domenica 19 agosto 2018   
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editoriale » Quella violentata piazza  

QUELLA VIOLENTATA PIAZZA

 

Sono passati ormai diversi giorni da quel fatidico 15 ottobre dove a Roma gli “Indignati” hanno manifestato tutto il loro dissapore nei confronti della nostra classe politica. Una manifestazione che ha visto schierati contemporaneamente, giovani ed anziani.
Molto si è scritto o detto sugli scontri di piazza e poco si è discusso sui contenuti e sulle parole d'ordine di quella mobilitazione. In quel corteo c'era la voglia di denunciare una situazione paradossale dove a fronte di un sistema economico finanziario che aveva dissipato sicurezza economica e risparmio famigliare, il sistema politico rispondeva con l'aumento della disoccupazione, del prelievo sulle classi meno abbienti e la ridistribuzione agli stessi che avevano provocato tutto questo. Anche il nuovo presidente della BCE Dott. Draghi aveva compreso e provato ad interpretare le motivazioni arrivando addirittura a giustificare quei giovani che “aspettano delle riforme e vedono nero per il loro futuro”. Peccato e paradossale che anche lui appartenga a quella schiera di investitori e le riforme tanto invocate soprattutto dall'alto del suo nuovo incarico, mirino alla progressiva distruzione dello stato sociale esistente. Un sistema, sempre secondo Draghi che deve lasciare posto a una politica di rialzo dei salari e della stabilizzazione dell'occupazione. Traducibile solo con: quasi zero trattenute, tutto il guadagno in busta, pensioni integrative personali,  sanità e scuole a pagamento. Questa è il progetto. Altro che bene del popolo.
Per non parlare della richiesta di riforma rivolto all'innalzamento dell'età pensionabile basata solo su una volontà politica e non su una reale necessità economica. L'attuale sistema contributivo adottato permette la gestione in equilibrio delle pensioni e l'attuale richiesta di riforma avanzata dall'Europa, mira solo a recuperare capitali da indirizzare alla diminuzione del debito pubblico italiano. Questo necessario per mantenere in equilibrio l'euro e le ripercussioni sull'unione stessa. Questo è un buco finanziario certamente non provocato da chi da anni paga sonoramente i contributi che gli sono stati richiesti. Peccato che nessuna forza politica abbia il coraggio di denunciare tutto questo e proporre riforme strutturali REALI anche nei loro stessi confronti. Basti pensare all'opposizione del tutto elettoralistica della Lega al taglio delle pensioni o gli stipendi da nababbi di tutti i parlamentari e senatori. La verità è che tutte le forze politiche attualmente in campo, rispondo a necessità di mercato e hanno più paura di suscitare l'indignazione delle agenzie di reting che possono contribuire ad un ulteriore declassamento del nostro paese, che il bene stesso degli italiani.
        
Su quanto accaduto, non a caso, ha dominato un estrema superficialità d'analisi. Prima necessaria richiesta, la condanna unanime della violenza come metodo di comunicazione politica. Un appello trasversale condotto da tutte le forze politiche nazionali.
Una giusta e necessaria richiesta se non fosse sostenuta da ben altre e pericolose affermazioni fasciste e antidemocratiche. Soprattutto da parte dell'opposizione ,come l'IDV, che con la richiesta invocata di ripristino delle leggi speciali, come la legge REALE applicata negli anni del terrorismo, non solo ha evocato un momento storico e politico assai discutibile in termine di libertà individuale (oltre 500 morti) ma ha contribuito a dare un valore politico rilevante a queste azioni per lo più di puro vandalismo. Perchè non c'è nulla di rivoluzionario nel distruggere delle vetture parcheggiare lungo le strade.
 
