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Visti per Voi » Norwegian wood  

NORWEGIAN WOOD
di Enrico Gatti

Regia: Tran Anh Hung
Giappone, 2010
Voto 8

Norwegian wood è la trasposizione cinematografica del romanzo di formazione di Haruki Murakami. Il protagonista, Watanabe, è uno studente universitario della Tokyo di fine anni sessanta. La storia è quella dei suoi vent'anni, con le sue incertezze i suoi desideri, fatta di incontri, amicizie e relazioni, in cui la morte e l'amore troppo spesso fanno parte dello stesso disegno.
Raramente un film riesce, come in questo caso, a portare sullo schermo sentimenti tanto autentici. Le parole, i dialoghi, i gesti appaiono assolutamente reali e credibili, anche grazie alla strepitosa bravura degli attori. L'enorme sensibilità con cui vengono affrontati questi temi ci ricorda come troppo spesso nei film sentimentali (drammatici o commedie) americani e europei alcuni pensieri vengano considerati una sorta di tabù. Il pensiero negativo, la sofferenza, la depressione, la vicinanza con la morte vengono, se affrontati, raccontati con estrema superficialità e in un qualche modo delegittimati fino a perdere il ruolo chiave che invece hanno nella vita delle persone. L'importanza che questi pensieri assumono nel film non può essere vista solamente come una esagerazione funzionale alla storia, al contrario dobbiamo ammettere che questi pensieri sono concreti, in tutte le persone, e tanto più i sentimenti  che li hanno generati sono potenti tanto meno potranno essere moderati o razionalizzati (anche se non si manifesteranno in modo evidente come nel film).
Rendere giustizia in questo modo all'animo più vero delle persone ci allontana da quegli stereotipi come la figura del cattivo o, mi si passi il termine, dello “stronzo”.
Queste sovrastrutture scompaiono se si capiscono veramente le persone. Come il film ci mostra, anche gli attacchi più duri o le scelte più ingiuste sono in realtà frutto di quello che una persona può fare coi mezzi che ha e, nella quasi totalità dei casi, possiamo esser certi che questa persona cercherà di fare il meglio in base a quello che in quel momento riterrà essere la cosa più giusta. Nessuna azione nasce dal nulla e nessuno nasce in un modo piuttosto che in un altro.
Hung realizza un ottimo film anche dal punto di vista registico. La fotografia è ottima e le inquadrature (compresi i magnifici piani sequenza) non sono mai banali e valorizzano sia la fisicità degli attori che le loro emozioni. Azzeccata la colonna sonora dal sapore internazionale.
Forse un po' troppo lungo (133'), rischia in alcuni punti di perdere la struttura della narrazione (le maglie della trama si allargano e bisogna poi leggermente forzare per riprendere il filo), ma per fortuna senza evidenti cali di ritmo.
Delicato e visivamente toccante, lucidissimo nel descrivere chi siamo e perché in certe cose non siamo poi così unici.

 


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