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editoriale » Max mara  
INVISIBILE BENEFICENZA

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Siamo giusto nelle vicinanze del natale e come tutti gli anni vi vogliamo parlare di solidarietà. Quella vera, quella che si si fa in silenzio. Umanitaria come "charity" del gruppo Max Mara, che anche per un chiaro ritorno pubblicitario, è stata organizzata a favore dei bambini del Venezuela.
E' online il sito di Sportmax  www.sportmax.it  contenete le informazioni relative alla collezione (campagna pubblicitaria, video sfilata, store locator) ed un'ampia sezione dedicata al progetto di charity "Sussurri nell'aria".
Sportmax ha dato vita al progetto di charity  “Sussurri nell’aria” con la collaborazione di Reggio Children, Centro per la promozione e la difesa dei diritti delle bambine e dei bambini nel mondo, per lo sviluppo di attività che favoriscano il diffondersi di una cultura dell’infanzia innovativa, di ricerca continua nell’ambito dell’educazione e dell’apprendimento.
Sono gli Angeli, raccontati  con disegni e parole da bambine e bambini di 5 anni delle scuole d’infanzia di Reggio Emilia,  i protagonisti della mini collezione progettata ad hoc e composta da una T-shirt donna, una T-shirt bimba/o e una shopping bag.
I proventi di questa collezione, in vendita da metà Novembre 2008 in tutti gli store Sportmax e in una selezione di boutiques MaxMara nel mondo, andranno al Sistema Nazionale Delle Orchestre Infantili e Giovanili del Venezuela creato dal Maestro Abreu nel 1975.
Josè Antonio Abreu è ambasciatore Unesco dal 1998 e ha ricevuto - fra gli altri - il premio dall'Unicef "Dalla parte dei bambini" 2006.
Sette ambasciatori internazionali  hanno aderito al progetto facendosi ritrarre insieme al proprio figlio/a  con un capo della collezione Sportmax dedicata a “Sussurri nell’aria”:
AMBRA ANGIOLINI – Conduttrice televisiva e radiofonica, attrice e cantante
EMIDIO CLEMENTI – Leader, cantante e bassista dei Massimo Volume, scrittore
RICHARD DORFMEISTER – DJ e produttore
LUDOVICO EINAUDI– Compositore e pianista
STEFANO FONTANA – DJ e produttore
CRISTIANO GODANO – Leader e cantante dei Marlene Kuntz, scrittore
SYRIA – Cantante e attrice

Una giusta iniziativa quindi, peccato che di altrettanta sensibilità avrebbero diritto i bambini reggiani figli delle dipendenti del gruppo, a cui com'è noto non si applica alcun tipo di contratto nazionale di lavoro. Il che si traduce in nessun riconoscimento per le lavoratrici e madri, dei minimi diritti contrattuali.  
Questa operazione umanitaria mediatica, non poteva che indignare le rappresentanti sindacali di questo famosissimo gruppo di moda che con un coraggio da "leonesse", hanno deciso di scrivere una lettera che crediamo valga la pena di pubblicare.

LETTERA APERTA
Agli ambasciatori di
"Sussurri nell'aria", 
progetto charity di Sportmax. (Max - Mara)


Bella l'iniziativa, e certamente generosa.
Senza volere assolutamente sminuirne il valore e certamente senza voler contrapporre la situazione dei bambini del Venezuela e quella che vorremmo raccontarvi, sono due piani di bisogni semplicemente non comparabili. Ci piacerebbe però dire, a te e agli altri ambasciatori del progetto, alcune cose:
Immaginiamo che, data la finalità dell'iniziativa, abbiate volentieri acconsentito ad esserne gli ambasciatori e che ovviamente sappiate che "Sportmax", lo sponsor, è un marchio del gruppo Max Mara.
Immaginiamo invece che non sappiate che il gruppo Max Mara, di cui fanno parte diverse aziende tra le quali le nostre: Marina Rinaldi e Manifatture del Nord, è "buono" verso il mondo, soprattutto in questi tempi in cui fare la carità sembra un'ottima forma di pubblicità che permette pure di mettersi a posto la coscienza (Bill Gates & Co insegnano), un po' meno verso i propri dipendenti.
Immaginiamo che non sappiate che da oltre trent'anni (dal 1976) il gruppo Max Mara, tra le altre cose, non riconosce e non applica ai propri dipendenti del settore industriale (tra i 2 e i 3 mila, 80% donne) il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e (a parte un'eccezione) nessun altro contratto collettivo di lavoro.
Immaginiamo che non sappiate che in conseguenza di questo succedano cose non proprio "buone", per esempio:
- non c'è nessun diritto al part-time e così, a proposito di bambini, e di madri, può succedere, è successo, che una madre che fino al terzo figlio è riuscita in qualche modo a saltarci fuori anche con l'orario a tempo pieno, quando nasce il quarto e chiede il part-time perché non ce la fa proprio più si senta rispondere che l'azienda capisce (ovviamente) il problema ma non applicando il contratto collettivo nazionale di lavoro non è obbligata a concedere il part-time e non ha intenzione di farlo, dispiace molto ma se la dipendente non riesce a gestire la situazione dovrà cercarsi un altro posto di lavoro.
E può succedere, è successo più di una volta e continua a succedere, che al rientro dall'aspettativa per la maternità una dipendente non solo non si ritrovi più a fare il lavoro di prima ma uno meno qualificato, ma anche, tanto per capire bene, per qualche giorno senza scrivania.
Immaginiamo anche che non sappiate che nell'unica azienda del gruppo che a Reggio Emilia fa produzione, Manifatture di San Maurizio, si è pagati ancora a "cottimo" .
E Immaginiamo pure che con sappiate che nel caso di richieste di permesso per motivo di studio le aziende del gruppo Max Mara applicano la legge, e ci mancherebbe altro, e quindi concedono le ore di permesso non retribuite stabilite per legge ma non si sognano nemmeno di concedere quelle retribuite stabilite dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e se qualcuno economicamente ha dei problemi sono problemi suoi. E che se, sempre per lo stesso motivo, si richiede l'aspettativa non retribuita per la formazione, pure prevista per legge ma la cui regolamentazione è definita dal contratto, ci si può sentire rispondere, facendo la richiesta con un anno di anticipo, che si, l'aspettativa è un diritto e quindi l'azienda la concede, ma per motivi organizzativi aziendali è usufruibile solo nei mesi di luglio e agosto.
Potremmo continuare su quello che immaginiamo non sappiate, ma per per stimolare un po' la vostra curiosità ci sembra che basti.
E ci sembra basti anche per poter dire che è troppo facile, e molto ingiusto, fare la "charity" (e farsi pubblicità) con una piccola parte dei grandi profitti guadagnati anche non riconoscendo ai propri dipendenti i diritti minimi stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
Se siamo riusciti a dirvi davvero qualcosa che non sapevate, e su cui potrebbe valere la pena di fermarsi un attimo, saremo contenti, grazie dell'attenzione.

Fraterni Saluti.

GREGORIO VILLIRILLO
Segretario Generale Filtea/Cgil - R.E.
I delegati sindacali delle aziende del Gruppo Max-Mara

Reggio Emilia, Italia, Unione Europea, pianeta Terra - 13 novembre 2008
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