Non possiamo però sottovalutare che quella massa di giovani violenti rappresentava certamente anche una situazione di disagio sociale e prospettive per il futuro. Per alcuni di loro, anche una reazione, un azione di attacco verso chi da tempo, in nome della legge, cerca di impedire il loro libero arbitrio. In nome magari anche di una squadra di calcio. 
Tra quei ragazzi, infatti, non vi erano solo degli Anarchici Insurrezionalisti o i cosiddetti estremisti da centro sociale, erano ben presente anche e soprattutto ultras e militanti di organizzazioni di estrema destra che in nome della restaurazione e dell'ordine di antica natura, hanno strumentalizzato ancora una volta, una democratica espressione di dissenso. Una strumentalizzazione confermata anche dall'arresto del cosiddetto “er pelliccia” che non era un sinistroide comunista rivoluzionario ma un ragazzo che dichiarava sul suo profilo face boock che si sentiva “straniero in patria” e inneggiava a frasi di Hitler.
La scelta di indicare nella sinistra come diretta responsabile di quanto è avvenuto, è stata ben  utilizzata da tutti i mass media e soprattutto strumentalizzata per l'ennesima volta, dagli organi di investigazione e polizia. Basti pensare alla massiccia ondata di irruzioni e perquisizioni che si sono susseguite nei giorni successivi e che hanno condotto la maggior parte a nulla o a semplici segnalazioni. Giusto appunto l'aggiornamento dello schedario di polizia, in attesa di un nuovo “Dasco Politico” che sia efficace e risolutivo anche in caso di un possibile futuro dissenso sociale.
Su quegli scontri sono stati totalmente ignorati anche altri aspetti. Per esempio il comportamento di alcuni gruppi organizzati della piazza come il sindacato dei COBAS o liberi cittadini “indignati” che sono intervenuti per impedire i saccheggi o le devastazioni. Nessuno, guarda caso, li ha intervistati o invitati a trasmissioni di approfondimento. Molto meglio diverse interviste a Black Block saccenti, esaltati e nichilisti, come quella apparsa su La Repubblica di giorni dopo, che chiedere a Bernocchi, leader dei Cobas, il perchè in un video veniva ripreso mentre chiedeva animatamente di intervenire e fermare i devastatori, ad un responsabile di polizia.
Forse era necessario l'intervento diretto ed immediato sui pochi devastatori per lo più fascisti che il loro ingresso in  piazza della Repubblica con i pericolosi caroselli con mezzi militari. Certo, il pericolo che qualche altro blindato potesse essere attaccato e bruciato era evidente ma questa, non fu dettata dalla necessità di inseguire i facinorosi ma di liberare ed impedire che quella piazza fosse riempita di contenuti politici. Gli stessi contenuti che a Genova nel 2001 furono gridati a gran voce e subito repressi con violenza risolutiva e preventiva.
La piazza di Roma oggi, non è quella di Genova di ieri, infatti, la reazione della gente in piazza San Giovanni all'attacco delle forze di polizia, è stata quella di respingerle con una fitta sassaiola. Forse perchè qualcuno, che era li pacificamente per sfilare in corteo, ha deciso di non alzare più le mani bianche al cielo e lasciarsi di nuovo massacrare senza ragione. 
 
Se davvero i governi allora non possono più interagire nei confronti dei grandi movimenti di capitali mondiali, se davvero tutto questo non è più possibile fermarlo, perchè questi giovani allora  dovrebbero credere ancora nella politica, nella forza delle idee e nella democrazia? Perchè dovrebbero passivamente attendere che un loro nemico possa affamarli senza neanche mostrare il suo volto? Il rischio è questa politica così presuntuosamente e antidemocraticamente imposta, rischierà di condurre questi giovani compreso anche quelli più attenti e ottimisti, lungo la strada della violenza e del saccheggio. Non azioni con fini politici, come vogliono farci credere per reprimere future opposizioni ma, per puri atti vandalici o di saccheggio.
Purtroppo istigati non da video games violenti ma da chi comodamente sta seduto a giocare con le quotazioni di borsa e il loro futuro.
 
 24/10/11

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