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Visti per Voi » The Artist  
THE ARTIST
di Enrico Gatti


Regia: Michel Hazanavicius
Francia, 2011
Voto: 8 ½


Siamo a Hollywood nel 1927, la grande rivoluzione del cinema sonoro è alle porte. In questi anni il pubblico ha occhi solo per George Valentin, l’idolo indiscusso del cinema muto con una lunga filmografia di successi alle spalle. Una sera, all’uscita del cinema dopo la prima del suo nuovo film, Valentin incontra per la prima volta Peppy Miller, una giovane urlante che scivolata per caso oltre il cordone di sicurezza, finisce a pochi centimetri dal grande attore. Da quel primo momento, una serie di incontri accompagneranno le carriere dei due artisti; carriere che prenderanno ‘inaspettatamente’ strade diverse per poi ricongiungersi proprio sul finale.
La storia del divo gigioneggiante ingrassato dal successo destinato diventare un dropout prigioniero dei ricordi, della giovane dinoccolata in cerca di successo e della consolatoria rinascita alla ‘volemose béne’ sa un po’ di già visto. Tuttavia la trama rivela alcune non-banalità (difficili da ottenere in un contesto così ‘classicamente’ vincolato) apprezzabili: in primis nessun personaggio è alle prese con morbose vendette o spasmodici arrivismi alla Eva contro Eva; poi il protagonista, che sceglie volontariamente la sua esclusione dal sistema provando tuttavia a rimanere in auge, ed infine una storia d’amore quasi omessa a cui gli stessi protagonisti sembrano non voler credere fino in fondo. Una storia dal sapore classico che riporta agli antichi splendori di un cinema che fu. L’esercizio di Michel Hazanavicius è una coraggiosa e (anti)contemporanea rievocazione di un cinema che, a quanto pare, non ha ancora esaurito la sua dose di fascino. L’elogio del regista non è nostalgico, ma piuttosto una lettura in chiave moderna: un gran conoscitore che vuole raccontare la passione di una vita a modo suo. Un oggetto, The Artist, molto diverso dai numerosi remake che ‘omaggiano’ le vecchie pellicole copiandone le storie, e lontano anni luce da film come Psycho di Van Sant, omaggio pop del regista (che confeziona una copia a colori dell’originale) al grande Hitchcock. The Artist è un film che si lascia ispirare, un film che imita ma allo stesso tempo non copia. The Artist sembra girato proprio all’epoca del muto, le ambientazioni e i costumi sono naturalmente fedeli senza forzature, la storia classicheggia con modernità mentre il ritmo invece è assolutamente contemporaneo.
Se l’idea (ad alto rischio) era buona sulla carta, il regista la concretizza al meglio con una tecnica a dir poco mostruosa. Tutto rimane sospeso fra presente e passato. Il bianco e nero è nitidissimo, ma dai toni vintage. Il montaggio, spiritoso nella scelta dei cambi scena, è l’elemento cardine in grado di mantenere viva l’illusione di un cinema d’altri tempi, e di dare alla commedia un ritmo sostenuto. Le inquadrature sono bellissime e ricercate, a tratti vertiginose, ma non in funzione di un virtuosismo incomprensibile e autocelebrativo.
Premiato a Cannes per la miglior interpretazione maschile, premio assegnato a Guillaume Schiffman, The Artist potrebbe considerarsi uno dei migliori film della stagione, almeno leggendo gran parte della critica. E il pubblico, lo collocherà far i best del 2011? A voi l’ultima parola. 

Fra il cast anche Berenice Bejo (Peppy Miller), il carismatico John Goodman e il posato James Cormwell (il papà di Babe, suino parlante).

Nella recensione, l’assenza di riferimenti al cane comico (spalla del protagonista) è puramente voluta.




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