti emozioni, narrando sentimenti in modo vivido e toccante, ma senza sforare mai nel patetismo gratuito. Il magistrale inizio di pellicola, contraddistinto da una lunga serie di sequenze dove la soggettiva della cinepresa, ci rivela le ombre e l’angoscia vissute al risveglio dal coma dal protagonista, lasceranno spazio ai flash back e alle riflessioni che ne scandiranno i ricordi e le speranze. Il dolore e la disperazione urlanti nel silenzio della sua mente, verranno sconfitti dal coraggio di chi si aggrappa a tutto ciò che ci rende uomini sempre e comunque, in ogni circostanza.

L’elegante regia, unita alla sapiente sceneggiatura di Ronald Harwood ( “ L’amore ai tempi del colera “), e impreziosita da un cast di buon livello, hanno condotto “ Lo scafandro e la farfalla “ a conquistare la Palma D’oro a Cannes per la miglior regia, il doppio Golden Globe per Miglior film Straniero e Regia e ben quattro nomination all’Oscar.

L’interpretazione di Almaric è solida e convincente, così come una gemma ci appare la prova del grande Max Von Sydow nelle vesti del padre, mentre alle donne ancora una volta è riservato il ruolo di forti e dolcissime donatrici di cura e speranza. Le belle Emmanuelle Seigner ( la moglie di Bauby, Celine ), Marie Josee Croze ( la fisioterapista Henriette ), e Anne Consigny ( la curatrice del libro Claude ), alimentano la sua voglia di vivere con sincero affetto e credibili prove.

Un inno alla vita, senza giudizi o sentenze, privo di accenni verso la difesa della stessa a qualunque costo, libero da ogni allusione verso ogni benevola eutanasia.

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