sabato 23 settembre 2017   
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editoriale » SIRIA: ORIZZONTI DI FUOCO  

SIRIA: ORIZZONTI DI FUOCO

di Boris

Odore acre e fumo nero sulle città siriane.

Morte civile, scontro di libertà contro la libertà.

Aggressione e difesa di corpi arsi

Anime illuse da Dio creato d' adoratori d'oro.

Orizzonti di fuoco contro la Siria e contro il suo popolo.

Questo sta avvenendo in Siria. Un paese e un popolo che oltre ad aver sopportato quarant’anni di dittatura oggi vede in pericolo l’esistenza del suo stesso stato.

Una protesta, va ricordato, iniziata per chiedere maggiore libertà che si è da prima trasformata in “resistenza” alla reazione violenta del potere e oggi strumento in mano a nazioni esterne che principalmente vogliono la  distruzione di una importante e strategica nazione in medio oriente. Un conflitto volutamente offuscato dalla maggior parte dei mass-media per occultare un operazione neocolonialista e imperialista in atto da diversi anni in tutto il medio oriente.

Del resto tali atteggiamenti, endemici al sistema capitalista, restano retaggio di quella politica espansiva e affamata di materie prime e popoli da sfruttare, che sin dalla seconda metà dell' 800', con le campagne colonialiste dei paesi industrializzati, condusse poi nel 900' a una potente crisi economica e a ben due conflitti mondiali che non solo ridisegnarono lo scenario geopolitico mondiale ma lasciarono conseguenze tutt'ora evidenti.

Se pur queste possono oggi apparire le principali motivazioni endemiche, altri sono i soggetti presenti sullo scenario internazionale e sarebbe limitativo soffermarsi solo ed esclusivamente sulla elaborazione di un pensiero storico ciclico.

La caduta del blocco URSS antagonista al capitalismo, la finanziarizzazione del capitale e la crisi economica causata principalmente dalla saturazione dei mercati/stato sino ad oggi conosciuti, sono i principali fattori dirompenti di un sistema che sino ad oggi appariva o doveva apparire in equilibrio.

Oggi non è più necessario all’attuale sistema economico globalizzato dover dimostrare in modo forviante, per fronteggiare il pensiero socialista e comunista, che la ricchezza individuale e la democrazia è possibile solo attraverso la liberalizzazione dei mercati. Soprattutto perchè nessuna forza antagonista, tanto più la sinistra mondiale e anticapitalista, può contrastare oggi in modo incisivo, l'omologazione sociale al pensiero unico e soprattutto il ri-utilizzo della guerra come unico mezzo efficace e reale atto a ridisegnare, sotto l'emblema dell'intervento militare di pace, il nuovo equilibrio economico mondiale.

Complice anche una sinistra di governo, di movimento e pacifista che oltre ad avallare l'attuale politica economica e sociale proponendosi essa stessa come artefice di questa trasformazione, ha contribuito allo smantellamento dello stato sociale e alla trasformazione dell'esercito di leva e popolare, in professionisti dell'aggressione e non della difesa del proprio paese. Permettendo così all'opinione pubblica di assolversi dal singolo impegno contro la guerra e a sollevarsi dalla responsabilità morale dell'omicidio di altri innocenti in paesi da noi occupati militarmente.

Nello scacchiere medio orientale la Siria rappresenta la nuova nazione da distruggere e occupare dagli “amici” paesi arabi sunniti. Giusto prima dell'attacco definitivo all'Iran da parte d'Israele.

Un ruolo decisivo in questo conflitto lo sta sostenendo l’Arabia Saudita e il Qatar con il finanziamento all’Esercito Libero Siriano, rafforzato e da subito infiltrato, con gruppi integralisti islamici esterni al paese.

Un azione cosi diretta, attuata senza neanche una dichiarazione ufficiale di guerra, è senza precedenti nella storia e può avere ripercussioni molto gravi non solo per quell’area del mondo.

Si sta sottovalutando, proprio come precedentemente fatto per le due guerre mondiali, il pericolo di una estensione del conflitto anche per i popoli e per le economie che si affacciano sul mediterraneo. Non solo quindi una forte contro-rivoluzione con repressione nei confronti dei processi di democratizzazione di quei paesi ma, un vero e proprio attacco all'altro blocco economico che può contrastare il dominio del dollaro.

Con la scusante di esportare democrazia in quei paesi non solo si sta agendo per espandere il potere delle petrolmonarchie del Golfo e così garantire la sicurezza dello stato d'Israele e il proseguire del suo progetto sionista ma si sta portando e preparando un attacco contro il progetto di una possibile e reale Europa unita.

Certo non è una novità che alcuni singoli paesi europei stanno giocando una doppia partita, con l’Europa e per se stessi e in questo il ruolo della Francia e dell'Inghilterra in Libia come in Siria è stato ed è emblematico e non sarà certo Hollande o l’Italia di Monti ad impedirlo. Come è ormai evidente che gli Stati Uniti vogliono far pagare questa crisi e la loro debolezza monetaria ai popoli europei.

Gli USA sono economicamente al collasso nonostante due guerre contro l'Iraq e l’impegno da anni in Afghanistan e non è detto che possano giocare un ulteriore partita in Europa attraverso la Turchia, si noti il valore d'incremento per prodotto interno lordo di questo paese e il loro appoggio all'attacco alla Siria, e/o la ripresa del conflitto mai concluso nei Balcani.

