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Visti per Voi » Pietà  
PIETA’
di Enrico Gatti


Regia: Kim Ki-duk
Corea del Sud, 2012
Voto: 8 ½


E’ stato premiato con il Leone d’oro alla 69a Mostra del Cinema di Venezia, il film che Kim Ki-duk tiene a sottolineare essere il suo diciottesimo lavoro in quanto, dice lui, essendo“così difficile girare film che non puntino solo al risultato commerciale, forse, vale la pena contarli!”. Vedendo poi il risultato finale non è così difficile immaginare come mai, effettivamente, se lo sia dovuto produrre da solo.
Pietà, o Pieta come compare nelle locandine originali, racconta di un giovane criminale che mutila le sue vittime quando queste non sono in grado di saldare i debiti contratti con la malavita, così da riscuotere il denaro dell’assicurazione, e racconta di una donna, una madre, che ha abbandonato suo figlio e ora chiede di poter recuperare quel rapporto a lungo nascosto.
Come sempre parte tutto dalla violenza e, come spesso accade, tutto finisce nella violenza. Kim Ki-duk si muove su un terreno che conosce bene e che a esplorato fondo durante la sua carriera di regista. Tuttavia, come solo un grande sa fare, riesce a inquadrare senza ripetersi una nuova prospettiva a cui nessuno può essere preparato. Non c’entra essere indifferenti alla violenza da grande schermo, quella delle ossa rotte e del sangue sul pavimento (anche se tutto questo e ben presente), la violenza a cui il regista attinge è soprattutto psicologica, emotiva.
Quello che eleva il cinema di questo autore è la capacità di far vivere il racconto non attraverso le azioni, non attraverso le parole, ma piuttosto attraverso le emozioni. La stilizzazione dei dialoghi e l’anonimato della ambientazioni (qui più che negli ultimi lavori) possono sembrare i punti deboli di una pellicola poco accattivante, ma diventano invece gli elementi chiave attraverso cui raccontare le emozioni. Quando il contesto perde valore, l’unica via da percorrere è penetrare l’animo dei personaggi e scoprire le ragioni più intime delle loro azioni.
Molto più affascinanti in un primo momento, possono sembrare film come Faust (visto di recente, per la regia di A. Sokurov) che finiscono però per esaurirsi in un mare di vane parole in grado solamente di mortificare i protagonisti abbassandoli alla stregua di burattini senza spessore. Far capire le emozioni, non spiegarle; questo fa la differenza.
In Pietà invece le ragioni dell’agire diventano palesi, se non da principio almeno nel finale, proprio perché si riesce a comprendere a fondo la vera natura dei personaggi, tanto da riuscire addirittura a provare compassione per il giovane criminale proprio nel momento in cui questi verrà finalmente punito per le sue azioni. L’idea disumanizzata che avevamo di lui si disgrega di fronte ad una realtà ben più complessa, e quindi più umana.
Duro e commovente, Pietà si aggiunge alla lista dei capolavori di un regista che merita di essere conosciuto e studiato. Un invito, a recuperare tutti i suoi film, tutti di altissimo livello, tutti nati da uno sguardo incantevole e romantico, anche nella tragedia.

 

 

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