domenica 18 novembre 2018   
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editoriale » TERRORISMO E DEMOCRAZIA  

TERRORISMO E DEMOCRAZIA
di Flavio Novara

Gli ultimi fatti di Parigi hanno evidenziato un salto di qualità del terrorismo internazionale. Non tanto per il numero dei morti che caratterizzano questa tragedia immane ma perché con quest'azione i terroristi islamici hanno portato un attacco non solo nel cuore dell'Europa, ma su cittadini inermi  intenti a divertirsi. Omicidi che non possono trovare nessuna giustificazione anche se, purtroppo, da molte decine di anni, in Siria, Iraq, Afghanistan, Palestina, Libano, Kenia e Yemen, sono quotidiani gli episodi di vita di donne e bambini dilaniate da attentati. Gente senza codice fiscale che conta giusto il tempo di una scorrevole stringa nei moderni TG televisivi, scarni servizi con nessun approfondimento o la sola lettura della velina d'agenzia locale.
Nulla però, può giustificare questo vile massacro. Nulla può giustificare tutti i vili massacri ed è per questo che, oggi più che mai, è giunto il momento che almeno i cosiddetti liberi cittadini comincino a riflettere e a pretendere dai loro governi, una seria riflessione su ciò che sta accadendo. Su ciò che da tempo stiamo facendo in quei martoriati paesi e sul motivo per il quale questi giovanissimi uomini, il più vecchio credo non avesse neanche 30 anni, decidono di fermare il proprio futuro e quello di altrettanti giovani, in un modo così violento. Vita che toglie vite.
Per questo, non conta dare oggi una risposta superficiale addossando al solo integralismo religioso mussulmano il demerito di tale dolore ma occorre comprendere la radicale rottura delle radici della speranza che quest'azione incarna, cos'ha veramente significato per quei giovani uomini. Una speranza per questa vita terrena ormai distrutta ed inutile. Distrutta come quelli che hanno ucciso. Distrutta come quelli uccisi che, da entrambe le parti, li hanno amati. Una guerra fratricida, uomo contro uomo, che non può e non deve coglierci impreparati e artefici di un “occhio per occhio” che nuocerebbe solo a noi stessi. Come la proposta di chiudere immediatamente le frontiere a quella massa di disperati, famiglie intere, che sarebbero ammassate in campi di frontiera lasciando così facile terreno a nuovi estremismi e odi verso noi occidentali che non poca responsabilità abbiamo della loro triste situazione.

Per questo è importante analizzare sino in fondo le conseguenze di questo nuovo atto di guerra. Dobbiamo innanzitutto collocare questo attentato, in un contesto politico internazionale dove a Vienna si stava per discutere intorno ad un tavolo della questione Siriana, in Turchia si avviava il G20 e la settimana prossima dovrebbe partire, anche se il presidente Obama ha già chiesto di rinviare, il Summit internazionale sull'ambiente, guarda caso proprio a Parigi. Per non parlare poi del contesto politico Europeo, dove la crisi economica è ormai strutturale e la Troika domina incontrastata le politiche dei Governi dell'Unione in modo a dir poco ambiguo.  Basti pensare a quello che è avvenuto in Grecia e quello che sta accadendo in Portogallo dove un Presidente della Repubblica si rifiuta di dare un incarico di governo alle tre forze politiche di sinistra che insieme potrebbero avere, se accordati, la maggioranza per poter governare. Un incarico non concesso perché nel loro programma ci sarebbero troppi punti da ridefinire proprio con la Troika, in particolare sulla questione della rinegoziazione del debito. Per non parlare poi di come le riforme dello Stato Sociale stanno sempre più impoverendo i cittadini europei ricattati anche attraverso una riforma del lavoro che li vede sempre più sottomessi al profitto e alla produttività. Uno scenario di futuro breve, in cui la vittima primaria, l'agnello sacrificale per salvare stabilità politica e sicurezza, rimane la progressiva riduzione o uccisione della Democrazia. Basti pensare a cosa pensano oggi molti cittadini, soprattutto riguardo a quanto sono disposti a rinunciare della propria libertà per avere maggiore sicurezza.
Quell'attentato, portato addirittura nei pressi di uno stadio dove vi era il Presidente Hollande, aumenta ulteriormente questo senso di abbandono e di pericolo. Nessuno è più sicuro. In ogni luogo. In strada come in casa propria. Troppi immigrati possono derubarci e troppi stranieri infami, secondo loro, hanno deciso di tagliare quella mano che li ha nutriti e accolti. L'anima della vendetta e dell'odio è in agguato e il mussulmano può rappresentare tutta la valvola di sfogo di questa totale insicurezza sociale. Il quotidiano “Libero” insegna e il titolare “Bastardi Islamici” ne è un esempio. Pensate se Al Jazeera avesse titolato all'inizio dei bombardamenti in Iraq o Afghanistan “Bastardi Cristiani”?

