domenica 21 luglio 2019   
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Visti per Voi » Persona non grata  
PERSONA NON GRATA
di Valentina Vellucci

 

Regia di Fabio Wuytack - Belgio/2008/90’ - Vincitore del Best Life Award 2009
Alcuni miti non divengono tali solo perché manca l’effettivo processo della  martirizzazione fisica.  Questo le dittature lo hanno scoperto da tempo: così mandano semplicemente “in vacanza al confino” coloro che si oppongono alle ingiustizie sociali.  Quelle vite non diventano un simbolo su una maglietta o su una bandiera, ma eroi non  ricordati, privi di riconoscimento storico.
Fabio Wuytack, figlio di  Frans Wuytack, ha deciso che quella di suo padre non poteva – e  non doveva - rimanere una vita privata. Il suo esilio non poteva rimanere  un gesto senza una riconosciuta memoria storica.  
Alla vigilia del ritorno a Caracas  del padre – rientro autorizzato dal presidente Chavez  - Fabio Wuytack ha deciso di condividere  il dono di Frans col mondo, usando il cinema per raccontarlo nel migliore dei modi.  Sin dai primi cinque minuti di pellicola traspare la bravura di Fabio: uno stile penetrante, una sorta di vero e proprio romanzo di formazione figurativizzato brillantemente istante dopo istante,  che si addentra nella mente dello spettatore. Per  non abbandonarla.
 Un racconto che evita la dimensione patemica per evidenziarne quella pragmatica.  Cavalcare il dolore, prenderlo di petto per evitare di esserne tramortiti. Un montaggio che fra racconti e  interviste a cavallo fra presente e passato, mostra una rivoluzione che parte dall’arte. Dare a ciascuno la possibilità di esprimersi, di essere se stessi: accettare di essere ripudiati dal proprio ordine, sacrificarsi per dare una speranza a chi non ha mai avuto nulla.  Questa  è stata la vita di Frans Wuytack. La Chiesa non voleva quel prete che aveva regalato il letto della parrocchia a una ragazza che dormiva per strada, che insegnava a leggere, scrivere, a dipingere, a scolpire  e a lavorare con il tornio alla gente delle favelas. Non-persone per tutto il resto del mondo: un tesoro da coltivare con gelosia per Frans Wuytack. Insegnare a ragionare con la propria testa, investire sugli ultimi arrivati: Frans Wuytack ha avuto il coraggio di fare questo. Ha pagato con l’esilio il suo amore per la libertà di pensiero. E  il figlio  Fabio, già regista dell’originalissimo “Made in Italy”, ha saputo raccontare la sua avventura con un eccellente uso della fotografia,  senza ozpetechianamente suggerire al pubblico come emozionarsi. Semplicemente appassionandolo.

9/10

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