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editoriale » Conflitto d'attribuzione  

CONFLITTO D'ATTRIBUZIONE: UN ATTO EVERSIVO

 di Boris

 
 Il 5 aprile la Camera ha approvato con 12 voti di scarto il “conflitto d'attribuzione” contro il rinvio a giudizio del premier Berlusconi. Una delibera che insieme alla proposta del “processo breve” e al nuovo “processo lungo” che consente alla difesa di presentare un numero infinito di testimoni, non servono al paese ma hanno solo lo scopo di tutelare il premier ed impedire alla giustizia di procedere secondo legge.
In particolare l'approvazione del “conflitto d'attribuzione” consente al premier di poter sfruttare una norma costituzionale che trasferisce la competenza, sul suo possibile reato, dal tribunale di Milano al tribunale dei ministri. Questo può essere ottenuto solo se si sostiene, come è scandalosamente avvenuto, che i reati commessi dal presidente del consiglio sono avvenuti nell'esercizio delle sue funzioni di governo.
Scandaloso è, infatti, proprio il comportamento dei deputati della maggioranza che hanno sostenuto senza vergogna che “Ruby rubacuori” era in quel momento, per l'onorevole Berlusconi, una maggiorenne nipote di Mubarak e che il reato, sempre ammesso che sia accaduto, sarebbe avvenuto nell'esercizio delle sue funzioni.
 

In pratica con l'esito positivo di quella votazione, si è sostenuto che i giudici milanesi hanno di fatto agito privando il parlamento di decidere sull'operato del premier. Un atto dovuto, sempre secondo loro, per impedire l'ennesima ingerenza dei giudici. Impedire un atto sovversivo e pericoloso per la sicurezza e stabilità stessa del Governo.

Giusto il contrario di quanto in realtà sta avvenendo, soprattutto in un paese Italia dove costituzionalmente si è definita fondamentale l'autonomia dei giudici rispetto al parlamento. Una netta e necessaria divisione tra potere legislativo e giudiziario che ha il compito fondamentale di garantire il rispetto delle leggi approvate dal parlamento secondo i dettati della costituzione, ed impedire contemporaneamente che qualsiasi maggioranza parlamentare, in nome del “popolo sovrano”, possa modificare l'attuale ordinamento istituzionale.

Se abusi della magistratura sono avvenuti, e in senso al termine filosofico di giustizia la loro strada non brilla certo in coerenza, è perché esistono leggi che permettono che ciò avvenga. Leggi che volutamente sono state scritte ed emanate dai politici, in modo da lasciare spazio a possibili e diverse interpretazioni, soprattutto se l'imputato è benestante o di potere e può permettersi avvocati degni delle loro parcelle. Questo è il vero limite della nostro sistema giudiziario.Di fronte alla giustizia dovremmo essere tutti uguali, ma nei fatti questo non avviene. Chi non può permettersi avvocati “immanicati” con il potere, deve accettare ciò che la legge prevede senza possibilità d'intervento. Senza possibilità di ottenere una giusta pena.

Cosa succederà ora? Come riuscirà Silvio Berlusconi ad evitare un regale processo?Innanzitutto si dovrà aspettare che la corte costituzionale si pronunci su come si dovrà procedere nei confronti di Silvio Berlusconi e di una parte dei suoi collaboratori. Un passaggio questo che non impedirà al tribunale di Milano di sospendere il procedimento aperto nei suoi confronti o la possibilità di procedere sino alla pronuncia della corte costituzionale ma, di fatto impedirà agli italiani di sapere la verità su quelle sere. Se questi fatti sono reali o costruiti ad arte per attaccare il Premier. In questo modo si otterrebbe anche la possibilità di strumentalizzare questi “attacchi” usandoli come ottima arma di offesa e di ulteriore possibile stabilità politica. Parlo di rielezione di questa maggioranza senza la conclusione dei suoi processi perché è inutile nasconderlo, alla Corte Costituzionale occorrerà molto tempo per considerare questo procedimento a carico del premier e la sentenza non potrà arrivare prima della conclusione della sua legislatura. Anche perché oggi sono talmente tanti gli strumenti a disposizione del premier per guadagnare tempo: uno tra tutti quello di utilizzare, più di come abbia già fatto, la sua maggioranza per far approvare altre leggi che blocchino i procedimenti a suo carico. Non importa se sono, magari consapevolmente anticostituzionali, tanto per ottenere l'incostituzionalità possono passare anche anni.

Il vero atto sovversivo a cui tutti i democratici dovrebbero prestare attenzione è in realtà la proposta avanzata dalla maggioranza che prevede la modifica dell'ordinamento della Corte Costituzionale. Ultimo strumento rimasto che tuteli l'applicazione della Costituzione.

La proposta è stata stilata basandosi sul principio da sempre enunciato dal Premier secondo cui non si riuscirebbe a governare a causa della bocciatura per incostituzionalità delle leggi emanate dal suo governo. Per impedire questo, si prevede di modificare le modalità con cui si esprime la Corte, portando la maggioranza dei giudici giudicanti l'incostituzionalità ai 2/3 dei componenti esistenti. In questo modo si violerebbero due principi: il primo, che spetta alla Corte Costituzionale definire se le leggi sono giuste e il secondo, la trasformerebbe in un organo politico e non giudicante, consentendo così a una minoranza,  di determinare la costituzionalità di una legge. Per esempio: con 5 giudici costituzionali a favore e 9 contrari la legge passerebbe. Non come oggi che viene deciso a maggioranza dei giudici votanti e il voto del presidente, nel caso di parità, rimane vincolante per il risultato finale.
 

Bisogna ricordare agli illustri parlamentari della maggioranza che solo il parlamento può abrogare le leggi. La corte costituzionale può solo respingerle motivandole, solo quando sono in contrasto con la costituzione. Questo non lo sostiene un gruppo di giudici sovversivi ma Gustavo Zagrebelsky riconosciuto costituzionalista ed ex presidente della corte costituzionale.

11 aprile 2011
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