Il più grande pericolo oggi in Europa non è l'avanzata dell'ISIS o Daesh che andrebbe distrutto e soprattutto smesso di finanziare in chiave anti Assad e sicurezza d'Israele ma lo stato esistente delle cose, perché può rappresentare un enorme opportunità per chi, attraverso questo grave e cruento attacco, propone “maggior sicurezza” per ridurre drasticamente spazi reali di Democrazia e di protesta. Soprattutto nei confronti di chi ha deciso di mettere in discussione, le attuali politiche dei governi cosiddetti occidentalizzati, che mai come oggi, chiederanno stabilità e rigore.
Oggi è possibile, grazie ad un terreno culturale maturo dove l'antipartitismo dilaga e le organizzazioni sindacali sono ormai democraticamente deboli, sferrare l'ultimo colpo alle Democrazie occidentali che tanto stanno creando problemi ai grandi capitalisti finanziari.
Basti pensare ad affermazioni sostenute dal nostro presidente del Consigli a cui non importa nulla se votano in Italia solo il 35% degli aventi diritti su liste bloccate. Basti pensare alle sue affermazioni  a seguito dell'attacco a Parigi che “vogliono distruggere il nostro modo di vivere”, senza un minimo di autocritica o richiesta di riflessione a tutti i paesi occidentalizzati. Affermazioni rilasciate giusto alcuni giorni dopo aver stretto la mano ai sovrani dell'Arabia Saudita che quell'ISIS finanziano in contemporanea all'uccisione di tutti i membri dell'opposizione. Non scordiamo il sostegno incondizionato ad Israele che, con l'esperienza fatta in questi lunghi anni di repressione nei confronti dei palestinesi, sta insegnando ai paesi occidentalizzati come agire, anche in modo feroce, senza incorrere nella violazione dei diritti internazionali.
Anche l'istituzione Europa non è da meno. Basta leggere le linee guida su cui si sta strutturando il suo rapporto con la Turchia. Un paese dominato dall'antidemocratico per eccellenza, il presidente Erdogan, che anche con l'aiuto dei membri di Al Quaeda o Al Nusra, sta massacrando il popolo Curdo. Gli unici che veramente sul campo stanno combattendo in ogni vicolo e ogni affranto, gli integralisti islamici di Al Baghdadi.
Oggi nella repubblica Presidenziale francese, Hollande, a sua insindacabile decisione e per la durata di dodici giorni, ha decretato lo stato d'emergenza che permette di interrompere la circolazione di persone e veicoli e creare zone di protezione o di sicurezza dove il passaggio dei cittadini è limitato. Alle forze dell'ordine è consentito di eseguire inoltre perquisizioni a domicilio di giorno e di notte, e anche misure per assicurare il controllo della stampa e dei media. Ha inoltre, annunciato anche la chiusura delle frontiere, anche se il ministro degli Esteri ha precisato che gli aeroporti sono in funzione, mentre controlli vengono effettuati ai punti di passaggio stradali, ferroviari, marittimi e aeroportuali. Ambienti dell'Eliseo affermano poi che il presidente francese avrebbe intenzione di chiedere il prolungamento dello stato d'emergenza per tre mesi, modificando l'apposita legge.
Inoltre il ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve, a France 2, ha detto di aver presentato al presidente procedimenti per lo scioglimento di quelle moschee che “fomenterebbero l'odio". Non tutti i luoghi di culto musulmani, ma solo quelli ritenuti estremisti e fondamentalisti.
In quell'attacco non sono morti solo innocenti persone ma parte della nostra stessa Democrazia che rischia così, per mano dei terroristi islamici o dei nostri Governi, di decretare definitivamente il dominio degli Dei del Profitto, dei Farisei del Tempio. A noi forse resta, solo per ora, il compito di vigilare e denunciare.

15/11/15
  
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