sabato 17 novembre 2018   
  Cerca  
 
  Login  
editoriale » Medicina Delatrice  

MEDICINA DELATRICE
Boris

 

La tornata elettorale europea comincia a far sentire la sua vicinanza e tutti i partiti iniziano ad andare in fibrillazione. Dalle esternazioni di Di Pietro contro il Presidente della Repubblica, alla furbesca manovra di Veltroni a favore dello sbarramento al 4% contro gli aventi diritto ad entrare al parlamento di Bruxelles. Neanche la vicenda della povera Manuela Englaro riesce a restarne fuori, ognuno a prenderla, nel bene o nel male, come battaglia per il rispetto della vita sopra tutto e tutti, giudici compresi. Una posizione in difesa del proseguimento delle cure che coerentemente avrebbe dovuto impedire al nostro Governo di approvare la soppressione del comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo n.286 del 25 luglio1998. Evidentemente però la spinta, apparentemente solo elettorale, è stata più forte. Un favore soprattutto alla Lega Nord che non sa più cosa raccontare ai propri seguaci che scalpitando e minacciando di “farsi giustizia da soli” rivendicano la precedenza e la supremazia degli Italiani rispetto agli altri bisognosi.


Il comma 5 recita: “l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità ... ”.

L'abrogazione di questo comma comporterà ai medici la facoltà di denunciare all'autorità giudiziarie gli immigrati clandestini rischiando di fatto di ridurre il medico ad un vero e proprio delatore.


Mai sino ad oggi la destra di questo paese e in particolare questo governo, si era spinto a tanto. Qui non solo si viola, per l'ennesima volta, la Costituzione italiana ma anche la Carta Universale dei diritti dell'uomo. Per esempio alcune cose ci appaiono poco chiare.


Nel testo approvato, si afferma che i medici “avranno la facoltà” di poter denunciare i clandestini, che detto così potrebbe essere interpretata come non un “dovere”, ma una libera scelta. In realtà, tenendo conto che l'attuale normativa prevede “il reato di clandestinità” punibile con il carcere fino a quattro anni per i clandestini che restano in Italia nonostante l'espulsione, non si capisce come i medici stessi non possano essere perseguiti per favoreggiamento.

Sarà una solita cosa fatta all'italiana dove o si perseguiteranno i medici senza un valido motivo, come sta avvenendo per la clinica di Udine che ospita nei suoi speriamo ultimi giorni Manuela, o si chiuderanno entrambi gli occhi e orecchie per il quieto vivere.


Curioso è un altro meschino e falso atteggiamento tenuto dalla maggioranza per difendersi dalle accuse di violazione del diritto di ogni essere umano ad essere soccorso e curato.

Il Presidente del Senato Vittorio Schifani  rispondendo proprio alle critiche dell'opposizione e motivando così il no alla richiesta di voto segreto si sofferma sulla norma che se «violasse o impedisse la possibilità di accedere al servizio sanitario nazionale - ha spiegato -, allora sarebbe un mancato rispetto della persona umana, ma questa norma non impedisce allo straniero di presentarsi presso le strutture del sistema sanitario nazionale». Peccato che una volta denunciato sarà espulso dal nostro paese, magari anche verso paesi dove regna da anni la guerra o dove si perseguitano senza un motivo reale se non quello di mantenere il potere, dissidenti politici. E' come far finta di non sapere che questo atteggiamento avrà come diretta conseguenza, il rischio d'incentivare una medicina parallela che gli illegali utilizzeranno per evitare di essere espulsi dal nostro paese. E come far finta di non sapere che tale abrogazione comporterà il rischio di costringere i clandestini a non farsi curare per paura di essere denunciati rischiando così che alcuni di essi con malattie infettive contratte sul nostro territorio o portate dal loro paese non siano monitorate ne curare.


Nulla sono valse le richieste e la posizione coerente della Chiesa espressa da monsignor Domenico Segalini, vescovo di Palestrina e segretario della commissione CEI (Conferenza episcopale italiana) per le migrazioni, quando afferma: «Noi continueremo ad aiutare poveri immigrati non regolari. Le indicazioni che daremo sono quelle del rispetto delle leggi, ma al di sopra di tutto c'è il rispetto della salute. È grave che una persona in pericolo di vita non vada a farsi assistere per paura di essere denunciata. Compito di un medico è quello di assistere chi soffre senza guardare alla religione, al colore della pelle o se è un condannato a morte». Come nulla sono servite le dichiarazioni del presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco che parla di «norma che va contro l'etica e la deontologia e che si potrebbe rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica». O come il presidente dell'Ordine dei medici di Udine Luigi Conte che ponendosi che in antitesi con il Governo afferma: «Non diventeremo mai dei delatori. La medicina deve restare libera e indipendente. Saremo vicini e sosterremo tutti i medici che non denunceranno i clandestini».


La strada allora dell'obiezione di coscienza, come proposta da Rifondazione Comunista e dalla CGIL, sembrerebbe l'unica percorribile. Peccato però che questa possibile scappatoia per medici “sensibili”sia messa in crisi dalle affermazioni di Piero Massarotto, avvocato e presidente del NAGA, associazione che dal 1987 promuove solidarietà ed interventi socio-assistenzialiin difesa dei diritti sanitari e legali di immigrati temporaneamente presenti in Italia: “Non credo che saranno i medici a denunciare. Vedo più la possibilità che siano le strutture amministrative a farsi carico della segnalazione. E' molto semplice, in fondo. Basta anche solo una semplice circolare interna e chi arriva all'accettazione e non ha i documenti verrebbe automaticamente segnalato. I medici quei pazienti non li vedrebbero neanche.”


Dunque questo lo scenario. Il potere e le elezioni sono più importanti, in gioco c'è la credibilità di un governo che per la crisi economica dilagante concretamente non ha fatto nulla e per questo deve riuscire a mantenere il consenso nel paese. Soprattutto verso chi ha paura degli immigrati spacciatori, assassini e stupratori.

Basta ascoltare le parole del leghista Bricolo che replicando con durezza alle rimostranze del Pd afferma: «Voi siete i razzisti, sempre e comunque dalla parte degli stranieri, prima degli italiani onesti che pagano le tasse. È la nostra legge, e non ci sfiorano le critiche. Da oggi sulla sicurezza si cambia rotta: abbandoniamo il buonismo fallimentare dei governi precedenti, d’ora in poi sarà lotta dura all’immigrazione clandestina e alla criminalità».

Promuovere tale principio con forza decisionale, serve innanzitutto per convincere  i nostri concittadini “che si sta lavorando per loro” ma anche e soprattutto, preparare il terreno per un'altra importante partita: quella contro il presidente della Repubblica. Obiettivo: modificare a loro uso e consumo, l'attuale costituzione. In gioco c'è non solo la riforma della giustizia ma anche la riforma del diritto di sciopero e della contrattazione nazionale. Una trasformazione del paese a “colpi di maggioranza” a totale discapito delle classi più deboli e del mantenimento di una reale democrazia.


8/02/09

 

DotNetNuke® is copyright 2002-2018 by DotNetNuke Corporation