sabato 17 novembre 2018   
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editoriale » Pacifismo Leghista  

PACIFISMO LEGHISTA
di Boris


In questi anni hanno cercato di venderci come normalità, la “guerra umanitaria” con bombe intelligenti, l'esportazione della democrazia a mezzo torture e incarcerazioni preventive e i contractors privati con licenza di uccidere come risposta virile alla disoccupazione. Ora è la volta dell'intervento di guerra “a tempo determinato”. Una sorta di precarietà, di contratto a termine e flessibilità applicata in campo geopolitico militare. Una straordinaria trovata politica leghista e berlusconiana che consente di mantenere in saldo il governo, accontentare il povero popolo leghista in preda al pericolo invasione barbarica e rispettare gli accordi NATO da tempo sottoscritti.
Ma sino a qui nulla di nuovo. Questo paese, purtroppo, si è ormai abituato a un presidente del consiglio “proprietario” del parlamento che con contrattazioni istituzionali e nomine personalizzate riesce a mantenere stabile il suo governo. Noi, invece, non possiamo restare passivi nel sentire stravolgere, dai membri parlamentari della Lega Nord, termini il cui insindacabile valore è da tempo accertato. Sentir utilizzare parole come Umanità, Sacrificio e “rispetto in difesa del popolo Libico” con il solo obiettivo di evitare di aver ulteriori profughi diretti verso il nostro paese, non può che nausearci.
Se i leghisti e il suo popolo fossero davvero così preoccupati per le donne e i bambini libici , come mai non hanno dimostrato la stessa sensibilità con il popolo afghano o iracheno? Forse perchè sono tutti integralisti e terroristi?
Se davvero quei principi esaltati ed espressi con tanta superficialità nella mozione presentata in parlamento contro l'accordo stilato con i francesi e a favore di una nostra partecipazione alla guerra di Libia con “impegno a tempo determinato”, come mai nessuno di quel partito e di quello schieramento politico si è mobilitato contro il regime di Gheddafi ? Il prezzo era forse l’approvazione della riforma federalista che nulla ha a che fare con la vera autonomia fiscale ed economica regionale?
Mai se si è sempre pensato che quei popoli andrebbero aiutati a “casa loro”, come mai nessuno leghista, durante l'amicizia con il Rais di Tripoli, si è minimamente preoccupato della fine che facevano quei  bambini, quegli uomini e quelle donne violentati e imprigionati per anni nelle carceri libiche? Come mai non hanno urlato allo scandalo per i costi sopportati dal nostro popolo donati al governo libico per trasportare e in container e a volte abbandonare nel deserto i rifugiati politici provenienti dall'Africa del sud Sahara?
La verità è che i suoi dirigenti sono sempre quelli che  avrebbero mitragliato le navi degli immigrati o  impallinato puzzolenti “bingo bongo”; gli stessi che disinfettano i treni a causa delle “negre che portano malattie”.  
Anna Finocchiaro sul sito della Sinistra Riformista “La Rosa Rossa”, ha giustamente scritto che alla Lega della Libia non importa nulla e su questa vicenda parlamentare delle mozioni sta giocando una partita tutta interna alla maggioranza, per misurare il proprio potere “… vuole solo sfruttare la vicenda libica in chiave elettorale, cercando di convogliare sulla propria posizione il malcontento di una parte dell'elettorato di centrodestra”.
Speriamo che già a partire da questa tornata elettorale amministrativa, questo non avvenga, anche se consapevolmente ho molti dubbi in merito.

10/5/11

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