domenica 21 luglio 2019   
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Visti per Voi » Michael Clayton  
Quando arriva “la Chiamata”, occorre saperla ascoltare

Michael Clayton – voto : 7

Dopo una lunga carriera di sceneggiatore che lo ha visto autore di film di successo tra i quali la serie dell’agente Bourne con Matt Demon, “L’avvocato del Diavolo” ( Al Pacino e Keanu Reaves), “Rapimento e Riscatto” ( Meg Ryan e Russel Crowe”), “Michael Clayton” segna il debutto da regista di Tony Gilroy.

Michael Clayton ( George Clooney) è un ex pubblico ministero che ora svolge il ruolo di “spazzino” per un grande studio legale. Un destino maturato a causa di investimenti finanziari sbagliati e dissidi familiari, che lo portano ora a ripudiare la legalità per un lavoro ambiguo.

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La sua specialità è infatti quella di riparare alle questioni più spinose in cui vengono coinvolti i funzionari e dirigenti clienti dello studio per cui lavora. Attraverso una scaltra opera di alterazione e occultazione delle prove e dei fatti, deve tirare fuori i prestigiosi assistiti da situazioni compromettenti e delicate maturate in ambito professionale e privato.

Quando a trovarsi nel ruolo di funzionario da “recuperare” è un suo datato amico, Arthur Edens ( Tom Wilkinson ), si accorge di non trovarsi dinanzi al solito caso. Arthur è colpito da una sorta di crisi d’identità a causa del rifiuto totale di proseguire l’opera criminosa di cui si era reso per anni responsabile. La U-North, la multinazionale per cui Mr. Edens lavora, aveva da anni commercializzato un prodotto chimico per l’agricoltura pur consapevole della sua tossicità in quanto altamente cancerogeno. Arthur era il responsabile legale che doveva difendere l’azienda dalle cause impiantate da una class action di persone composta e sostenuta dai familiari di ammalati e defunti a causa del prodotto. Giunto a questo punto della sua vita sente la coscienza ribollire e lo stomaco rivoltarsi al pensiero di proseguire il compito di difensore di un’azienda che aveva deliberatamente lasciato morire decine di persone.

La sua voce fa da sottofondo alle sequenze iniziali del film e all’inizio ha il suono di un delirante sproloquio senza senso. Lentamente il suo significato prende forma fino a consentirci di interpretarlo nella sua pienezza: un disperato urlo di dolore, un monito agli uomini, alla loro cattiveria e avidità e con esso il disperato bisogno di liberarsi e purificarsi da tutto questo male.

Clayton non riesce ad avvicinare l’amico che cerca a sua volta di contagiarlo nell’opera di redenzione. La situazione precipita quando tra l’indifferenza del suo superiore Marty Bach ( Sidney Pollack) e la malvagia scalata al potere di Karen Crowder ( Tilda Swinton), l’escalation della violenza supera ogni limite.

Lo “spazzino” si troverà a scegliere su quale sponda del fiume attestarsi ma quasi senza accorgersene, seguendo l’istinto di ex uomo di legge e risvegliato dal suono della voce di Arthur che lo accompagnerà, metterà in gioco tutta la scaltrezza e la freddezza in suo possesso per affrontare l’incarico più pericoloso della sua vita.

Si tratta di un “Legal Thriller” classico, dalla trama magari non troppo originale, con un finale forse eccessivamente da “arrivano i nostri”, ma solido e ben costruito. Affronta un tema scomodo e politicamente scorretto come i crimini ambientali e la corruzione, ed è sorretto da un cast di attori dotati di carisma ed esperienza, capace di regalare una interpretazione complessiva di alto livello.

Il redento e disperato Tom Wilkinson, il cinico e sordo Sidney Pollack, la spietata Tilda Swinton, portano in scena lo zoo umano che ci circonda, e lo fanno in maniera forte e credibile.