Come può avvenire tutto questo? Nei cosiddetti paesi ad economia avanzata la crisi democratica è evidente. Al popolo è rimasto solo il feticismo della merce e non ha caso gli unici prodotti addirittura in crescita sono i cellulari e le apparecchiature elettroniche, che di fatto stanno progressivamente spersonalizzando le nuove generazioni e creando una nuova massa nichilista molta più aperta a risposte individuali e reazionarie di quanto non sia mai accaduto negli ultimi quarant'anni. Il tutto mentre le economie locali hanno progressivamente spostato in questi ultimi venti anni, gli investimenti dall'industria manufattiera a quella finanziaria.

Il “denaro per creare denaro”, ovvero la morte della società futura civile.

Si sta compiendo ciò che Marx aveva predetto? Il Capitalismo ha in se il germe della sua stessa distruzione? Non ancora.

Qui non si sta combattendo una sola guerra tra stati ma tra due sistemi economici capitalisti differenti tra loro. Siamo di fronte ad un passaggio epocale che vede il trasferimento di un sistema economico produttivo “fordista” nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, ricco di materie prime e materiale umano da sfruttare e un sistema finanziario che prevede di controllarne sviluppo e ricchezza. E' ovvero in atto il tentativo di ri-creare una casta di dominanti e di dominati e l'unico modo per farlo è eliminando le democrazie esistenti o impedendone nuove possibili.   

Ognuno sta giocando la sua partita con la presunzione di uscirne vincitore. L'Inghilterra per esempio già da tempo non è proprietaria di nulla di cui produce; la Russia pur aiutando la Siria per mera convenienza, gioca il medesimo ruolo con i suoi stati satelliti e reprime ad esempio con efferata violenza da anni i popoli Ceceni; la Cina ha creato ciò che molti capitalisti sognano da secoli una forma di “capitalismo di stato” reazionario e dittatoriale, mentre l'Iran, insieme all'Arabia Saudita e altri stati del Golfo, resta una delle peggiori dittature teocratiche.

Non possiamo però anche negare il ruolo fondamentale svolto da anni dal governo sionista israeliano e la questione Palestina ne è il primo reale e concreto esempio, che oltre a fornire apparecchiature sofisticate militari e addestratori, ha partecipato anche attivamente, dove è stato necessario, con i propri uomini. Come in Georgia, scoperto solo grazie alla loro sconfitta.

Per non parlare poi dell'islamismo radicale, da anni presente in medio oriente, che si sta diffondendo anche in gran parte del centro Africa grazie al finanziamento per “opere sociali” dell'Arabia Saudita e Qatar. Progetti che allettano facilmente la speranza di un possibile riscatto per quei popoli da anni soggiogati dal dominio politico occidentale. Un consenso costruito anche grazie a ingenti finanziamenti di aiuti elargiti nelle zone più povere di quei paesi e non solo. Basti pensare che il Qatar ha predisposto un intervento sociale anche nelle periferie degradate parigine.

Questa politica di espansione anche se apparentemente potrebbe apparire negativa, in realtà è ancora una volta funzionale alla politica estera americana.  In Medio Oriente oggi è chiaramente in atto un operazione simile a quella compiuta negli anni 80' in Afghanistan dove gli Stati Uniti finanziarono i Talebani contro l'URSS e crearono Al Qaida per imprimere il loro volere al mondo in nome della lotta al terrorismo.

La Siria si inserisce proprio in questo scenario, sulla cui sorte non possiamo sottovalutare il grave errore politico commesso da Bashar El Assad nel non concedere spazi di democrazia prima ma, soprattutto durante, quello che stava avvenendo nei paesi arabi in rivolta. Così facendo non solo non ha contribuito a dar forza a possibili trasformazioni politiche in senso riformista anche negli altri stati adiacenti ma ha indirettamente permesso che forze integraliste islamiche comandate dall'Arabia Saudita e dal Qatar, potessero fornire motivo e sopratutto armi a chi da anni voleva cambiare lo stato esistente delle cose. Le stesse cosiddette elezioni libere in realtà sono state per lo più una operazione di “ricerca di consenso in chiave populista” che invece hanno contribuito a dare un'immagine al suo popolo, anche per chi gli era favorevole, di debolezza e paura.

Questa scelta ha costretto, anche indirettamente i siriani, la dove lo scontro si è fatto più aspro, a non schierarsi o a dover scegliere tra una dittatura o un peggiore esercito ribelle. Una guerra fratricida scatenata da altri ma con conseguenze disastrose per tutto il suo popolo.

Ciò nonostante difendere oggi lo Stato Siriano, preparando un uscita di scena del suo dittatore Assad, sia necessario soprattutto per impedire questa operazione neocolonialista e imperialista.

E' importante che la Famiglia Assad metta il loro mandato nelle mani del suo popolo. Come riuscire a farlo accettare ad entrambe le parti, soprattutto perchè forze esterne al paese non hanno nessun interesse ad ottenerlo, credo sia improbabile dato l'ormai inutilità dell' ONU. Forse ci si riuscirà solo se la Cina, Russia e Iran svolgeranno in modo chiaro il loro ruolo impedendo l'intervento della Nato per mezzo Turco. Solo così purtroppo, la guerra in Siria potrà durare ulteriormente, con migliaia di morti senza che alla fine prevalga nessuna forza. Una pace ottenuta forse solo dopo uno scenario balcanico e libanese di triste ricordo.

16/10/12

 

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