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UNA SOLUZIONE RAZIONALE

di Enrico Gatti

Regia: Jörgen Bergmark

Svezia, 2009

Voto: 8+

 

Erland sta con May. Karin sta con Sven-Erik. Due coppie di amici cinquantenni vivono in un piccolo paesino svedese. C’è chi lavora come insegnate di musica, chi dopo tanti cambiamenti approda alla mensa scolastica come inserviente e c’è chi condivide con gli amici un incarico nella grande cartiera locale. Tutti insieme frequentano i seminari parrocchiali sulle crisi matrimoniali, dove proprio Erland e consorte guidano le mature coppie verso la riscoperta dei sentimenti, del dialogo e dell’erotismo. Ma cosa accade se proprio Erland, fedele marito, si innamora di Karin, moglie del suo migliore amico, nonché amica di sua moglie? Fra regolamenti appesi alla cucina, crisi di nervi, saune imbarazzanti, romantiche gite in barca con sconvolgenti rivelazioni, i sentimenti umani emergono come effetti collaterali della “soluzione razionale” proposta da Erland che tenterà di riportare tutto alla normalità senza sconvolgere gli equilibri quotidiani.

La commedia prende vita dalla sceneggiatura di Jens Jonsson ed ha quel gusto spiazzante e perverso che solo i grandi sanno evocare. L’ironia del film è basata interamente sulla tensione ottenuta dall’accostamento di elementi quotidiani e realistici (merito più grande ai dialoghi) a situazioni assurde e surreali. I protagonisti del film si trovano a condurre, con la stessa monotonia di sempre, una convivenza estrema superando il banale triangolo amoroso, per approdare ad un ben più audace quadrato: lui, lei, l’amante, il marito dell’amante.

La tragicommedia bergmarkiana è in linea con l’ottima produzione nord europea che ha visto emergere talenti come Lars Von Trier, Roy Andresson, Tomas Alfredson e Thomas Vinterberg. La regia classica del film alterna sapientemente campi medi e primi piani. I campi medi sono particolarmente efficaci per dare una dimensione umana allo spazio: le distanze e le posizioni degli attori forniscono, da sole, molti elementi per capire la vicenda, i rapporti fra i personaggi e la loro evoluzione. I primi piani vengono affidati alla performance superlativa degli attori che, con i loro sguardi, rendono superflua una parte dei dialoghi iniziali non sempre all’altezza. La pellicola subisce inoltre una sorta di purificazione. Lo stile artefatto-emozionale tipico delle patinate commedie hollywoodiane, viene rimosso con una strategia che ricorda in parte il cinema di Haneke. I colori molto freddi, insieme alla quasi assente colonna sonora, lasciano il coinvolgimento alla fantasia dello spettatore e alla potenza comico-surreale delle situazioni.

Un tema apparentemente estraneo alle coppie consolidate di mezza età come il tradimento diventa, nel film, punto centrale di riflessione. L’estrema razionalizzazione degli eventi, le parole di confronto (spesso insincere), falliscono nell’arginare la passione. La relazione fra Erland e Karin avrà pesanti conseguenze, richiamando i due alle loro responsabilità verso i rispettivi coniugi e vincolandoli alla “soluzione” della vita in comune. Il riscatto finale riguarderà solamente le vittime della vicenda; al contrario i “carnefici”, mossi tuttavia da autentico amore, vivranno per sempre con la consapevolezza di essere la causa delle sofferenze inferte.

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