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Visti per Voi » PVC  

PVC-1

 di Valentina Vellucci

Regia Di Spiros Statholopoulos
Colombia/2006/85

 

Fuori concorso

Adrenalico; fiato sospeso fino all’ultimo, tragico fotogramma. 85 minuti di un unico, sconvolgente piano sequenza: probabilmente nessuno in sala ha davvero respirato durante la proiezione di PVC-1.

 

Dalle maggiori testate che si occupano di cinema definito come “il film rivelazione di Cannes”, PVC-1 è un vero e proprio nodo alla gola. O sarebbe meglio dire un rope, per omaggiare Hitchcock e la pellicola da cui stilisticamente ha tratto ispirazione Spiros Statholopoulos. Regista giovanissimo, alla sua opera prima, ha presentato il suo film – ovviamente fuori-concorso visto il ruolo di giurato – , sconvolgendo fisicamente la platea del Biografilm Festival.

 

La storia narrata è ripresa da un fatto di cronaca nera, avvenuto in un piccolo paesino della Colombia. Una famiglia viene aggredita da un gruppo di malviventi: alla donna viene applicato un collare bomba che i criminali disattiveranno solo in cambio di un cospicuo riscatto. Il dramma viene assiologizzato sin dai primi minuti nel presentare i “cattivi”: rudi, sboccati, pronti a farsi fuori fra di loro. Le vittime sono ritratte, specularmente, in un piccolo positivo e delicato. La donna cui verrà applicato l’ordigno, nello specifico, è aggredita mentre sta canticchiando vicino a dei piccoli pulcini. Buoni e cattivi sono stati assegnati al loro ruolo attanziale. Una scelta in parte opinabile dal punto di vista dello stile narrativo: dividere il mondo finzionale nell’opposizione “bianco vs. nero” sin dalla prima inquadratura non dà, usualmente, molte opportunità di approfondire lo spessore psicologico dei personaggi. Questa obiezione viene poi a cadere durante la narrazione: nonostante la tecnica di regia usata, la dimensione tensiva del dolore passa alla disperazione, travalicando la dimensione passionale per divenire corporale.

 

Certo la scelta dell’episodio di cronaca svolge un ruolo cruciale nel successo del film: il regista stesso, in conferenza stampa, ha dichiarato di averlo scelto proprio perché di forte impatto sociale. Ne venne a sapere attraverso i giornali: ciò che lo sconvolse maggiormente, fu l’indifferenza del villaggio in cui avvenne la tragedia. Abituati ordinariamente alla violenza, da parte degli abitanti ci fu una semplice non-reazione a seguito dell’orribile evento.

 

“ Ho girato questo film perché non volevo che una tale crudeltà rimanesse nascosta fra i villaggi poveri della Colombia”. Purtroppo il film non ha trovato distribuzione in Colombia, ma Statholopoulos non demorde: prima o poi il cinema sarà anche per l’America Latina e in America Latina testimone degli orrori che ne funestano la società.

 

Affascinante è senz’altro il racconto della realizzazione dell’ambizioso progetto di PVC-1: il regista ha prima dovuto affrontare un lungo periodo di addestramento al peso della steady cam, del peso di ben 15 Kg. Con gli attori, ha poi dovuto trascorrere quasi due mesi per trovare il giusto meccanismo di coordinazione fra steady, luce del sole e movenze dei personaggi. “In un film del genere non c’è spazio né per il montaggio né per l’improvvisazione. Tutto deve essere coordinato alla perfezione. ”, ha puntualizzato il Spiros.

 

Girare un film su una vicenda così tragica non è certo una impresa da poco, eppure Statholopoulos ha forgiato un piccolo, toccante e a tratti sconvolgente capolavoro. Capace di ammutolire il pubblico del Biografilm. Soprattutto dopo aver svelato la vera identità dei criminali in conferenza stampa: emerse infatti dalle indagini, che gli efferati criminali non erano altro che vicini di casa, bisognosi di denaro.

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