Su tutti comunque George Clooney ormai da tempo “non solo sex simbol” per le platee femminili, ma oramai affermato protagonista del cinema mondiale per le sue qualità di attore e di regista.

Il piano sequenza di cui è protagonista e sul quale scorrono i titoli di coda è un esempio della maturità artistica raggiunta. In quei lunghi secondi i pensieri e le emozioni di un uomo che in pochi giorni ha stravolto il corso della sua vita e degli eventi che lo hanno coinvolto ritrovando se stesso, trapassano lo schermo per raggiungere chi è seduto in poltrona.

Michael Clayton è uno dei tanti personaggi che animano il teatro della nostra umanità contemporanea, un uomo che ha messo alle sue spalle gli scrupoli di una coscienza sopraffatta dal bisogno di denaro. La vita con le sue scelte sbagliate, ti può condurre a situazioni dove agire in base al proprio senso di giustizia diventa un lusso non consentito o un peso troppo faticoso e impegnativo da sostenere. Ci si trasforma così in esseri ciechi e sordi che marciano senza sosta e esitazioni, lo sguardo rivolto solo in avanti, verso quella strada che ci conduca al profitto maggiore, azzerando gli spazi da dedicare alla riflessione e al confronto con la propria immagine riflessa allo specchio.

Ma per tutti prima o poi arriva un momento in cui sopraggiunge “una Chiamata”. Essa non ha colore e non ha sapore e spesso nemmeno un nome. A volte assume i contorni di un evento improvviso, in altre le sembianze di una voce interiore che può sussurrare o urlare il suo messaggio. E’ comunque un qualcosa che ti scuote e ti blocca al contempo, un istante in cui si è obbligati a riflettere su chi si è e su cosa si è costruito: è quello il momento per cogliere al volo la possibilità di dare un nuovo corso alla propria esistenza, perché per quanto si possa divenire insensibili, la malvagità che ci circonda è sempre in grado di oltrepassare ogni barriera eretta al nostro interno. Una voce arriva ma occorre saperla ascoltare ed essere ancora provvisti di una porzione di umanità in grado di decifrarla.

I più rimangono immobili.

Aldilà del contesto cinematografico, è questo il messaggio che si legge tra le sequenze del lavoro di Gilroy.

Ma anche qua tutto è come sempre relativo perchè per alcuni potrà apparire come retorico, per altri come un richiamo alla speranza e alla coscienza degli uomini.

Il film è stato presentato all’ultimo “Festival di Venezia”riscuotendo il consenso della critica presente, e il successo di pubblico in Italia dopo alcuni giorni dalla sua uscita sembra confermarlo.

Quanti di questi spettatori, oltrepassando il richiamo del thriller e il fascino del protagonista, saranno raggiunti in un senso o in un altro?


George Clooney, “l’Ibrido”

Non è raro incontrare attori che sono rimasti prigionieri del personaggio che li ha lanciati verso il successo. E’ una sorta di effetto collaterale originato dalla grande popolarità, soprattutto se questa investe un artista in maniera improvvisa, quando non ha ancora maturato l’esperienza necessaria per amministrarla, o non dispone di un talento sufficiente per affrontare al momento giusto nuove esperienze.

George Clooney non è caduto in questa trappola: il grande successo che s’innescò quando nel 1994 debuttò nei panni del Dott. Ross in “E.R. Medici in prima linea” , fu il trampolino per una carriera che lo eleva ad oggi tra le figure più importanti del panorama cinematografico mondiale.

Clooney è un personaggio nel senso più completo del termine. Ha saputo nel tempo fondere con sapienza intelligenza e provocazione, sfuggendo ai canoni della banalità.

Ama definirsi : “ Io sono un ibrido e riesco a vivere in entrambe le dimensioni”, con riferimento alla facilità con cui alterna sempre più convincenti prove da attore, ad altrettanto importanti performance da regista.

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E’ un interprete poliedrico, prerogativa che gli ha consentito di interpretare ruoli in commedie sentimentali come “Un giorno per caso” ( 1996 accanto a Michelle Pfeiffer), in film d’azione come “The Peacemaker”( 1997 insieme a Nicole Kidmann), in lavori bellici come “La sottile linea rossa” (1998) e drammatici come “La tempesta perfetta”(2000).

Il sodalizio con il regista Soderbergh produrrà il poliziesco rosa “Out of Sight”( 1998 con Jennifer Lopez), il remake del film di fantascienza “Solaris” ( 2002) ), ma soprattutto la serie di grande successo dei rapinatori di “Ocean”.

Sotto la guida dei fratelli Coen interpreta nel 2000 “ Fratello dove sei ?”, che gli consentirà la conquista del Golden Globe come miglior attore, e nel 2003 una commedia assai meno convincente quale “ Prima ti sposo e poi ti rovino”, al fianco di Julia Roberts.

Negli anni le interpretazioni di spessore hanno soppiantato le meno efficaci della primissima porzione di carriera, fino alla recente consacrazione raggiunta con l’oscar come attore non protagonista per “Syriana”( 2006) di Stephen Gaghan : un film duro e difficile sull’intricato groviglio delle lobby del petrolio connesse al potere politico e militare, dove Clooney porta sullo schermo il volto di un agente della CIA.

Nelle vesti di regista lo vediamo nel 2003 in “ Confessione di una mente pericolosa”, dove dirige Sam Rockwell nei panni di un conduttore televisivo killer, spia per conto del governo USA, e nel 2005 in “ Good night and good luck”, quando attraverso gli occhi del giornalista tv Ed Murrow fa rivivere l’epoca della caccia alle streghe comuniste ingaggiata dal senatore McCarthy.

Un lavoro questo di ancora maggior qualità che gli consentirà le nomination a Oscar e Golden Globe.

Elegante e raffinato, ha collezionato una lunga serie di chiacchierate storie sentimentali, rendendo omaggio al titolo di uomo più sexy del pianeta, di cui si è fregiato sin dai tempi in cui vestiva i panni del pediatra dongiovanni di E.R.

Per contrasto a scelto di vivere lontano dal cuore della chiassosa e chiacchierata Hollywood, in un luogo riservato e silenzioso quale Laglio, sul Lago di Como.

Dalle prime esperienze in serial televisivi del 1978, alla carriera sportiva nel baseball interrotta sul nascere da un infortunio, alla consacrazione prima sul piccolo e poi sul grande schermo, Clooney si è distinto per personalità e coraggio.

L’attore nato il 6 Maggio 1961, a Lexington nel Kentucky, USA, è divenuto oggi un esponente di primo piano di quel cinema che vuole essere molto più che semplice intrattenimento. Antimilitarista convinto e solido oppositore della politica del governo Bush, si impegna a condurre il filo di un discorso da indirizzare soprattutto ai giovani, per aiutarli a conoscere ciò che devono sapere per conquistarsi un futuro migliore. La libertà di pensiero, di stampa ed espressione, è uno dei fondamenti di una democrazia sana e libera, e in quanto figlio di un giornalista, ha dedicato lavori ed interventi al sostegno di questa causa. Quanto è accaduto negli ultimi anni della storia del suo paese, rappresenta per Clooney un reato gravissimo proprio in questa direzione: inaccettabile che un governo distorca informazioni e notizie per soggiogare il pensiero di un popolo fino al punto di indurlo a ritenere giusta una guerra inutile. Atteggiamento, neanche a dirlo, che ha contribuito ad inserirlo tra i primi posti della lista nera che il governo ha stilato nei confronti di tutti quegli esponenti della cultura e dello spettacolo che lo contrastano apertamente.

Anche questo, ne siamo certi, è un fregio che lo onora e che lo condurrà nel suo futuro prossimo, a nuove e importanti performance.

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